{"id":74012,"date":"2025-08-28T10:47:12","date_gmt":"2025-08-28T10:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/74012\/"},"modified":"2025-08-28T10:47:12","modified_gmt":"2025-08-28T10:47:12","slug":"lora-del-pasto-alla-vuelta-gianni-marcarini-da-gregario-a-venditore-di-sogni-per-passione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/74012\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO&#8230; ALLA VUELTA. GIANNI MARCARINI, DA GREGARIO A VENDITORE DI SOGNI PER PASSIONE"},"content":{"rendered":"<p>Quando vinse la Vuelta nel 1964,<strong> Raymond Poulidor poteva contare anche su un gregario italiano<\/strong>. Si chiamava (si chiama, \u00e8 vivo) <strong>Gianni Marcarini<\/strong>. Per\u00f2 il suo dorsale numero 25 si vide poco: il quinto giorno Marcarini <strong>fin\u00ec fuori tempo massimo.<\/strong> Comunque una piccola, piccolissima parte di quel primo posto di un eterno secondo spetta anche a lui.\n            <\/p>\n<p>Del 1940, bergamasco di Treviolo, parente alla lontana di Italo Zilioli, Marcarini emigr\u00f2 in Francia e l\u00e0 cominci\u00f2 la sua avventura a pedali. <strong>Professionista dal 1961 al 1970.<\/strong> <strong>Gregario<\/strong>. Subito per Jacques Anquetil, poi per Federico Martin detto Bahamontes e Poulidor.<strong> Pochissime vittorie:<\/strong> una tappa al Tour du Morbihan, in Francia, nel 1964, un\u2019altra in quello del 1967, e la Bretagne Classic Ouest-France, nel 1970, quando non si chiamava ancora GP di Plouay. Non doveva brillare per la resistenza, Marcarini, se quella Vuelta del 1964 rimase l\u2019unico grande giro della sua carriera. Ma figura negli ordini d\u2019arrivo di Parigi-Nizza e Quattro giorni di Dunkerque, Delfinato e Milano-Sanremo, Het Volk e Parigi-Roubaix, addirittura potrebbe vantarsi dell\u2019<strong>ottavo posto al Lombardia del 1964<\/strong> vinto da Gianni Motta.\n            <\/p>\n<p>Daniel Mangeas, per una quarantina d\u2019anni lo speaker ufficiale del Tour de France e delle altre corse organizzate dall\u2019Aso, racconta dell\u2019ultima tappa del Circuit des 3 Provinces del 1960, l\u2019arrivo a Louvign\u00e9 du D\u00e9sert. \u201cDalla macchina che apriva la corsa fu annunciato che a 7 km da Louvign\u00e9 in testa c\u2019erano due corridori, Jean-Pierre Genet e Roland Mangeas. Vantaggio: due minuti\u201d. Roland era il cugino di Daniel. Poi l\u2019attesa, snervante. Finch\u00e9 \u201cultimo km, ultima curva e stupore: Genet era solo. Poi giunse Gianni. Infine Roland\u201d. Vittima di una foratura a 5 km dal traguardo, il cugino Mangeas aveva dovuto fermarsi, sostituire il palmer, gonfiarlo e ciao. Una decina di anni dopo Marcarini e Daniel Mangeas si rividero al popolarissimo circuito di Vernon nell\u2019Eure: Marcarini da corridore, Mangeas da speaker. \u201cGianni era l\u00ec con la sua famosa maglia nera. L\u2019anno precedente Gianni aveva fatto incetta di premi, tanto era stato irresistibile in volata. Non volendo ripetere la stessa storia, stavolta gli organizzatori gli diedero l\u2019ultimo pettorale e lo fecero partire dall\u2019ultima fila. A peggiorare le cose, assegnarono un premio di mille franchi, una cifra notevole all\u2019epoca, destinata a chi transitasse primo alla fine del primo giro. Il circuito era lungo 900 metri. <strong>Gianni part\u00ec ultimo, sal\u00ec sul marciapiede, gli spettatori indietreggiarono e, mentre guardavano stupiti, Gianni aveva gi\u00e0 vinto il traguardo e quasi ritirato il premio<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Marcarini abita a Hennebont, nel dipartimento del Morbihan (teatro di due delle sue tre vittorie), in Bretagna, dove, smesso di correre, apr\u00ec una bottega da ciclista. Ma non ha mai resistito al richiamo delle corse, tant\u2019\u00e8 che \u00e8 sempre alle corse. Non pi\u00f9 a due ruote (ha 85 anni), ma a quattro, quelle di<strong> un camioncino che guida e parcheggia, e dove mangia, beve, dorme, nonch\u00e9 custodisce, trasporta e vende maglie, calzoncini, berrettini<\/strong> (\u201ccasquettes\u201d), caschi, calzini, palmer, sacchettini dei rifornimenti (\u201cmusettes\u201d), corridori in miniatura, perfino libri, collezioni attuali e d\u2019epoca, con qualche pezzo d\u2019autore, una maglia di Felice Gimondi, un\u2019altra di Roger De Vlaeminck, un\u2019altra ancora di Bernard Thevenet, chiss\u00e0 se nel frattempo non le abbia vendute. <strong>Lui dice che non lo fa per mestiere, ma \u201cper passatempo\u201d,<\/strong> dunque non per i soldi, ma \u201cper passione, quasi una droga\u201d, spiega che \u201cmia moglie vorrebbe che la finissi e tornassi a casa\u201d, ma ribatte che <strong>\u201cnon ho nessuna voglia di starmene in poltrona a guardare la tv\u201d<\/strong>, cos\u00ec alle vendite online (ha un sito internet: <a href=\"https:\/\/www.cycles-marcarini.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">www.cycles-marcarini.com<\/a>) preferisce di gran lunga quella diretta stradale, rivela che tiene gli incassi sotto il materasso, e dichiara che quello appena fatto, dalla prima all\u2019ultima tappa, \u00e8 stato il suo quarantesimo Tour. Ma a giudicare dalla vitalit\u00e0, c\u2019\u00e8 da scommettere che non sar\u00e0 stato l\u2019ultimo.<\/p>\n<p>\u201cUna volta lo incontrai al Tour du Limousin \u2013 conferma ancora Mangeas -. Gli dissi che avrei dormito all\u2019Hotel Ibis, poi gli chiesi dove avrebbe dormito lui, <strong>mi rispose all\u2019Hotel Mercedes<\/strong>, gli spiegai che non sapevo dove fosse, allora lui prese carta e penna e disegn\u00f2 un furgone, il suo furgone, un Mercedes\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando vinse la Vuelta nel 1964, Raymond Poulidor poteva contare anche su un gregario italiano. 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