{"id":77532,"date":"2025-08-30T07:36:10","date_gmt":"2025-08-30T07:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/77532\/"},"modified":"2025-08-30T07:36:10","modified_gmt":"2025-08-30T07:36:10","slug":"il-pil-frena-i-prezzi-corrono-litalia-che-meloni-non-vede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/77532\/","title":{"rendered":"Il Pil frena, i prezzi corrono: l\u2019Italia che Meloni non vede"},"content":{"rendered":"<p>Il Prodotto interno lordo cala e corre il \u00abcarrello della spesa\u00bb che si \u00e8 mangiato un\u2019altra quota dei salari da lavoro per pagare beni alimentari, per la casa e la cura della persona. C\u2019\u00e8 la conferma che il \u00abboom\u00bb dell\u2019occupazione \u00abda un milione di posti di lavoro\u00bb vantato da Giorgia Meloni davanti ai plaudenti ciellini di Rimini corrisponde alla crescita del lavoro povero.<\/p>\n<p><strong>LE STIME PRELIMINARI<\/strong> su agosto comunicate ieri dall\u2019Istat sono state come al solito equivocate dal governo e dalla sua maggioranza in nome del \u00abbene della Nazione\u00bb, mentre hanno spinto le opposizioni a parlare di \u00abGiorgia che vive nel mondo dei sogni\u00bb. Sono versioni parziali di un problema in cui il paese \u00e8 imprigionato. Ad agosto 2025 l\u2019inflazione generale sarebbe scesa all\u20191,6% su base annua (contro l\u20191,7% di luglio). Tuttavia, i prezzi del carrello della spesa sono aumentati: +3,5% rispetto al +3,2% del mese precedente. I beni ad alta frequenza d\u2019acquisto sono saliti da +2,3% a +2,4%. Rallentano i beni energetici (-4,4%). Tra quelli alimentari sono aumentati i prodotti non lavorati del +5,6%, quelli lavorati del +3%. Sono cresciuti anche i prezzi dei servizi per trasporti (+2,1%) e per la cura della persona (+0,3%). \u00c8 calato leggermente il costo degli energetici non regolamentati (-1,7%). L\u2019effetto per\u00f2 \u00e8 stato marginale per chi deve fare i conti con gli aumenti su pane, frutta, carne, detergenti e prodotti base.<\/p>\n<p><strong>NEL SECONDO TRIMESTRE<\/strong> del 2025, il Pil ha registrato una flessione dello 0,1% rispetto ai primi tre mesi dell\u2019anno, quando aveva segnato un +0,3%. Su base annua, la crescita \u00e8 rallentata allo 0,4% (dal precedente +0,7%), con una crescita acquisita per l\u2019anno ferma allo 0,5%. Per l\u2019Istat, la causa principale \u00e8 da attribuire ai \u00abcontributi nulli dei consumi delle famiglie, delle Istituzioni sociali private e della spesa pubblica\u00bb. Dunque: meno crescono i salari, pi\u00f9 si fanno sentire i tagli del patto di stabilit\u00e0 accettato dal governo Meloni, pi\u00f9 aumentano i prezzi e pi\u00f9 diminuisce la crescita allo zero virgola.<\/p>\n<p><strong>UNA FAMIGLIA CON DUE FIGLI<\/strong> \u2013 ha stimato l\u2019Unione Nazionale Consumatori subir\u00e0 un rincaro annuo pari a 611 euro (erano 606 a luglio). Di questi, 403 euro sono dovuti solo all\u2019aumento del carrello della spesa (contro i 376 di un mese fa) e 384 euro riguardano alimenti e bevande analcoliche. Rincari sentiti in particolare durante l\u2019estate, con il Codacons che ha parlato di \u00abvacanze 2025 all\u2019insegna dei rincari\u00bb e di un comparto turistico travolto da aumenti \u00abcome uno tsunami\u00bb. E sta per arrivare la stangata di settembre, tra libri, materiali scolastici e servizi per il rientro in classe.<\/p>\n<p><strong>TRE ANNI DI GOVERNO<\/strong> Meloni ci hanno abituato all\u2019irrisoriet\u00e0 dei rimedi, alcuni dei quali costosissimi e con effetti paradossali. Il \u00abTrimestre anti-inflazione\u00bb, annunciato in pompa magna, \u00e8 stato archiviato nel silenzio. Il taglio del cuneo fiscale \u2014 misura da oltre dieci miliardi \u2014 continua a essere riproposto anche nella prossima legge di bilancio, ma senza effetti strutturali sul potere di acquisto che, in alcuni casi, ha dovuto pagare anche l\u2019aumento delle tasse generato dalla nuova Irpef.<\/p>\n<p><strong>MELONI CONTINUA<\/strong> a vantare dati positivi sull\u2019occupazione, ma dietro la sua stucchevole retorica si nascondeil problema di fondo: cresce s\u00ec l\u2019occupazione, ma \u00e8 occupazione povera. Contratti a tempo indeterminato che garantiscono stabilit\u00e0 formale, senza per\u00f2 adeguata retribuzione n\u00e9 reale tutela. Una dinamica iniziata nel post-Covid, che sotto l\u2019attuale governo si \u00e8 trasformata in sistema.<\/p>\n<p><strong>I DATI SULCOSTO DELLA VITA<\/strong>, che incide sui salari gi\u00e0 bassi, insieme al calo progressivo del Pil, sono l\u2019altra faccia dell\u2019aumento del lavoro povero a tempo indeterminato. Meloni, come del resto i suoi predecessori, continua a dare per inteso che basti un provvedimento governativo sul mercato del lavoro, o nel suo caso l\u2019ingiunzione delle mani, per cambiare qualcosa.<\/p>\n<p><strong>QUESTI SONO ESEMPI<\/strong> di populismo capitalistico che peggiora una situazione gi\u00e0 compromessa a danno dei lavoratori, come dimostra l\u2019ultimo quarantennio, Meloni compresa. La perdita di salario che \u00e8 continuata in maniera macroscopica nell\u2019attuale legislatura lo conferma. Quando si parla di \u00aboccupazione\u00bb non si parla solo di dati quantitativi legati alle ore lavorate e al numero dei contratti. Bisogna capire cosa si produce, con quale valore, in quali relazioni e secondo quanti investimenti. L\u2019erosione del Pil e le difficolt\u00e0 salariali confermano che la crescita \u00e8 della povert\u00e0 del lavoro. \u00c8 la logica conseguenza degli interessi che Meloni e le destre difendono e rivendicano alla vigilia della quarta Legge di bilancio, dove si parla di misure fiscali a sostegno dei redditi medio alti e non dell\u2019aumento del potere di acquisto dei salari della maggioranza. Il problema non \u00e8 tanto il consenso di Meloni tra i dominanti e i ben strutturati, bens\u00ec l\u2019inerzia della maggioranza che vive all\u2019insegna del \u00abbisogna adattarsi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Prodotto interno lordo cala e corre il \u00abcarrello della spesa\u00bb che si \u00e8 mangiato un\u2019altra quota dei&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":77533,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-77532","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77532","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77532"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77532\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77533"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77532"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77532"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77532"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}