{"id":77686,"date":"2025-08-30T09:14:10","date_gmt":"2025-08-30T09:14:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/77686\/"},"modified":"2025-08-30T09:14:10","modified_gmt":"2025-08-30T09:14:10","slug":"ho-fatto-la-gavetta-tenendo-lombrello-alla-deneuve-mastroianni-sul-set-con-un-sacco-di-gettoni-per-telefonare-alla-sua-amata-a-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/77686\/","title":{"rendered":"\u00abHo fatto la gavetta tenendo l&#8217;ombrello alla Deneuve. Mastroianni sul set con un sacco di gettoni per telefonare alla sua amata a Parigi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Il banco del mercato in via Enea: \u00abChe mia madre aveva dato in gestione anche se sulla carta d\u2019identit\u00e0, alla voce mestiere, aveva fatto scrivere pizzicagnolo. Gente che ha a che fare con il pane, con salumi e con i formaggi\u00bb. Gli incisivi montati da Sordi ne Il dentone: \u00abChe mio padre mi aveva donato come una reliquia perch\u00e9 con Alberto lavorava spesso\u00bb. I ricordi di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/riccardo-milani\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Riccardo Milani<\/a> hanno il sapore di chi ha dovuto azzannare la vita e il gusto che tocca in sorte a chi ha capito in fretta che senza rischio il pasto \u00e8 sempre nudo: \u00abDa ragazzino facevo cose pericolosissime. In casa c\u2019era una grata precaria appoggiata a una finestra che affacciava sulla cupola di un cinema romano, L\u2019airone, che non esiste pi\u00f9. Per qualche minuto, tra la fine del primo tempo e l\u2019inizio del secondo veniva aperta e insieme alla nuvola di fumo di chi si era dato da fare con le sigarette, da quella feritoia, arrivavano le voci degli attori americani doppiati. Era come essere trasportati in un altro mondo e per far parte di quel sogno, avr\u00f2 avuto non pi\u00f9 di 5 anni, mi sporgevo in bilico fin quasi a cadere\u00bb. Con 16 film alle spalle e una versatilit\u00e0 che tra serie televisive, spot e documentari restituisce un indizio di curiosit\u00e0 nei confronti del mondo, Milani \u00e8 un\u2019anomalia. In primo piano, questo 67enne, non lo trovi mai: \u00abSono sempre stato timidissimo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Anche i timidi possono andare al cinema.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abE infatti ho iniziato fin da quando ero bambino. Vidi Biancaneve e i sette nani e poi mio padre tenendomi per mano mi port\u00f2 a vedere Il circo e la sua grande avventura con Claudia Cardinale e John Wayne. Pap\u00e0 da ragazzo aveva fatto la comparsa incappucciata nell\u2019Otello di Orson Welles prodotto dalla Scalera Film che dopo quel film fall\u00ec\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Chi era suo padre?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abIn periferia, nel Dopoguerra, ci si industriava e ci si sbatteva. Nato in una generazione in cui per fame si mangiavano le bucce delle fave, pap\u00e0 non faceva eccezione. Il set da generico era un\u2019ottima occasione per guadagnare due lire, avere il pasto garantito e portare due piatti di pasta a casa. Cestino dopo cestino, non so come, mio padre inizi\u00f2 a lavorare per la Documento film di Gianni Hecht Lucari\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il produttore di Monicelli, Scola, De Sica e Loy, premiato per quattro volte con il David di Donatello.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abNella Documento film pap\u00e0 cominci\u00f2 facendo un po&#8217; di tutto: divent\u00f2 prima segretario, poi ispettore e infine direttore di produzione. Il lavoro andava sempre meglio, ma il sacrificio nei confronti della famiglia era enorme perch\u00e9 a casa non lo vedevamo mai. Cos\u00ec pass\u00f2 all\u2019edizione, meno logorante e si trasfer\u00ec dal set ai corridoi della Fono Roma o di Cinecitt\u00e0, dove i film venivano doppiati e mixati\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il cinema \u00e8 stata una passione indotta?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abIn un certo senso sicuramente. Un po&#8217; come per il calcio, pap\u00e0 aveva giocato nell\u2019Almas Roma e nel tempo libero si era dilettato a fare l\u2019allenatore di una squadretta per i ragazzi del quartiere convincendo un certo Olivieri, un importante dirigente della Standa a buttarci soldi e sudore. Per noi, abituati a giocare in strada, una sorta di sogno. Un giorno arrivarono i camion pieni di pietrisco, quel pietrisco non rifinito che a Roma chiamiamo pozzolana e lentamente vedemmo spuntare le linee, le porte, le reti che delimitavano le tribune, una cosa seria che ci colp\u00ec moltissimo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Crescere in periferia senza alcun lusso aiuta a capire il vero valore delle cose?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abDirlo sarebbe retorico. Pu\u00f2 aiutare a vedere nella giusta prospettiva, ma che tu sia destinato a diventare una persona migliore non \u00e8 scritto da nessuna parte\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei da che cosa \u00e8 partito per scrivere la sua storia?<\/strong><br \/>\u00abDalla scuola. Sono stato un pessimo studente, ma un ragazzo che osservava ci\u00f2 che gli accadeva intorno. Non schierarsi politicamente, per uno che come me \u00e8 nato nel 1958, era praticamente impossibile. Ma mi pare di poter dire che in quegli anni la spinta ideale che ci illudeva di poter cambiare davvero qualcosa e in meglio, a destra come a sinistra, fosse viva\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che cosa sono stati gli anni \u201970 per lei?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abUn\u2019illusione, un momento chiave della nostra storia recente in cui ci si \u00e8 avvicinati a un vero mutamento senza raggiungerlo. Sono intervenuti fattori esterni, agli ideali si \u00e8 sovrapposta la violenza. Non \u00e8 stata la prima volta e non sar\u00e0 l\u2019ultima. Se mi viene il dubbio che tutta quella deriva sia stata accompagnata quando non facilitata da chi vedeva quel cambiamento come il fumo negli occhi non credo di peccare di complottismo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Vedere il passato con occhi indulgenti \u00e8 una concessione alla nostalgia?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abOgni tanto vedo i miei vecchi amici di un tempo, ma non mi sono mai sentito particolarmente nostalgico. Vivo il presente, penso al futuro e mi ricordo sempre di una lezione monicelliana\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Che lezione?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abUna volta incontr\u00f2 un amico che gli fece vedere una foto in cui erano insieme. Mario non si dimostr\u00f2 particolarmente affettuoso, ma per non deluderlo disse due parole di circostanza. Poi, quando quello volt\u00f2 l\u2019angolo, strapp\u00f2 lo scatto in mille pezzi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei di Monicelli in giovent\u00f9 fu assistente.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abAvevo letto una cosa detta da Carlo Vanzina: \u201cSi inizia da assistenti volontari\u201d. E cos\u00ec dopo aver frequentato un corso di sceneggiatura tenuto da Ugo Pirro e Luigi Filippo D\u2019Amico in pieno autunno decisi di seguire il consiglio, andai a Cinecitt\u00e0 e mi infilai da perfetto sconosciuto nella moviola di Monicelli. Era con Ruggero Mastroianni, montatore, tabagista e fratello di Marcello. \u201cHai visto i miei film?\u201d domanda Mario e io pigolo \u201cI soliti ignoti\u201d. Indaga ancora: \u201cE dove?\u201d. Non defletto: \u201cIn un\u2019arena e poi in tv\u201d. Stava lavorando a Le due vite di Mattia Pascal e tenta di liquidarmi: \u201cTorna ad aprile, fino ad allora sono impegnato\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Se ne and\u00f2?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abSono rimasto l\u00ec per sei mesi. Fermo, su quella sedia, a osservare tutte le fasi del montaggio, del doppiaggio e delle musiche. Lentamente, capita l\u2019antifona, cominciarono a farmi fare delle cose. Nonostante l\u2019imbarazzo legato alle tasche vuote, finivo spesso per farmi offrire il pranzo, a mangiare con loro e a vivere la quotidianit\u00e0 di Cinecitt\u00e0. Marcello Mastroianni con il suo sacco di gettoni utile a telefonare a Catherine Deneuve a Parigi me lo ricordo ancora\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Monicelli si affezion\u00f2 e la ingaggio come assistente per Speriamo che sia femmina.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abIl primo giorno di riprese in Via Giulia, con un caldo infernale, per ripararla dal sole, mi tocc\u00f2 tenere l\u2019ombrello proprio alla Deneuve. Ero agitato ed emozionato, sudavo, ero zuppo. Su quel set feci di tutto: preparavo i caff\u00e8 e alla bisogna trovavo al volo anche i neonati\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>I neonati?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abUna mattina, giravamo in un casale non lontano da Roma, a un certo punto qualcuno mi disse: \u201cMil\u00e0, serve la creatura, il maestro dice che la devi and\u00e0 a cerc\u00e0 immediatamente\u201d. Ubbidii senza discutere. Mi lanciai a tutta velocit\u00e0 verso Cesano, battei chiese ed oratori e alla fine trovai il bambino. Con questa madre e il suo fagotto, senza alcun permesso, mi precipitai sul set\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Accolto dagli applausi?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abDall\u2019indifferenza pi\u00f9 assoluta. Il cinema di allora era guizzo estemporaneo, artigianato, arte di arrangiarsi. Pirro sosteneva che avesse scritto Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto in un quarto d\u2019ora. Age e Scarpelli, Benvenuti e De Bernardi, Scola e lo stesso Monicelli consideravano il mestiere un pranzo fatto di pane e mortadella. Una cosa semplice e al tempo stesso grandissima stesa su una tavola in cui l\u2019invenzione dell\u2019attrezzista che con uno straccio e un paio di pinze ti risolveva un problema era pi\u00f9 importante di un effetto speciale\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei a quella tavola siede ancora oggi?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abNon mi sono mai spostato e nei miei film ho sempre provato a raccontare un\u2019umanit\u00e0 che conosco e con la quale ho avuto a che fare. Il borghetto latino ai limiti del Parco della Caffarella, con la sua bidonville senza fognature da cui arrivavano odori fortissimi ce l\u2019avevo sotto casa. Era un mondo complicato al quale appartenevo e se c\u2019era da rubare una coca-cola da un camion prima di andare allo stadio per poi fuggire in motorino verso l\u2019Olimpico di certo non mi tiravo indietro. Non mi sentivo un ladro, ma uno che condivideva una maniera di vivere forse discutibile vissuta in presa diretta in un mondo di frontiera. Quando giro un film cerco di vedere il mondo non solo dal mio punto di vista, ma anche da quello della gente che ho conosciuto, dagli amici di un tempo ai bagnini di salvataggio di Ostia che nelle lunghe estati sul litorale romano avevo frequentato vedendoli cambiare d\u2019abito e diventare pescatori di notte. Salivo con loro in barca, di sera, per andare a pescare e li aiutavo a tirare a bordo con le reti vongole e telline\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo Monicelli viene Daniele Luchetti.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abUna persona a cui devo moltissimo. Gli feci da assistente su Il portaborse con Silvio Orlando e Moretti e poi, quasi come conseguenza naturale, finii sul set di Caro Diario con Nanni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 stato davvero Moretti secondo lei?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abNon solo un intellettuale e un grande autore, ma un notevolissimo e mimetico autore di commedie che ha saputo, come solo sono stati capaci di fare certi artisti di un\u2019epoca lontana, mettere l\u2019accento sul cambiamento dei tempi, sulle trasformazioni, sui desideri che preludono alle degenerazioni, su tante cose non tutte identificabili a prima vista\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Pochi anni dopo Caro Diario lei fa il suo esordio da regista.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abGrazie soprattutto a Daniele Luchetti che all\u2019epoca girava moltissime pubblicit\u00e0 e che mi segnal\u00f2 a un&#8217;agenzia. Girai uno spot per una birra, vinsi qualche premio e poi girai un altro spot per l\u2019Atlante De Agostini allegato al Corriere della Sera. Il giornale vendette benissimo, la pubblicit\u00e0 venne vista da qualche produttore cinematografico e un giorno mi telefon\u00f2 Galliano Juso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Storico produttore di tanti film con Tomas Milian.\u00a0<\/strong><br \/>\u00ab\u201cDevi fare il cinema, ci penso io\u201d mi disse. Avrei dovuto fare un film con lui, ma poi arriv\u00f2 Rita Rusic con la proposta di fare il seguito de La scuola. Accettai anche perch\u00e9 intorno a Rita e Vittorio Cecchi Gori in quel momento si respirava un grande entusiasmo: c\u2019era Albanese, c&#8217;era Pieraccioni, c&#8217;era una stagione di autori che Rita andava a cercare per farli esordire. Devo tanto a Luchetti, ma devo tanto anche a lei e a Vittorio\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>A chi altro deve qualcosa?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abA tutti quelli che sono stati capaci di sorprendermi con la loro spontaneit\u00e0. Agli attori non professionisti de La guerra degli Ant\u00f2, il mio secondo film che ebbe un esito limitato, ma al quale sono molto legato, a Piera Degli Esposti che aveva gi\u00e0 dei seri problemi di respirazione e che sul set ritrovava la felicit\u00e0 e l\u2019entusiasmo dei bambini. Venne da me con l\u2019idea di rinunciare al ruolo e mi disse: \u201cRiccardo mio, ma secondo te posso recitare con tutti questi tubicini?\u201d. \u201cMa tu sei Piera degli Esposti, scherzi? Puoi fare tutto quello che vuoi\u201d\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>E lei?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abFelicissima. Scherzava, rideva, batteva i pugnetti. Abbiamo diviso notti e notti a mangiare ricotta, a raccontare barzellette, ad ascoltarla perdersi nei suoi racconti meravigliosi. Dimenticava la sofferenza e si trasformava in un\u2019altra. Una dote delle attrici, delle vere attrici\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Non si poteva giurare che tutto quello che raccontasse Piera fosse vero, per\u00f2 ascoltarla somigliava a un bel viaggio.<\/strong><br \/>\u00abMi ricordo Franca Valeri a una premiazione, parlava gi\u00e0 a fatica, si muoveva male e aveva bisogno dell\u2019aiuto dei suoi accompagnatori e si capiva a malapena cosa dicesse. Poi la chiamarono, mise i piedi sul palcoscenico e rivel\u00f2 un\u2019energia misteriosa e magnetica che forse non immaginava di possedere ancora nemmeno lei\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Degli Esposti diceva: \u00abC&#8217;\u00e8 chi reprime la parte infantile e chi la sotterra, io la tengo viva e non perch\u00e9 mi piaccia farmi dire dagli altri quanto il mio spirito sia ancora vivo, ma per egocentrismo, per essere al centro della scena, altrimenti non farei l&#8217;attrice\u00bb. Lei un\u2019attrice, Paola Cortellesi, l\u2019ha sposata. Di voi, come coppia, si sa poco.<\/strong><br \/>\u00abCondividiamo l\u2019idea di un mestiere che considera distacco e misura come elementi di grazia. Paola \u00e8 nata in un quartiere molto popolare, in una periferia quasi estrema di quelle periferie in cui Roma quasi non \u00e8 pi\u00f9 Roma. Penso che quella cosa abbia avuto un peso: sai da dove vieni e sai tenere i piedi per terra\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ha detto: \u00abSognavo un uomo che come mio padre si emozionasse alle recite dei figli e ne ho trovato uno simile\u00bb.\u00a0<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 vero, alle recite mi emoziono, ma mi scappa anche da ridere. Quando siamo insieme fatichiamo a guardarci perch\u00e9 la tentazione di buttarla in caciara \u00e8 sempre presente e abita entrambi\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il successo \u00e8 una trappola?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abPaola dice spesso: \u201cguarda il meteo e preparati perch\u00e9 dall\u2019alto pu\u00f2 arrivare qualsiasi cosa\u201d. Sa che c\u2019\u00e8? Al lavoro dedichiamo anima e corpo, dedichiamo la vita e lo facciamo con passione, ma sappiamo che la vita \u00e8 fatta di tante cose molto pi\u00f9 importanti del successo o del tracollo di un film\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Cosa le piace davvero del cinema?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abLa condivisione di un progetto. Il set, quel brulichio costante di sessanta persone che hanno il medesimo obiettivo. Io penso e non lo dico retoricamente che tutti i collaboratori abbiano un peso importante per raccontare una storia. La troupe \u00e8 la mia comunit\u00e0 ideale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nella sua comunit\u00e0 ideale hanno trovato posto Giorgio Gaber e Gigi Riva.\u00a0<\/strong><br \/>\u00abHo deciso di fare dei documentari su due figure enormi per raccontare il coraggio, la volont\u00e0 e la capacit\u00e0 di non omologarsi, di rischiare, di essere scomodi e di fare scelte apparentemente incomprensibili al solo scopo di rispettare la natura intima pi\u00f9 nascosta e profonda. Gaber e Riva potevano guadagnare molto di pi\u00f9 e hanno preferito fare le cose che sentivano di fare\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00abNon si \u00e8 mai abbastanza coraggiosi da diventare definitivamente vigliacchi\u00bb diceva Gaber.<\/strong><br \/>\u00abSia Gaber che Riva hanno saputo mettere in evidenza la vigliaccheria altrui. Quando i modelli non fanno discorsi, ma danno l\u2019esempio con i comportamenti accade cos\u00ec. Lei non ha idea di quanto mi manchi Riva. Quel portone un po&#8217; malandato, la sua voce che dice mi dice \u201centra, vieni quando vuoi, questa \u00e8 casa tua\u201d, la nuvola di fumo, le ore trascorse in silenzio a dirci forse mezza parola. Conoscerlo \u00e8 stata un privilegio gigantesco\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Se si dovesse raccontare a qualcuno che non la conosce, cosa direbbe di s\u00e9?\u00a0<\/strong><br \/>\u00abNulla. Il meno possibile. Sono quello che ero sessant\u2019anni fa, uno a cui piace ascoltare e parlare poco, uno che sa chiedere scusa, uno che sa dire grazie, uno che prova a prendersi le proprie responsabilit\u00e0, uno che ha avuto tanta fortuna e prova a non dimenticarselo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto serale sulle notizie del giorno<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il banco del mercato in via Enea: \u00abChe mia madre aveva dato in gestione anche se sulla carta&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":77687,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1451],"tags":[1621,1620,203,204,1537,90,89,45706,45710],"class_list":{"0":"post-77686","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-celebrita","8":"tag-celebrita","9":"tag-celebrities","10":"tag-entertainment","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-milani","16":"tag-riccardo-milani"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77686","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=77686"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/77686\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/77687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=77686"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=77686"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=77686"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}