{"id":81527,"date":"2025-09-01T16:03:09","date_gmt":"2025-09-01T16:03:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/81527\/"},"modified":"2025-09-01T16:03:09","modified_gmt":"2025-09-01T16:03:09","slug":"colesterolo-allospedale-mauriziano-terapia-che-riduce-rischio-di-infarto-e-ictus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/81527\/","title":{"rendered":"Colesterolo, all&#8217;ospedale Mauriziano terapia che riduce rischio di infarto e ictus"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una scoperta importante<\/strong>, di quelle che fanno la differenza. Parliamo di un <strong>anticorpo monoclonale<\/strong> che riduce colesterolo cattivo e placca carotidea. Soprattutto, <strong>abbatte di sette volte il rischio di infarto, ictus ed eventi vascolari<\/strong>.<\/p>\n<p>  Lo studio presentato a Madrid <\/p>\n<p>\u00c8 il risultato di <strong>uno studio spontaneo e non sponsorizzato<\/strong> condotto dall\u2019<strong>Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino<\/strong>, presentato a Madrid nell\u2019ambito dell\u2019<strong>ESC<\/strong> (il maggiore congresso internazionale di Cardiologia che vede quest\u2019anno la partecipazione di <strong>40mila specialisti<\/strong> provenienti da tutto il mondo).<\/p>\n<p>  Il campione analizzato <\/p>\n<p>\u00ab<strong>Lo studio \u00e8 stato condotto su 170 pazienti<\/strong> con stenosi carotidea pari o superiore al 50% e con colesterolo LDL-C pari o superiore a 100 mg\/dL \u2013 spiega <strong>Tiziana Claudia Aranzulla<\/strong>, cardiologa interventista del Mauriziano e ideatrice dello studio \u2013. In aggiunta alla terapia orale standard, a un gruppo di pazienti \u00e8 stato somministrato il farmaco <strong>Evolocumab<\/strong>, anticorpo monoclonale in grado di inibire la proteina <strong>PCSK9<\/strong> che, dal canto suo, impedisce al fegato di rimuovere efficacemente il colesterolo LDL\u00bb.<\/p>\n<p>  I risultati ottenuti <\/p>\n<p>Dopo un anno di trattamento, in questo gruppo di pazienti s\u2019\u00e8 registrata una <strong>riduzione percentuale di LDL-C del 73,5%<\/strong> (contro il 48,3% del gruppo con terapia standard), una <strong>regressione della placca nel 68,4%<\/strong> dei casi (contro il 63,5% dell\u2019altro gruppo) e una <strong>presenza di eventi cardiovascolari avversi pari al 2,4%<\/strong> (contro il 14,4%). Questi numeri permettono di dire che l\u2019anticorpo monoclonale utilizzato nello studio potrebbe diventare il <strong>trattamento standard per i pazienti con stenosi carotidea<\/strong> pari o superiore al 50%\u00bb.<\/p>\n<p>  Il caso clinico di partenza <\/p>\n<p>Lo studio \u00e8 partito dal caso di <strong>RL, paziente torinese di 78 anni<\/strong>, seguito dal 2016 dalla dottoressa Aranzulla, inizialmente affetto da stenosi carotidea del 70% e trattato con la terapia monoclonale per cercare di evitare l\u2019intervento chirurgico. Oggi la sua stenosi si \u00e8 ridotta al 55% e non \u00e8 stato necessario intervenire chirurgicamente.<\/p>\n<p>Allo studio \u00e8 stato dato il nome di <strong>\u201cCaruso\u201d<\/strong>, sintesi del titolo \u201cCARotid plaqUe StabilizatiOn and regression with Evolocumab\u201d, ed \u00e8 stato condotto dalla <strong>Cardiologia del Mauriziano<\/strong> diretta dal dottor <strong>Giuseppe Musumeci<\/strong> con il coinvolgimento del dottor <strong>Simone Quaglino<\/strong> e del dottor <strong>Salvatore Piazza<\/strong> della Chirurgia vascolare del Mauriziano diretta dal dottor <strong>Andrea Gaggiano<\/strong> e del dottor <strong>Salvatore Oleandri<\/strong>, diabetologo dell\u2019ASL Citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n<p>  Cos\u2019\u00e8 la stenosi carotidea <\/p>\n<p>La <strong>stenosi carotidea<\/strong> si esprime in un restringimento delle arterie carotidi, vale a dire le principali arterie del collo che conducono il sangue al cervello. Il <strong>colesterolo LDL<\/strong> (definito anche \u201ccolesterolo cattivo\u201d) \u00e8 la lipo-proteina che trasferisce il colesterolo dal fegato ai tessuti del corpo e che, se presente in eccesso, pu\u00f2 depositarsi sulle pareti delle arterie dando origine a <strong>placche<\/strong> in grado di restringere il lume dei vasi sanguigni, ostruirne il flusso e aumentare il rischio di <strong>infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari<\/strong>.<\/p>\n<p>  Implicazioni cliniche future <\/p>\n<p>\u00ab<strong>Si tratta di un risultato di grande importanza<\/strong> per il percorso di cura dei nostri pazienti e che legittima il lavoro svolto negli ultimi cinque anni dalla Cardiologia del Mauriziano che \u00e8 stata tra le prime in assoluto a utilizzare questa terapia precocemente nei pazienti con infarto miocardico acuto, terapia oggi considerata standard) e capace di fare scuola nel mondo come ha dimostrato anche l\u2019applauditissima presentazione di poche ore fa a Madrid \u2013 commenta <strong>Giuseppe Musumeci<\/strong> \u2013. Lo studio condotto al Mauriziano sar\u00e0 di grande aiuto anche per i pazienti con <strong>arteriopatia periferica<\/strong>, patologia predittiva di malattia coronarica che, se non diagnosticata in tempo, pu\u00f2 comportare un alto rischio di <strong>amputazione, ictus e infarto<\/strong>. Diagnosticare e curare correttamente questa patologia, che in <strong>Piemonte interessa oggi circa 400.000 persone<\/strong> con un\u2019incidenza del 20% per quelle oltre gli 80 anni, significa prevenirne sia le complicanze sia lo sviluppo di gravi malattie cardiache\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una scoperta importante, di quelle che fanno la differenza. 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