{"id":81907,"date":"2025-09-01T20:28:10","date_gmt":"2025-09-01T20:28:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/81907\/"},"modified":"2025-09-01T20:28:10","modified_gmt":"2025-09-01T20:28:10","slug":"carmilla-on-line-la-sindrome-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/81907\/","title":{"rendered":"Carmilla on line | La sindrome di Gaza"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>Gabriella Bianco<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Gagliardi-Cover-fronte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-90283 alignright\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Gagliardi-Cover-fronte.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"354\"\/><\/a>Maria Grazia Gagliardi,\u00a0La sindrome di Gaza,\u00a0Astarte Edizioni, Pisa, 2025, pp.165, euro 14,00.<\/p>\n<p>\u201cDal confine di Erez all\u2019albergo sono poche miglia, il traffico rado, qualche carretto tirato da asini trotterella di lato incredibilmente veloce. Polvere e vento. Poi si sente l\u2019odore del mare, i campi verdeggiano, le strade si popolano. Appaiono palazzi alti e non finiti, miriadi di costruzioni povere, tra le quali ne affiorano di pi\u00f9 lussuose. Molte le case danneggiate: campeggia l\u2019incuria, la miseria, la guerra. Il taxi imbocca una strada a quattro corsie. Un ospedale, un\u2019universit\u00e0 dagli eleganti archi islamici dipinti di un fresco azzurro-verde. Sul balcone di una palazzina la bandiera ONU, pi\u00f9 avanti al semaforo la targa UNRWA e una moschea. \u2018Sono entrata nella pi\u00f9 grande prigione del mondo\u2019 aveva pensato Elena\u201d (pag.91).<\/p>\n<p>Nel leggere il romanzo di Maria Grazia Gagliardi \u201cLa sindrome di Gaza\u201d \u2013 Astarte edizioni \u2013 appena pubblicato, ci si interroga sul senso delle storie che questo libro racconta: che cosa le collega? qual \u00e8 l\u2019affinit\u00e0 che crea un\u2019unit\u00e0, una coerenza sotto l\u2019esplicitezza delle trame? Perch\u00e9 narrare non \u00e8 semplicemente raccontare storie, e le storie non sono n\u00e9 buone n\u00e9 cattive per il loro pathos, ma per come sono raccontate, cio\u00e8 per l\u2019individuazione di una voce che le connette. \u00c8 certo che la scrittura sa pi\u00f9 del suo autore ed anche del lettore. Questi ultimi come i personaggi sono in cammino verso una verit\u00e0 che non conoscono e che forse si delineer\u00e0 alla fine della storia. Il troppo vicino scompare, pi\u00f9 pensiamo di avvicinarci, pi\u00f9 la verit\u00e0 si allontana da noi.<\/p>\n<p>Il protagonista del romanzo, Amelio, si presenta subito come un \u201cuomo senza qualit\u00e0\u201d, un superficiale cui preme portarsi a letto pi\u00f9 donne possibili, eppure capiamo che nasconde un tormento rimosso perch\u00e9 Amelio digrigna i denti (soffre di bruxismo) ed \u00e8 denominato il \u201cdigrignatore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019altro doloroso protagonista di questa storia \u00e8 il popolo palestinese.<br \/>Il giorno della morte di sua madre, Amelio bambino vede alla televisione un filmato sulla strage nel campo profughi di Sabra e Shatila. \u201cUna mamma morta. Tante mamme morte. Quante mamme morte? Quanti bambini soli? Uomini cattivi col fucile avevano sparato senza piet\u00e0. Bombe e granate erano state lanciate. L\u2019incontro con il dolore si fa in tenera et\u00e0\u201d. (pag. 20)<\/p>\n<p>Da quel momento la storia personale di Amelio si intreccia giorno dopo giorno con la storia del popolo palestinese, anche se da cinico adulto \u201c ha accettato che la miseria \u00e8 scontata e l\u2019ingiustizia solo una coperta trasparente che avvolge l\u2019umanit\u00e0 intera. Come abbia appreso queste regole, se glielo chiedete, non ve lo sapr\u00e0 spiegare; tuttavia, il dolore del mondo arriva a levigare gli animi quanto l\u2019acqua torbida di un fiume arrotola i suoi ciottoli\u201d. (pag.33)<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un passaggio che dobbiamo tenere presente se vogliamo mettere insieme la trama e, come un puzzle, tornare indietro e ricomporla, facendo attenzione all\u2019immagine che Amelio proietta di se stesso, perch\u00e9 la sua storia, anche se \u00e8 una versione personale dei fatti e pu\u00f2 sembrare secondaria rispetto alla grande Storia, la Storia dei popoli oppressi e perseguitati, ha una sua ragion d\u2019essere. Siamo ci\u00f2 che raccontiamo degli altri, ma anche ci\u00f2 che raccontiamo di noi stessi.<\/p>\n<p>In missione in Medio Oriente per svolgere un\u2019indagine statistica, il digrignatore, incontra la collega Elena, anche \u201cElena digrigna i denti e come lui pu\u00f2 azzannare\u201d (pag. 30) e ne nasce una relazione amorosa. La loro storia d\u2019amore e di sesso si svolge in contemporanea all\u2019operazione Piombo Fuso dal 28 dicembre 2008 al 19 gennaio 2009, quando Israele bombarda Gaza uccidendo 1385 palestinesi e ferendone 5300. L\u2019autrice ci presenta con cadenza inesorabile i bollettini di guerra di quel primo attacco sulla Striscia: i morti, i feriti, i bombardamenti.<br \/>Gagliardi lascia aperto il finale per la coppia \u2013 forse ormai coppia \u2013 Elena e Amelio, figli di un occidente scettico e indifferente. Anche la fine di Gaza non \u00e8 stata ancora scritta, ci sorreggono la speranza, la piet\u00e0 e l\u2019indignazione, mentre \u201cLa vergogna continua\u201d. (pag. 165)<\/p>\n<p>In conclusione, come in ogni storia, bisogna imparare ad ascoltare il silenzio dell\u2019opera. In questo romanzo il personale si mescola con il dramma di un popolo; il conteggio delle aggressioni sistematiche sulla popolazione di Gaza scandisce il ritmo della narrazione evitando che le vicende individuali prendano il sopravvento.<\/p>\n<p>Gagliardi parla dei gazawi attraverso la storia e le statistiche, ma grazie a quei dati ci obbliga a ricordare il dramma di un popolo. Assediati dentro la Striscia di Gaza, molti dei suoi abitanti scendono al mare solo per provare a se stessi che esiste il tramonto, e lontano, oltre la riva, si stendono altre terre e altri destini. Questa angoscia viene condivisa chiaramente da Elena, quando si accorge che il suo visto \u00e8 per un solo ingresso, non si contemplano uscite e ritorni. Se sopravvivi alle bombe ed ai fucili, sai che passerai tutta la vita in questa striscia assediata. Eppure, lontano dalla loro terra gli abitanti sentirebbero subito la mancanza delle fragole, dei limoni e delle arance di Gaza, dei suoi profumi. Niente pu\u00f2 uguagliare camminare lungo il mare di Gaza e godere dei suoi tramonti, contemplando quell\u2019immensit\u00e0 che ci rende consapevoli della nostra piccolezza, e al tempo stesso della quotidianit\u00e0 grandezza di un popolo. Anche loro, Elena e Amelio, come i gazawi, consapevoli dello scorrere del tempo e della vacuit\u00e0 di guerre feroci, in quel transito vorrebbero andare oltre l\u2019orizzonte e aprire i confini, affinch\u00e9 tutti possano finalmente sentirsi ed essere liberi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di\u00a0Gabriella Bianco Maria Grazia Gagliardi,\u00a0La sindrome di Gaza,\u00a0Astarte Edizioni, Pisa, 2025, pp.165, euro 14,00. \u201cDal confine di Erez&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":81908,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-81907","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81907","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=81907"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/81907\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/81908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=81907"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=81907"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=81907"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}