{"id":82486,"date":"2025-09-02T04:08:11","date_gmt":"2025-09-02T04:08:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/82486\/"},"modified":"2025-09-02T04:08:11","modified_gmt":"2025-09-02T04:08:11","slug":"come-ci-raccontano-i-libri-italiani-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/82486\/","title":{"rendered":"Come ci raccontano i libri italiani all&#8217;estero"},"content":{"rendered":"<p>Riuscir\u00e0 ad aprire definitivamente il mercato editoriale globale a quella letteratura nazionale che sfugge alle rappresentazioni stereotipate, aggiornando l\u2019immagine del Paese nel mondo? <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"1\" class=\"body-dropcap css-16svq0q emevuu60\">Se sei uno scrittore argentino e vuoi che il mondo ti legga, scegli il realismo magico. Se sei una scrittrice polacca, meglio allora un romanzo malinconico, ambientato in qualche campagna sperduta e pieno di personaggi bizzarri. A elencare questi consigli \u2013 non privi di una bella dose di sarcasmo \u2013 \u00e8 Jennifer Croft, traduttrice e autrice statunitense, che ho incontrato nella redazione newyorkese di una rivista prima dell\u2019inizio di un suo workshop. Quel giorno, insieme agli studenti, abbiamo parlato di stereotipi, immaginari appiccicosi e aspettative del pubblico, di mercati editoriali e di sovversioni del canone. Croft \u00e8 la voce inglese del premio Nobel per la Letteratura del 2018 Olga Tokarczuk e degli argentini Federico Falco e Pedro Mairal: anni di scouting e di proposte agli editori le fanno affermare con sufficiente autorevolezza quali sono le caratteristiche che permettono a un libro di essere tradotto e di diventare, anche suo malgrado, il perfetto emblema della letteratura di un Paese. Croft confessava che il problema, come sa bene chiunque abbia avuto a che fare con traduzioni, borse di studio e premi, non \u00e8 la mancanza di variet\u00e0 all\u2019interno dei mercati letterari locali, ma la visione bidimensionale che spesso all\u2019estero si ha di uno specifico territorio. Il Sudamerica non \u00e8 solo magia, donne passionali che muoiono di consunzione e poeti squattrinati, eppure queste immagini fanno ancora parte della nostra idea generica di letteratura latinoamericana. I clich\u00e9 rappresentano la versione familiare e rassicurante di un Paese lontano, proprio per questo pi\u00f9 facilmente vendibile all\u2019estero.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"2\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Una decina di anni fa, nel momento in cui scrittori africani come Chimamanda Ngozi Adichie, Teju Cole e Taiye Selasi godevano di notevole interesse da parte della stampa, il keniano Binyavanga Wainaina (anche lui parte della medesima generazione cosmopolita di autori) ha pubblicato un pezzo dal titolo Come scrivere dell\u2019Africa. L\u2019articolo, che si strutturava come un ironico manuale, suggeriva ai romanzieri del continente di parlarne come se fosse un solo Paese, \u201ccaldo e polveroso con praterie ondulate e branchi di animali e gente alta e magra che muore di fame\u201d. Nessun bisogno di descrizioni accurate, assicurava: \u201c54 nazioni e 900 milioni di persone [\u2026] troppo occupate a patire la fame e a morire e a preoccuparsi e a emigrare per leggere il tuo libro\u201d. Come a dire, dai ai lettori occidentali qualche descrizione romantica, evocativa e generica e lascia stare la quotidianit\u00e0 delle relazioni d\u2019amore, la vita intellettuale e lavorativa della citt\u00e0, perch\u00e9 loro di certo non hanno comprato il tuo libro per questo: meglio inserire qualche riferimento alla luce o ambientare una scena in una discoteca chiamata Tropicana, tra prostitute, mercenari ed expat. Quella di Wainaina \u00e8 satira su un atteggiamento che conosciamo fin troppo bene, per cui riduciamo societ\u00e0 complesse, contraddittorie e perfino continenti a una serie di tratti, impressioni e luoghi comuni che, pur avendo ancora una labile relazione con la realt\u00e0, prendono il posto della comprensione. Americanah, l\u2019opera pi\u00f9 nota di Chimamanda Ngozi Adichie, del resto era stata scritta proprio in reazione al concetto di \u201cstoria unica\u201d. In quel romanzo la scrittrice nigeriana racconta la vita di Ifemelu, emigrata dalla Nigeria negli Stati Uniti per frequentare Princeton, le sue malinconie e, soprattutto, i clich\u00e9 razzisti con cui si trova a fare i conti. Se leggerlo vi ha fatto venire il senso di colpa per tutte le volte che avete detto \u201cAfrica\u201d in senso generale o per l\u2019ignoranza nei confronti della storia e della cultura nigeriane, non \u00e8 un caso: parte del fascino di quel libro sta proprio nell\u2019umiliazione di una certa superbia occidentale.   <\/p>\n<p><img draggable=\"true\" alt=\"in translation\" title=\"in translation\" loading=\"lazy\" width=\"5760\" height=\"7409\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" style=\"color:transparent;width:100%;height:auto;\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/bazaar-translation-03-xtdd-copia-68a58ecfbd9da.jpeg\" class=\"css-0 e1g79fud0\"\/><\/p>\n<p>M\/M (PARIS)<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"4\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Prima per\u00f2 che iniziate a fare ammenda e corriate ai ripari leggendo pi\u00f9 autori non europei, fermatevi un attimo a riflettere su cosa \u00e8 oggi l\u2019Italia vista da fuori, quali stereotipi stucchevoli e datati sono ancora strutturali all\u2019immagine del nostro Paese all\u2019estero. Invitata nel 2024 al Festivaletteratura di Mantova da Vincenzo Latronico, la critica tedesca Anna Vollmer, che negli anni si \u00e8 occupata molto di narrativa italiana, ha dichiarato che se un tedesco cercasse oggi di scoprire cos\u2019\u00e8 l\u2019Italia senza esserci mai stato, usando come osservatorio soltanto i libri degli ultimi anni, la immaginerebbe come un Paese abitato da vecchie donne con fattezze di streghe che vivono tutte in province isolate. A leggerci da fuori, insomma, sembrerebbe che in Italia non esistano n\u00e9 telefoni n\u00e9 internet e che ancora andiamo a farci togliere il malocchio dalla fattucchiera. Quello su cui Vollmer vuole spingerci a riflettere non \u00e8 tanto l\u2019interpretazione romantica della vita lenta creata da profili Instagram come @italysegreta, o dalla sfilza di serie e film targati Netflix tutti uguali e intitolati La dolce villa o Love &amp; Gelato, ma il fatto che quegli stessi archetipi consunti e riciclati abitano ancora oggi la letteratura prodotta in Italia. O, meglio, che questi archetipi sono ci\u00f2 che della letteratura contemporanea continua a essere pi\u00f9 amato all\u2019estero.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"6\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Quando si parla di autori italiani che hanno incontrato un grande successo internazionale non si tarda mai a fare il nome di Elena Ferrante, soprattutto nel contesto del mercato anglosassone, lo stesso che poi produce quelle fiction stucchevoli in cui si vola in Italia per riscoprire l\u2019amore o s\u00e9 stessi. Proprio negli Stati Uniti, infatti, l\u2019uscita di Storia di chi fugge e di chi resta, il terzo volume della tetralogia, ha provocato una vera e propria Ferrante fever. Dopo oltre un decennio, la \u201cferrantinite\u201d non sembra essere passata, tanto che lo scorso anno il New York Times ha incoronato L\u2019amica geniale come miglior libro di questo secolo. Inserire Elena Ferrante all\u2019inizio di una riflessione sulla ricezione della letteratura italiana oltre confine rischia, per\u00f2, di risultare una scelta ambigua: il pericolo \u00e8 suggerire che sia stata accolta calorosamente proprio perch\u00e9 alimenta una visione parziale e troppo familiare del nostro Paese e questo non \u00e8 del tutto vero.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"7\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Certo, va riconosciuto che Elena e Lila, la loro vita nel rione, lo sfondo del Sud Italia, l\u2019infinita lotta per l\u2019emancipazione femminile in una societ\u00e0 conservatrice, l\u2019intreccio tra antico e moderno, sono senza ombra di dubbio alcune delle ragioni per cui questo libro \u00e8 stato accolto con grande calore all\u2019estero (ma anche in Italia, che non \u00e8 al riparo da esotizzazioni interne). Tuttavia va notato che L\u2019amica geniale \u00e8 un miracolo letterario: coniuga una scrittura forte con una grande leggibilit\u00e0, due aspetti che ne fanno un ottimo candidato per diventare un romanzo popolare. Quei personaggi straordinari e gli ambienti evocativi in cui si muovono posano poi su una struttura intellettuale cos\u00ec ricca da rendere i romanzi di Ferrante interpretabili su infiniti piani, dalla psicanalisi ai rapporti di classe e di genere. Insomma, quelli che paiono come stereotipi di una tradizione letteraria in Ferrante vengono demistificati e i luoghi comuni sovvertiti. Romanzi che riescono a lavorare su cos\u00ec tanti livelli, restando accessibili a tutti, sono davvero rari. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"8\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Se un po\u2019 dell\u2019interesse per la storia di Elena e Lila \u00e8 da spiegarsi con una certa passione per l\u2019Italia del Sud (non a caso in inglese la serie di quattro romanzi \u00e8 chiamata Neapolitan Quartet), \u00e8 proprio negli Stati Uniti che L\u2019amica geniale ha ricevuto attenzione e plauso della critica in gran misura pi\u00f9 positivi e soddisfacenti che in patria, dove Ferrante non ha vinto nessuno dei maggiori premi letterari. Un\u2019asimmetria simile, ma molto pi\u00f9 evidente, si \u00e8 avuta anche nel caso di Goliarda Sapienza: gi\u00e0 parzialmente pubblicato durante la vita dell\u2019autrice, L\u2019arte della gioia \u00e8 salito alla ribalta in Italia soltanto dopo essere diventato un caso editoriale in Francia nel 2005. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"9\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Quindi possiamo giusto sperare che i libri con le fattucchiere, i borghi che paiono presepi e la decadenza romana siano, perlomeno, raccontati bene? Be\u2019, \u00e8 vero che, pur con tutte le dovute postille, sono ancora questi i caratteri che paiono definire ci\u00f2 che \u00e8 \u201citaliano\u201d. I film di Sorrentino, in questo senso, sono esempi di come la celebrazione della \u201cgrande bellezza\u201d, anche quando accompagnata da ironia o sarcasmo, pu\u00f2 rappresentare una corsia preferenziale verso il cuore del pubblico straniero. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"10\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Tant\u2019\u00e8 che, malgrado o forse per calcoli di marketing, sono molti i titoli italiani che tradotti all\u2019estero vengono promossi proprio per la loro pi\u00f9 o meno profonda aderenza ai clich\u00e9. Anna Vollmer citava Michela Murgia tra le autrici che hanno subito questo trattamento, ma \u00e8 quasi impossibile leggere una recensione di Farewell, ghosts (Addio fantasmi) di Nadia Terranova senza trovare un riferimento a Elena Ferrante, e vale lo stesso per A girl returned (L\u2019Arminuta) di Donatella Di Pietrantonio. L\u2019edizione inglese di Camere separate di Pier Vittorio Tondelli \u00e8 stata pubblicata con una prefazione di Andr\u00e9 Aciman, autore del romanzo da cui Guadagnino ha tratto il film Chiamami col tuo nome, anche quello diventato emblema di una certa, lussuosa \u201cvita lenta\u201d italiana. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"11\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti in cui si traduce poco (una percentuale che si attesta tra il 3 e il 7 per cento di tutto il pubblicato) \u00e8 buona pratica provare ad affratellarsi con titoli e autori gi\u00e0 noti, per non rischiare di cadere nel nulla. Il pericolo, per\u00f2, \u00e8 quello individuato all\u2019inizio: scrivere (ma anche solo presentare) un libro come manifesto del realismo magico, del folklore polacco, della resilienza africana o del sud italiano. E persino ricorrere al giusto sponsor non \u00e8 garanzia di successo: neppure le celebrit\u00e0 riescono a fare da traino per altri nomi o a creare lo spazio per un apprezzamento pi\u00f9 profondo della letteratura di un altro Paese. A volte il pubblico vuole solo di pi\u00f9 della stessa cosa, che ormai \u00e8 diventata loro familiare: pi\u00f9 Kundera se sei ceco, pi\u00f9 Tokarczuk se sei polacco, e provate a farvi venire in mente il nome di un altro scrittore rumeno che non sia C\u0103rt\u0103rescu.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"12\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Questi discorsi, in ogni caso, valgono esclusivamente per la letteratura di finzione. Le cose per la saggistica in traduzione vanno molto peggio: come ricordava un agente letterario italiano di stanza a New York, la tendenza a cercare autori locali che trattino dei temi pi\u00f9 disparati \u2013 dall\u2019AI al cambiamento climatico e ai femminismi \u2013 \u00e8 stata solo amplificata dalla pandemia. Del resto, perch\u00e9 tradurre un libro di un autore straniero e sobbarcarsi una promozione non del tutto facile quando puoi far scrivere qualcuno che \u00e8 gi\u00e0 noto al tuo pubblico? Ci sono eccezioni come Carlo Rovelli che riescono a conquistare i mercati stranieri, ma rappresentano appunto l\u2019eccezione a un certo provincialismo che serpeggia negli ambienti editoriali. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"13\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Non mancano, per\u00f2, gli spazi e le istituzioni che si fanno carico del difficile compito di promuovere la cultura italiana all\u2019estero, uscendo da questi paradigmi familiari. Il sito newitalianbooks, promosso da Treccani insieme a enti ministeriali, sostiene l\u2019editoria dirigendo il suo impegno verso agenti, traduttori e istituti di cultura italiani e stranieri. L\u2019IIC di Amburgo sponsorizza ogni anno la partecipazione di un esordiente al Festival europeo del romanzo d\u2019esordio a Kiel. Quello di New York organizza, insieme alla Federazione Unitaria Italiana Scrittori, il premio The Bridge, che finanzia le spese di traduzione di un libro italiano e di uno statunitense, di narrativa e di saggistica, da una lingua all\u2019altra, per favorire la comprensione reciproca e la diffusione della nostra lingua; con l\u2019iniziativa Multipli Forti si propone di costruire un ponte letterario invitando gli scrittori italiani oltreoceano a presentarsi a un nuovo pubblico.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"14\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">\u00abInsegno italiano negli Stati Uniti da dieci anni e mi sono accorto da subito che uno degli stereotipi pi\u00f9 grandi che ancora accompagna la percezione dell\u2019Italia \u00e8 l\u2019idea di un Paese da cartolina poco \u201caggiornato\u201d\u00bb, racconta Iuri Moscardi, che collabora all\u2019organizzazione della manifestazione. \u00abPenso per\u00f2 che le voci di autori e autrici come Michela Murgia, Walter Siti, Djarah Kan, Nadeesha Uyangoda, Giorgio Vasta, Emanuela Anechoum e Andrea Bajani abbiano mostrato l\u2019estrema ricchezza della nostra produzione contemporanea. Gli eventi di Multipli Forti coinvolgono persone che lavorano nell\u2019editoria e permettono anche ai non addetti ai lavori di incontrare direttamente autori e autrici, fatto per nulla scontato se consideriamo le bassissime percentuali di libri stranieri tradotti negli Usa\u00bb.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"15\" class=\"body-text css-i9p093 emevuu60\">Crescono dunque gli italiani che escono dal circuito nazionale e che lo fanno senza il bisogno di personaggi che imbracciano una lupara. D\u2019altronde quando nel 2017 Francesco Pacifico ha tradotto in inglese il suo Class. Vite infelici di romani mantenuti a New York ha mostrato che il gioco delle proiezioni culturali non \u00e8 affatto univoco: se gli americani vanno in visibilio quando qualcuno scrive \u201cgelato\u201d e parla di Fellini nei romanzi italiani, i figli di pap\u00e0 romani si trasferiscono negli Stati Uniti per fare i lavori cool e vivere nei quartieri giusti. Leggere Class, in particolare in traduzione, mostra le ombre lunghe dei miti che faticano a morire, anche se poi New York sembra deludere tutti gli ingenui che sognano l\u2019America e la Roma di Pacifico, lontana dal centro, \u00e8 molto pi\u00f9 sporca, sudata e confusa di quanto si aspetterebbero oltreoceano. \u00abIl mio romanzo parla del loro provincialismo oltre che del nostro\u00bb, spiega. Quando gli faccio notare che Class fa ridere in inglese, ma disperare in originale, commenta che \u00abin inglese meni dal basso, mentre in italiano ti fa piangere perch\u00e9 parla delle velleit\u00e0\u00bb. Ho una conversazione simile con Vincenzo Latronico, incluso nella shortlist dell\u2019International Booker Prize 2025 con Le perfezioni, storia di una coppia di expat italiani a Berlino, scritto con un impianto \u00e0 la Perec: un perfetto romanzo europeo, insomma. \u00abVolevo raccontare un\u2019esperienza che fosse mia in quanto italiano, ma al contempo che uscisse dall\u2019Italia delle pizze e delle madonne\u00bb, racconta. Quando gli chiedo qual \u00e8 stata l\u2019accoglienza del libro, ora che \u00e8 pubblicato in gran parte d\u2019Europa e nel mondo anglosassone, mi risponde che lo ha sorpreso. Se in Italia il romanzo ha incontrato una reazione infastidita, simile a quella verso le aspirazioni poco modeste del libro di Pacifico, per i tedeschi la sua versione di Berlino \u00e8 piatta e priva di sfumature, \u00aba loro dire tipica di uno straniero\u00bb che non sa bene come raccontare la realt\u00e0 del loro Paese. A stupirlo per\u00f2, continua Latronico, non \u00e8 tanto questo, quanto il fatto che il pubblico del Regno Unito non sembra aver avuto gli stessi problemi di immedesimazione degli italiani. Lo ha visto accadere alle presentazioni: \u00abI lettori inglesi dicono \u201cparla di me\u201d e basta. E, pensa un po\u2019, un paio di pagine di meme lo usano come scorciatoia per identificare un certo tipo di persona. Mi sembra che tutto questo riveli qualcosa. Forse il pubblico inglese, meno sensibile alle differenze culturali perch\u00e9 si trova al centro e non alla periferia del sistema culturale, riesce a ignorare lo specifico sudeuropeo di cui scrivo e immedesimarsi pi\u00f9 facilmente?\u00bb.  <\/p>\n<blockquote data-node-id=\"16\" class=\"body-blockquote css-gw6zdp emevuu60\">\n<p data-node-id=\"16.0\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">\u00c8 un dato di fatto che siano i premi e il mercato anglofoni a rivelarsi determinanti per il successo di autori internazionali.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"17\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Se sei uno scrittore argentino e vuoi che il mondo ti legga, scegli il realismo magico. Se sei una scrittrice polacca, meglio allora un romanzo malinconico, ambientato in qualche campagna sperduta e pieno di personaggi bizzarri. A elencare questi consigli \u2013 non privi di una bella dose di sarcasmo \u2013 \u00e8 Jennifer Croft, traduttrice e autrice statunitense, che ho incontrato nella redazione newyorkese di una rivista prima dell\u2019inizio di un suo workshop. Quel giorno, insieme agli studenti, abbiamo parlato di stereotipi, immaginari appiccicosi e aspettative del pubblico, di mercati editoriali e di sovversioni del canone. Croft \u00e8 la voce inglese del premio Nobel per la Letteratura del 2018 Olga Tokarczuk e degli argentini Federico Falco e Pedro Mairal: anni di scouting e di proposte agli editori le fanno affermare con sufficiente autorevolezza quali sono le caratteristiche che permettono a un libro di essere tradotto e di diventare, anche suo malgrado, il perfetto emblema della letteratura di un Paese. Croft confessava che il problema, come sa bene chiunque abbia avuto a che fare con traduzioni, borse di studio e premi, non \u00e8 la mancanza di variet\u00e0 all\u2019interno dei mercati letterari locali, ma la visione bidimensionale che spesso all\u2019estero si ha di uno specifico territorio. Il Sudamerica non \u00e8 solo magia, donne passionali che muoiono di consunzione e poeti squattrinati, eppure queste immagini fanno ancora parte della nostra idea generica di letteratura latinoamericana. I clich\u00e9 rappresentano la versione familiare e rassicurante di un Paese lontano, proprio per questo pi\u00f9 facilmente vendibile all\u2019estero.  <\/p>\n<blockquote data-node-id=\"18\" class=\"body-blockquote css-gw6zdp emevuu60\"><p>La loro emersione \u00e8 l\u2019effetto secondario di un mercato editoriale cos\u00ec tanto centrato  su un\u2019unica lingua che ha reso la letteratura in traduzione un genere tutto suo.<\/p><\/blockquote>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"19\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Una decina di anni fa, nel momento in cui scrittori africani come Chimamanda Ngozi Adichie, Teju Cole e Taiye Selasi godevano di notevole interesse da parte della stampa, il keniano Binyavanga Wainaina (anche lui parte della medesima generazione cosmopolita di autori) ha pubblicato un pezzo dal titolo Come scrivere dell\u2019Africa. L\u2019articolo, che si strutturava come un ironico manuale, suggeriva ai romanzieri del continente di parlarne come se fosse un solo Paese,  <br data-node-id=\"19.3\"\/>\u201ccaldo e polveroso con praterie ondulate e branchi di animali e gente  <br data-node-id=\"19.5\"\/>alta e magra che muore di fame\u201d. Nessun bisogno di descrizioni accurate, assicurava: \u201c54 nazioni e 900 milioni di persone [\u2026] troppo occupate a patire la fame e a morire e a preoccuparsi e a emigrare per leggere il tuo libro\u201d. Come a dire, dai ai lettori occidentali qualche descrizione romantica, evocativa e generica e lascia stare la quotidianit\u00e0 delle relazioni d\u2019amore, la vita intellettuale e lavorativa della citt\u00e0, perch\u00e9 loro di certo non hanno comprato il tuo libro per questo: meglio inserire qualche riferimento alla luce o ambientare una scena in una discoteca chiamata Tropicana, tra prostitute, mercenari ed expat. Quella di Wainaina \u00e8 satira su un atteggiamento che conosciamo fin troppo bene, per cui riduciamo societ\u00e0 complesse, contraddittorie e perfino continenti a una serie di tratti, impressioni e luoghi comuni che, pur avendo ancora una labile relazione con la realt\u00e0, prendono il posto della comprensione. Americanah, l\u2019opera pi\u00f9 nota di Chimamanda Ngozi Adichie, del resto era stata scritta proprio in reazione al concetto di \u201cstoria unica\u201d. In quel romanzo la scrittrice nigeriana racconta la vita di Ifemelu, emigrata dalla Nigeria negli Stati Uniti per frequentare Princeton, le sue malinconie e, soprattutto, i clich\u00e9 razzisti con cui si trova a fare i conti. Se leggerlo vi ha fatto venire il senso di colpa per tutte le volte che avete detto \u201cAfrica\u201d in senso generale o per l\u2019ignoranza nei confronti della storia e della cultura nigeriane, non \u00e8 un caso: parte del fascino di quel libro sta proprio nell\u2019umiliazione di una certa superbia occidentale.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"20\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Prima per\u00f2 che iniziate a fare ammenda e corriate ai ripari leggendo pi\u00f9 autori non europei, fermatevi un attimo a riflettere su cosa \u00e8 oggi l\u2019Italia vista da fuori, quali stereotipi stucchevoli e datati sono ancora strutturali all\u2019immagine del nostro Paese all\u2019estero. Invitata nel 2024 al Festivaletteratura di Mantova da Vincenzo Latronico, la critica tedesca Anna Vollmer, che negli anni si \u00e8 occupata molto di narrativa italiana, ha dichiarato che se un tedesco cercasse oggi di scoprire cos\u2019\u00e8 l\u2019Italia senza esserci mai stato, usando come osservatorio soltanto i libri degli ultimi anni, la immaginerebbe come un Paese abitato da vecchie donne con fattezze di streghe che vivono tutte in province isolate. A leggerci da fuori, insomma, sembrerebbe che in Italia non esistano n\u00e9 telefoni n\u00e9 internet e che ancora andiamo a farci togliere il malocchio dalla fattucchiera. Quello su cui Vollmer vuole spingerci a riflettere non \u00e8 tanto l\u2019interpretazione romantica della vita lenta creata da profili Instagram come @italysegreta, o dalla sfilza di serie e film targati Netflix tutti uguali e intitolati La dolce villa o Love &amp; Gelato, ma il fatto che quegli stessi archetipi consunti e riciclati abitano ancora oggi la letteratura prodotta in Italia. O, meglio, che questi archetipi sono ci\u00f2 che della letteratura contemporanea continua a essere pi\u00f9 amato all\u2019estero.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"21\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Quando si parla di autori italiani che hanno incontrato un grande successo internazionale non si tarda mai a fare il nome di Elena Ferrante, soprattutto nel contesto del mercato anglosassone, lo stesso che poi produce quelle fiction stucchevoli in cui si vola in Italia per riscoprire l\u2019amore o s\u00e9 stessi. Proprio negli Stati Uniti, infatti, l\u2019uscita di Storia di chi fugge e di chi resta, il terzo volume della tetralogia, ha provocato una vera e propria Ferrante fever. Dopo oltre un decennio, la \u201cferrantinite\u201d non sembra essere passata, tanto che lo scorso anno il New York Times ha incoronato L\u2019amica geniale come miglior libro di questo secolo. Inserire Elena Ferrante all\u2019inizio di una riflessione sulla ricezione della letteratura italiana oltre confine rischia, per\u00f2, di risultare una scelta ambigua: il pericolo \u00e8 suggerire che sia stata accolta calorosamente proprio perch\u00e9 alimenta una visione parziale e troppo familiare del nostro Paese e questo non \u00e8 del tutto vero.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"22\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Certo, va riconosciuto che Elena e Lila, la loro vita nel rione, lo sfondo del Sud Italia, l\u2019infinita lotta per l\u2019emancipazione femminile in una societ\u00e0 conservatrice, l\u2019intreccio tra antico e moderno, sono senza ombra di dubbio alcune delle ragioni per cui questo libro \u00e8 stato accolto con grande calore all\u2019estero (ma anche in Italia, che non \u00e8 al riparo da esotizzazioni interne). Tuttavia va notato che L\u2019amica geniale \u00e8 un miracolo letterario: coniuga una scrittura forte con una grande leggibilit\u00e0, due aspetti che ne fanno un ottimo candidato per diventare un romanzo popolare. Quei personaggi straordinari e gli ambienti evocativi in cui si muovono posano poi su una struttura intellettuale cos\u00ec ricca da rendere i romanzi di Ferrante interpretabili su infiniti piani, dalla psicanalisi ai rapporti di classe e di genere. Insomma, quelli che paiono come stereotipi di una tradizione letteraria in Ferrante vengono demistificati e i luoghi comuni sovvertiti. Romanzi che riescono a lavorare su cos\u00ec tanti livelli, restando accessibili a tutti, sono davvero rari. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"23\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Se un po\u2019 dell\u2019interesse per la storia di Elena e Lila \u00e8 da spiegarsi con una certa passione per l\u2019Italia del Sud (non a caso in inglese la serie di quattro romanzi \u00e8 chiamata Neapolitan Quartet), \u00e8 proprio negli Stati Uniti che L\u2019amica geniale ha ricevuto attenzione e plauso della critica in gran misura pi\u00f9 positivi e soddisfacenti che in patria, dove Ferrante non ha vinto nessuno dei maggiori premi letterari. Un\u2019asimmetria simile, ma molto pi\u00f9 evidente, si \u00e8 avuta anche nel caso di Goliarda Sapienza: gi\u00e0 parzialmente pubblicato durante la vita dell\u2019autrice, L\u2019arte della gioia \u00e8 salito alla ribalta in Italia soltanto dopo essere diventato un caso editoriale in Francia nel 2005. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"24\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Quindi possiamo giusto sperare che i libri con le fattucchiere, i borghi che paiono presepi e la decadenza romana siano, perlomeno, raccontati bene? Be\u2019, \u00e8 vero che, pur con tutte le dovute postille, sono ancora questi i caratteri che paiono definire ci\u00f2 che \u00e8 \u201citaliano\u201d. I film di Sorrentino, in questo senso, sono esempi di come la celebrazione della \u201cgrande bellezza\u201d, anche quando accompagnata da ironia o sarcasmo, pu\u00f2 rappresentare una corsia preferenziale verso il cuore del pubblico straniero. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"25\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Tant\u2019\u00e8 che, malgrado o forse per calcoli di marketing, sono molti i titoli italiani che tradotti all\u2019estero vengono promossi proprio per la loro pi\u00f9 o meno profonda aderenza ai clich\u00e9. Anna Vollmer citava Michela Murgia tra le autrici che hanno subito questo trattamento, ma \u00e8 quasi impossibile leggere una recensione di Farewell, ghosts (Addio fantasmi) di Nadia Terranova senza trovare un riferimento a Elena Ferrante, e vale lo stesso per A girl returned (L\u2019Arminuta) di Donatella Di Pietrantonio. L\u2019edizione inglese di Camere separate di Pier Vittorio Tondelli \u00e8 stata pubblicata con una prefazione di Andr\u00e9 Aciman, autore del romanzo da cui Guadagnino ha tratto il film Chiamami col tuo nome, anche quello diventato emblema di una certa, lussuosa \u201cvita lenta\u201d italiana. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"26\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti in cui si traduce poco (una percentuale che si attesta tra il 3 e il 7 per cento di tutto il pubblicato) \u00e8 buona pratica provare ad affratellarsi con titoli e autori gi\u00e0 noti, per non rischiare di cadere nel nulla. Il pericolo, per\u00f2, \u00e8 quello individuato all\u2019inizio: scrivere (ma anche solo presentare) un libro come manifesto del realismo magico, del folklore polacco, della resilienza africana o del sud italiano. E persino ricorrere al giusto sponsor non \u00e8 garanzia di successo: neppure le celebrit\u00e0 riescono a fare da traino per altri nomi o a creare lo spazio per un apprezzamento pi\u00f9 profondo della letteratura di un altro Paese. A volte il pubblico vuole solo di pi\u00f9 della stessa cosa, che ormai \u00e8 diventata loro familiare: pi\u00f9 Kundera se sei ceco, pi\u00f9 Tokarczuk se sei polacco, e provate a farvi venire in mente il nome di un altro scrittore rumeno che non sia C\u0103rt\u0103rescu.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"27\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Questi discorsi, in ogni caso, valgono esclusivamente per la letteratura di finzione. Le cose per la saggistica in traduzione vanno molto peggio: come ricordava un agente letterario italiano di stanza a New York, la tendenza a cercare autori locali che trattino dei temi pi\u00f9 disparati \u2013 dall\u2019AI al cambiamento climatico e ai femminismi \u2013 \u00e8 stata solo amplificata dalla pandemia. Del resto, perch\u00e9 tradurre un libro di un autore straniero e sobbarcarsi una promozione non del tutto facile quando puoi far scrivere qualcuno che \u00e8 gi\u00e0 noto al tuo pubblico? Ci sono eccezioni come Carlo Rovelli che riescono a conquistare i mercati stranieri, ma rappresentano appunto l\u2019eccezione a un certo provincialismo che serpeggia negli ambienti editoriali. <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"28\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Non mancano, per\u00f2, gli spazi e le istituzioni che si fanno carico del difficile compito di promuovere la cultura italiana all\u2019estero, uscendo da questi paradigmi familiari. Il sito newitalianbooks, promosso da Treccani insieme a enti ministeriali, sostiene l\u2019editoria dirigendo il suo impegno verso agenti, traduttori e istituti di cultura italiani e stranieri. L\u2019IIC di Amburgo sponsorizza ogni anno la partecipazione di un esordiente al Festival europeo del romanzo d\u2019esordio a Kiel. Quello di New York organizza, insieme alla Federazione Unitaria Italiana Scrittori, il premio The Bridge, che finanzia le spese di traduzione di un libro italiano e di uno statunitense, di narrativa e di saggistica, da una lingua all\u2019altra, per favorire la comprensione reciproca e la diffusione della nostra lingua; con l\u2019iniziativa Multipli Forti si propone di costruire un ponte letterario invitando gli scrittori italiani oltreoceano a presentarsi a un nuovo pubblico.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"29\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">\u00abInsegno italiano negli Stati Uniti da dieci anni e mi sono accorto da subito che uno degli stereotipi pi\u00f9 grandi che ancora accompagna la percezione dell\u2019Italia \u00e8 l\u2019idea di un Paese da cartolina poco \u201caggiornato\u201d\u00bb, racconta Iuri Moscardi, che collabora all\u2019organizzazione della manifestazione. \u00abPenso per\u00f2 che le voci di autori e autrici come Michela Murgia, Walter Siti, Djarah Kan, Nadeesha Uyangoda, Giorgio Vasta, Emanuela Anechoum e Andrea Bajani abbiano mostrato l\u2019estrema ricchezza della nostra produzione contemporanea. Gli eventi di Multipli Forti coinvolgono persone che lavorano nell\u2019editoria e permettono anche ai non addetti ai lavori di incontrare direttamente autori e autrici, fatto per nulla scontato se consideriamo le bassissime percentuali di libri stranieri tradotti negli Usa\u00bb.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"30\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Crescono dunque gli italiani che escono dal circuito nazionale e che lo fanno senza il bisogno di personaggi che imbracciano una lupara. D\u2019altronde quando nel 2017 Francesco Pacifico ha tradotto in inglese il suo Class. Vite infelici di romani mantenuti a New York ha mostrato che il gioco delle proiezioni culturali non \u00e8 affatto univoco: se gli americani vanno in visibilio quando qualcuno scrive \u201cgelato\u201d e parla di Fellini nei romanzi italiani, i figli di pap\u00e0 romani si trasferiscono negli Stati Uniti per fare i lavori cool e vivere nei quartieri giusti. Leggere Class, in particolare in traduzione, mostra le ombre lunghe dei miti che faticano a morire, anche se poi New York sembra deludere tutti gli ingenui che sognano l\u2019America e la Roma di Pacifico, lontana dal centro, \u00e8 molto pi\u00f9 sporca, sudata e confusa di quanto si aspetterebbero oltreoceano. \u00abIl mio romanzo parla del loro provincialismo oltre che del nostro\u00bb, spiega. Quando gli faccio notare che Class fa ridere in inglese, ma disperare in originale, commenta che \u00abin inglese meni dal basso, mentre in italiano ti fa piangere perch\u00e9 parla delle velleit\u00e0\u00bb. Ho una conversazione simile con Vincenzo Latronico, incluso nella shortlist dell\u2019International Booker Prize 2025 con Le perfezioni, storia di una coppia di expat italiani a Berlino, scritto con un impianto \u00e0 la Perec: un perfetto romanzo europeo, insomma. \u00abVolevo raccontare un\u2019esperienza che fosse mia in quanto italiano, ma al contempo che uscisse dall\u2019Italia delle pizze e delle madonne\u00bb, racconta. Quando gli chiedo qual \u00e8 stata l\u2019accoglienza del libro, ora che \u00e8 pubblicato in gran parte d\u2019Europa e nel mondo anglosassone, mi risponde che lo ha sorpreso. Se in Italia il romanzo ha incontrato una reazione infastidita, simile a quella verso le aspirazioni poco modeste del libro di Pacifico, per i tedeschi la sua versione di Berlino \u00e8 piatta e priva di sfumature, \u00aba loro dire tipica di uno straniero\u00bb che non sa bene come raccontare la realt\u00e0 del loro Paese. A stupirlo per\u00f2, continua Latronico, non \u00e8 tanto questo, quanto il fatto che il pubblico del Regno Unito non sembra aver avuto gli stessi problemi di immedesimazione degli italiani. Lo ha visto accadere alle presentazioni: \u00abI lettori inglesi dicono \u201cparla di me\u201d e basta. E, pensa un po\u2019, un paio di pagine di meme lo usano come scorciatoia per identificare un certo tipo di persona. Mi sembra che tutto questo riveli qualcosa. Forse il pubblico inglese, meno sensibile alle differenze culturali perch\u00e9 si trova al centro e non alla periferia del sistema culturale, riesce a ignorare lo specifico sudeuropeo di cui scrivo e immedesimarsi pi\u00f9 facilmente?\u00bb.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"31\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Interrogativi comuni a chi ha vissuto a lungo all\u2019estero, come lo stesso Latronico, Chiara Barzini, Claudia Durastanti e Olga Campofreda, che abita ormai da tempo in Gran Bretagna. \u00abHo scritto Ragazze perbene interamente a Londra, ma \u00e8 ambientato in modo preponderante in Italia\u00bb, racconta. \u00abLa mia protagonista \u00e8, come me, una expat e degli expat porta con s\u00e9 lo sguardo straniato su un contesto che altrimenti sarebbe stato familiare. Se ci sono stereotipi, sono presentati con ironia, alcune tradizioni vengono criticate e messe in discussione, ma niente \u00e8 romanticizzato\u00bb. Se nel caso di La straniera di Durastanti la condizione di estraneit\u00e0 si fa molteplice, impigliata tra la provenienza statunitense, l\u2019infanzia lucana e l\u2019et\u00e0 adulta tra Londra e Roma, tanto da diventare quasi una questione esistenziale, viene da chiedersi se anche questi altri autori non vivano una simile incertezza rispetto a quale sia la loro vera madrepatria, almeno in campo letterario. Cosa vuol dire, infatti, scrivere un libro italiano quando cresciamo con continui riferimenti altri? \u00abMi sono formata come lettrice all\u2019inizio degli anni Duemila, quando si traducevano Zadie Smith, Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, ma anche David Foster Wallace, da cui la mia generazione ha imparato l\u2019ironia e una sfrenata libert\u00e0 rispetto a quello che la lingua pu\u00f2 fare sulla pagina scritta\u00bb, ricorda Campofreda. Non bisogna dimenticare che tanti degli scrittori citati \u2013 a cui si aggiunge Veronica Raimo, nominata all\u2019International Booker Prize del 2024 \u2013 sono anche traduttori dall\u2019inglese. \u00abMolti di noi si sono definiti in base o in opposizione a una miriade di scrittori anglofoni, da Joan Didion a Don De Lillo, da Susan Sontag a Stephen King\u00bb, chiosa Latronico. Difficile che questo non complichi il concetto di radici.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"32\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">La nozione stessa di letteratura nazionale sembra quindi farsi via via pi\u00f9 fumosa, per le affiliazioni tra autori di origini e Paesi diversi. Significa che stiamo salutando le patrie lettere per abbracciare una narrativa pi\u00f9 cosmopolita? Non proprio: a guardare bene pare che da questo mescolamento a uscirne vincitrice sia proprio la produzione in lingua inglese, sempre pi\u00f9 determinante in fatto di gusti e riferimenti. Questo dominio, che \u00e8 insieme economico e culturale, non coincide per\u00f2 con un momento di vera vitalit\u00e0 della letteratura anglofona. Basta leggere uno dei tanti romanzi americani dell\u2019anno per notare come anche i titoli incensati dalla critica siano sempre pi\u00f9 il risultato di corsi di scrittura creativa, oggetti lisci e inerti, scritti al riparo da sperimentalismi incauti. Si tratta di un\u2019influenza, dunque, dalla quale \u00e8 bene guardarsi, con buona pace del postmoderno.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"33\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">\u00c8 per\u00f2 un dato di fatto che siano proprio i premi e il mercato anglofoni a rivelarsi determinanti per il successo di autori internazionali: la notoriet\u00e0 della sudcoreana Han Kang, del norvegese Karl Ove Knausg\u00e5rd e della stessa Tokarczuk sono frutto di una lotteria imprevedibile della fama, influenzata da un mercato che tra l\u2019altro, come abbiamo visto, traduce ben poco.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"34\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">L\u2019emersione di questi nomi, in ogni caso, non \u00e8 casuale, ma piuttosto l\u2019effetto secondario di un mercato editoriale cos\u00ec tanto centrato su un\u2019unica lingua che ha finito per rendere la letteratura in traduzione un genere tutto suo, diretto magari a palati pi\u00f9 raffinati. Campofreda racconta di essersene accorta di recente parlando con una donna inglese che stava organizzando un book club e voleva inserire in programma anche qualcosa \u201cin traduzione\u201d, un\u2019etichetta che ha tanto senso quanto quella di \u201cworld music\u201d.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"35\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Nonostante i premi, le traduzioni e gli articoli sulle riviste di critica, pare proprio che sia difficile per la letteratura italiana, ma non solo, scrollarsi di dosso quell\u2019aria un po\u2019 esotica, che non cessa di esistere neppure quando il mercato editoriale riscopre nomi poco frequentati. E cos\u00ec tocca vedere Fleur Jaeggy essere definita una \u201csad european girl\u201d, salvo non essere pi\u00f9 tanto una ragazza, ma vaglielo a dire. Tuttavia, recuperi come questo o quelli di Alba de C\u00e9spedes e Sibilla Aleramo possono forse collaborare a creare un immaginario pi\u00f9 complesso e articolato della nostra narrativa. Almeno cos\u00ec crede Campofreda, che ha voluto le ultime due come protagoniste del Literary Club di Miu Miu: \u00abAiutano ad accedere a un grado di autenticit\u00e0 superiore, che ci libera dallo stereotipo e dall\u2019eccessiva romanticizzazione di un\u2019epoca e delle sue protagoniste\u00bb.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"36\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Che siano romanziere del primo Novecento o scrittori contemporanei che vivono in una grande capitale, emergere in un mondo editoriale cos\u00ec interrelato e globale resta un\u2019ardua impresa, soprattutto se si vogliono evitare i clich\u00e9 e le ambientazioni stilizzate. La nuova generazione di autori italiani sembra consapevole dei limiti della rappresentazione. \u00c8 abbastanza per sfuggire alle sue trappole?<\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"37\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Interrogativi comuni a chi ha vissuto a lungo all\u2019estero, come lo stesso Latronico, Chiara Barzini, Claudia Durastanti e Olga Campofreda, che abita ormai da tempo in Gran Bretagna. \u00abHo scritto Ragazze perbene interamente a Londra, ma \u00e8 ambientato in modo preponderante in Italia\u00bb, racconta. \u00abLa mia protagonista \u00e8, come me, una expat e degli expat porta con s\u00e9 lo sguardo straniato su un contesto che altrimenti sarebbe stato familiare. Se ci sono stereotipi, sono presentati con ironia, alcune tradizioni vengono criticate e messe in discussione, ma niente \u00e8 romanticizzato\u00bb. Se nel caso di La straniera di Durastanti la condizione di estraneit\u00e0 si fa molteplice, impigliata tra la provenienza statunitense, l\u2019infanzia lucana e l\u2019et\u00e0 adulta tra Londra e Roma, tanto da diventare quasi una questione esistenziale, viene da chiedersi se anche questi altri autori non vivano una simile incertezza rispetto a quale sia la loro vera madrepatria, almeno in campo letterario. Cosa vuol dire, infatti, scrivere un libro italiano quando cresciamo con continui riferimenti altri? \u00abMi sono formata come lettrice all\u2019inizio degli anni Duemila, quando si traducevano Zadie Smith, Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, ma anche David Foster Wallace, da cui la mia generazione ha imparato l\u2019ironia e una sfrenata libert\u00e0 rispetto a quello che la lingua pu\u00f2 fare sulla pagina scritta\u00bb, ricorda Campofreda. Non bisogna dimenticare che tanti degli scrittori citati \u2013 a cui si aggiunge Veronica Raimo, nominata all\u2019International Booker Prize del 2024 \u2013 sono anche traduttori dall\u2019inglese. \u00abMolti di noi si sono definiti in base o in opposizione a una miriade di scrittori anglofoni, da Joan Didion a Don De Lillo, da Susan Sontag a Stephen King\u00bb, chiosa Latronico. Difficile che questo non complichi il concetto di radici.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"38\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">La nozione stessa di letteratura nazionale sembra quindi farsi via via pi\u00f9 fumosa, per le affiliazioni tra autori di origini e Paesi diversi. Significa che stiamo salutando le patrie lettere per abbracciare una narrativa pi\u00f9 cosmopolita? Non proprio: a guardare bene pare che da questo mescolamento a uscirne vincitrice sia proprio la produzione in lingua inglese, sempre pi\u00f9 determinante in fatto di gusti e riferimenti. Questo dominio, che \u00e8 insieme economico e culturale, non coincide per\u00f2 con un momento di vera vitalit\u00e0 della letteratura anglofona. Basta leggere uno dei tanti romanzi americani dell\u2019anno per notare come anche i titoli incensati dalla critica siano sempre pi\u00f9 il risultato di corsi di scrittura creativa, oggetti lisci e inerti, scritti al riparo da sperimentalismi incauti. Si tratta di un\u2019influenza, dunque, dalla quale \u00e8 bene guardarsi, con buona pace del postmoderno.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"39\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">\u00c8 per\u00f2 un dato di fatto che siano proprio i premi e il mercato anglofoni a rivelarsi determinanti per il successo di autori internazionali: la notoriet\u00e0 della sudcoreana Han Kang, del norvegese Karl Ove Knausg\u00e5rd e della stessa Tokarczuk sono frutto di una lotteria imprevedibile della fama, influenzata da un mercato che tra l\u2019altro, come abbiamo visto, traduce ben poco.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"40\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">L\u2019emersione di questi nomi, in ogni caso, non \u00e8 casuale, ma piuttosto l\u2019effetto secondario di un mercato editoriale cos\u00ec tanto centrato su un\u2019unica lingua che ha finito per rendere la letteratura in traduzione un genere tutto suo, diretto magari a palati pi\u00f9 raffinati. Campofreda racconta di essersene accorta di recente parlando con una donna inglese che stava organizzando un book club e voleva inserire in programma anche qualcosa \u201cin traduzione\u201d, un\u2019etichetta che ha tanto senso quanto quella di \u201cworld music\u201d.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"41\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Nonostante i premi, le traduzioni e gli articoli sulle riviste di critica, pare proprio che sia difficile per la letteratura italiana, ma non solo, scrollarsi di dosso quell\u2019aria un po\u2019 esotica, che non cessa di esistere neppure quando il mercato editoriale riscopre nomi poco frequentati. E cos\u00ec tocca vedere Fleur Jaeggy essere definita una \u201csad european girl\u201d, salvo non essere pi\u00f9 tanto una ragazza, ma vaglielo a dire. Tuttavia, recuperi come questo o quelli di Alba de C\u00e9spedes e Sibilla Aleramo possono forse collaborare a creare un immaginario pi\u00f9 complesso e articolato della nostra narrativa. Almeno cos\u00ec crede Campofreda, che ha voluto le ultime due come protagoniste del Literary Club di Miu Miu: \u00abAiutano ad accedere a un grado di autenticit\u00e0 superiore, che ci libera dallo stereotipo e dall\u2019eccessiva romanticizzazione di un\u2019epoca e delle sue protagoniste\u00bb.  <\/p>\n<p data-journey-content=\"true\" data-node-id=\"42\" class=\"css-i9p093 emevuu60\">Che siano romanziere del primo Novecento o scrittori contemporanei che vivono in una grande capitale, emergere in un mondo editoriale cos\u00ec interrelato e globale resta un\u2019ardua impresa, soprattutto se si vogliono evitare i clich\u00e9 e le ambientazioni stilizzate. La nuova generazione di autori italiani sembra consapevole dei limiti della rappresentazione. \u00c8 abbastanza per sfuggire alle sue trappole?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Riuscir\u00e0 ad aprire definitivamente il mercato editoriale globale a quella letteratura nazionale che sfugge alle rappresentazioni stereotipate, aggiornando&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":82487,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,5741,60676,46241,203,204,1537,90,89,1609,619,60675],"class_list":{"0":"post-82486","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-content-type-default","10":"tag-contentid-6cb8775d-7634-4117-8093-88b7f99d2285","11":"tag-displaytype-long-form-article","12":"tag-entertainment","13":"tag-intrattenimento","14":"tag-it","15":"tag-italia","16":"tag-italy","17":"tag-libri","18":"tag-locale-it","19":"tag-shorttitle-litalia-tradotta-in-cliche"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82486","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=82486"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/82486\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/82487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=82486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=82486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=82486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}