{"id":83888,"date":"2025-09-02T19:39:08","date_gmt":"2025-09-02T19:39:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/83888\/"},"modified":"2025-09-02T19:39:08","modified_gmt":"2025-09-02T19:39:08","slug":"danneggia-lauto-di-un-collega-licenziato-ma-la-cassazione-dice-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/83888\/","title":{"rendered":"Danneggia l\u2019auto di un collega, licenziato. Ma la Cassazione dice no"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 un atto di vandalismo contro un collega costare il posto di lavoro? A prima vista sembrerebbe di s\u00ec, ma la Corte di Cassazione la pensa diversamente. Con la sentenza n. 22593\/2025 i giudici di piazza Cavour hanno sorpreso molti datori di lavoro: il dipendente che aveva <strong>sputato e preso a calci l\u2019auto di un collega<\/strong> non poteva essere licenziato. Per la Suprema Corte il gesto resta rozzo e censurabile, ma non abbastanza da giustificare la massima sanzione disciplinare.<\/p>\n<p>Il gesto nel parcheggio e il primo verdetto<\/p>\n<p>Tutto nasce in un parcheggio aziendale. Un dipendente, appena arrivato, scende dall\u2019auto su cui viaggiava e, spinto dalla rabbia, sputa sulla macchina di un collega e colpisce con un calcio lo specchietto laterale, staccandolo e portandolo via.<br \/>Un episodio che non passa inosservato: l\u2019azienda lo viene a sapere e avvia subito un procedimento disciplinare, scegliendo la via pi\u00f9 dura, il licenziamento. Il lavoratore per\u00f2 non ci sta e si rivolge al <strong>giudice<\/strong>. In primo grado ottiene <strong>ragione<\/strong>: per il tribunale il gesto era punibile, ma solo con una multa o una sospensione, come previsto dall\u2019articolo 53 del Ccnl gomma-plastica.<\/p>\n<p>L\u2019appello: s\u00ec al licenziamento<\/p>\n<p>La partita continua in appello e qui arriva il ribaltamento. Il giudice di secondo grado ritiene che quel calcio allo specchietto costituisca una grave violazione della disciplina aziendale, un <strong>atto incivile <\/strong>che mina i rapporti sul lavoro. Di conseguenza, il licenziamento viene ritenuto legittimo, richiamando l\u2019articolo 54 del contratto collettivo, che prevede l\u2019espulsione per le infrazioni pi\u00f9 gravi o per comportamenti che arrecano nocumento morale o materiale all\u2019azienda.<\/p>\n<p>Il licenziamento annullato<\/p>\n<p>Il colpo di scena arriva per\u00f2 in Cassazione. Per la Suprema Corte, il <strong>gesto<\/strong> \u2013 per quanto deplorevole \u2013 non era collegato direttamente allo svolgimento delle mansioni lavorative, visto che era avvenuto fuori dall\u2019orario di lavoro.<br \/>I giudici hanno sottolineato che lo stesso contratto collettivo prevede sanzioni conservative, e che la gravit\u00e0 di un comportamento non basta a trasformarle automaticamente in licenziamento. Risultato: annullata la decisione d\u2019appello e licenziamento considerato sproporzionato.<\/p>\n<p>Un precedente che fa discutere<\/p>\n<p>La sentenza apre una riflessione: un atto vandalico in azienda non comporta necessariamente la perdita del posto, se manca il collegamento diretto con il lavoro. Resta per\u00f2 il tema della fiducia tra datore e dipendente, che un episodio simile non pu\u00f2 non incrinare.\n<\/p>\n<p> Il verdetto mette in luce<strong> l\u2019incertezza delle regole<\/strong>: clausole contrattuali generiche e una normativa sul licenziamento stratificata rendono difficile prevedere con chiarezza l\u2019esito dei contenziosi. Da qui la richiesta, sempre pi\u00f9 pressante, di un intervento legislativo organico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pu\u00f2 un atto di vandalismo contro un collega costare il posto di lavoro? 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