{"id":84004,"date":"2025-09-02T20:51:25","date_gmt":"2025-09-02T20:51:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/84004\/"},"modified":"2025-09-02T20:51:25","modified_gmt":"2025-09-02T20:51:25","slug":"lo-scandalo-del-cubo-nero-nello-skyline-di-firenze-e-il-simbolo-di-una-criticita-ben-piu-ampia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/84004\/","title":{"rendered":"Lo \u00abscandalo\u00bb del cubo nero nello skyline di Firenze \u00e8 il simbolo di una criticit\u00e0 ben pi\u00f9 ampia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Da giorni sulla stampa, prima cittadina poi nazionale, e sui social, rimbalza la polemica sul \u00abcubo\u00bb brunito che svetta nello skyline del centro storico, nell\u2019area dell\u2019ex Teatro Comunale in Corso Italia, un tempo sede del \u00abMaggio Musicale Fiorentino\u00bb.<\/strong> Polemiche che hanno portato ad aprire una inchiesta in Procura per approfondire se siano state violate norme edilizie e urbanistiche, anche se al momento non vi sono indagati o ipotesi di reato ed \u00e8 molto probabile che tutto si risolva in una bolla di sapone. Tanto rumore forse per nulla, ma che solleva molti quesiti di pi\u00f9 ampia portata in una citt\u00e0 messa a dura prova dall\u2019overtourism e da investimenti stranieri che, se da un lato dovrebbero portare ricchezza, dall\u2019altro spingono ai margini gli abitanti meno facoltosi e gli studenti \u2018fuori sede\u2019, stravolgendo il tessuto estetico e sociale; va tuttavia precisato che il quartiere in cui sorge il cubo \u00e8 residenziale, con prezzi al mq comunque alti.<\/p>\n<p>Il cubo, che supera in altezza gli edifici circostanti ed \u00e8 visibile da varie parti della citt\u00e0, (ma senza in questo alterare quanto previsto dal progetto iniziale) ha colori scuri e materiali giudicati in forte contrasto con le architetture vicine. Il progetto incriminato risale al 2013, quando la giunta guidata dall\u2019allora sindaco<strong> Matteo Renzi <\/strong>decise, una volta inaugurato e reso operativo il nuovo \u00abTeatro dell\u2019Opera\u00bb (che avrebbe rimpiazzato il Teatro Comunale), di destinare la vecchia struttura (ottocentesca ma con aggiunta di interventi successivi) a scopo residenziale ricettivo, con alcuni limiti, tra cui quello di conservare la facciata originale, di non superare l\u2019altezza della torre scenica del precedente edificio (30 metri circa) e di ridurre la superficie costruita da 21 a 18mila mq. Il progetto del 2018 prevedeva tre edifici e una strada interna, ed \u00e8 proprio il colore brunito di uno dei tre a rappresentare oggi la pietra dello scandalo.<\/p>\n<p>La \u00abCassa Depositi e Prestiti\u00bb che aveva acquistato l\u2019ex Teatro, messo in vendita dal Comune per 23 milioni di euro dopo due aste andate a vuoto, era riuscita nel 2020, a rivenderlo, a poco pi\u00f9 della met\u00e0 del valore, alla \u00abBlue Noble\u00bb e \u00abHines\u00bb, due societ\u00e0 internazionali che si occupano di immobiliare e che avrebbero infatti deciso di destinare gli edifici a appartamenti in vendita o ad affitti. Da qui parte lo \u2018scaricabarile\u2019 delle responsabilit\u00e0, perch\u00e9 la Soprintendenza, al cui vertice era all\u2019epoca Andrea Pessina, aveva dato parere positivo al progetto, compreso il colore e il materiale ora incriminati. Come sempre avviene in questi casi, i pareri oggi divergono, tra chi grida allo scandalo per gli orrori permessi, cercando i responsabili, e chi afferma invece che Firenze sempre osteggi il \u2018nuovo\u2019 a priori, per eccesivo conservatorismo. Questa seconda accusa troverebbe giustificazione nella bocciatura del progetto di Arata Isozaki, pur vincitore di un concorso internazionale, per l\u2019uscita della Galleria degli Uffizi, mai realizzata.<\/p>\n<p><strong>Al di l\u00e0 delle diatribe cittadine e del riflesso mediatico, il cubo non \u00e8 che una testimonianza di una criticit\u00e0 innegabile ben pi\u00f9 ampia, che riguarda, al di l\u00e0 dei singoli casi, la modalit\u00e0 con la quale gli enti, non solo fiorentini, attuano i propri controlli, per cui avviene che la Soprintendenza si pronunci magari sull\u2019intonaco, ma non si accorga, per esempio, di un \u2018fuori scala\u2019.<\/strong><\/p>\n<p>Il Cubo rientra nel \u00abRegolamento urbanistico\u00bb adottato dal Comune di Firenze nel 2014 che prevede di non costruire \u00abun mattone in pi\u00f9\u00bb, puntando alla riqualificazione e recupero del patrimonio esistente, circa 750.000 mq. \u00abTanto per dare un ordine di misura, spiega l\u2019architetto Piero Baroni, se ci vogliono circa 2000,00 \u20ac\/mq ci\u00f2 corrisponde a una cifra di circa 1.500.000.000 euro, una cifra colossale che fa gola a tutti gli operatori economici e imprese, con un\u2019attrattiva che oltrepassa i nostri confini italiani e che coinvolge quindi investimenti oltreoceano, anche asiatici e fondi internazionali\u00bb. Come sottolinea Baroni \u00abtutto avviene senza un\u2019idea di citt\u00e0 ed un disegno che indichi funzioni collettive e private nei contenitori da recuperare; i pochi interventi collettivi di rilevanza sono sul sistema infrastrutturale (TAV e tramvia, anche se rimane in sospeso il tema della tangenziale a NORD). Gran parte di questi contenitori appartiene a banche locali o a scala nazionale ad enti pubblici e privati; ciascuno immette sul mercato nazionale ed internazionale il suo contenitore proponendo una nuova destinazione d\u2019uso permessa dal Regolamento urbanistica che privilegia il ricettivo rispetto a funzioni collettive\u00bb.<\/p>\n<p>Alcuni contenitori pubblici sono quindi ceduti direttamente dall\u2019ente (vedi in questo caso il Comune di Firenze) a Cassa Depositi e Prestiti (\u00e8 la nuova IRI) che li valorizza progettualmente e li immette sul mercato delle aste internazionali (come appunto per l\u2019ex Teatro Comunale di Firenze); in alcuni casi grandi contenitori come il complesso di Sant\u2019 Orsola (il cui proprietario era il Demanio) sono oggetto di scambio con la \u00abCitt\u00e0 Metropolitana di Firenze\u00bb, che l\u2019acquisisce cedendo gli edifici della Facolt\u00e0 di Agraria delle Cascine di propriet\u00e0 comunale:<strong> un\u2019operazione positiva in questo caso, perch\u00e9 ha destinato a funzioni collettive un contenitore all\u2019interno del centro storico. In altri casi invece \u00e8 direttamente il Demanio a vendere, per esempio l\u2019Ospedale di San Gallo, la Scuola di Sanit\u00e0 a Costa San Giorgio, il complesso di Monte Oliveto, la Manifattura Tabacch<\/strong>i. \u00abLa politica \u00e8 debole, precisa ancora Baroni, ed \u00e8 di conseguenza dipendente da queste lobby economiche; a ci\u00f2 si aggiunge l\u2019assenza dell\u2019intellettuale militante e di docenti universitari di grande fama che molto spesso hanno svolto in passato, almeno fino alla fine degli anni Novanta [si pensi alla riconversione pubblica dell\u2019area del complesso delle Murate] un\u2019attivit\u00e0 critica di controllo e di elevata qualit\u00e0. Per superare gli ostacoli della Soprintendenza, Commissioni Paesaggistiche, opinione pubblica, gli operatori economici si rivolgono alle \u201carchistar\u201d che garantiscono riconoscibilit\u00e0 ed una maggiore attenzione da parte dei soggetti istituzionali di controllo\u00bb.<\/p>\n<p>Il \u00abcubo\u00bb dello scandalo va dunque inserito in questo quadro istituzionale. La decisione della Soprintendenza di imporre il mantenimento della facciata del vecchio Politeama, teatro di cui non \u00e8 rimasto pi\u00f9 niente dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, si era rivelata gi\u00e0 \u00abun\u2019operazione di tutela debole, nota Baroni: se proprio si voleva tutelarlo, era necessario imporre il vincolo su tutta la struttura. Il risultato \u00e8 invece, ora, una quinta con sul retro un edificio contemporaneo: questo tipo di interventi si realizzavano negli anni \u201980, un post moderno, d\u00e9j\u00e0-vu!\u00bb I nuovi progettisti degli acquirenti, uno studio milanese, seguono il progetto iniziale firmato Archea ed il risultato \u00e8 quello che vediamo oggi, dove l\u2019errore non sta tanto nel metallo brunito scelto ma nel generale approccio metodologico: se la facciata su via Solferino \u00e8 accettabile, pur con un gioco di pieni e vuoti marcato da grandi infissi metallo scuro con vetri a specchio abbastanza discutibili, \u00abci\u00f2 che appare inusuale e inaccettabile \u00e8 il corpo superiore del prospetto ottocentesco su Corso Italia, trattato con una facciata continua con vetro riflettente che ricorda certi uffici direzionali delle aree periferiche; a questo si aggiungono i prospetti interni della via interna e quelli superiori delle torri \u201cfamosi cubi neri\u201d interne rivestiti in lamiera brunita tipo bronzo di qualit\u00e0 e dettagli architettonici non elevati. Questo edificio, conclude Baroni, \u00e8 purtroppo la rappresentazione materiale di un\u2019incapacit\u00e0 collettiva di creare identit\u00e0 architettonica; ritengo che tutti siano coinvolti con le loro responsabilit\u00e0 non penali ma culturali in questa sconfitta. Pertanto, la querelle estiva sul cubo nero o la scelta chiaro o pi\u00f9 scuro \u00e8 del tutto ininfluente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lunga sarebbe la lista delle incongruenze in materia di vincoli e di permessi: basti ricordare che, a poche centinaia di metri, dall\u2019ex Teatro Comunale, la stessa Soprintendenza ha vietato<\/strong>, ritenendole lesive al decoro, le pensiline alle fermate della tramvia, obbligando gli utenti a sostare sotto il sole estivo o le intemperie invernali. Impedimenti che vengono posti anche a chiunque chieda di aprire una finestrella sui tetti del centro storico, intervento visibile solo ai droni o a chi sorvoli Firenze in elicottero a bassa quota!. Eppure, invece, chi attraversa la bellissima zona di campagna suburbana a sud della citt\u00e0 potr\u00e0 imbattersi nel faraonico e totalmente fuori scala progetto del \u00abRocco B. Commisso\u00bb Viola Park, noto semplicemente come Viola Park, centro sportivo di Bagno a Ripoli, di propriet\u00e0 della societ\u00e0 calcistica italiana ACF Fiorentina, realizzato in un\u2019area rurale con vincolo paesaggistico, ma per la quale poi \u00e8 stata richiesta, e concessa, la variante del piano regolatore\u2026.<\/p>\n<p>Resta l\u2019amarezza di notare che Firenze, a differenza di altre citt\u00e0 europee, pur avendo vantato nel Rinascimento un primato nell\u2019architettura, non abbia oggi una visione complessiva della contemporaneit\u00e0. Quando l\u2019architetto Giuseppe Poggi abbatt\u00e9 negli anni Sessanta del XIX secolo le mura di Firenze per costruire i viali di circonvallazione sul modello parigino dei boulevards del barone Haussmann, ugualmente le critiche furono feroci, come d\u2019altronde lo erano state quelle dei parigini contro Haussmann (Baudelaire nei \u00abFiori del male\u00bb esclama \u00abpalais neufs, \u00e9chafaudages, blocs, vieux faubourgs, tout pour moi devient all\u00e9gorie!\u00bb). Tuttavia, in quei casi c\u2019era un disegno urbanistico d\u2019insieme, legato, per Firenze, alla decisione di rendere la citt\u00e0, nel 1865, capitale del nuovo regno (lo sar\u00e0 solo fino al 1870). Ora il<strong> volto di Firenze <\/strong>va invece mutando tramite iniziative singole e slegate che, se da un lato arricchiscono le casse comunali in crisi, dall\u2019altro si prestano pi\u00f9 facilmente a polemiche, rinforzando l\u2019idea, un po\u2019 facile se affrontata in modo generico, di un passatismo rest\u00eco ad ogni trasformazione, quando il problema risiede altrove, nella questione dell\u2019 identit\u00e0 cittadina e nei servizi offerti ai suoi abitanti.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da giorni sulla stampa, prima cittadina poi nazionale, e sui social, rimbalza la polemica sul \u00abcubo\u00bb brunito che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":80355,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-84004","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84004","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=84004"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/84004\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/80355"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=84004"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=84004"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=84004"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}