{"id":84445,"date":"2025-09-03T02:17:11","date_gmt":"2025-09-03T02:17:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/84445\/"},"modified":"2025-09-03T02:17:11","modified_gmt":"2025-09-03T02:17:11","slug":"luigi-ghirri-uno-sguardo-filosofico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/84445\/","title":{"rendered":"Luigi Ghirri: uno sguardo filosofico"},"content":{"rendered":"<p>Ecco Luigi Ghirri come non l\u2019abbiamo mai visto, anche se in realt\u00e0 l\u2019abbiamo sempre guardato cos\u00ec. Ha ragione Riccardo Panattoni, le fotografie di Ghirri ci sembra di averle gi\u00e0 viste e ogni volta ci appaiono diverse, non ci si stanca mai di guardarle, hanno un fascino che cattura tutti e sembra non esaurirsi mai. Paiono tutte simili, ma ci catturano una ad una, come se Ghirri avesse un occhio infallibile e il mondo fosse in posa per lui, gi\u00e0 pronto per essere fotografato, ma solo per lui, solo lui lo sapeva vedere cos\u00ec. Vedeva e scattava. Un occhio sempre all\u2019erta, come se non potesse vivere senza cogliere ancora un\u2019immagine e ancora. Insomma uno sguardo, di cui Ghirri ci ha saputo restituire il senso e la \u201cpotenza\u201d \u2013 come titola il libro di Panattoni (<a href=\"https:\/\/www.marsilioarte.it\/prodotti\/la-potenza-dello-sguardo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La potenza dello sguardo. Sulla fotografia di Luigi Ghirri<\/a>, Marsilio, Venezia 2025). O forse ce l\u2019ha restituita Panattoni? Fare \u201cdi ci\u00f2 che ci circonda un incontro per lo sguardo\u201d, \u201cuna rivelazione del quotidiano, di ci\u00f2 che apparentemente ci si manifesta come la nostra vita comunque\u201d. Perch\u00e9 la fotografia, vista in questo modo, \u00e8 come la vita stessa. L\u2019esatto opposto del perturbante, ha scritto Ghirri stesso.<\/p>\n<p>\u201cCome pensare per immagini\u201d sta scritto sul giornale abbandonato sul selciato della strada e immortalato da Ghirri. Sembra una formula lampante ma \u00e8 tutta da decifrare. Innanzitutto \u201cpensare\u201d. Panattoni \u00e8 un filosofo che ha messo l\u2019immagine al centro del proprio pensiero da decenni, che significa non tanto argomentare attraverso le immagini come esempi o spunti, ma interrogare il pensiero, la filosofia stessa, attraverso l\u2019immagine. E di pi\u00f9 ancora, intrecciare pensiero, immagine e vita, \u201cdare forma all\u2019abitare dello sguardo, all\u2019abitare la vita\u201d, scrive. Questo \u00e8 lo \u201csguardo\u201d, che la fotografia ha fatto emergere per le sue caratteristiche intrinseche e in particolare nel suo utilizzo artistico, come \u201cmedium\u201d, come si usa dire.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"jh\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"73fdd8dc-2e18-4520-b36e-208753ef7621\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1 Roma, 1978.jpeg\" width=\"505\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nRoma, 1978.<\/p>\n<p>\u201cLe fotografie di Ghirri hanno questa forza segreta: appena le si vede appaiono indimenticabili, senza che raffigurino niente di straordinario, semmai esattamente il contrario. Le sue fotografie, nella loro sofisticata semplicit\u00e0, rimangono aperte alla potenza dello sguardo: la loro visione anticipa il momento del nostro stesso vederle, come se non fosse mai stato un primo momento che ce le abbia fatte incontrare, ma come le avessimo gi\u00e0 attese, come fossero gi\u00e0 state l\u00ec per noi, per farci presente il modo in cui gi\u00e0 guardiamo il mondo\u201d. O ancora: ci fanno sentire \u201cil nostro sguardo come fosse esattamente il suo: come se quella singola fotografia fosse la fotografia che avevamo bisogno di scattare anche noi, chiudendo per un attimo gli occhi su quella determinata visione\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec? Non l\u2019abbiamo sempre pensato, senza riuscire a formularlo? Panattoni lo fa, libero dagli schemi della storia e critica della fotografia, e ne tira le conseguenze estetiche e filosofiche. Gli spunti sono infiniti, perch\u00e9 la visione \u00e8 ampia e profonda, l\u2019argomentazione ricca e puntigliosa. Naturalmente c\u2019\u00e8 un taglio deciso, una posizione. Si potrebbe sintetizzare secondo i famosi termini di Barthes: niente studium, niente documento \u2013 e tutta la questione del \u201cpaesaggio italiano\u201d passa in secondo piano \u2013, ma anche nessun punctum nelle fotografie di Ghirri. Piuttosto sono come degli haiku, uno sguardo vivo, puro momento visivo, o come il sogno, o la memoria, con tutti i risvolti del loro funzionamento, preso naturalmente nella dialettica con la cecit\u00e0, la metafora, la coscienza, l\u2019oblio. Panattoni evidenzia giustamente che nelle immagini di Ghirri \u201cnon c\u2019\u00e8 mai niente di effettivamente mortifero o nostalgico\u201d, caratteri tanto spesso detti intrinseci della fotografia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"220dbf24-b9ad-488e-b948-614b7c9ecc94\" height=\"348\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4 Natura morta, 1979.jpg\" width=\"450\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nNatura morta, 1979.<\/p>\n<p>Per restare a Barthes, Panattoni le lega piuttosto alla nuance, \u201cuna sfumatura, una leggera variazione che sembra andare incontro a chi guarda un\u2019immagine o legge un haiku, un tipo di emozione che non pu\u00f2 essere catturata in semplici descrizioni binarie, una sorta di sottigliezza\u201d. Anche questo \u00e8 caratteristico di Ghirri a cui tutti dobbiamo aver pensato guardando le sue immagini, che \u201cnon ci spinge mai verso delle considerazioni di tipo riflessivo, quanto piuttosto a soffermarci sulla sorpresa di essere posti di fronte a un accadimento\u201d. E al tempo stesso questo accadimento non \u00e8 un evento, ma una peculiare sospensione del tempo: \u201cun attimo di esistenza allo stato puro, un battito di ciglia sul tempo in cui una vita si perde nel paesaggio che la circonda e fissa quella perdita in immagine: come se fosse un paesaggio dell\u2019anima\u201d \u2013 \u201ccome apparisse al mondo per la prima volta e questa prima volta come fosse nel medesimo tempo anche l\u2019ultima: due momenti che nell\u2019immagine rimangono per sempre fissati insieme, ma senza che trovino tra di loro una possibile sintesi unitaria. Questo \u00e8 il segreto, avvincente e struggente al tempo stesso, che le fotografie di Ghirri mettono in chiara evidenza, dando a chi le guarda un profondo sentimento di pace e d\u2019inquietudine, come se stesse sempre per accadere qualcosa e tutto fosse ormai gi\u00e0 definitivamente accaduto\u201d.<\/p>\n<p>Come ottiene questo effetto Ghirri? Non attraverso dei soggetti dimostrativi n\u00e9 delle forme autoriflessive, bens\u00ec attraverso quelle che ha chiamato \u201cinquadrature naturali\u201d. \u00c8 la \u201cnaturalezza\u201d la chiave, salvo vedere come la si intende. Detto tra parentesi, potrebbe anche essere una chiave interpretativa di tutta una serie di fotografi italiani, bench\u00e9 diversi tra loro: si pensi a Mario Dondero, a certi neorealisti, anche a quella che \u00e8 diventata ahim\u00e8 una maniera di giovani fotografi che puntano sulla diaristica. In che cosa consistono? In quelle inquadrature che sembrano coincidere con il nostro sguardo, o meglio \u201cdei ritagli nei quali il nostro sguardo \u00e8 guidato e orientato: si tratta di riconoscere quei contorni nel momento in cui si decide di fissarli in un\u2019immagine\u201d. Cos\u00ec Ghirri sembra trovare l\u2019immagine gi\u00e0 fatta nella realt\u00e0. Non \u00e8 la scenetta o il \u201cmomento decisivo\u201d che tanti amatori credono di trovare e scattano, direi, pensando a Cartier-Bresson piuttosto che alla realt\u00e0, allo sguardo, alla vita. \u00c8 bens\u00ec un\u2019immagine soglia \u2013 Panattoni ricorda la famosa fotografia del cancello aperto \u2013, \u201cun punto in cui esterno e interno per un istante non cessano mai di permanere l\u2019uno nell\u2019altro. Per questo le fotografie di Ghirri ci appaiono perennemente aperte verso se stesse, rivelandosi cos\u00ec come degli indecidibili luoghi di attesa\u201d. E si pensi sempre che l\u2019immagine \u00e8 insieme spazio e tempo, dunque, riporta la soglia al tempo: \u201cle sue fotografie non si presentano come un tentativo di negare artificialmente il tempo, di creare delle immagini eterne, ma permettono l\u2019esperienza percettiva di una fuoriuscita dal tempo nel tempo, consentono il continuo riattraversamento di una stratificazione temporale in cui la vita rimane avvinta in se stessa\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"afaf6d30-1076-4193-94fd-3109d036b887\" height=\"489\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/2 Formigine, 1985._0.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFormigine, 1985.<\/p>\n<p>Le distinzioni sono sottili ma fondamentali. Ce n\u2019\u00e8 davvero per tutti, \u00e8 quanto dobbiamo apprendere dai filosofi. E questo \u00e8 solo il nocciolo introduttivo del libro di Panattoni. Gli argomenti e i riferimenti, alle fotografie di Ghirri ma anche ad altro, al cinema per esempio, altra passione filosofica di Panattoni: si pensi al fotografo di Perfect days di Wim Wenders che ha affascinato tutti. C\u2019\u00e8 qualcosa di orientale in Ghirri? Ci si \u00e8 mai pensato? Ma non stiamo a elencarli perch\u00e9 rischiano sempre di inquadrare, non \u201cnaturalmente\u201d, se mi si permette la battuta, mentre Panattoni procede per una sua strada personale il cui ambito e percorso e la cui coerenza e sviluppo sono misurabili nei suoi diversi libri e scritti, nell\u2019attivit\u00e0 che lo vede promotore di gruppi di studio, di riviste e di collane editoriali. Ghirri \u00e8 stato un autore su cui ha lavorato molto, basti pensare alle mostre e relativi testi in catalogo nei primi dieci anni della manifestazione \u201cFotografia Europea\u201d di Reggio Emilia, di cui era consulente.<\/p>\n<p>Lungo i capitoli del libro richiama e analizza diverse fotografie specifiche e richiama passi tratti dai testi di Ghirri, tanto acuto da apparire insostituibile anche come analista di se stesso, salvo rileggere in chiave nuova. Questa chiave di Panattoni la scandisco con i titoli dei capitoli del libro che si dispiega in \u201cabitare lo sguardo\u201d, \u201cabitare il tempo\u201d, \u201cabitare gli incontri\u201d, \u201cabitare le immagini\u201d. Traiamone la conclusione che pi\u00f9 ci interessa: \u201cQueste immagini non sono altro che una continua riflessione sul modo di vedere, sono delle vedute\u201d, termine in cui risuona il senso letterale, ma non per questo meno stratificato, del participio passato: come se le avessimo sempre viste e allo stesso tempo mai viste.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"e79b08c4-fd8e-4b1e-a701-14d037d28d40\" height=\"555\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/3  Senza titolo, 1971.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nSenza titolo, 1971.<\/p>\n<p>Ricordate la famosa fotografia del dettaglio dell\u2019occhio la cui pupilla riflette il paesaggio? Panattoni conclude con quella e scrive: \u201cL\u2019atto fotografico dovrebbe essere soltanto una sottolineatura delle indicazioni gi\u00e0 presenti nella realt\u00e0, di questi continui punti di attraversamento tra l\u2019interno dello sguardo e l\u2019esterno della visione, dove i manufatti rivelano ancora la loro reale funzione, ma insieme assumono un ruolo esclusivamente visivo. Attori silenziosi messi in scena nella loro stessa immobilit\u00e0, mimi capaci di rivelarsi esclusivamente sotto forma di pure immagini, senza tutta contraddire come la loro presenza sembri rimanere a portata di mano. Una mano che, protraendosi, non potr\u00e0 tuttavia fare altro che allungarsi senza fine verso quell\u2019uso ormai dimenticato nel solo riflesso degli occhi: in una bellissima fotografia di Luigi Ghirri\u201d.<\/p>\n<p>Rompo prosaicamente l\u2019incanto di questo finale quasi sublime nel tono, richiamando a fianco di quella fotografia quella ancora pi\u00f9 famosa a cui Ghirri si \u00e8 tante volte richiamato, quella della Terra vista dallo spazio: non appare a sua volta come una pupilla, che contiene tutte le immagini, come diceva Ghirri, o, come potremmo parafrasare Panattoni, come una soglia a sua volta tra interno e esterno? A portata di una mano che si allunga senza fine. \u00c8 retorico ma lo scrivo lo stesso: come il Ghirri che ci mostra Panattoni.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Giulia Niccolai |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/luigi-ghirri-e-le-dejeuner-sur-lherbe\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Luigi Ghirri e Le d\u00e9jeuner sur l\u2019herbe<\/a><br \/>Gabriele Gimmelli |\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/infinito-luigi-ghirri-tra-mito-e-storia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Infinito. 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