{"id":85496,"date":"2025-09-03T14:06:08","date_gmt":"2025-09-03T14:06:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/85496\/"},"modified":"2025-09-03T14:06:08","modified_gmt":"2025-09-03T14:06:08","slug":"solo-13-regioni-garantiscono-le-cure-essenziali-ai-loro-cittadini-appena-tre-al-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/85496\/","title":{"rendered":"solo 13 Regioni garantiscono le cure essenziali ai loro cittadini, appena tre al Sud"},"content":{"rendered":"<p>In Italia, solo <strong>13<\/strong> <strong>Regioni<\/strong> garantiscono ai loro cittadini gli <strong>standard<\/strong> <strong>essenziali<\/strong> di <strong>cura<\/strong>. Il divario territoriale \u00e8 molto forte. <strong>Al Sud<\/strong> <strong>sono solo tre<\/strong>: Puglia, Campania e Sardegna. I dati, riferiti al 2023, sono stati diffusi dal<strong> ministero della Salute<\/strong> e valutano l\u2019erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (<strong>Lea<\/strong>), ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o attraverso il pagamento del ticket. Una sorta di pagella ufficiale, realizzata dal ministero per valutare i servizi sanitari regionali. Ma la gi\u00e0 non rosea situazione descritta dal monitoraggio potrebbe essere fin troppo ottimistica. Secondo la <strong>Fondazione Gimbe<\/strong>, infatti, il sistema di monitoraggio ministeriale \u00e8 uno strumento basato su pochi indicatori e <strong>soglie di sufficienza troppo basse<\/strong>, che appiattiscono le reali differenze tra le regioni.<\/p>\n<p>Dopo che il 6 agosto il ministero ha pubblicato la \u201cRelazione 2023 del monitoraggio dei Lea\u201d, Gimbe ha condotto <strong>un\u2019analisi<\/strong> <strong>indipendente<\/strong> per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione alla frattura Nord-Sud e alla variazione della performance tra il 2022 e il 2023. Lo strumento utilizzato per la valutazione prevede tre macro aree di giudizio: <strong>prevenzione<\/strong> collettiva e sanit\u00e0 pubblica; assistenza <strong>distrettuale<\/strong>; assistenza <strong>ospedaliera<\/strong>. Ogni Regione, per ciascuna delle tre aree, pu\u00f2 ottenere da 0 a 100 punti. Per essere considerata adempiente deve raggiungere il punteggio di almeno 60 punti in tutte le aree. Considerato che il ministero non restituisce un punteggio unico per la valutazione complessiva degli adempimenti Lea, Gimbe ha elaborato una classifica sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree.<\/p>\n<p>\u201cRispetto alla semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti \u2013 commenta il presidente della Fondazione, <strong>Nino<\/strong> <strong>Cartabellotta<\/strong> \u2013 il punteggio totale evidenzia in maniera pi\u00f9 netta il divario tra Nord e Sud\u201d. Tra le prime dieci Regioni, infatti, <strong>sei sono del Nord<\/strong>,<strong> tre del Centro<\/strong> e <strong>solo una \u00e8 del Sud<\/strong>. Al contrario, nelle ultime sette posizioni, fatta eccezione per la Valle d\u2019Aosta, si trovano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Nel 2023 <strong>solo<\/strong> <strong>13 Regioni risultano adempienti<\/strong>, un numero identico a quello del 2022: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. In particolare, dal 2022 al 2023 Campania e Sardegna salgono tra le Regioni adempienti, mentre Basilicata e Liguria retrocedono a inadempienti per il mancato raggiungimento della soglia minima in un\u2019area. Rimangono inadempienti per insufficienza in una sola area Calabria, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano, mentre Abruzzo, Sicilia e Valle d\u2019Aosta non raggiungono la soglia in due aree.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 evidente la frattura all\u2019interno della Penisola \u2013 commenta Cartabellotta -. Su 13 Regioni promosse, solo tre appartengono al Mezzogiorno. La Puglia ha registrato punteggi simili a quelli di alcune Regioni del Nord, mentre Campania e Sardegna si collocano poco al di sopra della sufficienza\u201d. Al di l\u00e0 dei criteri che stabiliscono se una Regione sia adempiente o meno, <strong>i punteggi ottenuti nelle singole aree<\/strong> restituiscono classifiche differenti, utili a individuare <strong>punti<\/strong> <strong>di<\/strong> <strong>forza<\/strong> e <strong>criticit\u00e0<\/strong> dei sistemi sanitari regionali. Alcune Regioni sono piuttosto equilibrate: Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Veneto e Umbria, indipendentemente dal livello delle loro performance, hanno punteggi simili nelle tre aree. Altre, invece, mostrano forti squilibri. In particolare Calabria, Valle D\u2019Aosta, Liguria e Provincia autonoma di Bolzano. \u201cQueste differenze \u2013 spiega il presidente \u2013 indicano che, anche dove si raggiunge la soglia di sufficienza, persistono <strong>marcati squilibri nella qualit\u00e0 dell\u2019assistenza<\/strong>. Ma una sanit\u00e0 che funziona bene solo in ospedale o solo sul territorio non pu\u00f2 considerarsi realmente efficace, n\u00e9 tantomeno in grado di rispondere ai bisogni delle persone\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le differenze tra il <strong>2022<\/strong> e 2023,<strong> otto Regioni hanno registrato un peggioramento<\/strong>, seppure con gap molto variabile:<strong> a perdere almeno dieci punti sono Lazio<\/strong> (-10), <strong>Sicilia<\/strong> (-11), <strong>Lombardia<\/strong> (-14) e <strong>Basilicata<\/strong> (-19). Ed \u00e8 proprio il <strong>crollo<\/strong> della Lombardia a dimostrare come, anche nelle amministrazioni storicamente efficienti sul piano sanitario, la situazione stia peggiorando rapidamente. Elemento attorno al quale si sono scatenate le accuse politiche delle opposizioni al governo di centrodestra. \u201cUna volta la nostra Regione ambiva a competere con le aree pi\u00f9 produttive, innovative e maggiormente avanzate a livello di <strong>welfare<\/strong> in Europa. Oggi solo la performance negativa della Basilicata evita che la Lombardia, dati alla mano, sia l<strong>a peggior regione d\u2019Italia<\/strong>\u201c, commenta il capogruppo del Movimento 5 stelle Lombardia, <strong>Nicola<\/strong> <strong>Di<\/strong> <strong>Marco<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019attacco alla giunta di <strong>Attilio<\/strong> <strong>Fontana<\/strong> arriva anche dai dem. Per <strong>Silvia Roggiani<\/strong>, deputata e <strong>segretaria<\/strong> <strong>regionale<\/strong> del Pd della Lombardia, \u201cil calo di 14 punti nei Lea in un solo anno \u00e8 un risultato allarmante che non pu\u00f2 essere mascherato da slogan propagandistici\u201d. \u201c\u00c8 la conferma \u2013 prosegue \u2013 che il modello lombardo promosso da Fontana e Bertolaso, basato su uno sbilanciamento a favore della <strong>sanit\u00e0<\/strong> <strong>privata<\/strong>, senza un pari investimento nella sanit\u00e0 pubblica e territoriale, sta collassando sulla pelle delle cittadine e dei cittadini\u201d. Dello stesso tenore le dichiarazioni di <strong>Pierfrancesco<\/strong> <strong>Majorino<\/strong>, capogruppo Pd nel Consiglio regionale lombardo: \u201cBisogna ricostruire la sanit\u00e0 territoriale e bisogna reinvestire sulla <strong>sanit\u00e0<\/strong> <strong>pubblica<\/strong>, riducendo i tempi di attesa che sono un insostenibile ricatto per i cittadini, costretti a farsi visitare e <strong>curare a pagamento<\/strong>. Questo \u2013 precisa \u2013 \u00e8 un monito anche per la destra al governo: <strong>il modello lombardo \u00e8 sbagliato<\/strong> e andare nella direzione della privatizzazione spinta \u00e8 folle\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide \u2013 prosegue ancora Cartabellotta \u2013 dimostra che la <strong>tenuta del Ssn non \u00e8 pi\u00f9 garantita<\/strong> nemmeno nei territori con maggiore disponibilit\u00e0 di risorse o reputazione sanitaria. \u00c8 un campanello d\u2019allarme che non pu\u00f2 essere ignorato\u201d. Sul fronte opposto, due Regioni del Sud mostrano un netto miglioramento: Calabria (+41) e Sardegna (+26). Dal monitoraggio Gimbe emerge che la possibilit\u00e0 di accedere a cure adeguate dipende in larga misura <strong>dall\u2019indirizzo<\/strong> di <strong>residenza<\/strong>. Motivo per cui Cartabellotta invoca una \u201c<strong>radicale revisione dei piani di rientro<\/strong> e dei commissariamenti: \u201cQuesti strumenti hanno indubbiamente contribuito a riequilibrare i bilanci regionali, ma <strong>hanno inciso poco sulla qualit\u00e0 dell\u2019assistenza<\/strong> e sulla riduzione dei divari tra Nord e Sud del Paese\u201d, conclude.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Italia, solo 13 Regioni garantiscono ai loro cittadini gli standard essenziali di cura. 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