{"id":86322,"date":"2025-09-03T22:44:13","date_gmt":"2025-09-03T22:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/86322\/"},"modified":"2025-09-03T22:44:13","modified_gmt":"2025-09-03T22:44:13","slug":"litalia-degli-stipendi-minimi-un-lavoratore-su-quattro-arriva-a-stento-a-mille-euro-al-mese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/86322\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia degli stipendi \u00abminimi\u00bb: un lavoratore su quattro arriva a stento a mille euro al mese"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Elena Tebano<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">L\u2019aumento degli occupati ha pi\u00f9 a che fare con la riforma delle pensioni (che ha rimandato per molti il momento di lasciare il lavoro) e con la diminuzione dei giovani che con la salute del mercato del lavoro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/25_settembre_02\/lavoro-i-disoccupati-giu-al-6-e-il-livello-piu-basso-dal-2007-ma-resta-il-nodo-degli-stipendi-54c3cf1c-8078-4fae-8103-4d7720a5bxlk.shtml\" title=\"Lavoro, i disoccupati gi\u00f9 al 6%: \u00e8 il livello pi\u00f9 basso dal 2007. Ma resta il nodo degli stipendi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dati sull\u2019occupazione diffusi dall\u2019Istat<\/a> sono apparentemente positivi: il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso al 6%, il minimo storico dal 2007 (l\u2019anno prima della crisi finanziaria globale che ha segnato un crollo economico dell\u2019Italia, da allora rimasta indietro rispetto agli altri Paesi industrializzati) e meglio della media dell&#8217;Eurozona (6,2%). <b>A luglio si sono registrati tredicimila occupati in pi\u00f9 rispetto a giugno e 218 mila in pi\u00f9 rispetto a un anno fa<\/b> e sono aumentati i dipendenti a tempo indeterminato. Gli occupati sono arrivati a <b>24,2 milioni, un massimo storico<\/b>. La premier Giorgia Meloni l\u2019ha rivendicato subito come un successo del suo governo: \u00abNumeri incoraggianti, che confermano l&#8217;efficacia delle misure messe in campo e ci spingono a proseguire con determinazione su questa strada: pi\u00f9 opportunit\u00e0, pi\u00f9 lavoro, pi\u00f9 crescita per l&#8217;Italia\u00bb ha scritto in un post sui social, che come tale non prevede contraddittorio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quei numeri positivi per\u00f2 nascondono una realt\u00e0 che, come ha scritto Giuliana Ferraino sul Corriere, \u00e8 \u00abin chiaroscuro\u00bb. Perch\u00e9 l\u2019aumento degli occupati ha pi\u00f9 a che fare con la riforma delle pensioni (che ha rimandato per molti il momento di lasciare il lavoro) e con la diminuzione dei giovani che con la salute del mercato del lavoro. Questo spiega perch\u00e9 aumentano anche i dipendenti a tempo indeterminato (in maggioranza sono over 50 che hanno dovuto posticipare la pensione).<\/p>\n<p>\u00abAnche se su base mensile gli occupati over 50 diminuiscono di 2 mila unit\u00e0, rispetto a luglio 2024 l\u2019incremento in quella fascia di et\u00e0 \u00e8 pari a 408 mila, mentre si registrano cali di 160 mila tra i 35 e i 49 anni e di 36 mila negli under 24. Va sempre ricordato che questi numeri sono influenzati dalla demografia. Siccome \u00e8 molto ampia la fetta di popolazione over 50, infatti, \u00e8 normale che la salita degli occupati si concentri in valore assoluto in quel segmento. L\u2019Istat per\u00f2 fornisce anche il dato al netto di questa componente demografica, e anche questo conferma che il mercato del lavoro sta premiando soprattutto le persone in et\u00e0 avanzata. Il dato corretto, infatti, dice che l\u2019aumento di occupazione negli over 50 \u00e8 pari al 2,3% mentre tra gli under 35 c\u2019\u00e8 un calo dello 0,7%\u00bb scrive Roberto Rotunno sul Fatto.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa quasi totalit\u00e0 della crescita \u00e8 negli over 50. I giovani salgono un po&#8217;, ma il baricentro \u00e8 l\u00ec, anche depurando i dati dalla componente demografica, cio\u00e8 dal fatto che la forza lavoro invecchia\u00bb conferma Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, associazione fondata da Marco Biagi che si occupa di studi sul lavoro in un\u2019intervista a Repubblica.<b> L\u2019aumento dei lavoratori ultacinquantenni \u00e8 dovuto all\u2019\u00abeffetto combinato di legge Fornero e imprese:<\/b> si resta al lavoro pi\u00f9 a lungo e le aziende faticano a sostituire competenze. Chi a 62 anni ieri era inattivo perch\u00e9 gi\u00e0 in pensione, oggi \u00e8 occupato. Non \u00e8 una notizia negativa, ma vuol dire che una parte della crescita non nasce da nuove assunzioni. Questo aiuta a spiegare un Pil stagnante e perch\u00e9 l&#8217;aumento stia nel tempo indeterminato, tipico dei lavoratori senior, e tra gli uomini\u00bb spiega ancora Seghezzi.<\/p>\n<p>    Le donne<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E infatti anche per quanto riguarda l\u2019occupazione femminile i dati sono preoccupanti. Ancora Rotunno sul Fatto: \u00abMentre aumentano di 49 mila gli occupati tra gli uomini, tra le donne c&#8217;\u00e8 un calo di 37 mila. Persino peggiore il confronto su base annuale: rispetto a luglio 2024, tra gli uomini c\u2019\u00e8 una crescita di 198 mila unit\u00e0; tra le donne di appena 20 mila. Il tasso di occupazione femminile \u00e8 al 53,7%, contro il 71,8% maschile. Tra l\u2019altro, il tasso di inattivit\u00e0 femminile \u2013 che misura le persone che non hanno un lavoro e non lo cercano \u2013 \u00e8 aumentato a luglio rispetto a giugno ed \u00e8 rimasto stabile, quindi non \u00e8 migliorato, su base annuale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non solo, come sottolinea Ferraino, a livello complessivo<b> gli inattivi oggi sono il 33,2% degli italiani tra i 15 e i 64 anni.<\/b> Una persona su tre in Italia non ha un lavoro e non lo cerca. \u00ab\u00c8 un dato che fotografa una fragilit\u00e0 strutturale del mercato del lavoro italiano, segnata da scoraggiamento, difficolt\u00e0 di accesso per i giovani, bassa partecipazione femminile e permanenza prolungata negli studi\u00bb nota Ferraino.<\/p>\n<p>    Salari bassi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul numero degli occupati, insomma, si deve e si pu\u00f2 fare di pi\u00f9. Ma non c\u2019\u00e8 soltanto il problema di quante sono le persone che lavorano, che pure \u00e8 importante, c\u2019\u00e8 anche quello della qualit\u00e0 del lavoro, che in Italia rimane drammaticamente malpagato. \u00abSecondo i dati Ocse, l\u2019Italia ha i salari medi pi\u00f9 bassi del G7 e fra i pi\u00f9 bassi del G20: circa 22 mila euro netti annui, contro i 31 mila della media Ocse. \u00c8 l\u2019unico Paese del G7 in cui le retribuzioni reali sono diminuite negli ultimi trent\u2019anni\u00bb  scrive Ferraino, sottolineando che 6,2 milioni di lavoratori guadagnano massimo mille euro netti al mese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Visto il numero complessivo degli occupati, significa che<b> circa un lavoratore su quattro in Italia non guadagna pi\u00f9 di mille euro netti al mese<\/b>: troppo poco per potere avere una vita dignitosa. \u00c8 (o almeno dovrebbe essere) essere una vera e propria emergenza nazionale.<\/p>\n<p>    Il rapporto al costo della vita<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abPochi giorni fa l\u2019area studi di Cna ha calcolato che il costo dell&#8217;affitto di un&#8217;abitazione in media assorbe il 43,7% della retribuzione netta di un operaio, ma a Milano sfiora il 65%. In citt\u00e0 come Firenze, Roma e Bologna supera il 50%. Soltanto a Torino ( 37,8%) e Napoli (34,4%) tra i grandi capoluoghi l&#8217;incidenza dell&#8217;affitto \u00e8 inferiore alle media nazionale\u00bb ricorda Luca Mazza su Avvenire. Con uno stipendio di massimo mille euro al mese, anche se si lavora in due \u00e8 difficile progettare una vita: non solo &#8220;lussi&#8221; come permettersi le vacanze, ma anche avere la sicurezza di una casa, fare dei figli e pensare al domani.<\/p>\n<p>    Il coinvolgimento dei lavoratori<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto questo non pu\u00f2 non pesare. Anche sul rapporto degli italiani con il lavoro, sempre pi\u00f9 sfiduciato. In un articolo su Lavoce.info, Simone Cerlini \u2013 capo divisione Lavoro di Afol Metropolitana, la rete dei servizi per il lavoro della Citt\u00e0 Metropolitana di Milano \u2013 racconta che in un contesto globale in cui i lavoratori sono sempre pi\u00f9 risentiti e arrabbiati, il dato italiano \u00e8 particolarmente preoccupante. Dal rapporto 2025 di Gallup sullo stato del lavoro (State of the Global Workplace Report 2025) emerge che <b>solo un lavoratore italiano su dieci si sente \u201cimpegnato\u201d <\/b>(\u201cengaged\u201d) rispetto al proprio lavoro. Su 38 Paesi, l\u2019Italia \u00e8 \u00abal 5\u00b0 posto per stress percepito (49 per cento ha vissuto una giornata molto stressante nel giorno precedente alla rilevazione) e tristezza (21 per cento)\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abA livello sistemico la percezione di ingiustizia dipende da fenomeni complessi che sono pi\u00f9 difficili da comunicare e interiorizzare, come la sperequazione nel carico fiscale che colpisce pi\u00f9 che proporzionalmente la classe media, oppure la sempre pi\u00f9 forte preferenza degli investitori italiani verso i rendimenti da dividendi, anche a scapito della cosiddetta \u201ccrescita per innovazione\u201d. Il Bollettino statistico n. 26 della Consob (giugno 2025) evidenzia che le imprese italiane mantengono la tendenza a privilegiare la remunerazione degli azionisti rispetto alla tutela del lavoro (che ha impatto in logica redistributiva) e in R&amp;D (&#8220;ricerca e sviluppo&#8221;, che ha effetti su innovazione e produttivit\u00e0)\u00bb scrive Cerlini.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abIl comportamento orientato al breve termine delle imprese si sposa con una pressione fiscale che pesa soprattutto sulla classe media lavoratrice. I dati di Itinerari Previdenziali del 2025 evidenziano che il cosiddetto \u201cfiscal drag\u201d (effetto dell\u2019inflazione su scaglioni non indicizzati) ha aumentato il carico fiscale in modo pi\u00f9 significativo proprio sui lavoratori dipendenti, con un aumento stimato delle tasse aggiuntive del 17,8 per cento per gli operai e del 21,8 per cento per gli impiegati rispetto al 2022, con un aggravio di centinaia di milioni di euro solo per queste categorie. La fascia media (reddito da circa 20 mila a 50 mila euro) sostiene gran parte del gettito Irpef, con il 46,5 per cento dei contribuenti che dichiara redditi sopra 20 mila euro, contribuendo per quasi il 94 per cento del gettito Irpef, mentre le fasce pi\u00f9 basse pagano sempre meno. La pressione fiscale sproporzionata sulla fascia media ha generato fenomeni di compressione della fascia stessa, con ricadute negative sul reddito netto disponibile e sul potere d\u2019acquisto, comportando una possibile contrazione dei consumi e rischi per la sostenibilit\u00e0 del welfare\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi anni, in altre parole, i lavoratori italiani sono usciti perdenti dalla partita con gli investitori e i datori di lavoro e beneficiano sempre meno degli effetti del loro lavoro. Per molti di loro, anche della classe media, non vale pi\u00f9 impegnarsi sul lavoro, perch\u00e9 il lavoro ha tradito le sue promesse fondamentali. Non ne vale semplicemente la pena. Soprattutto se si tratta di guadagnare massimo mille euro al mese.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. News, approfondimenti e l&#8217;assistente virtuale al tuo servizio.<\/p>\n<p>SCARICA L&#8217; APP<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/eco.png\"\/><\/a><\/p>\n<p>Iscriviti alle <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter de L&#8217;Economia<\/a>. 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