{"id":87372,"date":"2025-09-04T11:10:10","date_gmt":"2025-09-04T11:10:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/87372\/"},"modified":"2025-09-04T11:10:10","modified_gmt":"2025-09-04T11:10:10","slug":"zia-rosa-la-bigotta-i-grafner-studios-fondono-lia-allarte-contro-il-moralismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/87372\/","title":{"rendered":"Zia Rosa la Bigotta: i Grafner Studios fondono l\u2019IA all\u2019arte contro il moralismo"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo tutti un parente molto giudicante. Proprio quello che parla per stereotipi, sempre pronto a puntare il dito contro il progresso (sia sociale che tecnologico), nostalgico della sua giovent\u00f9 mitizzata e che ci rovina il Natale con le sue opinioni non richieste e le domande imbarazzanti. E se questo personaggio che ogni famiglia deve sopportare, con la sua rigida idea di tradizione, si incontrasse con l\u2019Intelligenza Artificiale, che succederebbe?<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 nata <strong>Zia Rosa la Bigotta<\/strong>, una video-installazione in cui l\u2019AI diventa corpo, voce e occhi, pronta a farci sentire un vero fallimento con le sue frasi tranchant.<br class=\"autobr\"\/><br \/>\nDa un\u2019idea dell\u2019artista napoletana <strong>Roxy in the Box<\/strong>, il direttore creativo e regista irpino <strong>Luca Grafner<\/strong> e il suo team hanno dato vita ad un\u2019opera che prende forma e si manifesta in maniera disturbante, ironica e senza tempo. Con <strong>Oscar Grafner<\/strong> a curare la character image ed <strong>Ermanno Bonazzi<\/strong> al prompt design, Zia Rosa \u00e8 stata protagonista al festival Seminaria Sogninterra, che si \u00e8 tenuto a fine agosto in provincia di Latina: affacciata ad un basso del paese, ha fulminato con il suo sguardo severo gli avventori del festival e indirizzato i suoi giudizi a chiunque si avvicinasse alla finestra. Il tutto, impreziosito dalla voce straordinaria di <strong>Cristina Donadio<\/strong>, che ha reso gli strali di Zia Rosa ancora pi\u00f9 incisivi.<\/p>\n<p>\u00abCome tutte le cose, spesso le pi\u00f9 belle e genuine partono probabilmente per caso. Con Roxy c\u2019\u00e8 un rapporto da tempo, di stima reciproca per il lavoro e di amicizia \u2013 racconta Luca Grafner \u2013 Mi ha proposto di lavorare a questa installazione per il festival e ne sono stato subito incuriosito. Negli ultimi anni l\u2019AI ci ha investito in pieno e, come tutte le cose che arrivano, o impari a navigarle e a gestirle, oppure affoghi. Come studio avevamo gi\u00e0 iniziato a capire come inserirla nei nostri lavori pubblicitari, a come farla diventare un valore aggiunto e non un ostacolo. Quindi applicarla nel campo artistico, con una persona che stimo e ammiro come Roxy, mi sembrava assolutamente una sfida bellissima da affrontare\u00bb.<\/p>\n<p>Il primo step \u00e8 stato capire come Roxy immaginasse il personaggio: \u00abLei vola sempre molto in alto con l\u2019immaginazione, e io provavo a riportare a terra quelle idee per creare qualcosa di concreto. \u00c8 stato strano: per la prima volta non aveva un pennello in mano ma, come mezzo per arrivare al risultato che aveva in mente, solo le chiacchiere con me. Abbiamo ragionato su come poter ricreare questo personaggio: da dove partire, come dargli corpo. Poi ho coinvolto gli altri dei Grafner Studios, perch\u00e9 dovevamo iniziare a costruire Zia Rosa. Non aveva una faccia, n\u00e9 una voce. Niente. Cos\u00ec abbiamo iniziato a \u201cpromptare\u201d un po\u2019 a caso, proponendo a Roxy diverse soluzioni. Lei si divertiva a immaginare insieme a noi il risultato finale. Abbiamo fatto vari test ed esperimenti, finch\u00e9 non siamo arrivati a un volto corrucciato, vestito un po\u2019 come la regina Elisabetta. Appena l\u2019ha visto ha detto: \u201c\u00c8 lei! La riconosco!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Poi Cristina Donadio, la &#8220;Scianel&#8221; di Gomorra, si \u00e8 unita al progetto, \u00abcos\u00ec quello che era partito come un gioco si \u00e8 trasformato in qualcosa di pi\u00f9 grande. Cristina ha registrato 30-40 frasi che volevamo far pronunciare a Zia Rosa. Su quelle abbiamo costruito il lavoro di lip sync: sincronizzare la voce con i movimenti del personaggio. Dopo vari esperimenti e tecniche siamo riusciti a ottenere un effetto coerente e realistico. Ma non era il nostro obiettivo sembrare del tutto reali. Roxy voleva che il risultato fosse qualcosa di distopico, che creasse dubbio nello spettatore: \u201c\u00c8 vera o non \u00e8 vera? Sta parlando con me o no?\u201d. E ci siamo riusciti. Alcune frasi funzionano perfettamente, altre lasciano percepire qualcosa di strano\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019esperimento si \u00e8 trasformato in esperienza, e il virtuale in presenza reale: \u00abSapevamo che l\u2019installazione sarebbe stata collocata in un basso del borgo. L\u2019idea di renderla fisica e presente nello spazio ci allettava. Abbiamo creato un loop video in cui Zia Rosa parlava, poi si guardava intorno, con glitch di editing che catturavano l\u2019attenzione dei passanti. Ogni dieci minuti sparava frasi randomiche: a volte calzavano, a volte no, e questo era il bello. Poi abbiamo fatto la retroproiezione dentro il basso, alle dimensioni reali. <strong>La sera, con la gente che passeggiava, l\u2019effetto era incredibile<\/strong>: si sentiva la voce, ci si girava, e improvvisamente lei era l\u00ec, affacciata. L\u2019effetto era quello che volevamo: la gente restava bloccata per un attimo, chiedendosi \u201cma che cos\u2019\u00e8?\u201d. Molti ci hanno scritto per capire come tutto fosse stato realizzato, se  fosse una persona \u201cvera\u201d o no. Il fatto stesso che il pubblico volesse scoprire il processo creativo per me \u00e8 gi\u00e0 un grande risultato\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuesto progetto nasce all\u2019interno di un altro lavoro, il Pessoa Luna Park, creato da due ragazze campane, Azzurra Galeota e Maria Grazia Spogna Miglio \u2013 aggiunge Roxy in The Box, nome d\u2019arte di <strong>Rosaria Bosso<\/strong> \u2013 Un progetto di rigenerazione urbana e umana: un parco giochi itinerante, dove per\u00f2 i giochi non sono altro che strumenti per farti riflettere. Avevo creato per loro la \u201cBigotteria\u201d: un baraccone dove si giocava e si potevano vincere delle mie opere. C\u2019erano delle frasi esposte e il gioco consisteva nel centrare con una ciambella un dito medio alzato. Zia Rosa \u00e8, quindi, uno spin-off. <strong>Perch\u00e9 mi interessa questo tema? Perch\u00e9 trovo che ancora oggi ci sia molta \u201cbigotteria\u201d in giro<\/strong>. Esistono ancora moralismi e atteggiamenti di chiusura di persone che continuano a giudicarci. In un\u2019epoca in cui dovremmo essere tutti molto pi\u00f9 evoluti, a mio parere c\u2019\u00e8 ancora troppa gente che giudica senza sapere, gratuitamente. Come accade sui social. Anzi, questa divisione tra IA e realt\u00e0 non esiste: dietro ci siamo sempre noi, e quante zia Rosa &#8220;vere&#8221; conosciamo? Ne abbiamo almeno una a testa in famiglia\u00bb.<\/p>\n<p>Zia Rosa continuer\u00e0 il suo viaggio nelle iniziative del Pessoa Luna Park, ed \u00e8 stata il frutto, quindi, di una ricerca che apre nuove possibilit\u00e0 espressive e nuovi linguaggi: \u00abIo affronto l\u2019IA come ogni novit\u00e0 che arriva: con curiosit\u00e0 \u2013 riprende Grafner \u2013 Credo sia il fulcro di tutto, soprattutto nelle professioni creative. La curiosit\u00e0 ti porta a studiare, a conoscere il nuovo linguaggio. Solo con la conoscenza si possono superare i pregiudizi, ed \u00e8 cos\u00ec che ci siamo resi conto che <strong>l\u2019AI non \u00e8 altro che uno strumento: potentissimo, inevitabile, destinato a entrare ovunque<\/strong>. Nel nostro settore \u00e8 gi\u00e0 diffuso, ma tra pochi anni sar\u00e0 davvero alla portata di tutti. Gi\u00e0 oggi mi ritrovo a gestire spot pubblicitari interamente generati in AI. Quello che fino a un anno fa richiedeva troupe, set, montaggi, oggi lo affronto con un team tecnico dedicato, facendo da collante e direttore d\u2019orchestra, che \u00e8 poi il ruolo del regista. \u00c8 una sfida che affronto con entusiasmo pi\u00f9 che con paura. Anzi, forse il segreto \u00e8 proprio questo: accogliere il cambiamento con positivit\u00e0. Se fosse tutto semplice e quotidiano, ci annoieremmo subito; invece le novit\u00e0 e le sfide sono il motore\u00bb.<\/p>\n<p>Per il giovane creativo, \u00abchi resta fermo o giudica a priori, alla fine rischia di essere travolto da un mondo che va avanti. \u00c8 gi\u00e0 successo: 15-20 anni fa le reflex digitali sembravano destinate a distruggere cinema e televisione. Oggi l\u201980% dei set digitali si fanno con quelle. <strong>\u00c8 l\u2019evoluzione, e bisogna decidere se subirla o cavalcarla<\/strong>. Per questo abbiamo studiato, fatto corsi, investito (anche economicamente, perch\u00e9 costa) e oggi siamo tra i primi a gestire progetti interamente creati in AI, senza smettere di portare avanti anche sperimentazioni artistiche come Zia Rosa.  <strong>L\u2019AI ci sostituir\u00e0? Dipende da quanto valore aggiunto sapremo dare. Nel mio campo, quello della regia, penso e spero che l\u2019idea di direzione creativa rester\u00e0 imprescindibile<\/strong>. Anche se non si girano pi\u00f9 fisicamente certe immagini, ci sar\u00e0 sempre bisogno di qualcuno che sappia dare coerenza dall\u2019inizio alla fine a un film, a uno spot, a un progetto visivo. I ruoli non spariranno: cambieranno, si trasformeranno, richiederanno nuove competenze. Gi\u00e0 oggi non esiste pi\u00f9 il regista che arriva sul set e si limita a dire \u201cbuona\u201d o \u201ccattiva\u201d. \u00c8 un mestiere che evolve, e bisogna aggiornarsi se non si vuole restare indietro\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Abbiamo tutti un parente molto giudicante. 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