{"id":8763,"date":"2025-07-26T00:35:10","date_gmt":"2025-07-26T00:35:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/8763\/"},"modified":"2025-07-26T00:35:10","modified_gmt":"2025-07-26T00:35:10","slug":"ho-fatto-pace-con-la-mia-eta-ora-perdono-chi-mi-ha-ferito-con-mia-moglie-da-60-anni-ma-quanti-peccati-inconfessabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/8763\/","title":{"rendered":"\u00abHo fatto pace con la mia et\u00e0, ora perdono chi mi ha ferito. Con mia moglie da 60 anni, ma quanti peccati inconfessabili\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Bologna, novembre 1938: \u00abSono nato in centro, in via San Vitale 51. Erano tutti convinti che se avessero bombardato la citt\u00e0, le due torri, che sono a un passo, sarebbero cadute dentro l\u2019appartamento. In quella casa \u00e8 iniziata la mia esistenza e proprio l\u00ec, proprio nella cucina in cui mia madre e mio padre mi aspettavano per cena, mi piacerebbe vedere anche la fine. Il mio corpo mi ricorda tutte le mattine che ho 86 anni. Recalcitra su tutti i fronti, \u00e8 disobbediente e qualsiasi cosa gli chieda di fare non la fa. Per fortuna la testa \u00e8 rimasta quella dell\u2019adolescenza: sono ancora uno che pensa, immagina, sogna e si aspetta dalla vita quello che non ha ancora avuto. Quindi, prima di morire, pretendo che qualcuno mi risarcisca per non avermi fatto nascere bello, ricco, simpatico o estroverso. Ero uno che per farsi coraggio e dire una cosa anche solo vagamente spiritosa doveva bere sette Campari. Mi chiamavano Peppino Camparino e non era esattamente un complimento\u00bb. <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/pupi-avati\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pupi Avati<\/a>, 55 film da regista e una certa sottovalutazione del proprio senso dell\u2019umorismo. <\/p>\n<p><strong>Da ragazzo era timido? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abLe persone timide si sentono inadeguate per\u00f2 stando sempre nell\u2019angolo della festa, rispetto agli altri, hanno un grande vantaggio: sanno osservare e con il tempo affinano quel talento\u00bb. <\/p>\n<p><strong>A lei quel talento a cosa serviva? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abA distinguere le ragazze carine da quelle brutte. So che oggi \u00e8 politicamente scorretto parlare di estetica femminile, ma io sono ancora uno che distingue le donne belle da quelle brutte. \u00c8 doppiamente deprecabile, me ne rendo conto, perch\u00e9 la bellezza ha a che fare con la genetica e non \u00e8 un merito che derivi dallo studio o dall&#8217;applicazione. Ma noi del Bar Margherita ci comportavamo cos\u00ec perch\u00e9 consideravamo la bellezza un valore e nel giudicare le ragazze ritenevamo l\u2019intelligenza un criterio assolutamente secondario\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Lo fanno ancora in molti, soltanto che non lo dicono. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo lo dico perch\u00e9 a 86 anni puoi dire tutto quello che vuoi e io con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 mi sono scoperto provvisto di una misteriosa, strana, inattesa arroganza. Ho smesso di soffrire dei complessi di inferiorit\u00e0 che ho sentito per tutta la vita. La vecchiaia mi ha donato una supponenza preoccupante. Se ne sono accorti anche i miei familiari, ma preferiscono addebitarla ai danni che produce la demenza senile\u00bb. <\/p>\n<p><strong>L\u2019inadeguatezza di cui parla ha rappresentato un aggravio? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutt\u2019altro. Il senso di inadeguatezza \u00e8 un regalo straordinario. Ti libera dagli equivoci, mette a fuoco i tuoi limiti, riscrive i tuoi confini. Quando arrivato da poco a Roma mi trovai nel salotto di Laura Betti in via dei Coronari con Pasolini, Moravia, Bertolucci, Bellocchio, Siciliano e tutta l&#8217;intellighenzia romana e compresi che mi stavano seducendo in modo eccessivo se non proprio plagiando mi trovai di fronte a un bivio\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Quale bivio? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAvevo assistito alla loro esibizione e ripetevo pappagallescamente quello che avevo ascoltato a mia moglie appropriandomi della loro visione del mondo. Lei mi guardava attonita e aveva ragione. Genuflettersi agli altri, baciare la pantofola e abdicare alla propria identit\u00e0 \u00e8 la cosa pi\u00f9 tremenda che possa capitare a un essere umano\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Ebbe uno scatto d\u2019orgoglio? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCapii che per redimermi, avrei dovuto farmi cacciare. Fino ad allora, in questi consessi in cui Betti preparava le lasagne ero stato sempre in disparte senza proferire parola. Una sera parlai e dissi che in famiglia votavamo tutti per la Dc\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Reazione dell\u2019uditorio? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAll\u2019improvviso si fece silenzio. Laura, per proteggermi, mi mise una mano davanti alla bocca, ma era troppo tardi. Moravia e gli altri ospiti mi guardarono con disprezzo. Da quel momento ovviamente non venni pi\u00f9 invitato e quella solitudine improvvisa, da alieno senza partito, protezioni o complicit\u00e0 fu decisiva per permettermi di trovare un mio tono di voce, una mia calligrafia, una mia personalit\u00e0\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Come la definirebbe? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019identit\u00e0 del provinciale che ha conosciuto la vita attraverso la quotidianit\u00e0 e ha provato a portarla nei suoi film\u00bb. <\/p>\n<p><strong>A seguire i suoi primi passi nel jazz la si sarebbe potuto immaginare pi\u00f9 musicista che regista. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi aiut\u00f2 Lucio Dalla. Malgrado avessi fatto di tutto perch\u00e9 non accadesse, Lucio fu cooptato nella nostra orchestra e suonando molto meglio di quanto non facessi io, mi dimostr\u00f2 che non avevo abbastanza talento per poter fare quel mestiere\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Addirittura? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCi confrontammo e venni spazzato via. Suonare era ed \u00e8 ancora il sogno della mia vita, ma a un certo punto essere onesti con s\u00e9 stessi \u00e8 fondamentale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei lo fu. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa musicista fallito radunai tutti i compagni con i quali avevo trascorso gli anni pi\u00f9 belli e dissi loro: \u201cragazzi, ho una notizia tremenda, lascio l&#8217;orchestra e la musica\u201d. Nessuno disse \u201cno, ripensaci\u201d. Nessuno mi ferm\u00f2. Mi lasciarono andare\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Sua madre Ines e suo padre Angelo non avrebbero potuto provenire da ambienti pi\u00f9 lontani. Lui, figlio di un famoso antiquario di Bologna, lei di estrazione contadina. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abEppure si capirono. Mio padre avrebbe amato avere un figlio completamente diverso da quello che ero. Non avevo la sua eleganza, i suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri. Non gli piacevo e, chiss\u00e0 se per masochismo, facevo di tutto per non affascinarlo. Mor\u00ec giovane, pap\u00e0, il 10 di agosto nello stesso giorno e nella stessa curva in cui per\u00ec Giovanni Pascoli. Noi lo aspettavamo al mare. Mio padre non torn\u00f2 e in famiglia cambi\u00f2 ogni cosa. Fino a quel momento tutto si muoveva attorno alla sua figura, onnipotente, quasi divina\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Sua madre fatic\u00f2 a riprendersi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abEra innamorata di lui in modo assoluto e in quell\u2019incidente, oltre a suo marito, mia madre perse anche sua madre. La mattina dopo, in spiaggia, per tutti eravamo i figli dell\u2019uomo che aveva avuto l&#8217;incidente. Delle celebrit\u00e0. Io ero innamorato pazzo di Carla, la figlia del farmacista. Ci eravamo scambiati a lungo sguardi senza mai rivolgerci la parola. All\u2019improvviso, quel giorno, Carla attravers\u00f2 la sabbia rovente e mi raggiunse per baciarmi. Io ho ricevuto un bacio per la prima volta grazie alla morte di mio padre. Anni dopo, a un concerto, si presenta una signora vestita di nero, tracagnotta, con i gambaletti e la borsetta. Mi dico \u201csar\u00e0 un\u2019amica di mia madre\u201d. Era Carla. Non sapevo dove scappare\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Cosa racconta questa storia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abChe il passato e i ricordi vanno lasciati dove sono. Lei era diversa, ma ero molto cambiato anche io. Uno dei misteri della vita \u00e8 la circolarit\u00e0 del tempo. Io ho sposato una donna 60 anni fa. Lei mi ha dedicato tutta la sua vita. E anche se abbiamo avuto lacerazioni di ogni genere siamo ancora qui. Io mangio da solo e lei fa lo stesso, la comunicazione \u00e8 ridotta all\u2019essenziale eppure mi sono innamorato nuovamente di lei. Non lo so fino a che punto lei mi abbia amato, ma so quanto l&#8217;ho amata e quanto lo amo io. Perch\u00e9 in certi momenti, \u00e8 vero, non \u00e8 successo, ma adesso accade e accade completamente. Sono persino geloso. Quando la osservo rivedo esattamente la ragazza che mi rap\u00ec allora\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 possibile? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 mi \u00e8 indispensabile e nei suoi occhi ci sono io, c&#8217;\u00e8 il mio percorso, c\u2019\u00e8 la mia vita. Anche se lei, che odia il cinema, sul set non veniva mai. Quando dico vado a lavorare lei ride perch\u00e9 dice che io ho lavorato veramente solo nei quattro anni in cui ero impiegato alla Findus\u00bb. <\/p>\n<p><strong>E ha ragione? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abTotalmente. Altri lavori veri non ne ho mai fatti\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Cosa ci si perdona in 60 anni di vita in comune? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo devo perdonarmi dei peccati indicibili. Peccati di una gravit\u00e0 assoluta che non confesser\u00f2 mai. Non ho mai ucciso nessuno, \u00e8 vero, ma da ragazzo ho agito al solo scopo di essere eccentrico e farmi notare\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Cosa le ha insegnato il cinema? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abChe al di l\u00e0 della tua volont\u00e0 puoi far del bene agli altri. Non esiste un momento pi\u00f9 bello della mia vita in cui dopo aver alzato il telefono, faccio un numero e dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 un attore che non lavora da tre anni. Gli dico \u201cho pensato a te\u201d e sento l\u2019altro che singhiozza. Non ha idea di quale gioia mi dia\u00bb. <\/p>\n<p><strong>A Diego Abatantuono, convocato per girare \u201cRegalo di Natale\u201d capit\u00f2 esattamente questa cosa. \u00c8 vero che per il ruolo avrebbe voluto Lino Banfi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abSi, \u00e8 vero. Io e mio fratello Antonio, l\u2019uomo che mi ha permesso di realizzare i miei sogni, andammo a pranzo con Banfi e gli proponemmo il progetto. Lui ordin\u00f2 tre plateau di ostriche e li divor\u00f2. Il film era a basso budget e un po&#8217; ci preoccupammo. Non scelsi Abatantuono per quella ragione, ma insomma quell\u2019immagine ebbe un suo peso\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Il suo primo film, \u201cBalsamus\u201d, ebbe un esito infausto. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn gruppo di ragazzi che frequentano un bar: un fruttivendolo, un amministratore di condominio, un custode di musei e un ragioniere discutono e decidono di fare un film insieme. Eravamo nel \u201868, l\u2019anno in cui era possibile immaginare tutto del mondo e di s\u00e9 stessi. \u00c8 evidente che ci sono cose che potevano accadere solo e soltanto in quel frangente storico, Balsamus \u00e8 una di quelle. C&#8217;era persino un finanziatore chiamato Mister X che si presento con un pacco di cambiali da dieci milioni. In questa diffusa di improbabilit\u00e0 ricevemmo una sola lettera in risposta alle decine che avevamo spedito. Era di Ennio Flaiano. Una missiva laconica: \u201cNon scrivetemi mai pi\u00f9\u201d\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Mister X perse i suoi soldi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab160 milioni e altri 110 che ci diede per il secondo film che vide l\u2019esordio di Mariangela Melato. Io a Bologna diventai l&#8217;eccezione perch\u00e9 nessun bolognese era mai riuscito ad avere n\u00e9 una troupe n\u00e9 un budget simile. Di cinema non sapevo nulla. Avevo imparato le formulette: motore, ciak, azione e per\u00f2 la prima volta, tra curiosi e parenti, per l\u2019emozione sbagliai e al posto di motore dissi ciak. Capirono tutti il bluff e io, in preda all\u2019imbarazzo, mi sentii svenire. Franco Delli Colli, il direttore della fotografia, mi prese sottobraccio e sussurr\u00f2: \u201cNon ti preoccupare, il film te lo facciamo noi\u201d. Fu una benedizione perch\u00e9 io non ero in grado\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Come definirebbe i suoi primi due film? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn disastro. Scappai da Bologna e arrivai a Roma con questi due piccoli cadaveri nella valigia. I cinematografari romani mi dicevano: \u201cdevi cambi\u00e0 nome e cognome, Pupi Avati nun esiste pi\u00f9\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per fare il terzo film, La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, impieg\u00f2 5 anni. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIo e Antonio andammo da Paolo Villaggio che fu di una disonest\u00e0 intellettuale straordinaria. Consegnammo il copione. Lo prese e ci conged\u00f2: \u201cci sentiamo domani\u201d. Ci telefon\u00f2: \u201cLo faccio\u201d. E noi festeggiammo, andammo al ristorante, annunciammo la notizia e lo cercammo nuovamente per i dettagli. Non lo trovammo pi\u00f9. Sparito. Volatilizzato. Passano 45 giorni e mia madre mi fa sapere che ha letto sul Messaggero che Villaggio \u00e8 atteso a Torvaianica al torneo di tennis organizzato da Ugo Tognazzi. Vado, mi faccio faticosamente ricevere, vedo che c\u2019\u00e8 tutto il cinema italiano e in mezzo ai volti noti scorgo Villaggio. Appena se ne accorge alza gli occhi al cielo e scappa via. Lo inseguo, lo prendo per un braccio: \u201cPaolo, ci fanno fare il film\u201d. Non gliene pu\u00f2 fregar di meno. \u00c8 la fine di tutto, lascio il copione su un tavolino, torno piangendo, passo 15 giorni d\u2019inferno fino a che una sera mia moglie mi dice \u201cha chiamato uno da Parigi, ha detto di essere Tognazzi\u201d. A me da Bologna facevano tanti scherzi telefonici: \u201cSono De Laurentiis, cerco Avati\u201d e gi\u00f9 pernacchie. Ero abituato. Per\u00f2 il fantomatico Tognazzi aveva lasciato un numero di telefono. Me lo rigiro tra le dita e quando ho ormai deciso di espormi al ludibrio, il telefono squilla davvero. Rispondo e sento la voce di Tognazzi: \u201cL&#8217;ha scritto lei questo copione?\u201d, \u201cS\u00ec, perch\u00e9?\u201d, \u201cPensa che potrei essere adatto a interpretare il protagonista?\u201d. Che telefonata \u00e8 questa? La telefonata che ti cambia la vita\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Sembra un film. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abEssere ottimisti o pessimisti \u00e8 sbagliato: bisogna rimanere disponibili agli accadimenti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando Tognazzi, vergognosamente dimenticato, non aveva pi\u00f9 offerte, lei restitu\u00ec il favore offrendogli un bellissimo ruolo in \u201cUltimo minuto\u201d. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abChe il cinema italiano non l&#8217;abbia premiato per quell\u2019interpretazione \u00e8 grave e disumano. Il primo film che abbiamo fatto assieme se l&#8217;era dimenticato, ma Ultimo minuto per lui fu importante. Ugo negli ultimi anni era amareggiato, ma sapeva ancora raccontare come nessuno. Proprio come Fellini, uno dei pi\u00f9 grandi registi del mondo, che pure, nel suo ultimo periodo di vita, era considerato una reliquia inutile\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Fellini le telefonava spesso. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abCi volevamo bene. \u00c8 strano dirlo, ma Federico parlava moltissimo di soldi. Era fissato con tutti quelli che lo avevano fregato speculando alle sue spalle. Lui con il cinema di certo non si era arricchito\u00bb. <\/p>\n<p><strong>I soldi, raccont\u00f2, erano un tema che interessava anche Lucio Dalla. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abArtisticamente generosissimo, a Lucio era complicato veder pagare persino un caff\u00e8. Lo chiamavamo il ragno. Al di l\u00e0 del caff\u00e8 per\u00f2 Lucio era un genio, un insieme di qualit\u00e0, poetiche. Un vento magico che andava oltre lui, lo superava\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Lei con il denaro che rapporto ha avuto? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abFallimentare. Io e Antonio siamo riusciti a perdere denaro persino con Benigni che aiutammo a produrre Berlinguer ti voglio bene con 50 milioni prestati da un ristoratore di Minerbio. Pensavamo di aver acquisito qualche credito e invece quando per Impiegati chiedemmo a lui e a Nuti di partecipare, Francesco disse subito di s\u00ec e Roberto rifiut\u00f2. Il suo no mi fer\u00ec molto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ha perdonato? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, l&#8217;ho perdonato perch\u00e9 ho 86 anni e voglio fare pace con tutti\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Pensa mai alla morte? Girare film significa rifiutarsi di morire? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abRifiutarsi di morire \u00e8 una definizione impropria perch\u00e9 restare o andare non dipende da noi, ma alla morte penso tutte le sere quando parlo con chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ho questa via degli angeli, una parete della mia stanza dove ci sono 150 piccoli ritratti incorniciati di legno con le persone che hanno avuto un ruolo nella mia vita. Li ricordo, ho uno scambio, dialogo\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 la vecchiaia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa vecchi si torna molto bambini e molto vulnerabili. Ma anche pi\u00f9 buoni e forse saggi. Sono sempre stato competitivo e ho visto gli altri con insofferenza perch\u00e9 volevo batterli. Poi magari erano loro che battevano me, ma insomma, adesso la partita \u00e8 finita. Vedo gli altri nella loro fragilit\u00e0 e li sento molto, molto simili\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Crede in Dio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;ateismo e il laicismo se lo possono permettere quelli che hanno avuto una vita meravigliosa e possono dire \u201cfinisce, chi se ne frega\u201d. Sono stato molto felice, ma non \u00e8 il mio caso perch\u00e9 in qualcosa ho sempre creduto\u00bb. <\/p>\n<p>\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA <\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto serale sulle notizie del giorno<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bologna, novembre 1938: \u00abSono nato in centro, in via San Vitale 51. 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