{"id":90083,"date":"2025-09-05T17:49:10","date_gmt":"2025-09-05T17:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/90083\/"},"modified":"2025-09-05T17:49:10","modified_gmt":"2025-09-05T17:49:10","slug":"taccuino-degli-us-open-forza-bjorn","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/90083\/","title":{"rendered":"Taccuino degli US Open &#8211; Forza Bjorn"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ex tennista svedese deve combattere contro il terribile male del cancro<\/p>\n<p><img data-lazyloaded=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"666\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/borg-europe-lavercup-2021-003980.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4572\"  data-\/>Bjorn Borg \u2013 Foto Ray Giubilo<\/p>\n<p>No, dai. <strong>Bj\u00f6rn Borg <\/strong>no. Sar\u00e0 una trovata di marketing, una scelta scellerata dell\u2019ufficio stampa. La notizia \u00e8 rimbalzata anche allo US Open, la dichiarazione choc che ha fatto nella sua autobiografia, Heartbeats, in uscita il 18 settembre: \u201cOra ho un nuovo avversario, il cancro, che non posso controllare. Ma lo sconfigger\u00f2. Non mi arrender\u00f2. Combatto come se ogni giorno fosse una finale di Wimbledon. E di solito vanno piuttosto bene, no?\u201c. Faccio parte di quella generazione che \u00e8 cresciuta con lui. <strong>O stavi con Borg o stavi con McEnroe<\/strong>. E io stavo con lui, che \u00e8 diventato anche, nel 1993, un personaggio del mio primo romanzo, Terra rossa. S\u00ec,<strong> la notizia \u00e8 scioccante. Difficile trovare parole adatte<\/strong>. Non banali, non retoriche. E allora c\u2019\u00e8 quella finale degli US open del 1981, l\u2019ultima sua in uno slam. Nei romanzi puoi inventarti ci\u00f2 che vuoi. Io mi sono permesso di far parlare Bj\u00f6rn Borg, di immaginare come potrebbe raccontare quella finale con John McEnroe, anche se si tratta di una \u201cimmaginazione guidata\u201d, basata su varie interviste che lui rilasci\u00f2 in seguito. Copio e incollo le due pagine del libro. Sperando che lui la vinca davvero, <strong>la finale che sta giocando adesso. Forza Bj\u00f6rn<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00abAnche quei due colpi incrociati di McEnroe erano rimbalzati nei pressi dell\u2019incrocio fra le righe laterali e quella di fondocampo, solo che erano finiti abbondantemente fuori. Era un giorno di inizio settembre del 1981, durante l\u2019ultima finale di un torneo del Grand Slam che ho giocato, l\u2019ultima possibilit\u00e0 che avevo di vincere finalmente l\u2019unico importante torneo che non ho mai vinto: gli Open degli Stati Uniti a Flushing Meadow.Siamo nel quarto set, il punteggio \u00e8 4-6, 6-2, 6-4, 5-3 a suo favore, ma 0-15 per me in questo nono game. In quello precedente sono riuscito ad annullare due match point e adesso ho la possibilit\u00e0 di portarmi teoricamente in parit\u00e0 sul 5 a 4, con il servizio a mio favore e poi chiudere magari al tie break questo set e andare al quinto, quello decisivo. Lui ha gi\u00e0 compiuto un doppio fallo per cui mi trovo 0-15 e ho tutte le possibilit\u00e0 \u2013 e la volont\u00e0 \u2013 di recuperare e di portarlo al quinto set. \u00c8 lui al servizio: tutti i mancini mi mettono in difficolt\u00e0 servendo largo a destra sul mio rovescio a due mani e costringendomi a uscire dal campo. \u00c8 esattamente quello che lui fa in questo momento. A quel servizio di Mac, rispondo con un rovescio attraverso il quale tento a mia volta di metterlo in difficolt\u00e0, ma lo faccio senza convinzione dato che il suo colpo \u00e8 uscito di almeno una decina di centimetri. Aspetto la chiamata del giudice di linea o, in subordine, del giudice di sedia, ma non si sente nulla e il mio passante viene intercettato da una vol\u00e9e di rovescio per me imprendibile, indirizzata all\u2019angolo opposto, all\u2019altro incrocio tra la linea di fondo e il lungolinea che, per mia fortuna, finisce fuori in maniera ancora pi\u00f9 netta del colpo precedente. Ma, inspiegabilmente, anche qui nessuna chiamata, nessuno grida \u201cout\u201d, soltanto quelli del pubblico lo fanno, alcuni fischiano, protestano (e forse \u2013 almeno questa volta, per la prima volta \u2013 avrei dovuto farlo anch\u2019io). Sembrano tutti dalla mia parte nonostante sia lui l\u2019americano. Io me ne sto in disparte, lontano, quasi appoggiato al telone blu di fondocampo. Mac si china a legarsi la scarpa destra e io lo guardo per un attimo, poi guardo l\u2019arbitro e, molto pi\u00f9 a lungo, le corde della mia racchetta che tento di spostare con le dita. Quando le proteste del pubblico si placano fino al silenzio, l\u2019arbitro annuncia il 15 pari e qualcuno ricomincia a fischiare. Sarebbe stato 0-30, e se adesso fossi andato 5 a 4, nel game successivo, con il servizio a mio favore, l\u2019avrei prima raggiunto e poi di certo portato al quinto set. E al quinto set \u00e8 sempre stato difficile battermi. Avrei vinto, ne sono sicuro. Invece siamo 15 pari, mi sento deluso e, anche se nessuno da fuori potrebbe accorgersene, ho perduto la concentrazione necessaria per continuare, per cercare di salvare questo match. Mac serve una prima palla di servizio in rete e poi una seconda abbastanza debole sul dritto che per\u00f2 sbaglio malamente buttandolo in corridoio: 30-15. Il servizio seguente \u00e8 una prima potentissima sul mio rovescio alla quale rispondo ancora male: 40-15. Un altro doppio match point a suo favore e sento che questa volta non posso pi\u00f9 farcela a rimediare. Lui sbaglia il primo servizio e il secondo \u00e8 di nuovo debole, controllabile, ma nonostante ci\u00f2 rispondo con un rovescio che va fuori di pi\u00f9 di un metro. Per la terza volta consecutiva gli Open degli Stati Uniti vanno a lui, per la quarta volta io li perdo in finale. Due ore e ventinove minuti di gioco: 4-6, 6-2, 6-4, 6-3. Fu quella sera che cominciai a pensare di ritirarmi. Sentivo che sarebbe stato sempre pi\u00f9 difficile vincere, non avevo pi\u00f9 voglia di allenarmi tutti i giorni per ore e ore, mattina e pomeriggio. Per\u00f2, se l\u2019arbitro avesse chiamato \u201cout\u201d uno di quei due colpi\u2026\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019ex tennista svedese deve combattere contro il terribile male del cancro Bjorn Borg \u2013 Foto Ray Giubilo No,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":90084,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1457],"tags":[14174,1537,90,89,245,244,1273,6665],"class_list":{"0":"post-90083","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-tennis","8":"tag-bjorn-borg","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-sport","13":"tag-sports","14":"tag-tennis","15":"tag-us-open"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90083","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=90083"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/90083\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/90084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=90083"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=90083"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=90083"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}