{"id":91263,"date":"2025-09-06T07:53:15","date_gmt":"2025-09-06T07:53:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/91263\/"},"modified":"2025-09-06T07:53:15","modified_gmt":"2025-09-06T07:53:15","slug":"dialoghi-di-estetica-intervista-alla-pittrice-marta-ravasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/91263\/","title":{"rendered":"Dialoghi di Estetica. Intervista alla pittrice Marta Ravasi"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/marta-ravasi\/\" data-type=\"artist\" data-id=\"461305\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Marta Ravasi<\/a> <\/strong>(Merate, 1987) \u00e8 una pittrice italiana. Dopo gli studi presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera Milano, l\u2019Hogeschool Sint Lukas a Bruxelles e il Wimbledon College of Arts a Londra, sta sviluppando la sua pratica pittorica da quasi un decennio. Tra le sue ultime mostre personali si segnalano: Fresca (Galerie Elsa Meunier, Parigi 2025); Solo Geometry (Painters Painting Paintings, 2024); Marta Ravasi (Diez Gallery, Amsterdam 2024); Bucce (Acappella, Napoli 2023). Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra le quali: Cold Enough For Snow (Workplace, Londra 2025); Il verso della lumaca (Galleria 1\/9, Roma 2025); Clipper Cuts (Brussels 2025); Enosis (ASPARA Studio, Londra 2025); Distance of the rim (NAR, Tokio 2025); Le cose che non sappiamo (Romero Paprocki, Parigi 2025); Premio Cairo (Museo della Permanente, Milano 2024); Familiar (Gauli Zitter, Brussels 2024); Pittura italiana oggi (Triennale Milano 2023). Questo dialogo si sofferma su alcuni aspetti della poetica di Ravasi: le oscillazioni tra astrazione e figurazione, le approssimazioni alla materia pittorica, il sopravvento della pittura, il suo rigenerarsi facendola.\u00a0<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"731\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marta-ravasi-giglio-verticale-ii-731x1024.jpg\" alt=\"Marta Ravasi, Blossom\" class=\"wp-image-1178967\"  \/>Marta Ravasi, Blossom<\/p>\n<p><strong>Guardando i tuoi dipinti si vorrebbe subito parlare di astrazione, ma non possiamo assolutamente lasciare da parte le figure. La tua \u00e8 una pittura non lineare, quasi come se fosse la trasposizione visiva di un contrappunto.<\/strong>\u00a0<br \/>Trovo molto precisa questa tua lettura e brillante la scelta del termine contrappunto, specialmente in relazione alla mia prima produzione in cui ogni opera suggeriva e apriva una strada che sembrava essere indipendente ma allo stesso tempo legata, regolata dal rapporto con le altre. Pur risultando un po\u2019 banale parlare ancora di astrazione e figurazione, alla fine non lo \u00e8 per niente. I miei quadri sono figurativi, ma anche astratti.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Sono d\u2019accordo, non \u00e8 scontato soprattutto perch\u00e9 a risaltare \u00e8 qualcosa come una tua oscillazione. <\/strong>\u00a0<br \/>\u00c8 una questione di distanze. Quando dipingo la distanza tra me e il quadro \u00e8 quella del mio braccio, sono in una situazione di intimit\u00e0 con il materiale e questo lo amplifica, prende il sopravvento, ma quella esigenza di avere un\u2019immagine, quell\u2019ancora della figurazione, vale come una sorta di difficolt\u00e0 che si aggiunge nel lavoro. Per me si tratta allora di fare due passi avanti e tre indietro. Un continuo oscillare come dici tu, perch\u00e9 se definisco troppo l\u2019immagine e la figura diventa predominante il quadro non mi interessa pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p><strong>A quel punto, che cosa succede?<\/strong>\u00a0<br \/>Torno indietro, all\u2019astrazione, o meglio: riapro. Questo continuo cambiamento di prospettiva \u00e8 esattamente ci\u00f2 che mi permette di andare avanti. Il mio desiderio di fare pittura si alimenta di questa necessit\u00e0. Con ci\u00f2 si crea anche una tensione che mi consente di continuare a dipingere lo stesso quadro che, in fin dei conti, vorrei non fosse mai finito.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marta-ravasi-pesche-2025-768x1024.jpg\" alt=\"Marta Ravasi, Pesche, 2025\" class=\"wp-image-1178969\"  \/>Marta Ravasi, Pesche, 2025<\/p>\n<p><strong>Anche se poi una conclusione ci sar\u00e0. Da dove pensi tragga origine quel tuo altalenare?<\/strong>\u00a0<br \/>Lo scopo del mio gioco, se lo vogliamo chiamare cos\u00ec, \u00e8 continuare a dipingere. Se l\u2019immagine si definisce troppo ho bisogno di intervenire. Da una parte, ti direi allora che l\u2019origine \u00e8 nelle approssimazioni: la vicinanza e la lontananza sia dal punto di vista del pittore sia da quello dello spettatore \u2013 bench\u00e9 io in quest\u2019ultima posizione volutamente non mi ci metta perch\u00e9 prediligo la mia vicinanza all\u2019opera e faccio di tutto per perdermici dentro. Dall\u2019altra, non possiamo escludere il farsi stesso della pittura.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Di che cosa si tratta?<\/strong>\u00a0<br \/>Mi interessa il momento in cui la pittura stessa prende il sopravvento definendo l\u2019opera. Mi piace pensarla come una composizione di pi\u00f9 proporzioni, texture, direzioni che possono improvvisamente palesarsi e modificarsi anche di l\u00e0 dal mio intervento. In parte, questo avviene anche perch\u00e9 uso l\u2019olio.\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Una scelta tutt\u2019altro che secondaria. Se potessi usare una formula per descriverla, direi che la tua \u00e8 una pittura di contatto che ottieni attraverso il tocco della materia pittorica sulla superficie che poi la ospiter\u00e0.<\/strong>\u00a0<br \/>Mentre ti ascoltavo pensavo a un mio quadro, Blossom del 2024. Lavorandoci ha preso forma una superficie pittorica che appare sempre fresca, umida, sulla quale le corolle dei fiori di ciliegio valgono come figure che si attaccano a un fondo liquido. Penso allora alla tua descrizione della pittura di contatto associandola immediatamente alla materialit\u00e0 pittorica, imprescindibile per la riuscita delle mie opere.\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Consideriamo un momento anche il tempo di elaborazione dell\u2019opera: spesso, si ha anche l\u2019impressione che la tua sia una pittura che emana una certa lentezza, una quiete che rivela per\u00f2 la vitalit\u00e0 che la pervade.<\/strong>\u00a0<br \/>Mi piace che senti questa vitalit\u00e0, per me \u00e8 molto importante. Forse, la pittura di contatto ha a che fare molto con quella scelta del materiale che determina poi un tempo per l\u2019opera. La pittura a olio non determina un tempo veloce o lento, ma uno autonomo probabilmente perch\u00e9 rispecchia il mio tempo interiore fatto di pause e di improvvise accelerate, ingestibile e per me ancora del tutto imprevedibile.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong>\u00a0<br \/>Principalmente perch\u00e9 quell\u2019esito che descrivevi non corrisponde a me. Ecco, l\u2019aspetto forse pi\u00f9 interessante \u00e8 che se c\u2019\u00e8 quiete \u00e8 perch\u00e9 questa \u00e8 il risultato della mia energia che \u00e8 bruciata mentre facevo l\u2019opera. Voglio dire, la mia energia mentre dipingo non \u00e8 quella del quadro, esso sar\u00e0 il risultato del suo bruciare. Si arriva alla stasi ma la mia attivit\u00e0 non \u00e8 stata in linea con essa. Alla fine, solo alla fine, potrebbe esserci quella pace. Questa \u00e8 per\u00f2 anche una condizione per me disarmante, perch\u00e9 in fin dei conti non rimane quasi traccia della mia energia. Ma mi piace l\u2019idea che mi stai proponendo, che quella vitalit\u00e0 sia in qualche modo visibile, come fosse qualcosa che alla fine c\u2019\u00e8 seppure silenziosamente.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marta-ravasi-blossom-819x1024.jpg\" alt=\"Marta Ravasi, Blossom\" class=\"wp-image-1178966\"  \/>Marta Ravasi, Blossom<\/p>\n<p><strong>Sono convinto appaia, anzitutto per la presenza imprescindibile della materia pittorica nelle tue opere. Ben prima dell\u2019immagine per te \u00e8 fondamentale che si interponga qualcosa come un filtro, una sorta di sottolineatura concreta per rendere manifesto uno sforzo che reputi necessario.<\/strong>\u00a0<br \/>Quello che chiami sforzo, \u00e8 la mia necessit\u00e0 di sperimentare, lavorare su nuove possibilit\u00e0, non perch\u00e9 debba ottenere qualcosa di eclatante, semmai per avere una risposta che non \u00e8 quella che io prevedevo. Di recente rifletto sull\u2019ultimo strato di lavorazione del quadro. Che \u00e8 l\u2019ultima scansione della superficie sulla quale intervengo con un pennello scarico e direziono il materiale pittorico facendolo riferire al quadro stesso, alle diagonali, agli angoli, al suo perimetro. E ovviamente anche alle superfici del soggetto, se c\u2019\u00e8 un soggetto. \u00c8 un modo che ho di arrivare alla fine ammettendo che poi si possa sempre ripartire daccapo.\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>\u00c8 una questione di insistenza.<\/strong>\u00a0<br \/>Penso sia il modo di affrontare pi\u00f9 aspetti della pittura. Il fatto che la composizione tocchi quelli della superficie, dell\u2019area del quadro\u2026 \u00e8 il mio modo di insistere. Allo stesso tempo, in fondo, si tratta di riuscire ad affermare umilmente che quello che faccio appartiene naturalmente alla storia della pittura. Questo per me vuol dire anche ottenere una forma di controllo del lavoro che mi permette di riuscire a lasciare andare tutto.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Da qui, forse, trae origine anche la dissipazione materiale che caratterizza le tue opere.<\/strong>\u00a0<br \/>Il mio modo di gestire la materia, soprattutto ultimamente, si definisce alla fine della produzione del quadro. Dopo aver provato pi\u00f9 strade e fatto i conti con le pi\u00f9 fallimentari, arriva un momento in cui la materia decide da s\u00e9 come disporsi sulla tela. E quello \u00e8 spesso il modo giusto in cui devono andare le cose, lo definirei aperto.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/marta-ravasi-fruttini-bianco-2025-1024x768.jpg\" alt=\"Marta Ravasi, Fruttini, bianco, 2025\" class=\"wp-image-1178970\"  \/>Marta Ravasi, Fruttini, bianco, 2025<\/p>\n<p><strong>Che rapporto hai con le regole per fare pittura?<\/strong>\u00a0<br \/>Esercitarle mi consente di stravolgerle. Per me \u00e8 un andamento promettente, perch\u00e9 ogni volta che seguo una regola so che torneranno altri momenti in cui stravolger\u00f2 di nuovo tutto. In termini pratici per me si tratta di eseguire pi\u00f9 esercizi: svolgendoli, alla fine, le regole quasi non ci sono pi\u00f9, ma sono la mia pi\u00f9 stabile base.\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Ho l\u2019impressione che quegli esercizi facciano capo a un tuo modo particolare di rinnovare la tua pratica pittorica che chiamo \u2018procedere per stroncatura\u2019: si tratta del modo in cui lavori sulla relazione tra il soggetto e il quadro, alla fine a essere stroncato non \u00e8 ci\u00f2 che dipingi ma il campo in cui poni i soggetti.<\/strong>\u00a0<br \/>Facendo pittura incontro pi\u00f9 ostacoli e spesso qualcosa di troppo che \u00e8 necessario togliere. Io allora intervengo sottraendo strati, cosicch\u00e9 la pittura possa farsi pittura. Ma ascoltandoti stavo anche pensando che, forse, tutto quello che ci stiamo dicendo potrebbe anche non esserci. Forse \u00e8 proprio in questi termini che intendo la \u2018stroncatura\u2019 di cui parli. Il mio dire e architettare a proposito della mia pittura \u00e8 qualcosa di cui posso benissimo fare a meno.\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Eppure, c\u2019\u00e8.<\/strong>\u00a0<br \/>S\u00ec, ma nella misura in cui si tratta di un mio ambiziosissimo pensiero del quale potrei sbarazzarmi. Alla fine, per\u00f2, nella mia pittura tutta quella riflessione ha pi\u00f9 forza nel momento in cui si scontra con la povert\u00e0 di ci\u00f2 che rappresento e con il modo in cui l\u2019ho fatto. Forse la stroncatura \u00e8 il fatto stesso che io guardi in un altro modo, che scopra ancora nuove cose. \u00c8 qualcosa di buono perch\u00e9 determina continui riavvii del mio lavoro, un rigenerarsi.\u00a0<\/p>\n<p>Davide Dal Sasso\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.martaravasi.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Scopri di pi\u00f9<\/a>\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Libri consigliati:<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u202f\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Marta Ravasi (Merate, 1987) \u00e8 una pittrice italiana. Dopo gli studi presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Brera&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":91264,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-91263","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/91263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=91263"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/91263\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/91264"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=91263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=91263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=91263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}