{"id":91283,"date":"2025-09-06T08:04:09","date_gmt":"2025-09-06T08:04:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/91283\/"},"modified":"2025-09-06T08:04:09","modified_gmt":"2025-09-06T08:04:09","slug":"ce-un-esercito-di-giovani-inattivi-che-ogni-anno-brucia-25-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/91283\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un esercito di giovani inattivi che ogni anno brucia 25 miliardi"},"content":{"rendered":"<p>Un esercito di inattivi di 1,4 milioni. A tanto ammonta il numero di giovani che non studiano e non lavorano in Italia costando al Paese quasi 25 miliardi all\u2019anno (pari a 1,23% del Pil Italiano) e annoverandolo come il penultimo fanalino di coda in Europa. Un bagno di realt\u00e0 per i nostalgici del reddito di cittadinanza alla corte del M5S che in queste settimane stanno facendo ricomparire la misura-Conte nei programmi delle coalizioni di sinistra per le prossime elezioni regionali.<br \/>La strada imboccata negli ultimi anni \u00e8 sbagliata e ci costa caro. \u00ab\u00c8 un\u2019intera manovra finanziaria\u00bb, evidenzia Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House \u2013 Ambrosetti, sottolineando che \u00abil futuro dei giovani \u00e8 un tema poco attenzionato. Sono certo &#8211; ha aggiunto &#8211; che gli imprenditori, i manager e la classe dirigente riuniti qui in sala sapranno fare la propria parte come architetti di un futuro pi\u00f9 promettente per i nostri giovani. Fate presto!\u00bb, \u00e8 il suo appello.<br \/>Soprannominati Neet (in inglese, \u201cNot in Education, Employment or Training\u201c), questo campione di giovani tra i 15 e i 29 anni sono un\u2019impietosa fotografia di un Paese malato di assistenzialismo. Anche perch\u00e9 il tasso di Neet in Italia \u00e8 del 15,2%, ben al di sopra della media Ue (11%) e ancora lontano dall\u2019obiettivo del 9% fissato per il 2030. Di questi, 453mila giovani sono del tutto inattivi: non cercano lavoro e non frequentano alcuna attivit\u00e0 formativa. Il fenomeno colpisce soprattutto le donne (69%), il Mezzogiorno (46%) e chi ha un basso livello di istruzione (42%).<br \/>E piove pure sul bagnato visto che la dispersione scolastica \u00e8 un altro dato allarmante: il 9,8% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni ha lasciato la scuola prima del diploma, pari a circa 408mila ragazzi. Il dato, che colloca l\u2019Italia ottava in Europa per dispersione scolastica, \u00e8 ancora pi\u00f9 grave tra i giovani di origine straniera: abbandona il 15% dei cittadini europei residenti in Italia e addirittura il 27,4% di quelli provenienti da Paesi extra-Ue.<br \/>\u00abL\u2019abbandono scolastico \u2013 ha commentato De Molli \u2013 apre la strada alla povert\u00e0 educativa, all\u2019emarginazione sociale e, nei casi pi\u00f9 gravi, al coinvolgimento dei minori in attivit\u00e0 illegali o sotto il controllo di ambienti criminali\u00bb, riprendendo la dichiarazione del Presidente della Repubblica <a data-autogenerated=\"yes\" data-datalayer-click-event-target=\"internal\" href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/persone\/sergio-mattarella-133741.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sergio Mattarella<\/a> in occasione della giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.<br \/>E, come se non bastasse, ogni anno l\u2019Italia \u201cperde\u201c oltre 37mila laureati. Un esodo che, secondo i calcoli del Forum, costa al Paese circa 5,1 miliardi di euro all\u2019anno.<br \/>E questo nonostante solo il 31,6% dei giovani italiani sia laureato, un dato che ci relega al terzultimo posto in Europa. Il gap rispetto a Paesi come Irlanda (65%) e Francia (53%) \u00e8 notevole. Ancora peggio se si considerano i giovani stranieri residenti in Italia: solo il 13,4% ha una laurea, contro il 37,9% della media europea.<br \/>E poi c\u2019\u00e8 il nodo dei salari.<br \/>In un contesto globale in cui i redditi medi reali crescono, l\u2019Italia rappresenta un\u2019eccezione negativa: \u00e8 l\u2019unico Paese Ocse in cui gli stipendi sono diminuiti rispetto al 2000. Nel 2023, il salario medio reale risultava inferiore del 3,5% rispetto a ventitr\u00e9 anni prima. Nel frattempo, nella media Ocse i salari sono cresciuti del 17,8%, mentre negli Stati Uniti addirittura del 27,4%. Un trend che alimenta la sfiducia tra i giovani: uno su due teme di finire in un lavoro sottopagato o precario a tempo indeterminato.\n<\/p>\n<p>Un quadro drammatico che necessita di una scossa. \u00abInvestire nella formazione del capitale umano rappresenta la leva decisiva per garantire la stabilit\u00e0 dei sistemi economici e offrire alle nuove generazioni un futuro prospero\u00bb, conclude De Molli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un esercito di inattivi di 1,4 milioni. 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