{"id":92125,"date":"2025-09-06T17:00:19","date_gmt":"2025-09-06T17:00:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/92125\/"},"modified":"2025-09-06T17:00:19","modified_gmt":"2025-09-06T17:00:19","slug":"camilleri-pensava-al-futuro-gianfranco-marrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/92125\/","title":{"rendered":"Camilleri pensava al futuro | Gianfranco Marrone"},"content":{"rendered":"<p>Andrea Camilleri compie cent\u2019anni. Filosofo del linguaggio? A questo polytrops da oggi idealmente centenario sono stati attribuiti molteplici mestieri, tutti legati alla creativit\u00e0: romanziere, storico, sceneggiatore, regista, drammaturgo, attore, docente di teatro, produttore, editorialista, opinionista, editore&#8230; In particolare, la lingua in cui scriveva \u2013 lessico siciliano, sintassi italiana \u2013 ha attirato molteplici attenzioni da parte di critici e lettori, e ha fatto tanto discutere traduttori, linguisti e filologi. Camilleri stesso \u00e8 frequentemente intervenuto su questa sua invenzione comunicativa, spiegandone la funzione, il senso e il valore \u2013 non solo espressivo ma anche sociale, politico. C\u2019\u00e8 un intero capitolo sulla questione del nesso fra lingua e personaggio in La testa ci fa dire, dialogo fra Camilleri e Marcello Sorgi (Sellerio 2000); troviamo una dottissima dissertazione sulla relazione fra scrittori di cose e scrittori di parole nel suo bel libro sul teatro L\u2019ombrello di No\u00e8 curato da Roberto Scarpa (Rizzoli 2002); e ci sono pagine notevoli sull\u2019uso del dialetto siciliano nella Porto Empedocle degli anni Trenta in un lungo passaggio del libro-intervista con Saverio Lodato La linea della palma (Rizzoli 2002). E potremo continuare. Cos\u00ec come parecchi sono stati gli studiosi \u2013 Borsellino, Castiglione, La Fauci, Marci, Nigro, Novelli etc. \u2013 che si sono concentrati sulle grammatiche e le pragmatiche del dialetto camilleriano.<\/p>\n<p>Una riflessione pi\u00f9 generale su lingue e linguaggi, segni e testi, per\u00f2, sembra quasi mancare nella sua opera molteplice e multiforme. Se non fosse per un essenziale volume, passato chiss\u00e0 perch\u00e9 quasi inosservato. Ha per titolo un proverbio, La lingua batte dove il dente duole, ed \u00e8 una fitta conversazione \u2013 un incontro-scontro, o se si preferisce un\u2019amichevole controversia \u2013 con Tullio De Mauro, il quale, si sa, allo studio analitico e storico delle lingue ha dedicato pressoch\u00e9 tutta la sua illustre carriera (Laterza 2013). Leggere, o rileggere, questo vero e proprio trattato di filosofia del linguaggio permette un ripensamento complessivo del lavoro di Camilleri a partire da una prospettiva al tempo stesso ricca e precisa: quella appunto del linguaggio e della significazione. Vi si toccano temi cruciali \u2013 lingua\/dialetto, oralit\u00e0\/scrittura, narrazione\/discorso, traduzione\/tradimenti \u2013 ma, soprattutto, li si fa interagire fra loro con risultati originali. Analogamente, si mescolano alcuni degli argomenti privilegiati di De Mauro (la struttura delle lingue, l\u2019educazione linguistica, Barbiana, la scuola, l\u2019influenza della tv sull\u2019unificazione della lingua italiana) con molti di quelli di Camilleri (la Sicilia, la lingua e il fascismo, l\u2019espressivit\u00e0 letteraria, la scelta del dialetto e la sua reinvenzione), al punto che non si sa pi\u00f9 bene chi afferma che cosa.<\/p>\n<p>Lo scambio fra i due diviene prezioso. Camilleri, all\u2019inizio, sostiene la vecchia tesi per cui il dialetto sarebbe l\u2019espressione dei sentimenti mentre la lingua dei concetti. E racconta di quando una volta il padre (figura chiave, va ricordato, nella sua opera tutta: pi\u00f9 volte lui stesso ha dichiarato che Montalbano ha preso tanto da costui), per rimproverarlo dei ritardi notturni, aveva cominciato il discorso in siciliano (\u201cFigghiu m\u00e8, vidi ca si tu nun torni presto la sira, e nun sento la porta ca si chiui, non arrinesciu a pigliari sonnu\u201d) per poi concluderlo in italiano (\u201cE se questa storia dura ancora io ti taglio i viveri e voglio vedere cosa fai fuori fino alle due di notte!\u201d). Il passaggio da un registro all\u2019altro \u00e8 il passaggio dall\u2019affetto al diritto, dalla preghiera siciliana alla minaccia italiana. \u201cNella mia famiglia \u2013 dice Camilleri \u2013 l\u2019italiano lo adoperavamo per sottolineare, per mettere in chiaro, per prendere le distanze. Per dire \u2018te lo dico una volta e per tutte\u2019. Il resto era dialetto\u201d. Ora, incalza De Mauro, effettivamente alcune cose possono dirsi solo in dialetto, altre solo in italiano, altre ancora indifferentemente nei due registri. E riporta il caso inverso: quando insegnava a Palermo, racconta, dialogava spesso con colleghi e amici del pi\u00f9 e del meno; e si parlava in italiano. Ma quando la discussione si accendeva, per esempio su temi politici, ecco venir fuori il siciliano. Di modo che quando il discorso si faceva serio, emergeva il ricorso al dialetto. Il quale dunque \u201cnon \u00e8 solo la lingua delle emozioni\u201d.<\/p>\n<p>Sembra che i due, pur citando entrambi Pirandello, dicano l\u2019opposto; ma in effetti, a ben vedere, stanno esponendo la medesima idea: lingua e dialetto si sostengono reciprocamente, non possono esistere l\u2019una senza l\u2019altro e viceversa. Prova ne sia, ricorda il linguista, che hanno entrambi una struttura morfologica e grammaticale complessa che li rende pi\u00f9 simili di quanto non appaia. Quel che conta, nella parlata comune, non \u00e8 l\u2019uso di uno piuttosto che dell\u2019altra, ma l\u2019alternanza dei registri e dei toni, delle ragioni e delle passioni, lo switch dall\u2019una all\u2019altro e viceversa \u2013 che genera o gestisce il flusso delle emozioni, siano esse familiari come ideologiche. I due aneddoti riportati dallo scrittore e dal linguista lo confermano. Nella comunicazione, quotidiana e no, le lingue in opera, o i dialetti in funzione, sono sempre come minimo due. Non esiste un solo sistema di segni, ma tanti linguaggi che dialogano fra loro, dove ogni sistema \u00e8 il supporto dell\u2019altro, mescolando senza fine ragione e passione, argomentazione e racconto. Quel che d\u00e0 senso al tutto \u00e8 l\u2019andirivieni, la trasformazione, il cambio di passo. Controprova, ne convengono i due, ne \u00e8 la fallimentare politica fascista sulla lingua nazionale che avrebbe dovuto reprimere i dialetti locali, e che ha finito per latinizzare molti termini spesso inventando etimologie e provenienze. Una lingua, da sola, non funziona.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"bff3f01e-c509-4184-bb4f-5d45918ea757\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Camilleri-1.jpg\" width=\"780\" height=\"562\" alt=\"h\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Ma ecco spiegato il lavoro espressivo nella scrittura di Camilleri, spesso equivocato: \u201cio sono uno scrittore italiano che fa uso di un dialetto che \u00e8 compreso nella nazione italiana, un dialetto che ha arricchito la nostra lingua\u201d. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 l\u2019esito cangiante delle ibridazioni continue. Niente purezze, solo mescolanze. Del resto, chiosa De Mauro, \u201cin Italia abbiamo tante lingue\u201d. Che \u00e8 ben diverso che dire tanti dialetti\u2026 E qui vale l\u2019affermazione di Ennio Flaiano riportata da Camilleri, secondo la quale l\u2019italiano \u00e8 una lingua parlata dai doppiatori. E non \u00e8 un caso, rintuzza De Mauro a moltiplicare l\u2019effetto Babele, che negli anni Cinquanta molti contadini del Sud erano convinti che in tv l\u2019italoamericano Mike Bongiorno parlasse spagnolo.<\/p>\n<p>Collegata a questi temi c\u2019\u00e8 la questione della traduzione che circola molto, surrettiziamente, nel libro. Anche qui, punto di partenza \u00e8 un\u2019opinione diffusa (irrealizzabile tradurre fedelmente), ma poco a poco, approfondendo, la doppia voce del libro finisce per affermare il contrario: non solo ogni traduzione \u00e8 fattibile ma \u00e8 anche necessaria. De Mauro a un certo punto si domanda come sia stato possibile tradurre i testi dell\u2019autore agrigentino nelle decine di lingue in cui pure \u00e8 avvenuto: dove non si \u00e8 trattato esclusivamente di volgere in altri idiomi la sapiente mescolanza di lingua e dialetto, ma di restituire il ritmo, il respiro del testo. E lo scrittore, che seguiva da vicino queste operazioni insieme letterarie ed editoriali, risponde serenamente che ogni traduttore, in ogni singolo paese, ha inventato una soluzione sensata. In Germania per esempio per tradurre Il re di Girgenti si \u00e8 ricorsi alla lingua di Jean Paul, cos\u00ec come in Francia, dove sarebbe stato facile utilizzare\u00a0 il marsigliese, il traduttore Serge Quadruppani ha spesso usato per i romanzi montalbaneschi un francese ecumenico mescolato a certo lessico della Normandia. \u201cOgnuno s\u2019arrangia come pu\u00f2\u201d, ne conclude gongolante Camilleri. Ed \u00e8 proprio a partire da questa paradossale propriet\u00e0 costitutiva delle lingue (e dei dialetti) d\u2019essere insieme intraducibili e traducibili che, ricorda De Mauro, un gigante come Ludwig Wittgenstein, introducendo la nozione di gioco linguistico, ha cambiato radicalmente idea circa il nesso generale fra lingua, mondo e forme di vita. La famigerata infedelt\u00e0 delle traduzioni (che tanto turbava uno come Benedetto Croce) \u00e8 garanzia della comunicazione, imperfetta e imprecisa ma comunque funzionante.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa, ne convengono i due, che tutte le traduzioni vadano bene. Ci sono quelle buone e quelle cattive, a partire per\u00f2 da parametri che non sono puristi o estetizzanti ma pragmatici, strategici, legati a obiettivi volta per volta diversi. Cos\u00ec la lingua del potere, entrambi affermano, \u00e8 l\u2019esito del controllo delle traduzioni anche all\u2019interno della medesima lingua, di modo che, per esempio, la tendenza all\u2019astrazione o il ricorso a un linguaggio presunto aulico, intrecciato a un\u00a0 patetico abuso dell\u2019inglese, va a fondare quel burocratichese che, opprimendoci, ci tiene sotto continua sorveglianza. Opporsi a questa tendenza, lavorare sulla lingua, arricchirla a partire da basso, dalla parlata quotidiana, dai dialetti, \u00e8 allora, invertendo la prospettiva, una forma di resistenza al potere. La proposta, o le proposte, di nuove forme di vita.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dunque la lingua batte su un dente che duole? Qual \u00e8 questo dente che la lingua picchia di continuo e che soffre a dismisura? La risposta, sostiene De Mauro, \u00e8 politica: \u00e8 il dente che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, il sostrato socio-culturale che ogni lingua dovrebbe sostenere, alimentare, trasformare ma in ogni caso governare. E che si sta progressivamente dileguando come in un guscio vuoto. Da un lato, allora, c\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di trattare i dialetti come si fa con certi cibi, dotarli cio\u00e8 di un marchio Dop che, ben proteggendoli, li possa rilanciare, rilanciando al contempo il dente-sostrato culturale. D\u2019altro canto, replica l\u2019agrigentino, questo benedetto sostrato, nel disinteresse generale, non sta tanto sparendo, con buona pace di Pier Paolo Pasolini (citatissimo), quanto cambiando: un nuovo dente sta spuntando. \u201cViviamo circondati da gente che parla altre lingue \u2013 \u00e8 l\u2019epilogo del libro consegnato alla voce di Camilleri \u2013. La mia speranza \u00e8 che siccome la lingua \u00e8 sempre in movimento, in una progressione lenta e costante, da questo meticciato di lingue degli extracomunitari e dei migranti tutti, il guscio vuoto possa essere riempito da queste nuove parole che arrivano da fuori [\u2026] e che diventeranno parole nostre\u201d.<\/p>\n<p>Camilleri pensava al futuro: a noi oggi il testimone.<\/p>\n<p>Leggi anche:<br \/>Giuseppe Lupo | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/andrea-camilleri-giochi-per-linfanzia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Andrea Camilleri: giochi per l\u2019infanzia<\/a><br \/>Gianfranco Marrone | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/cronache-di-una-fine-annunciata\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cronache di una fine annunciata<\/a><br \/>Gianni Bonina | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/linquietante-segreto-di-camilleri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019inquietante segreto di Camilleri<\/a><br \/>Gianni Bonina | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/autodifesa-di-caino-di-andrea-camilleri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Autodifesa di Caino di Andrea Camilleri<\/a><br \/>Gianfranco Marrone | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/memoria-ed-eredita-di-un-narratore-seriale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Memoria ed eredit\u00e0 di un narratore seriale<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Andrea Camilleri compie cent\u2019anni. 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