{"id":93282,"date":"2025-09-07T07:51:20","date_gmt":"2025-09-07T07:51:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/93282\/"},"modified":"2025-09-07T07:51:20","modified_gmt":"2025-09-07T07:51:20","slug":"il-ritorno-di-clara-sanchez-e-la-mente-dei-serial-killer-di-nazzi-le-novita-in-libreria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/93282\/","title":{"rendered":"Il ritorno di Clara Sanchez e la mente dei serial killer di Nazzi, le novit\u00e0 in libreria"},"content":{"rendered":"<p class=\"art-text\" id=\"\">Ecco una selezione delle novit\u00e0 in libreria tra romanzi, saggi, libri di inchiesta e reportage presentati questa settimana all&#8217;Adnkronos. <\/p>\n<p>\t\t\t\t\t&#8216;La luce e l&#8217;onda. Cosa significa insegnare?&#8217; di Massimo Recalcati <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n<p>    <b>Massimo Recalcati<\/b> torna dieci anni dopo &#8216;L&#8217;ora di lezione&#8217;, sul grande tema della scuola e della pratica dell&#8217;insegnamento con &#8216;<b>La luce e l&#8217;onda. Cosa significa insegnare?<\/b>&#8216;, nelle librerie per <b>Einaudi<\/b>. Ogni maestro \u00e8 una luce e un\u2019onda nello stesso tempo: \u00e8 una luce perch\u00e9 allarga l\u2019orizzonte del nostro mondo sospingendoci verso la necessaria soggettivazione del sapere; \u00e8 un\u2019onda poich\u00e9 incarna l\u2019impatto dell\u2019allievo con qualcosa che resiste, con una differenza che non pu\u00f2 essere pareggiata e che, proprio per questo, ci costringe a trovare un nostro stile singolare: quello che \u00e8 stato scolasticamente acquisito deve essere ripreso in modo singolare, riaperto, reinventato. Se questi due movimenti del maestro non sono attivi, il sapere si devitalizza.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">C&#8217;\u00e8 poi il grande capitolo della Scuola al quale questo libro dedica molta attenzione. Come \u00e8 possibile conservare nel suo dispositivo istituzionale la grazia della luce e dell\u2019onda? Come \u00e8 possibile non ridurre la sua azione a quella di una trasmissione tecnica di saperi pi\u00f9 o meno specializzati per salvaguardare invece il suo compito pi\u00f9 ampiamente formativo che \u00e8 quello di contribuire in modo decisivo a dare una forma singolare alla vita dei nostri figli? Le domande che Recalcati pone e si pone. <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">&#8216;La casa che attende la notte&#8217;, il nuovo romanzo di Clara Sanchez<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    Un debole sole fa capolino fra i tetti del quartiere di Calle de Vel\u00e1zquez. Una luce che basta a creare un gioco di colori sul portone del civico 39. \u00c8 il luogo in cui si trova Alicia, una giovane studentessa ventenne che non sa cosa fare della sua vita. Ha un\u2019unica certezza: ogni pomeriggio si ferma davanti a un grande palazzo. Non \u00e8 una sua decisione. A guidarla l\u00ec \u00e8 Rafael, il bambino a cui fa da babysitter.<b> Clara Sanchez<\/b> \u00e8 tornata. La scrittrice spagnola torna in libreria, per <b>Garzanti<\/b>, con &#8216;<b>La casa che attende la notte<\/b>&#8216;, e promette ancora una volta di incollare alle pagine i suoi lettori.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Nel romanzo dell&#8217;autrice de &#8216;Il profumo delle foglie di limone&#8217;, Rafael,  appena un anno, ha occhi che vedono con pi\u00f9 chiarezza di quelli di Alicia e sembrano non essere offuscati dalle incertezze del futuro. Il bambino, infatti, le indica a parole e gesti l\u2019ingresso dell\u2019edificio, lei si rifiuta di credergli, fino a quando, dopo insistenze e capricci, decide di mettere da parte lo scetticismo. Quando entra, Rafael punta l\u2019indice verso un appartamento al quinto piano dove si \u00e8 consumata una tragedia. Qualche tempo prima, un ragazzo di nome Hugo \u00e8 uscito di casa e non ha pi\u00f9 fatto ritorno. Di quel mistero nessuno sa niente. Eppure, Rafael le sta chiedendo a modo suo di scavare in quella scomparsa. Di non fermarsi alle apparenze. Alicia sente di doverlo ascoltare. Perch\u00e9 a volte gli sconosciuti possono essere uniti dal destino. E l\u2019unico modo di trovare una direzione \u00e8 abbandonare la luce e scegliere la notte, lasciandosi guidare dal nostro istinto pi\u00f9 nascosto. <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Stefano Nazzi in &#8216;Predatori&#8217; racconta i pi\u00f9 spietati serial killer americani e chi ha provato a fermarli<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    Ci sono stati anni, in America, in cui il male sembrava annidarsi ovunque. L\u2019Fbi l\u2019ha definita &#8216;l\u2019epidemia, l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro dei serial killer, che tra gli anni Sessanta e Novanta furono quasi duemila. Uccidevano in silenzio, con metodo, con fantasia e, spesso, con una faccia rassicurante. Con la sua prosa intensa e incalzante,<b> Stefano Nazzi in &#8216;Predatori&#8217;,<\/b> per <b>Mondadori<\/b>, ripercorre quei decenni bui, portandoci nelle menti di alcuni dei pi\u00f9 spaventosi serial killer americani. Come John Wayne Gacy, che vestiva da clown alle feste per bambini e seppelliva adolescenti sotto casa. Edmund Kemper, il gigante gentile che discuteva con gli agenti di Shakespeare e poi tornava a sezionare cadaveri. David Berkowitz, il Figlio di Sam, che diceva di agire per ordine di un labrador posseduto dal demonio. E ancora, Dennis Rader, padre di famiglia e tecnico della sicurezza, che si firmava BTK &#8216;Bind, Torture, Kill&#8217; e Aileen Wuornos, che sosteneva di uccidere per difendersi, ma lo fece sei volte, a sangue freddo. E come Ted Bundy, colto, brillante, magnetico, &#8220;un tipico ragazzo americano che uccide tipiche ragazze americane&#8221;.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Accanto a loro, ci sono le storie delle donne e degli uomini che li hanno inseguiti, studiati, catalogati. Negli scantinati di Quantico, due agenti dell\u2019Fbi, Robert Ressler e John Douglas, iniziarono ad analizzare i profili degli assassini seriali e poi a parlare con loro. Insieme alla psicologa Ann Burgess, visitarono le carceri di massima sicurezza e intervistarono trentasei serial killer. Da quelle conversazioni nacque il profiling, l\u2019idea che dietro l\u2019apparente caos ci fosse un metodo e che dunque si potessero prevedere azioni imprevedibili. Fu Ressler a coniare il termine &#8216;serial killer&#8217;, Douglas ne tracci\u00f2 le prime tipologie. Cercarono schemi, modelli, ricorrenze. Furono i primi mindhunters, i cacciatori della mente. Questo libro \u00e8 il racconto di quell\u2019epoca. Un viaggio dentro la mente dei pi\u00f9 spietati predatori americani e di chi ha provato a fermarli. <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Matteo Nucci racconta &#8216;Platone. Una storia d&#8217;amore&#8217;<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    Questa \u00e8 la storia di un &#8220;atleta dell&#8217;anima&#8221;. Un pensatore che sfid\u00f2 ogni luogo comune, per dare ai posteri la possibilit\u00e0 di rimettere sempre in gioco la vita, l&#8217;ordine delle cose. Questa \u00e8 la storia di &#8216;Platone. Una storia d&#8217;amore&#8217;, come recita il titolo del nuovo libro di<b> Matteo Nucci, in libreria per Feltrinelli<\/b>. \u00c8 un romanzo di verit\u00e0, quello che avete in mano &#8211; si legge nella quarta di copertina &#8211; Un romanzo che per la prima volta ripercorre la vita del pi\u00f9 grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all\u2019ira, all\u2019inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un\u2019operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l\u2019uomo pi\u00f9 strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia per\u00f2 non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l\u2019Egitto per trovare la sua strada. Sar\u00e0 una strada retta e tortuosa assieme. Ci\u00f2 che la segna, tuttavia, \u00e8 l\u2019eros, l\u2019amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l\u2019amore totalizzante, la passione sublime, il motore pi\u00f9 potente dell\u2019animo umano.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Con il suo stile inconfondibile, Matteo Nucci ci regala un romanzo fuori dal tempo, frutto di anni di studio e di sana ossessione, con cui riesce a farci superare di nuovo la linea d\u2019ombra della letteratura, rendendo la nostra esperienza di lettori un capitolo di vita epico, erotico, illuminante. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicit\u00e0, un \u201catleta dell\u2019anima\u201d. Seguendone dolori, fallimenti e amori, alla fine di questa lettura travolgente, ci ritroveremo diversi: cambiati nel profondo da uno scrittore filosofico capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare a noi la possibilit\u00e0 di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere il tempo che ci \u00e8 concesso. <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Emanuele Trevi racconta &#8216;Mia nonna e il Conte&#8217;<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    &#8220;Come certe ragazzine cos\u00ec timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un\u2019estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna divent\u00f2 bellissima dopo gli ottanta&#8221;. \u00c8 una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di &#8216;<b>Mia nonna e il Conte&#8217; di Emanuele Trevi, in libreria per Solferino<\/b>, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia &#8211; Delia e Carmelina &#8211; ma che al pari di ogni donna del popolo guarda &#8216;Beautiful&#8217; al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall\u2019imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre &#8211; immerso nei libri &#8211; le interminabili estati dell\u2019infanzia e della giovinezza. Ed \u00e8 in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch\u2019egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua propriet\u00e0, per accorciare il percorso da casa al paese.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito. &#8220;Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la met\u00e0 necessaria a completare l\u2019altra\u00bb scrive Emanuele Trevi, che della storia d\u2019amore della nonna \u00e8 stato testimone partecipe. E in queste pagine piene di intimit\u00e0 e di spirito restituisce e trasfigura una narrazione famigliare sospesa tra il quotidiano e l\u2019eterno, intessuta di uno struggente sentimento del tempo.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">&#8216;L&#8217;immensa distrazione&#8217; di Marcello Fois <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    &#8220;Ettore Manfredini, nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi&#8221;. Inizia cos\u00ec il nuovo libro di <b>Marcello Fois<\/b>, che torna al grande romanzo familiare, questa volta in un\u2019Emilia mitica e concretissima, fatta di campi, allevamenti, industrie, infinite pianure. Per un istante lungo quasi trecento pagine, Ettore ripercorre i momenti decisivi, le grandi gioie e i grandi dolori della sua stirpe. E finalmente vede tutti come sono stati davvero. I Manfredini hanno trasformato un semplice mattatoio in un impero, con l\u2019accanimento di chi conosce la miseria e l\u2019astuzia di chi ha capito come uscirne. Ma ogni cosa che li riguarda, il loro inesausto gioco di sentimenti, alleanze, silenzi e potere, si fonda su un inganno. Sono questo, i Manfredini: spietati, umanissimi. Venite a conoscerli.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\u00c8 un\u2019alba uguale a tutte le altre, soltanto un po\u2019 pi\u00f9 lunga, quella in cui Ettore Manfredini si sveglia appena morto nella casa accanto al macello che \u00e8 stato il centro della sua vita e di cui conosce ogni lamento, ogni cigolio. Nato troppo povero per permettersi un\u2019istruzione regolare, impiegato da ragazzo nel mattatoio kosher di cui si impadronir\u00e0 dopo le leggi razziali, Ettore \u00e8 un uomo destinato al successo: diventer\u00e0 uno dei pi\u00f9 grandi imprenditori dell\u2019Emilia in bilico tra grande industria e tradizioni contadine. E in quest\u2019alba livida del 21 febbraio 2017, arrivato alla resa dei conti, Ettore capisce di dover percorrere fino in fondo il corridoio dei suoi ricordi. Parte da qui la vorticosa storia della famiglia Manfredini. Che \u00e8 in primo luogo la storia di Ettore, ma anche di sua madre Elda, sulla cui spregiudicata opacit\u00e0 si fonda tutta la loro fortuna, e di sua moglie Marida, salvata dalla deportazione ma a carissimo prezzo, e di Carlo, il primogenito, figlio mai del tutto capito, e di Enrica, la vera mente dietro la crescita dell\u2019Azienda, e di Elio, il nipotino amatissimo, e di Ester che rimane invischiata nella lotta armata, di Edvige, di Lucia&#8230; Il nuovo romanzo di Marcello Fois \u00e8 una straordinaria macchina della memoria, in cui il grande disegno della Storia si mescola a piccoli dettagli fondamentali: il sapore di una ciambella mangiata ottant\u2019anni prima, la serranda perennemente guasta nella casa di famiglia, due vecchie poltrone su cui si sono decisi i destini di tutti loro. E poi la foto di due gemelli ad Auschwitz trovata per caso in un\u2019enciclopedia. Dipingendo l\u2019affresco di una dinastia del Novecento fondata sulla carne e sulla menzogna, Marcello Fois ci regala un romanzo semplicemente maestoso. Perch\u00e9 vivere, forse, non \u00e8 nient\u2019altro che un\u2019immensa distrazione dal morire.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Giuseppina Torregrossa racconta i rapporti madri-figlie in &#8216;Corta \u00e8 la memoria del cuore&#8217; <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    Come succede che i rapporti tra madri e figlie siano simbiotici oppure conflittuali? E perch\u00e9 questi sentimenti estremi fioriscono soprattutto tra femmine? Le storie spesso danno risposte pi\u00f9 persuasive della psicoanalisi e <b>Giuseppina Torregrossa<\/b> nel suo ultimo romanzo <b>&#8216;Corta \u00e8 la memoria del cuore&#8217;, in libreria per Mondadori<\/b>, ne scrive una lunga cent\u2019anni, quella delle donne della famiglia Accoto, una storia magica di silenzi e parole che si tramandano col sangue, generazione dopo generazione.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Tutto comincia con Teresa, nata all\u2019inizio del Secolo breve. \u00c8 intelligente e tenace, ama leggere, si laurea. Proprio alla facolt\u00e0 di Giurisprudenza incontra il suo futuro marito, Luigi, che la corteggia con lettere appassionate a cui lei oppone misura e dignit\u00e0 e una certa austera ironia che le apparterr\u00e0 sempre. Cosa custodisce il silenzio di Teresa? Quale mistero? Sar\u00e0 forse il suo strano dono, \u201cl\u2019occhio pesante\u201d, capace di scrutare nell\u2019animo altrui e di allungarsi sul futuro? Elena, la figlia maggiore di Teresa e protagonista del romanzo, si arrovella in questo cruccio da sempre. Fin da quando, bambina, si struggeva nel desiderio di una parola dolce o una carezza che puntualmente non arrivavano. Continua a chiederselo quando, divenuta lei stessa madre, cerca di tenersi la figlia pi\u00f9 vicina che pu\u00f2 e di non farle mancare mai la sua voce. Solo oggi, che Teresa \u00e8 alla soglia dei cento anni ed Elena si ritrova nonna di due nipotine dalle voci limpide e libere, la protagonista sente che finalmente le madri e le figlie della famiglia Accoto hanno trovato una lingua comune, un filo che pu\u00f2 tenerle insieme e forse salvarle.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">&#8216;Le sette fate di Youssef&#8217; nella Palermo anni &#8217;90 narrate da Linda Scaffidi <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    E&#8217; sugli scaffali delle librerie,<b> per Fazi, &#8216;Le sette fate di Youssef&#8217; di Linda Scaffidi.<\/b> Ambientato a Palermo negli anni Novanta, il romanzo ha come protagonista Youssef, un ragazzino incantato dal mondo quando si trasferisce con i suoi nel cortile delle sette fate, a Ballar\u00f2. Suo padre Al\u00ec, nato in Marocco, \u00e8 un uomo severo, fedele alle tradizioni e molto legato al paese d&#8217;origine dove, prima o poi, vorrebbe tornare con la famiglia. Sua madre Taslima, invece, nata in Italia, desidera per s\u00e9 e per i suoi figli un futuro nella Palermo a cui ormai sente di appartenere. Per questo, insiste per mandare il figlio al liceo, dove, nonostante la diffidenza e lo scherno dei compagni, Youssef si distingue come studente modello appassionandosi di letteratura.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Youssef, che si fa chiamare Peppe nel desiderio di integrarsi, attraversa l&#8217;adolescenza leggendo un libro dopo l&#8217;altro, cercando di fare amicizia con i coetanei e innamorandosi di Teresa. Il suo sogno \u00e8 andare all&#8217;universit\u00e0 e continuare a studiare senza dover seguire la famiglia in Marocco. L&#8217;opportunit\u00e0 sembra presentarsi nella figura rispettabile e generosa del commendatore, un anziano signore che rimane colpito dalla sensibilit\u00e0 del ragazzo e dal suo amore per la poesia e che cercher\u00e0 di aiutarlo a prendere la decisione pi\u00f9 difficile della sua vita.<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Alessandro Aresu racconta &#8216;La Cina ha vinto&#8217; <\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">\n    Mentre l\u2019Occidente si perde tra illusioni e profezie sbagliate, la Cina conquista il futuro. Qual \u00e8 la lezione storica della sua vittoria? Cosa pu\u00f2 significare? A queste, e altre domande, risponde Alessandro Aresu, una delle voci pi\u00f9 lucide del dibattito geopolitico italiano, nel suo libro<b> &#8216;La Cina ha vinto&#8217;, in libreria per la Collana Scintille di Feltrinelli<\/b>. Aresu rilegge la sfida cinese non come uno scontro ideologico tra democrazia e autoritarismo, ma come un conflitto sistemico tra modelli di potenza. &#8216;La Cina ha vinto&#8217; non \u00e8 un\u2019affermazione retorica, \u00e8 una provocazione metodica: per capire dove stiamo andando &#8211; \u00e8 convinto l&#8217;autore &#8211; bisogna decifrare il pensiero strategico cinese, le sue origini storiche, le sue logiche industriali, i suoi strumenti di influenza globale, le sue contraddizioni.\n<\/p>\n<p class=\"art-text\" id=\"\">Alessandro Aresu ci indica le traiettorie della tecnopolitica di Pechino, raccontando con chiarezza le trasformazioni dei rapporti tra Partito, capitale, sapere tecnico e ambizioni globali. Dalle radici confuciane all\u2019intelligenza artificiale, dall\u2019enorme vantaggio sul talento alla superiorit\u00e0 produttiva, Aresu restituisce un quadro che va oltre la narrazione dominante sull\u2019&#8217;impero del controllo&#8217;. \u00c8 la storia di un potere politico curioso del suo avversario e consapevole della propria forza. In queste pagine il lettore \u00e8 chiamato a riflettere su quale mondo ci stiamo preparando ad abitare: uno in cui la vittoria o la sconfitta dell\u2019Occidente non dipenderanno solo dalla Cina, ma anche dalla nostra capacit\u00e0 di capirla, senza illusioni e senza ipocrisie. <\/p>\n<p>\t\t\tDal 10 settembre &#8216;Una storia russa&#8217; di Jevhenija Kononenko<br \/>\n    In che modo la letteratura ci influenza come singoli e come societ\u00e0? Jevhenija Kononenko gioca nella sua &#8216;storia russa&#8217;, in libreria dal 10 settembre, con trame e citazioni, in un viaggio tra libri e continenti. Una storia profondamente ucraina, ironicamente a dispetto del suo titolo. Protagonista Jevhen Samars\u2019kyj che scopre se stesso e il proprio paese, l\u2019Ucraina, negli anni della caduta dell\u2019Unione Sovietica, da ragazzo, prima di vedersi costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove le comodit\u00e0 materiali e qualche soddisfazione professionale non basteranno a farlo sentire realmente felice. Ma a determinare il suo destino \u00e8 qualcosa di tanto astratto quanto concreto: la letteratura russa, con i suoi archetipi e le sue pastoie. In <b>&#8216;Una storia russa&#8217; &#8211; in libreria per Edizioni E\/O<\/b> dal 10 settembre &#8211; scritto nel 2012, due anni prima dell\u2019inizio dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, Jevhenija Kononenko riflette con l\u2019ironia e la maestria cos\u00ec tipiche della sua scrittura sulla complessit\u00e0 di ogni identit\u00e0, su un colonialismo politico e culturale ampiamente e lungamente ignorato e sulla forza della parola e delle storie. Tra scelte e fatalismo, modernit\u00e0 e radici, kitsch e liricit\u00e0, Jevhen vaga tra Kyjiv, la provincia ucraina e il Midwest alla ricerca di se stesso e di una casa vera, scappando da Pu\u0161kin e dai suoi personaggi, senza riuscire veramente a liberarsene. In che modo la letteratura ci influenza come singoli e come societ\u00e0, influendo sulle nostre decisioni e instradandoci a nostra insaputa? In un libro che allo stesso tempo esalta la scrittura e dissacra l\u2019aura dei classici, Kononenko gioca con trame e citazioni, ibridandole e ricomponendole, in un viaggio tra libri, epoche e continenti che \u00e8 anche un invito a esplorare la cultura ucraina e i suoi molti volti. Una storia profondamente ucraina, ironicamente a dispetto del suo titolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ecco una selezione delle novit\u00e0 in libreria tra romanzi, saggi, libri di inchiesta e reportage presentati questa settimana&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":93283,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-93282","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/93282","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=93282"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/93282\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/93283"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=93282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=93282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=93282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}