{"id":93910,"date":"2025-09-07T14:36:14","date_gmt":"2025-09-07T14:36:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/93910\/"},"modified":"2025-09-07T14:36:14","modified_gmt":"2025-09-07T14:36:14","slug":"scomparso-il-papa-della-pratone-e-del-piper-torino-dice-addio-allarchistar-pietro-derossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/93910\/","title":{"rendered":"Scomparso il pap\u00e0 della Pratone e del Piper, Torino dice addio all\u2019archistar Pietro Derossi"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<strong>La citt\u00e0 nella giostra del capitale<\/strong>\u201d. \u201c<strong>Modernit\u00e0 senza avanguardia<\/strong>\u201d. \u201c<strong>Per un\u2019architettura narrativa<\/strong>\u201d. I titoli di tre testi seminali di <strong>Pietro Derossi<\/strong>, morto ieri a 92 anni, sono chiavi di lettura del suo complesso percorso intellettuale. Architetto impegnato, colto, ironico, Derossi \u00e8 una figura di confine tra una cultura torinese di cui \u00e8 sofisticata espressione e una internazionale con cui allaccia relazioni feconde (che lo portano a insegnare a Londra, New York, Berlino e a partecipare alla straordinaria avventura architettonica dell\u2019Iba di Berlino).<\/p>\n<p>  Dalle origini torinesi alle icone pop <\/p>\n<p>Nato a Torino nel 1933 e laureatosi alla Facolt\u00e0 di Architettura di Torino, esordisce professionalmente con la <strong>torre neoliberty di corso Unione Sovietica<\/strong> a Torino nel 1962, ma pochi anni dopo diventa uno dei maggiori interpreti della rivoluzione figurativa degli Anni Sessanta. La sua <strong>\u201cPratone\u201d<\/strong> \u2013 una impossibile poltrona in gomma piume verde \u2013 e la sua <strong>\u201cnon \u2013 discoteca\u201d Piper<\/strong> a Torino, entrambi del 1966, diventano icone della trasformazione degli stili di vita degli anni del boom economico e di un impegno politico inteso in senso liberatorio.<\/p>\n<p>  Il convegno Utopia e\/o Rivoluzione <\/p>\n<p>Giovane docente, Derossi vive il passaggio che trasforma l\u2019universit\u00e0 di \u00e9lite in universit\u00e0 di massa e nel 1969 organizza con l\u2019amico <strong>Aimaro Isola<\/strong> uno storico convegno <strong>\u201cUtopia e\/o Rivoluzione\u201d<\/strong> che raccoglie al Castello del Valentino della Facolt\u00e0 di Architettura di Torino i principali protagonisti del dibattito internazionale dell\u2019\u201cArchitettura radicale\u201d. Nel 1972 \u00e8 alla mostra <strong>\u201cItaly \u2013 the new domestic Landscape\u201d<\/strong> al <strong>Moma di New York<\/strong> con un fotoromanzo: \u201c<strong>The struggle for housing<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>    <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/121627915-5bdd90d8-4133-4917-b604-a9d4d5e6ad11.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"800\" height=\"450\"\/><\/p>\n<p>La poltrona Pratone e l&#8217;interno del Piper, due capolavori del design di Pietro Derossi<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>  Le case a schiera e le scuole materne <\/p>\n<p>L\u2019attenzione al divenire e alle differenze del mondo, che segna l\u2019esperienza militante di Derossi, trova una straordinaria declinazione figurativa con le <strong>case a schiera della collina torinese<\/strong> del 1972, dove un sistema di setti murari distribuiti a ventaglio, ospita una variet\u00e0 di spazi con forme e materiali differenti che acquista la valenza di programma figurativo. Negli anni in cui l\u2019architettura italiana avvia un processo di rigorosa disciplinarizzazione teorica e politica, il tratto giocoso delle architetture di Derossi assume un carattere eversivo, cercando nella particolarit\u00e0 dell\u2019occasione la legittimazione del progetto. Lo si vede bene in un altro suo piccolo capolavoro: le <strong>scuole materne di corso Emilia a Torino<\/strong> del 1979. Due semplici volumi realizzati in setti di calcestruzzo prefabbricato e ricoperti da una serie di elementi di arredo pubblico che trasfigurano la sobriet\u00e0 della prefabbricazione in un mondo fiabesco a misura di bambino. Di nuovo: cultura e ironia per rispondere a domande specifiche e non ad assiomi ideologici.<\/p>\n<p>  L\u2019architettura della narrazione <\/p>\n<p>Quello stesso disincanto del mondo lo si trova nella sua opera pi\u00f9 nota: la <strong>torre berlinese del 1987<\/strong>. Un volume che muta continuamente la propria forma a seconda degli incidenti che incontra: la prima prova di quella che lo stesso Derossi chiamer\u00e0 l\u2019\u201c<strong>architettura della narrazione<\/strong>\u201d. Nel 1994 fonda con i figli <strong>Paolo e Davide<\/strong> la <strong>Derossi Associati<\/strong>, con cui il tema della narrazione dello spazio avr\u00e0 ulteriori declinazioni con il <strong>Centro di conservazione e restauro alla Reggia di Venaria<\/strong> e il <strong>Villaggio Olimpico a Torino<\/strong> nel 2006. Nel 1996 \u00e8 responsabile scientifico della <strong>XIX Triennale di Milano<\/strong>, in cui dialogo con l\u2019amico <strong>Gianni Vattimo<\/strong> del rapporto tra architettura e filosofia.<\/p>\n<p>  L\u2019eredit\u00e0 intellettuale di Derossi <\/p>\n<p>La sua eredit\u00e0 trascende i tanti spazi che ha disegnato, e rimane viva nei <strong>modi con cui l\u2019intellettuale ha affrontato le sfide del cambiamento<\/strong>.<\/p>\n<p>\t\tArgomenti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cLa citt\u00e0 nella giostra del capitale\u201d. \u201cModernit\u00e0 senza avanguardia\u201d. \u201cPer un\u2019architettura narrativa\u201d. 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