{"id":94232,"date":"2025-09-07T18:12:23","date_gmt":"2025-09-07T18:12:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94232\/"},"modified":"2025-09-07T18:12:23","modified_gmt":"2025-09-07T18:12:23","slug":"arte-usurata-la-contemporaneita-e-necessaria-solo-se-e-un-modo-per-sparigliare-le-carte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94232\/","title":{"rendered":"Arte usurata. La contemporaneit\u00e0 \u00e8 necessaria solo se \u00e8 un modo per sparigliare le carte"},"content":{"rendered":"<p>Dalla scatola vuota alla banana appesa, l\u2019arte contemporanea sembra aver perso il senso del limite. \u00c8 un linguaggio che rischia di parlare solo a pochi, mentre il mondo chiede nuovi significati\u00a0<\/p>\n<p>Quell\u2019arte che dal famoso Orinatoio di Marcel Duchamp del 1917, la Monna Lisa dell\u2019arte concettuale, \u00e8 arrivata alla Banana di Cattelan ed \u00e8 chiamata \u201ccontemporanea\u201d \u00e8 diventata come il cantante di 78 anni Iggy Pop, un genio pieno \u00a0ancora di energia ma con un corpo che a guardarlo fa, onestamente, un po\u2019 schifo. Come Iggy Pop anche l\u2019arte contemporanea dovrebbe pensare che \u00e8 arrivato il momento di mettersi almeno una T-shirt, perch\u00e9 una canottiera non basta. Questa mia riflessione \u00e8 stata stimolata dalla newsletter che mi arriva due o tre volte alla settimana da Contemporary Art Daily, un\u2019organizzazione senza scopo di lucro che, senza una specifica agenda, tiene informati, gratis, i suoi abbonati sulle mostre d\u2019arte contemporanea che si tengono in giro per il mondo in gallerie private, musei, fondazioni. Lo fa in modo davvero capillare ed eccezionale e, come ho detto, senza tentare di promuovere questo o quella artista, stile o movimento artistico. Osservando attentamente le varie mostre e gli artisti proposti ne esce fuori un ritratto dell\u2019arte contemporanea a due facce. Una conservativa, fatta di pittura per lo pi\u00f9 figurativa, neosimbolica o peggio illustrazione pittorica. <strong>L\u2019altra faccia \u00e8 rappresentata da sperimentazioni neocontemporanee, cose e oggetti che nella maggior parte dei casi rimangono tali senza riuscire neanche a travestirsi da arte<\/strong>. Sostenitore e cantore dell\u2019arte contemporanea pi\u00f9 estrema, dalla scatola da scarpe vuota di Gabriel Orozco del 1992 alla, appunto, banana reintegrata di Cattelan del 2019, non posso essere accusato di essere un reazionario o un neocon della storia della arte.<\/p>\n<p>Quella che propongo \u00e8 quindi un\u2019analisi masochista di un fenomeno che forse sta esaurendosi, mostrando le corde di un sistema mentale e creativo che da provocazione \u00e8 diventato autocitazionismo al quadrato. Ma mentre il gesto provocatorio sperimentale concettuale si ripiegava su se stesso, il mondo \u2013 compreso quello dell\u2019arte \u2013 si spiegava e si apriva, si globalizzava allargandosi e allargando il proprio pubblico oltre i ristrettitissimi confini della critica d\u2019arte e dei curatori. Se la scatola da scarpe vuota poteva essere apprezzata, teorizzata e giustificata a suo tempo dai venti sofisticati teorici fra le venticinque persone che la vedevano, oggi i venti specialisti sono diventati quindici ma le persone che la vedono sono decine di migliaia. <strong>La maggior parte delle quali assolutamente non disposte a vedersi giustificare la spesa del biglietto o i chilometri percorsi per arrivare alla mostra o al museo \u00a0da un testo teorico che spiega il sagace e sottinteso riferimento al minimalismo delle scatole di Donald Judd, pure lui guardato gi\u00e0 con enorme sospetto<\/strong>. Un altro grosso problema di quell\u2019arte fatta di cose e idee e non di convenzionali tele e sculture \u00e8 che se un tempo accettava di essere underground e rimanere esclusa dal mercato senza un vero valore commerciale in un certo momento,agli inizi degli anni Novanta, ha preteso di avere lo stesso valore di un quadro, come se un fico pretendesse di costare come un tartufo. Anche se a me piacciono di pi\u00f9 i fichi, se costassero come un tartufo non li mangerei o li comprerei.<\/p>\n<p>Cos\u00ec davanti a un fico che costa come un tartufo, che sarebbe poi il classico dipinto conservatore, chi se lo pu\u00f2 permettere compra il tartufo. Anche se senza il tagliolino o chi per lui il tartufo a morsi fa schifo, mentre il fico si mangia cos\u00ec com\u2019\u00e8, compresa la buccia. <strong>Qual \u00e8 la morale o il mio punto? Forse che la contemporaneit\u00e0 \u00e8 necessaria se rimane un modo per sparigliare le carte.<\/strong> Un sistema per resettare il pericolosamente piccolo borghese e banale punto di vista e gusto dello spettatore medio. Cosi \u00e8 stato non solo nell\u2019arte ma anche in letteratura,musica e cinema. Perch\u00e9 Fabio Volo avesse successo sono stati necessari anche i libri di Alain Robbe Grillet. Per il successo di Elodie \u00e8 stato necessaria anche la musica di Karl Heinz Sockhausen. Perch\u00e9 \u201cVacanze di Natale\u201d dei fratelli Vanzina fosse un trionfo c\u2019e\u2019 stato bisogno anche di \u201cDillinger \u00e8 morto\u201d di Marco Ferreri. La banalit\u00e0 del piacere nazionalpopolare passa dalla profondit\u00e0 incomprensibile del dolore estetico e intellettuale. Cosi come la banalit\u00e0 si approffita della mediocrit\u00e0, la concettualit\u00e0 si \u00e8 approfittata della sua eccezionalit\u00e0 senza per\u00f2 aver preso in considerazione il fatto che l\u2019eccezionale fa parte di una piccolissima minoranza demografica mentre il mediocre \u00e8 parte di una grandissima, enorme, maggioranza. Fra il fenomenale taglio sulla tela di Lucio Fontana e il subnormale graffito di Banksy, oggi \u00e8 sempre quest\u2019ultimo ad avere la meglio e, magari, anche ragione. <strong>Che l\u2019arte contemporanea non abbia letteralmente pi\u00f9 banane \u00e8 oramai pi\u00f9 che un sospetto, anche se non ancora, voglio sperare, una certezza.\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dalla scatola vuota alla banana appesa, l\u2019arte contemporanea sembra aver perso il senso del limite. \u00c8 un linguaggio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":94233,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-94232","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94232","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=94232"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94232\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/94233"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=94232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=94232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=94232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}