{"id":94319,"date":"2025-09-07T19:10:09","date_gmt":"2025-09-07T19:10:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94319\/"},"modified":"2025-09-07T19:10:09","modified_gmt":"2025-09-07T19:10:09","slug":"questo-film-italiano-distrusse-il-mito-della-famiglia-borghese-e-cambio-il-nostro-cinema-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94319\/","title":{"rendered":"Questo film italiano distrusse il mito della famiglia borghese. E cambi\u00f2 il nostro cinema per sempre"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"364\" data-end=\"992\">Quando usc\u00ec nel 1965, <strong data-start=\"386\" data-end=\"406\">I pugni in tasca<\/strong> di <strong data-start=\"410\" data-end=\"430\">Marco Bellocchio<\/strong> sembr\u00f2 arrivare da un altro pianeta. Non era il cinema che l\u2019Italia era abituata a vedere: non c\u2019era la compassione del neorealismo, non c\u2019era la patina felliniana, n\u00e9 la rarefatta eleganza di Antonioni. Al loro posto, <strong>un attacco frontale alla famiglia, alla Chiesa, alla rispettabilit\u00e0 borghese<\/strong>. Bellocchio aveva appena ventisei anni e gir\u00f2 il film proprio nella sua casa d\u2019infanzia, trasformandola in un laboratorio di nevrosi, violenza e claustrofobia. Il risultato fu un\u2019opera che scandalizz\u00f2 i benpensanti e conquist\u00f2 una generazione pronta a ribellarsi.<\/p>\n<p data-start=\"994\" data-end=\"1700\">La storia \u00e8 quella di <strong>una famiglia senza padre<\/strong>, segnata da fragilit\u00e0 e rancori. Una madre cieca vive con i suoi <strong>quattro figli<\/strong> adulti: <strong>Augusto<\/strong>, il maggiore che mantiene tutti, <strong>Giulia<\/strong>, instabile e seduttiva, <strong>Leone<\/strong>, fragile e disabile, e soprattutto <strong>Alessandro<\/strong>, interpretato da un magnetico Lou Castel. \u00c8 lui il cuore nero del film, un ragazzo epilettico e brillante che concepisce un piano tanto folle quanto glaciale: <strong>uccidere la madre e i fratelli per liberare Augusto dal peso di una famiglia malata<\/strong>. In questo progetto delirante, il film mette a nudo non solo il collasso dei legami familiari, ma anche la crisi profonda di un\u2019Italia che si stava illudendo di aver trovato stabilit\u00e0 dopo il dopoguerra.<\/p>\n<p data-start=\"1702\" data-end=\"2268\">Bellocchio non offre mai un punto di vista rassicurante. Alessandro non \u00e8 un mostro da condannare n\u00e9 un eroe negativo da idolatrare: \u00e8 un personaggio disturbante e al tempo stesso ipnotico, <strong>simbolo di una generazione senza posto<\/strong>, schiacciata tra obblighi morali e desiderio di libert\u00e0. Le sue crisi epilettiche diventano immagini potenti, allegorie di un corpo che non riesce pi\u00f9 a contenere la tensione. Ogni gesto \u00e8 ossessivo, ripetuto fino allo sfinimento, come se l\u2019unico modo di esercitare un controllo fosse quello di recitare all\u2019infinito lo stesso rituale.<\/p>\n<p data-start=\"2270\" data-end=\"2898\">Il film <strong>non si limita a raccontare la disgregazione di una famiglia, ma ne fa un atto politico<\/strong>. I funerali, le preghiere, i riti cattolici sono messi in scena come meccanismi vuoti, incapaci di dare senso o consolazione. In una delle sequenze pi\u00f9 celebri, Alessandro salta il feretro della madre come fosse un ostacolo ginnico: un gesto che racchiude tutta la volont\u00e0 di desacralizzare i simboli che avevano retto l\u2019Italia del dopoguerra. Non meno eclatante \u00e8 il rogo con cui i figli distruggono gli oggetti della defunta, un fal\u00f2 che non \u00e8 solo liberazione personale, ma rito di cancellazione di un passato che non regge pi\u00f9.<\/p>\n<p data-start=\"2900\" data-end=\"3324\">A rendere ancora pi\u00f9 dirompente il film \u00e8 la sua <strong>forma<\/strong>. La fotografia in bianco e nero di Alberto Marrama \u00e8 tagliente e nervosa, i movimenti di macchina hanno l\u2019energia della Nouvelle Vague, il montaggio di Silvano Agosti spezza i raccordi classici e fa collidere le scene in modo brutale. E la musica di Ennio Morricone, funebre e ironica al tempo stesso, accompagna questa danza macabra con il tono di una messa profana.<\/p>\n<p data-start=\"3326\" data-end=\"3841\">Presentato al Festival di Locarno, I pugni in tasca venne accolto \u2013 perdonateci la ripetizione letterale \u2013 come un pugno nello stomaco. I giovani critici lo amarono, la Chiesa lo boll\u00f2 come sacrilego, persino registi come Bu\u00f1uel e Antonioni lo liquidarono con sufficienza. Eppure fu chiaro fin da subito che nulla sarebbe stato pi\u00f9 come prima. Il film <strong>apr\u00ec la strada a un nuovo modo di intendere il cinema italiano<\/strong>, meno legato al neorealismo e pi\u00f9 disposto a sporcarsi le mani con la crudelt\u00e0, l\u2019ironia nera e la disintegrazione dei valori tradizionali.<\/p>\n<p data-start=\"3843\" data-end=\"4258\">Oggi, a quasi sessant\u2019anni di distanza, I pugni in tasca <strong>conserva intatta la sua forza<\/strong>. \u00c8 un film che ancora mette a disagio, che non offre vie d\u2019uscita e che ci costringe a guardare in faccia la fragilit\u00e0 delle istituzioni che abbiamo sempre considerato sacre. Non \u00e8 solo un classico da riscoprire, \u00e8 una ferita ancora aperta, la prova che il cinema pu\u00f2 davvero cambiare il nostro modo di guardare la realt\u00e0.<\/p>\n<p data-start=\"3843\" data-end=\"4258\">Leggi anche:<a href=\"https:\/\/www.bestmovie.it\/news\/questo-film-italiano-era-troppo-avanti-per-il-1983-e-infatti-lo-abbiamo-capito-soltanto-molti-anni-dopo\/939418\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Questo film italiano era troppo avanti per il 1983. E infatti lo abbiamo capito soltanto molti anni dopo<\/a><\/p>\n<p><b class=\"proprietary\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando usc\u00ec nel 1965, I pugni in tasca di Marco Bellocchio sembr\u00f2 arrivare da un altro pianeta. 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