{"id":94430,"date":"2025-09-07T20:28:20","date_gmt":"2025-09-07T20:28:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94430\/"},"modified":"2025-09-07T20:28:20","modified_gmt":"2025-09-07T20:28:20","slug":"intervista-alla-scrittrice-rossella-milone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/94430\/","title":{"rendered":"Intervista alla scrittrice Rossella Milone"},"content":{"rendered":"<p>Una donna sfuggente e affascinante che ci viene raccontata attraverso gli occhi di chi l\u2019ha incontrata, nelle diverse fasi della sua vita \u00e8 al centro de\u00a0Il primo desiderio, l\u2019ultimo libro di\u00a0<strong>Rossella Milione<\/strong>\u00a0(Pompei, 1979)\u00a0una delle voci pi\u00f9 sofisticate nel panorama letterario contemporaneo. Scrittrice, nonch\u00e9 fondatrice di\u00a0Cattedrale, un osservatorio dedicato al racconto, genere da lei amato e praticato, che abbiamo incontrato per approfondirne l\u2019opera e fare una panoramica sullo stato della scrittura (e della lettura) in Italia.\u00a0<\/p>\n<p>Intervista a Rossella Milone\u00a0<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 oggi lo stato di salute del racconto italiano?<\/strong><br \/>Sopravvive. Il racconto negli ultimi decenni, nonostante la forte tradizione della novellistica italiana, ha subito una discriminazione rispetto al romanzo, considerato il fratello maggiore di valenza letteraria migliore. In realt\u00e0 il racconto \u00e8 una forma a s\u00e9 stante, con le sue caratteristiche e particolarit\u00e0, una creatura sofisticata, bistrattata dagli editori che lo hanno confinato in fondo agli scaffali. Oggi il racconto vanta numerosissimi autori di rilievo, che indagano la letteratura nella sua forma pi\u00f9 sofisticata, solo che non sempre trova voce sui giornali, nei premi, nelle librerie. Ultimamente questo trend si \u00e8 un po\u2019 modificato: sono nate case editrici specifiche dedicate solo alle forme brevi, riviste, blog; l\u2019attenzione alla short story ha ripreso un suo picco negli ultimi quattro, cinque anni, forse grazie anche al lavoro che negli ambienti editoriali abbiamo fatto con altre realt\u00e0 dedicate a questa forma. Ma in questi ultimi due anni mi pare di percepire di nuovo una tendenza in negativo: gestendo l\u2019Osservatorio ci accorgiamo delle oscillazioni che il racconto subisce nell\u2019imbuto del mercato editoriale, e ultimamente mi pare che sia ritornato un po\u2019 in affanno, per diversissimi motivi.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>Il tuo ultimo lavoro, pubblicato ad aprile da Neri Pozza, \u201cIl primo desiderio\u201d \u00e8 un \u201cromanzo in racconti\u201d. Ovvero?<\/strong><br \/>Nel mondo anglosassone questo tipo di forma \u00e8 molto pi\u00f9 praticata e riconosciuta che da noi; si chiama\u00a0short story cycle, ed \u00e8 un ibrido tra romanzo e raccolta di racconti. Questi tipi di libri hanno la caratteristica di essere scritti attraverso dei racconti, prendendo quindi dalla forma breve la sua peculiare forma, ma attingono anche dal romanzo, perch\u00e9 tutti questi racconti\/capitoli sono in qualche modo collegati e connessi tra loro \u2013 a seconda di come l\u2019autore vuole allacciarli, e in base alla sua abilit\u00e0. La difficolt\u00e0, ma anche il fascino, \u00e8 quella di mantenere l\u2019autonomia e la compiutezza dei singoli racconti, e, allo stesso tempo, aprirli anche al romanzo e alle sue possibilit\u00e0. Se si posseggono gli strumenti, scriverli \u00e8 divertentissimo! E anche per il lettore \u00e8 un\u2019esperienza appagante, perch\u00e9 \u00e8 come leggere due libri in uno, godendo del meglio di entrambe le forme.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 hai scelto questa struttura?<\/strong><br \/>Per due motivi. Perch\u00e9 la forma breve mi appartiene come scrittrice, soprattutto quella del racconto lungo, che lascia aperte molte pi\u00f9 sottotrame di quello breve; \u00e8 una forma che sento aderente al mio sguardo, al mio modo di entrare in relazione con le cose che voglio raccontare. Ma mi serviva anche una struttura che mi permettesse di tenere lo sguardo su un gruppo di persone ben specifico che si sfiorano in un arco temporale molto lungo. Questa struttura mi ha permesso di lasciare autonomi e indipendenti \u2013 che sono anche i tratti fondanti della mia protagonista, Isabel \u2013 i singoli episodi che volevo mettere in luce, inserendoli per\u00f2 in una cornice ampia e compatta, all\u2019interno della quale il lettore pu\u00f2 costruire in autonomia il tempo che scorre per ogni singolo personaggio, ricomporre il puzzle man mano che si addentra nei racconti\/capitoli.<\/p>\n<p><strong>Gli animali sono molto presenti nelle storie e sono figure particolarmente reali e concrete (dietro c\u2019\u00e8 uno studio approfondito e\u2026 persino una consulenza veterinaria). Qual \u00e8 il loro ruolo nel libro e pi\u00f9 in generale nella tua scrittura? \u00c8 una suggestione o qualcosa di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\u00c8 una costante dei miei libri, sulla quale mi sono fermata a ragionare perch\u00e9 in effetti me lo hanno fatto notare tutti! Non lo so. Lo scrittore non \u00e8 uno psicologo e non deve comprendere perch\u00e9, ma come, e poi accoglierlo, investigarlo. Credo che la mia vita sia sempre stata immersa nel mondo animale \u2013 mio padre era etologo e zoologo \u2013 ed essendo sempre stata una figlia unica solitaria e contemplativa, forse il mondo animale mi ha permesso di entrare in relazione con quello umano. La sua selvaticit\u00e0, la sua primordialit\u00e0, la ferocia ma anche la sua estrema dolcezza e resilienza, \u00e8 qualcosa che appartiene anche al mio modo di scrivere, o, almeno, a ci\u00f2 che investigo quando scrivo. Quindi gli animali non sono solo presenze allegoriche che mi aiutano a correlare la narrazione a un livello simbolico pi\u00f9 profondo, ma sono soprattutto un nervo principale della narrazione stessa, elementi che mi permettono di ragionare, di pormi domande, di scavare pi\u00f9 a fondo, al pari di qualsiasi altro personaggio.<\/p>\n<p><strong>La fragilit\u00e0 \u00e8 un tema ricorrente nel libro. Dalla fragilit\u00e0 delle bomboniere di ceramica (nel capitolo\u00a0Animaletti) agli animali della savana a rischio di estinzione (nel capitolo di apertura\u00a0Il custode dei randagi). La vulnerabilit\u00e0 ci attrae e ci spaventa? \u00c8 qualcosa che riguarda anche noi?<br \/><\/strong>Quando ho cominciato a scrivere il libro, come spesso mi accade, non sapevo bene dove stavo andando a parare; lo si capisce man mano che la scrittura ti svela quale nervo ti interessa raccontare, qual \u00e8 l\u2019urgenza di quella specifica storia. Quando avevo gi\u00e0 scritto qualche capitolo, ho finalmente capito che questo libro stava parlando di salvezza, di pericoli scampati, del sollievo che si prova quando ci si libera di un rischio, o di un malessere, e si tira un sospiro di sollievo. Allora ho ragionato che eravamo da poco usciti dalla pandemia, e che stavo scrivendo a circa un annetto dallo scoppio della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/ucraina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">guerra in Ucraina<\/a>. Ecco, credo che questo senso di vulnerabilit\u00e0 e spavento, e anche il sollievo dopo il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/covid-19\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Covid<\/a>, abbia influito sulla scrittura, intercettando la consapevolezza che il mondo \u00e8 una creatura che stiamo rendendo sempre pi\u00f9 fragile, e che se il mondo \u00e8 in pericolo, lo siamo anche noi.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1104\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/rossella-milione-photo-chiara-pasqualini-1.jpg\" alt=\"Rossella Milione. Photo Chiara Pasqualini\" class=\"wp-image-1179086\"  \/>Rossella Milione. Photo Chiara Pasqualini<\/p>\n<p><strong>Il corpo umano e la sua fisicit\u00e0, come fonte di piacere e di dolore, ha un ruolo importante in questo e anche in molti altri tuoi libri (in primis \u201cNella pancia, sulla schiena, tra le mani\u201d Laterza, 2011). Mani sporche, corpi malati, violati, esibiti, celebrati. Cosa pu\u00f2 dire il corpo di un personaggio e della sua storia?<\/strong><br \/>Anche questa \u00e8 una cosa che mi viene detta spesso, ed \u00e8 sicuramente un\u2019altra peculiarit\u00e0 di come sto sulla pagina. Molto poco con l\u2019intelletto e assai col corpo. Sicuramente non sono un tipo di scrittrice che incontra i suoi personaggi e le sue storie solo attraverso un dispositivo intellettuale; anzi, per me scrivere non \u00e8 affatto un lavoro intellettuale, ma che si fa coi sensi, con la carne, con le ferite e la pelle sbucciata. Cechov diceva che per scrivere bisogna sporcarsi le mani di fango e Rosa Montero scrive che durante la stesura di un romanzo le \u00e8 capitato di perdere i capelli. D\u2019altronde credo che non si possa raccontare una vita e il mondo, se quel mondo e quella vita non la conosci, e come si fa a conoscere il mondo se non attraverso i sensi? Cos\u00ec che fanno i bambini, cos\u00ec fanno gli animali. Ovviamente \u00e8 un\u2019estremizzazione: c\u2019\u00e8 tutto un lavoro di cognizione emotiva e intellettuale che lo scrittore \u00e8 tenuto a fare. Ma questo atto primordiale di consapevolezza viva della fisicit\u00e0 delle nostre esistenze, io credo, un autore non lo deve perdere: \u00e8 l\u00ec che si nasconde la visione sorgiva e genuina della sua voce.<\/p>\n<p><strong>La storia di Isabel e degli altri personaggi affronta\u00a0\u201cl\u2019eterna tensione tra senso di sradicamento e brama di appartenenza\u201d. Hai spesso scritto di affetti familiari, legami preziosi che possono per\u00f2 anche trasformarsi in catene che ci imprigionano (come in \u201cPoche parole, moltissime cose\u201d Einaudi, 2013). Come si raccontano questi conflitti insolubili? Salvarsi vuol dire essere liberi?<\/strong><strong><br \/><\/strong>Isabel si salva perch\u00e9 \u00e8 libera. Lei crede di ambire a liberarsi da alcuni precetti sociali, dalle limitazioni che la famiglia o l\u2019ambiente le impongono, di districarsi dalle aspettative, soprattutto spogliarsi dalle convenzioni che per lei sono il tratto distintivo di una societ\u00e0 tossica e tirannica. Lei pensa che agendo come agisce nel libro, si libera da tutto ci\u00f2, che se ne salvi. Ma, in realt\u00e0, lei pu\u00f2 farlo perch\u00e9 ha dentro di s\u00e9 gi\u00e0 parte di questa libert\u00e0. Infatti alcuni dei personaggi del libro a lei vicini, non riescono in questa emancipazione, e quelli che ci provano, ma non hanno gli stessi strumenti di Isabel, finiscono molto, molto male. Il libro si interroga anche su questo: come fanno gli individui a recuperare le chance necessarie alla sopravvivenza? Quanto dobbiamo guadagnarci e quanto siamo destinati ad avere? E lo sguardo dell\u2019altro quanto ci imprigiona, e quanto ci libera?<\/p>\n<p><strong>A proposito di appartenenza, qual \u00e8 il tuo rapporto con Napoli e le tue radici? Napoli \u00e8 sempre in qualche modo presente nella tua scrittura?\u00a0<\/strong><br \/>Quando ho iniziato a scrivere, da giovane, non riuscivo a nominare Napoli nei miei racconti. La evocavo, a volte, ma non le davo mai un nome, molto pi\u00f9 spesso me ne allontanavo. \u00c8 stata Anna Maria Ortese \u2013 cio\u00e8, i suoi libri \u2013 che mi ha istruita su come entrare nella citt\u00e0, su come guardarla e raccontarla. Il primo racconto che ho scritto in cui Napoli c\u2019\u00e8 tutta, nella sua bellezza e nella sua miseria, con tutto il suo nome, si chiama\u00a0L\u2019ospedale delle bambole\u00a0(\u00e8 contenuto nella mia prima raccolta,\u00a0Prendetevi cura delle bambine, pubblicata da Avagliano). Sono molto legata a quel testo perch\u00e9 per me \u00e8 stato uno spartiacque nel mio modo di raccontare il mondo, ma anche di stare nelle mie radici. Ora che vivo a Roma, ritorno, sulla pagina, spesso l\u00ec: nemmeno a Napoli, ma a San Giorgio a Cremano, sotto al Vesuvio, dove sono cresciuta. Il mio immaginario si \u00e8 formato gran parte l\u00ec, ed \u00e8 l\u00ec che sono sedimentate le domande che spesso vado a interrogare nelle mie storie. Non \u00e8 un processo asfittico, ho bisogno anche di evadere per guardare meglio: per esempio nel libro si va anche in Kenia, a Dublino, nelle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/dolomiti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Dolomiti<\/a>\u2026 ma la radice di quello che si \u00e8 quando sei uno scrittore non lo puoi ignorare, e io non sono napoletana, ma vesuviana.<\/p>\n<p><strong>In Italia non si acquistano molti libri e nei primi 4 mesi di quest\u2019anno c\u2019\u00e8 stato un ulteriore calo nel mercato (flessione del 3,6% dati AIE). Un motivo per andare a comprarne subito uno?<\/strong><br \/>Per quello che ho detto in una delle prime risposte. Perch\u00e9 se viviamo in un mondo in pericolo, siamo in pericolo anche noi. E leggere ci aiuta, se non proprio a evitare i pericoli, ad attraversali.<\/p>\n<p><strong>Torniamo ai desideri. Chiudi gli occhi ed esprimine uno\u2026<\/strong><br \/>Che chi ha letto questa intervista vada a comprare un buon libro!<\/p>\n<p>Ludovica Del Bono<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u202f\u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una donna sfuggente e affascinante che ci viene raccontata attraverso gli occhi di chi l\u2019ha incontrata, nelle diverse&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":94431,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-94430","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=94430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94430\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/94431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=94430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=94430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=94430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}