{"id":97262,"date":"2025-09-09T08:48:13","date_gmt":"2025-09-09T08:48:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/97262\/"},"modified":"2025-09-09T08:48:13","modified_gmt":"2025-09-09T08:48:13","slug":"il-doppio-movimento-di-stefano-ricci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/97262\/","title":{"rendered":"Il doppio movimento di Stefano Ricci"},"content":{"rendered":"<p>Normalmente una locandina viene considerata un \u201cparatesto\u201d. La nota definizione di Genette, dedicata alla letteratura, ha avuto grande fortuna anche al cinema e ha permesso (finalmente) di considerare degni di studio \u2013 e di archivio \u2013 anche i materiali che un tempo parevano interessanti solo per collezionisti o appassionati. Tanti anni fa, a Bologna e non solo, si andava nelle varie sedi delle distribuzioni italiane (o filiali americane in Italia) per chiedere in regalo locandine ormai fuori dallo sfruttamento commerciale e quasi sempre destinate al macero. Dagli addetti si veniva guardati con compassione, a met\u00e0 tra maniaci e citrulli, ma spesso accontentati. Uno di loro, quando ero giovanissimo e avevo saputo di questa possibilit\u00e0, mi regal\u00f2 una locandina di Daunbail\u00f2 di Jim Jarmusch e mi disse: \u201cTi conosco, tu sei quello che vede due film nella stessa giornata, giusto? Io piuttosto mi sparerei in testa\u201d. Per dire della sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/fig 1_52.jpg\" data-entity-uuid=\"1044ac49-b0b2-4052-81f6-2a6cd3ec9f7e\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"692\" height=\"913\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Oggi siamo precipitati in un universo totalmente rovesciato, un upside down all\u2019epoca imprevedibile. Se digitate su Google una qualsiasi richiesta di vedere locandine di un vecchio film, non solo vengono sciorinati manifesti spesso acquistabili (di prima o seconda mano, su note piattaforme di vendita o a partire da rivenditori dell\u2019usato), ma si accede a un mondo di nuove locandine digitali create da grafici e artisti e dedicate ai classici preferiti o ai cult pi\u00f9 amati. Non solo: oggi \u00e8 possibile chiedere all\u2019intelligenza artificiale di costruire nuove elaborazioni visive per locandine di qualsiasi produzione passata e presente. L\u2019affollamento \u00e8 tale che diventa difficile ormai distinguere l\u2019umano dal robotico, l\u2019originale dalla copia.<\/p>\n<p>E qui s\u2019innesta il mirabilissimo lavoro di Stefano Ricci. Un lavoro d\u2019autore su altri autori. Ricci, infatti, ha una personalit\u00e0 artistica che i lettori, gli appassionati e i critici dell\u2019illustrazione conoscono bene. La coerenza del suo tratto e del suo \u201cracconto\u201d \u00e8 evidentissima, anche su diversi formati. La sua \u00e8 una vera e propria cosmogonia, che si \u00e8 arricchita nel tempo, popolata da ombre, umani, animali, polveri e pulviscoli, oscurit\u00e0 e lampi, densit\u00e0 buie e contorni tenebrosi, dove ci\u00f2 che \u00e8 in campo sembra sempre una parte di un tutto fuori campo, nel quale si potrebbe scivolare o sprofondare in qualsiasi momento.<\/p>\n<p>Questa volta \u00e8 un altro cosmo \u2013 quello del cinema e della sua storia \u2013 a collassare nel suo. Un doppio movimento, andata e ritorno. Quando Ricci affronta i titoli che si \u00e8 trovato a illustrare, quei film hanno gi\u00e0 \u201cscritto il loro immaginario\u201d. Si apre quindi un rapporto ambivalente, dove il genere-manifesto diventa improvvisamente un campo di tensioni apertissimo, i bordi una cornice stimolante, il disegno un luogo in cui la sua estetica attrae (senza ingoiarla) quella pre-esistente, in un impasto di segni euforico quanto imprevedibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/fig 2_46.jpg\" data-entity-uuid=\"5106a2c8-9cef-4ffe-a30f-136074122af6\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"693\" height=\"916\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>A volte \u00e8 un personaggio, a volte un oggetto, a volte un\u2019atmosfera, a volte un punctum, a volte un dettaglio, a volte un colore, a volte \u00e8 semplicemente un fantasma che esce, anzi scende dal film \u2013 come in Buster Keaton o Woody Allen \u2013 e si mette in viaggio per andare a finire in una tavola di Ricci. E a sfogliarle tutte insieme le illustrazioni comunicano, si affratellano, si mettono in relazione reciproca, si attraggono e si respingono, nessuna uguale all\u2019altra ma pure sempre in un unico, informe regno dello sguardo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0. Lo sguardo. Come si guarda un film? Come si disegna un film gi\u00e0 guardato? Ai critici cinematografici fa pi\u00f9 piacere sentirsi dire \u201cgrazie a te ho visto il film con occhi completamente diversi\u201d piuttosto che \u201csono d\u2019accordo col tuo giudizio\u201d. Credo possa valere anche per Ricci. \u00c8 un artista che non giudica, ma genera. Reinventa, ma rispetta. Svela, rivela, ri-sogna il gi\u00e0 sognato, scosta una tenda, non squarcia n\u00e9 stravolge. Non una traccia di sarcasmo, di appropriazione indebita, di sfregio, di pigrizia, di chirurgia estetica, di esibizionismo truffaldino.<\/p>\n<p>Grazie a lui, vediamo in maniera del tutto nuova i film che pensavamo di conoscere. Sono loro, ma non sono pi\u00f9 loro. Sono loro, ma \u00e8 come se si fossero persi per poi essere ritrovati in un altro universo, come in Strade perdute di Lynch. O forse questo \u00e8 l\u2019aldil\u00e0 dei film, \u00e8 dove vanno ad abitare dopo tanto tempo, dopo tante proiezioni, dopo tanti ricordi di ciascuno spettatore.<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 una forma di rabdomanzia artistica. \u00c8 un bastone, un pendolo, un ramo che oscilla pagina dopo pagina perch\u00e9 si sente scorrere il cinema sotto ogni tavola. Un passo in meno e perdiamo il contatto. Un passo in pi\u00f9 e diventa troppo scoperto. Restiamo l\u00ec, alla giusta distanza, lo spazio di un\u2019immagine, un fotogramma impazzito che \u00e8 fuggito ed \u00e8 arrivato qui trasfigurato dal viaggio.<\/p>\n<p>(E infine mi chiedo: dove lo metto nella libreria di casa? Sezione cinefilia, sezione critica, sezione storia del cinema, sezione analisi del film, sezione monografie, sezione teoria, sezione dizionari, sezione fumetti, sezione varia? Facciamo cos\u00ec: lo tengo vicino al letto, cos\u00ec ogni tanto lo sfoglio prima di dormire e lo faccio diventare il mio \u201cLibro dei sogni\u201d).<\/p>\n<p>Questo testo \u00e8 tratto dal volume di Stefano Ricci Li ho visti, edito dalle edizioni Cineteca di Bologna. Ringraziamo l\u2019autore e l\u2019editore per averci dato il permesso di riprodurlo su \u201cdoppiozero\u201d.<\/p>\n<p><strong>Stefano Ricci sar\u00e0 presente a<\/strong> <strong>Scarabocchi 2025 il 13 settembre alle ore 10. <\/strong><a href=\"https:\/\/www.scarabocchifestival.it\/nelle-mani-il-segreto\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Qui<\/strong><\/a><strong> tutte le informazioni sull&#8217;incontro e qui il <\/strong><a href=\"https:\/\/www.scarabocchifestival.it\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>programma completo di Scarabocchi 2025<\/strong><\/a><strong>.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Normalmente una locandina viene considerata un \u201cparatesto\u201d. 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