{"id":97456,"date":"2025-09-09T10:50:08","date_gmt":"2025-09-09T10:50:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/97456\/"},"modified":"2025-09-09T10:50:08","modified_gmt":"2025-09-09T10:50:08","slug":"breve-storia-dellattacco-di-panico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/97456\/","title":{"rendered":"Breve storia dell\u2019attacco di panico"},"content":{"rendered":"<p>\n\t\tD<\/p>\n<p>\tieci anni fa, in un\u2019estate catanese, mentre ero seduta sul lato passeggero di un\u2019auto diretta al mare, ho iniziato improvvisamente a sentirmi poco bene. Il cuore accelerava, le mani sudavano e il respiro si faceva corto. Pensavo: sto morendo. Dicevo: \u201cRagazzi, qualcosa non va\u201d. Poco dopo, sdraiata sul lettino di un pronto soccorso, un medico mi visitava con scrupolo, senza riscontrare nulla di anomalo. Dopo essersi accertato che non fossi sotto effetto di droghe o sostanze psicoattive, con tono rassicurante concluse: \u00ab\u00c8 ansia. Lexotan, e stia tranquilla\u00bb.<\/p>\n<p>A fotografare quel momento rimane il referto che conservo ancora, dalla freddezza quasi beffarda: \u201cPaziente sveglia, orientata, collaborante. Riferita tachicardia: non riscontrata. Riferita sudorazione: non riscontrata. Riferita dispnea: non riscontrata. Parametri vitali nella norma\u201d.<\/p>\n<p>Qualche mese pi\u00f9 tardi, grazie alla psicoterapia, ho potuto identificare quell\u2019episodio come un attacco di panico. La definizione mi tranquillizzava: ero un caso clinico, e in quanto tale potevo collocare la mia esperienza in un contesto riconosciuto, in una cornice di comprensione comune.<\/p>\n<p><strong>La diagnosi, tra sollievo e stigma<\/strong><br \/>Si dice spesso che dare un nome a ci\u00f2 che ci accade sia di conforto, e alcune ricerche sembrano confermarlo: etichettare un\u2019emozione pu\u00f2 ridurne l\u2019impatto emotivo e renderla pi\u00f9 comprensibile. <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/17576282\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Uno studio della UCLA<\/a> (University of California, Los Angeles), per esempio, ha mostrato che nominare la paura ne attenua l\u2019intensit\u00e0, perch\u00e9 attiva le aree cerebrali coinvolte nel controllo a scapito di quelle legate alla reazione emotiva. Lo stesso accade con le diagnosi. Per quanto spiazzanti, <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lanpsy\/article\/PIIS2215-0366(18)30095-6\/abstract\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">possono offrire un sollievo iniziale<\/a>: \u201calmeno so cosa mi sta succedendo\u201d.<\/p>\n<p>Con la psiche, per\u00f2, le cose si complicano. Una diagnosi pu\u00f2 rassicurare, ma pu\u00f2 portare con s\u00e9 anche il peso dello stigma. Ancora oggi, in molte comunit\u00e0 e in diverse generazioni, l\u2019idea di soffrire di un disturbo mentale \u00e8 associato a una fragilit\u00e0 da nascondere. Una revisione pubblicata su <a href=\"https:\/\/bmcgeriatr.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s12877-023-04229-x\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">BMC Geriatrics<\/a> sottolinea come, tra gli over 65, lo stigma legato ai disturbi mentali sia uno dei principali ostacoli alla richiesta di aiuto.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> Una diagnosi pu\u00f2 rassicurare, ma pu\u00f2 portare con s\u00e9 anche il peso dello stigma. Ancora oggi, in molte comunit\u00e0 e in diverse generazioni, l\u2019idea di soffrire di un disturbo mentale \u00e8 associato a una fragilit\u00e0 da nascondere. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nIl genere incide allo stesso modo. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 <a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/15579883251321670\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sull\u2019American Journal of Men\u2019s Health<\/a> evidenzia che gli uomini pi\u00f9 aderenti ai modelli di mascolinit\u00e0 tradizionale tendono a percepire la sofferenza psicologica come una minaccia alla propria identit\u00e0. In questi casi, le emozioni devono essere trattenute e la diagnosi equivale a un\u2019ammissione di debolezza.<\/p>\n<p>La tensione tra il sollievo di una diagnosi e il peso dello stigma si riflette con chiarezza in serie TV di culto, dove et\u00e0 e genere giocano un ruolo cruciale. In BoJack Horseman, Hollyhock, giovane figlia adolescente del protagonista, viene colta da un attacco di panico durante una festa. A riportarla su un piano di lucidit\u00e0 \u00e8 Peter, un ragazzo allora sconosciuto, che si avvicina e le chiede di nominare cinque cose che la circondano. Poi, confessa: \u201c\u00c8 un trucco del mio psichiatra. Soffro d\u2019ansia anch\u2019io\u201d. Hollyhock non si sottrae, accoglie il gesto di solidariet\u00e0 e ne trae beneficio. Tutt\u2019altra reazione, invece, si osserva in I Soprano, dove Tony, boss mafioso e incarnazione della virilit\u00e0 stereotipata, sviene per un attacco di panico, ma rifiuta di riconoscerne la natura psicologica e accetta la terapia con estrema riluttanza. Per lui, meglio un infarto che un crollo della psiche.<\/p>\n<p>Le radici di questa resistenza trovano spazio in un dato storico: la dignit\u00e0 clinica del panico \u00e8 un\u2019acquisizione recente. Solo nel 1980, con la pubblicazione del <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/eol-diagnostic-and-statistical-manual-of-mental-disorders-dsm\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">DSM-III<\/a>, il disturbo di panico entra ufficialmente nella classificazione dei disordini mentali come entit\u00e0 autonoma, distinto dall\u2019ansia generalizzata e dalle fobie. Dietro questa formalizzazione c\u2019\u00e8 il lavoro di pi\u00f9 di un decennio di psichiatri e ricercatori, ma il nome pi\u00f9 associato a questa svolta \u00e8 quello di Donald F. Klein. A met\u00e0 degli anni Sessanta, Klein osserva che alcuni pazienti ricoverati per crisi di ansia acuta, priva di un apparente innesco, migliorano rapidamente con l\u2019imipramina, un antidepressivo fino ad allora usato soprattutto per la depressione maggiore. Altri pazienti, con ansia cronica o generalizzata, non mostrano alcun beneficio. Per Klein, \u00e8 la prova empirica che i picchi parossistici di terrore seguono una traiettoria diversa dalle altre forme di ansia e meritano quindi criteri diagnostici propri.<\/p>\n<p><strong>Una diagnosi lunga secoli<\/strong><br \/>Eppure, la storia del panico, sia come parola che come esperienza umana, precede di millenni la sua formalizzazione diagnostica. Il <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/panico_(Universo-del-Corpo)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">termine<\/a> nasce dalla mitologia greca: <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/pan_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pan<\/a>, divinit\u00e0 dei boschi, appariva bruscamente ai viandanti o agli eserciti, generando un terrore istantaneo, capace di indurre alla fuga. <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ippocrate\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Ippocrate<\/a> definisce casi di spaventi senza causa apparente, tra cui quello di Nicanore, colto da paura ogni volta che udiva una suonatrice di flauto. Questi episodi venivano allora interpretati attraverso la teoria umorale, secondo cui la melanconia, attribuita a un eccesso di bile nera, fungeva da grande contenitore diagnostico dentro cui ricadevano tanto i sintomi depressivi quanto quelli che oggi associamo all\u2019ansia e al panico.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> La dignit\u00e0 clinica del panico \u00e8 un\u2019acquisizione recente. Solo nel 1980 il disturbo da panico entra ufficialmente nella classificazione dei disordini mentali come entit\u00e0 autonoma, distinto dall\u2019ansia generalizzata e dalle fobie. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nCon l\u2019et\u00e0 moderna, questa visione resta dominante anche se il panico viene descritto con dettagli sempre pi\u00f9 precisi. Nel<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/anatomyofmelanch00burt\/page\/n9\/mode\/2up?\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l\u2019<\/a><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/anatomyofmelanch00burt\/page\/n9\/mode\/2up?\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Anatomy of Melancholy<\/a> (1621), lo studioso inglese <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/robert-burton\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Robert Burton<\/a> ritrae con vividezza molti dei sintomi che oggi associamo agli attacchi. La paura, scrive, fa arrossire o impallidire, tremare, sudare; scatena brividi, palpitazioni e svenimenti. La sua opera, a met\u00e0 tra medicina, filosofia e credenze popolari, mostra come tali crisi siano comunque ancora inglobate nel vasto spettro della melanconia.<\/p>\n<p>A tentare di superare il paradigma \u00e8 il medico francese <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/sauvages-de-la-croix-francois-boissier\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Fran\u00e7ois Boissier Sauvages de la Croix<\/a>, che nella sua <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?hl=it&amp;lr=&amp;id=TsaLzGGeSqAC&amp;oi=fnd&amp;pg=PA1&amp;ots=bXpuhwym-y&amp;sig=-JiLAsxy53JZ76-AamxyqXJHG-8&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q&amp;f=false\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Nosologia Methodica<\/a> (1763) ordina oltre duemila patologie in classi e sottocategorie. Tra i disturbi mentali, chiamati <a href=\"https:\/\/pmc.ncbi.nlm.nih.gov\/articles\/PMC4421900\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">vesaniae<\/a>, compare la \u201cpanofobia\u201d, definita come un terrore acuto senza causa apparente. Per la prima volta, il linguaggio medico distingue l\u2019ansia persistente dai momenti di paura inattesa, aprendo la strada alla classificazione del panico come disturbo specifico.<\/p>\n<p>Ciononostante, gli attacchi d\u2019ansia repentina continuano a essere letti in chiave organica fino ai primi decenni del Novecento. Le guerre, in particolare, offrono un terreno di osservazione privilegiato: dalla Rivoluzione francese alla guerra di Crimea, dalle lotte coloniali fino ai due conflitti mondiali, medici e ufficiali <a href=\"https:\/\/www.cambridge.org\/core\/journals\/european-psychiatry\/article\/abs\/panic-disorder-history-and-epidemiology\/E0908A7413B722BF772F18087F5F0265\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">riportano<\/a> di soldati affetti da dolori toracici, palpitazioni e sensazioni di morte imminente, attribuendo tali sintomi a condizioni cardiache o funzionali. Le <a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jamainternalmedicine\/article-abstract\/539576\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">diagnosi<\/a> oscillano tra \u201ccuore del soldato\u201d, \u201castenia neurocircolatoria\u201d e \u201csindrome da sforzo\u201d, trascurando la componente psichica anche in assenza di patologie organiche evidenti.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/sigmund-freud\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Freud<\/a> ha introdotto il concetto di \u201c<a href=\"https:\/\/www.projekt-gutenberg.org\/freud\/kleine1\/Kapitel7.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">nevrosi d\u2019angoscia<\/a>\u201d, descrivendo episodi di paura improvvisa come l\u2019espressione di una profonda sofferenza emotiva. Questa separazione dalle spiegazioni esclusivamente fisiche permise al panico di approdare nel linguaggio psichiatrico. Il termine riappare anche in letteratura: in Mrs Dalloway, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/virginia-woolf\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Virginia Woolf<\/a> usa la parola panic per descrivere le reazioni pi\u00f9 acute di Septimus Warren Smith, reduce della Prima guerra mondiale e segnato da crisi estemporanee di terrore, disorientamento e alienazione.<\/p>\n<p>In seguito al lavoro pioneristico di Freud, la svolta clinica avviata da Donald F. Klein negli anni Sessanta e l\u2019ingresso del termine nel DSM-III, il panico \u00e8 oggi una condizione clinica specifica. L\u2019attuale <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/DSM-5\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">DSM-5<\/a>, ultima versione del manuale, descrive gli attacchi di panico come episodi estemporanei di intensa paura, accompagnati da sintomi somatici e cognitivi tra cui palpitazioni, dispnea, sudorazione, tremori e la netta sensazione di perdere il controllo o di morire.<\/p>\n<p><strong>Interpretazioni catastrofiche e predisposizioni genetiche<\/strong><br \/>A caratterizzare l\u2019attacco di panico e a distinguerlo da patologie prettamente organiche \u00e8 soprattutto l\u2019interpretazione dei suoi sintomi. Secondo <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/0005796786900112\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">la teoria cognitiva<\/a> formulata da David M. Clark nel 1986, e ancora oggi considerata un modello di riferimento, l\u2019attacco si innesca quando segnali corporei del tutto innocui vengono percepiti come gravi minacce. Cos\u00ec, un battito cardiaco accelerato diventa il presagio di un infarto, un capogiro il primo sintomo di un collasso repentino. Questo meccanismo, noto come \u201cinterpretazione catastrofica\u201d, si configura come <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0272735824001041\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">componente essenziale del disturbo di panico<\/a>, la forma clinica in cui attacchi ricorrenti si associano a un\u2019ansia cronica di subirne altri.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> Secondo la teoria cognitiva, l\u2019attacco di panico si innesca quando segnali corporei del tutto innocui vengono percepiti come gravi minacce: chi ne soffre tende a concentrarsi in modo eccessivo sul proprio corpo, e a leggere ogni variazione come un segnale d\u2019allarme. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nDopo il primo episodio, anch\u2019io iniziai a concentrarmi in modo eccessivo sul mio corpo, sospettando di ogni segnale. Mi misuravo i battiti durante gli aperitivi, controllavo il respiro nei luoghi affollati, individuavo istintivamente le uscite di sicurezza. Ogni variazione \u2012 una fitta, un brivido, un giramento di testa \u2012 diventava un possibile allarme. \u00c8 comprensibile, se si considera che la caratteristica pi\u00f9 spiazzante del panico \u00e8 proprio la sua imprevedibilit\u00e0. Arriva all\u2019improvviso e scompare altrettanto rapidamente. Questo lo rende, per chi lo sperimenta, una minaccia capillare che alimenta un\u2019ansia anticipatoria: la paura della paura. <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/david-foster-wallace_(Lessico-del-XXI-Secolo)\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">David Foster Wallace<\/a>, che conosceva bene questi territori, scrive in <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-straniera\/narrativa-di-lingua-inglese\/infinite-jest-david-foster-wallace-9788806232474\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Infinite Jest<\/a> (1996) che \u00abil 99% dell\u2019attivit\u00e0 del pensiero consiste nel tentare di terrorizzarsi a morte\u00bb. Una definizione precisa del meccanismo che costruisce il disastro prima ancora che qualcosa accada.<\/p>\n<p>Il secondo attacco arriv\u00f2 qualche settimana dopo, su un vagone della metropolitana. Pensai di stare per svenire, poi per impazzire. Da allora iniziai a evitare tutto ci\u00f2 che potesse espormi a quella sensazione: la metro e altri mezzi pubblici, le folle, gli spazi chiusi, e infine anche l\u2019aereo: \u201cE se mi succede l\u00ec, come ne esco?\u201d. Mettevo in atto quello che in psicologia si chiama evitamento, uno di quei comportamenti che, pur sembrando protettivi, finiscono per rafforzare il circolo vizioso dell\u2019ansia. Si restringe lo spazio d\u2019azione per sentirsi al sicuro, ma cos\u00ec facendo si alimenta la paura.<\/p>\n<p>Dietro gli attacchi di panico, per\u00f2, non ci sono solo meccanismi cognitivi. <a href=\"https:\/\/www.frontiersin.org\/journals\/psychiatry\/articles\/10.3389\/fpsyt.2023.957515\/full\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Studi recenti<\/a> raccontano come a questi si intreccino fenomeni biologici \u2012 dalla regolazione respiratoria ai neurotrasmettitori come serotonina e GABA (Gamma-AminoButyric Acid) \u2012 e predisposizioni genetiche. A soffrire di panico \u00e8 una grossa fetta di popolazione. Secondo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.who.int\/news-room\/fact-sheets\/detail\/mental-disorders\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0<\/a>, nel 2019 i disturbi d\u2019ansia riguardavano circa il 4% degli individui a livello globale, oltre 300 milioni di persone. <a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/abs\/10.1002\/da.22572\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Dentro questo insieme<\/a>, il disturbo di panico interessa l\u20191-2% della popolazione, mentre gli attacchi di panico, anche isolati, toccano oltre una persona su otto nel corso della vita. In generale, le donne ne soffrono con una frequenza doppia rispetto agli uomini, e l\u2019esordio coincide spesso con la giovinezza.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> Accanto alle questioni genetiche e ai traumi personali, a spiegare la crescita dei disturbi legati all\u2019ansia e al panico \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso il contesto sociale in cui si vive. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nIl quadro \u00e8 in crescita. Tra il 1990 e il 2019, i casi globali di disordini ansiosi <a href=\"https:\/\/mecp.springeropen.com\/articles\/10.1186\/s43045-023-00315-3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">sono aumentati di oltre il 55%<\/a>. Il mio rientra perfettamente nella media statistica: nei Paesi ad alto reddito la <a href=\"https:\/\/www.frontiersin.org\/journals\/public-health\/articles\/10.3389\/fpubh.2025.1556981\/full\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">prevalenza<\/a> \u00e8 maggiore e raggiunge il picco tra i 30 e i 35 anni.<\/p>\n<p><strong>Stress di sistema<\/strong><br \/>Accanto alle questioni genetiche e ai traumi personali, a spiegare la crescita dei disturbi legati all\u2019ansia e al panico \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso il contesto sociale in cui si vive. Stressori collettivi come incertezza climatica, pressioni lavorative e iperconnessione digitale sono capaci di alimentare una forma di ansia latente, come un sottofondo di allerta costante. Il panico, di conseguenza, pu\u00f2 emergere come la risposta amplificata di un corpo che, sottoposto a sollecitazioni sistemiche continue, vede superata la propria capacit\u00e0 di adattamento.<\/p>\n<p>Primo tra questi fattori, il cambiamento climatico. Una recente revisione sistematica pubblicata su <a href=\"https:\/\/www.frontiersin.org\/journals\/psychiatry\/articles\/10.3389\/fpsyt.2020.00074\/full\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Frontiers in Psychiatry<\/a> rivela che ondate di calore, disastri naturali e inquinamento sono associati ad ansia acuta e panico, soprattutto nelle popolazioni pi\u00f9 predisposte. Il clima ha agito anche a livello percettivo, sensibilizzandoci a leggere ogni variazione atmosferica come una possibile minaccia: un caldo inatteso evoca l\u2019ultima ondata letale, una pioggia abbondante ricorda le alluvioni. Termini come <a href=\"https:\/\/magazine.hms.harvard.edu\/articles\/climate-anxiety\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">ecoansia<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/solastalgia_%28altro%29\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">solastalgia<\/a> nascono per raccontare la difficolt\u00e0 emotiva che deriva dalla percezione di un futuro in pericolo.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> Il clima ha agito anche a livello percettivo, sensibilizzandoci a leggere ogni variazione atmosferica come una possibile minaccia: un caldo inatteso evoca l\u2019ultima ondata letale, una pioggia abbondante ricorda le alluvioni. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nAnche le modalit\u00e0 con cui lavoriamo contribuiscono a mantenere alto il livello di allerta. Il modello produttivo attuale, caratterizzato da flessibilit\u00e0 estrema e da una spinta continua alla performance, ci espone a livelli di stress sempre maggiori che possono sfociare in attacchi di panico. <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/28598929\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Chi subisce<\/a> uno squilibrio marcato tra sforzo lavorativo e ricompensa ha un rischio quasi triplicato di soffrirne. Non a caso, \u201cNon salviamo vite umane\u201d \u00e8 il mantra semiserio di chi \u00e8 abituato a lavorare sotto pressione. Una forma di autoironia che per\u00f2 tradisce quanto siamo abituati a vivere in stato d\u2019allerta permanente. Ed \u00e8 proprio nella persistenza dell\u2019<a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/full\/10.1155\/2020\/8866386\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">incertezza<\/a> \u2013 sul futuro, sul <a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/eurpub\/article\/35\/4\/650\/8159906\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">lavoro<\/a>, sul <a href=\"https:\/\/bmcpsychiatry.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s12888-024-06274-1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">pianeta<\/a> \u2013 che si genera il terreno ideale per un\u2019ansia diffusa e intermittente, capace di sfociare in attacchi improvvisi.<\/p>\n<p>Se, quindi, gli attacchi di panico hanno radici biologiche e psicologiche individuali, la loro diffusione e intensit\u00e0 possono plasmarsi profondamente anche attraverso fattori collettivi. Le fragilit\u00e0 private si intrecciano con quelle di sistema, trasformando l\u2019ansia in un fenomeno di massa. Leggere il panico in questa chiave significa riconoscerlo come un indicatore sociale e la sua cura non pu\u00f2 limitarsi alla terapia individuale, ma deve includere anche risposte comunitarie e politiche capaci di agire sulle situazioni che alimentano la paura.<\/p>\n<p><strong>Una questione collettiva<\/strong><br \/>In futuro, i disordini legati all\u2019ansia diventeranno peraltro sempre pi\u00f9 pervasivi. Secondo <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/eclinm\/article\/PIIS2589-5370(24)00593-5\/fulltext\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">The Lancet<\/a>, entro il 2050 il picco di esordio si sposter\u00e0 nella fascia tra i 15 e i 19 anni, delineando un fenomeno generazionale sempre pi\u00f9 precoce. Di fronte a questa prospettiva, la <a href=\"https:\/\/www.thelancet.com\/journals\/lanpsy\/article\/PIIS2215-0366(24)00252-9\/fulltext\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Commissione internazionale sulla salute mentale giovanile<\/a> dello stesso Lancet ha lanciato un allarme a partire da una domanda: perch\u00e9 si assiste a un miglioramento della salute fisica e a un peggioramento di quella mentale tra i pi\u00f9 giovani? La risposta, secondo ricercatori, clinici e attivisti, \u00e8 sistemica e richiede un cambiamento prospettico: non considerare pi\u00f9 i giovani come soggetti fragili, ma come i sensori pi\u00f9 recettivi di un sistema in difficolt\u00e0. Da qui l\u2019invito ad agire, attraverso il potenziamento della prevenzione, la rimozione delle barriere all\u2019accesso, gli investimenti in politiche pubbliche che riducano l\u2019impatto degli stress ambientali, economici, culturali.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p> Se gli attacchi di panico hanno radici biologiche e psicologiche individuali, la loro diffusione e intensit\u00e0 possono plasmarsi profondamente anche in seguito a fattori collettivi. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nMolti studiosi affermano che accanto alle sollecitazioni ambientali, a determinare l\u2019instabilit\u00e0 emotiva delle nuove generazioni sia la progressiva erosione relazionale e della coesione sociale determinate dall\u2019individualismo. Vent\u2019anni fa, la psicologa americana Jean Twenge aveva gi\u00e0 dimostrato, attraverso una <a href=\"https:\/\/www.apa.org\/pubs\/journals\/releases\/psp7961007.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">vasta meta-analisi<\/a>, che l\u2019ansia nei giovani americani era in crescita da decenni, in parallelo con la diminuzione delle connessioni sociali e l\u2019aumento delle minacce ambientali percepite. Secondo Twenge, l\u2019ambiente socioculturale spiega una parte significativa della vulnerabilit\u00e0 psicologica personale: i contesti in cui vigono legami deboli ed esposti a maggiori minacce producono pi\u00f9 ansia di quelli caratterizzati da relazioni stabili e capaci di favorire un senso di appartenenza.<\/p>\n<p>Quando ho avuto il primo attacco avevo ventisei anni e vivevo in una citt\u00e0 nuova con l\u2019ansia del futuro addosso. Il mio panico non parlava solo di me, parlava del mio tempo: della solitudine, della precariet\u00e0, dell\u2019esigenza di essere all\u2019altezza di aspettative schiaccianti. A poco a poco ho imparato a riconoscere i segnali e a gestire l\u2019ansia anticipatoria. Oggi, non frequento pi\u00f9 i pronto soccorso, mi sposto lungo i corridoi laterali dei concerti, cerco il finestrino in aereo. Ma soprattutto, mi consolo pensando che i miei gesti siano parte di una grammatica comune, quella di chi si muove nell\u2019incertezza cronica di uno contesto che promette sempre meno.<\/p>\n<p>Bisognerebbe, quindi, partire da quell\u2019io che prova a farsi aria su un tram affollato per arrivare a un noi che chiede condizioni di vita meno ansiogene: lavori sostenibili, citt\u00e0 che offrano tregua anche sotto stress, e soprattutto: politiche che trattino la salute mentale come una responsabilit\u00e0 pubblica. Cos\u00ec che non si tratti solo di prendere fiato, ma di costruire un mondo che permetta a tutte e tutti di respirare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"D ieci anni fa, in un\u2019estate catanese, mentre ero seduta sul lato passeggero di un\u2019auto diretta al mare,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":97457,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1511],"tags":[239,1537,90,89,2087,2088,240,2089,2090],"class_list":{"0":"post-97456","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute-mentale","8":"tag-health","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-mental-health","13":"tag-mentalhealth","14":"tag-salute","15":"tag-salute-mentale","16":"tag-salutementale"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/97456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=97456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/97456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/97457"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=97456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=97456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=97456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}