{"id":98826,"date":"2025-09-10T02:06:19","date_gmt":"2025-09-10T02:06:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/98826\/"},"modified":"2025-09-10T02:06:19","modified_gmt":"2025-09-10T02:06:19","slug":"con-la-maxi-diga-sul-nilo-litalia-rafforza-il-suo-ruolo-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/98826\/","title":{"rendered":"Con la maxi diga sul Nilo l\u2019Italia rafforza il suo ruolo in Africa"},"content":{"rendered":"<p>Domani l\u2019Etiopia inaugura l\u2019opera costruita da Webuild, che inverte la narrazione catastrofista sulla regione. Ma l\u2019Egitto la contesta, con la sponda di Trump.Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli: \u00abLe imprese beneficeranno del nostro dinamismo. Quest\u2019anno investiremo oltre 980 milioni. Il Piano Mattei \u00e8 la cornice per ricomporre le tensioni tra Addis Abeba e l\u2019Eritrea\u00bb.Lo speciale contiene un articolo e un&#8217;intervista\u00c8 la pi\u00f9 grande diga in Africa, forse la pi\u00f9 imponente opera d\u2019ingegneria costruita dalla fine del colonialismo. Il nome Gerd, Grand Ethiopian Renaissance Dam, \u00e8 monumentale come la sua potenza idroelettrica: 5.150 megawatt pari a 5 reattori nucleari. Situata nel Nord dell\u2019Etiopia, in un\u2019area fonte di flussi migratori, \u00e8 ormai il principale bacino di energia pulita del continente africano.Acque del Nilo Azzurro, principale affluente del Nilo, che nasce in Etiopia dal lago Tana e deve il nome al limo di cui si gonfia durante la sta-gione delle piogge fertilizzando il deserto fino al Cairo. Un \u00abdono degli dei\u00bb per gli antichi egizi e le cose non sono cambiate, visto che tuttora il rifornimento idrico dell\u2019Egitto dipende dal Nilo per il 97%.Per un costo di 5 miliardi di dollari, la diga \u00e8 stata costruita con l\u2019ampia partecipazione della popolazione etiope e \u00abIt\u2019s my dam\u00bb \u00e8 uno degli slogan pi\u00f9 in voga in Etiopia tra quanti hanno acquistato bond emessi dal governo. Un\u2019opera di orgoglio etiope oltre che italiano visto che \u00e8 stata realizzata da Webuild, ex Salini-Impregilo, portando lavoro e know how a pi\u00f9 di 20.000 operai africani. Con grandi prospettive di sviluppo per il secondo Paese pi\u00f9 popoloso in un continente per il 43% senza corrente elettrica e dove, per la Banca mondiale, entro il 2050 100 milioni di persone si muove-ranno a causa di povert\u00e0 e siccit\u00e0. Una storia che rompe la narrazione negativa sull\u2019Africa come terra di tragedie e sventure da dove l\u2019unica opzione per masse di disperati \u00e8 scappare a bordo di qualche barcone.Forse proprio per questo la diga arriva all\u2019inaugurazione di domani 9 settembre avvolta nel silenzio mediatico. O nelle polemiche, perch\u00e9 al centro di un caso geopolitico. L\u2019Egitto accusa la diga di rappresentare \u00abuna minaccia esistenziale\u00bb e di sottrarre acqua alle sue campagne. Al netto di oscillazioni fisiologiche nella fase di riempimento dell\u2019invaso, oggi che \u00e8 finita non vi \u00e8 alcuna evidenza delle paure ventilate dal Cairo, che rivendica il controllo del Nilo in nome di vecchi accordi coloniali. Il primo nel 1929 con la Gran Bretagna, seguito da una firma nel 1959 per la spartizione dell\u2019acqua esclusivamente tra Egitto e Sudan.Accuse respinte dall\u2019Etiopia che, oltre a lamentare la paradossale esclusione dall\u2019utilizzo delle acque nonostante contribuisca all\u2019intera portata del Nilo per pi\u00f9 dell\u201980%, ribadisce una serie di benefici per l\u2019intera regione. Non solo in termini di produzione di energia elettrica, vi-sto che gi\u00e0 dal 2022 rifornisce di corrente Sudan, Kenya e Gibuti, ma anche nel contenimento delle piene, specialmente quelle di cui ha sempre sofferto Khartoum, dove il Nilo Azzurro incrocia il Nilo Bianco. Come confermato peraltro dallo stesso Sudan. Nel tentativo di trovare una quadra, lo scorso ottobre era entrato in vigore il Cooperative Framework Agreement (Cfa), trattato per l\u2019uso delle acque del Nilo, ma nonostante l\u2019adesione di Rwanda, Sud Sudan, Uganda, Tanzania e Repubblica democratica del Congo, un netto \u00abno\u00bb \u00e8 stato ribadito da Sudan ed Egitto. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha comunque tirato dritto fino al completamento della diga, motivo per cui per il Cairo la Gerd \u00e8 \u00abillegale\u00bb e, nonostante l\u2019invito, non sar\u00e0 presente al taglio del nastro. A difesa di Sudan ed Egitto, proprio in questi giorni \u00e8 scesa in campo anche la Lega Araba che, pur riconoscendo le esigente di sviluppo dell\u2019Etiopia, preme per un accordo.Inutile dire che la tensione \u00e8 alle stelle. Nonostante le attese di un\u2019inaugurazione in pompa magna (sui siti etiopi ad un certo momento era rimbalzato persino il nome di Putin come special guest), all\u2019ultimo \u00e8 stata cancellata la partecipazione di gran parte della stampa e del pubblico. Una decisione arrivata venerd\u00ec per questioni di sicurezza e che vedr\u00e0 ridotta al minimo anche la partecipazione di Webuild, con il solo amministratore delegato Pietro Salini.A nulla infatti \u00e8 servito uno degli ultimi discorsi tv di Abiy dove ha ribadito che la diga \u00e8 un simbolo di cooperazione regionale, \u00abnon certo una minaccia per i nostri fratelli e sorelle egiziani e sudanesi\u00bb. Una logica di squadra quanto mai necessaria per lo sviluppo economico dell\u2019Africa ma che non sembra convincere del tutto neanche il premier, visto che da almeno due anni ripete la necessit\u00e0 per l\u2019Etiopia di un accesso al mare, anche attraverso mezzi \u00abnon convenzionali\u00bb, suscitando allarme nei Paesi vicini.Prima firmando un controverso memorandum con la regione separatista somala del Somaliland, poi puntando al porto di Assab, in Eritrea, tema riproposto da Abiy neanche una settimana fa in un gioco di parallelismi tra la secolare lotta dell\u2019Etiopia per il Nilo e il suo attuale status di Paese senza sbocco al mare. \u00abIl Mar Rosso era nelle nostre mani 30 anni fa. Quella storia \u00e8 stata un errore di ieri. Domani verr\u00e0 corretto\u00bb, ha affermato. Pretese che hanno dell\u2019assurdo se si considera che anche dopo la separazione dell\u2019Eritrea nel 1991, l\u2019Etiopia ha sempre potuto utilizzare i porti eritrei di Massawa e Assab per attivit\u00e0 commerciali senza variazioni di costi e servizi.Quanto ad errori storici, si deve se mai all\u2019allora primo ministro etiope Meles Zenawi, durante il tentativo di occupare l\u2019Eritrea con la guerra del 1998, la decisione di spostare le attivit\u00e0 commerciali a Gibuti, nella speranza di penalizzare economicamente l\u2019appena nata Eritrea. In seguito, con l\u2019accordo di pace tra i leader eritreo ed etiope firmato nel 2018 in Arabia Saudita, era stata messa nero su bianco la riabilitazione delle strade in entrambi i Paesi proprio per facilitare l\u2019accesso degli etiopi ai porti eritrei. Promesse di cui fu simbolicamente testimone anche Giuseppe Conte, primo leader europeo nel Corno d\u2019Africa dopo la pace. Per questo le dichiarazioni del primo ministro sembrano tradire intenti bellici di vera e propria occupazione territoriale. Difficile dire quanto reale sia il rischio di una guerra, data la pesante situazione di default economico da cui l\u2019Etiopia sta cercando faticosamente di risollevarsi, le trattative con Fondo monetario e Banca Mondiale per la ristrutturazione del debito con tanto di inasprimento della politica fiscale, il costo della vita alle stelle in una citt\u00e0 come Addis Abeba, che grazie a flussi di capitali esteri, sebbene il 30% degli abitanti viva in povert\u00e0, assomiglia sempre di pi\u00f9 a New York. Inoltre, da pi\u00f9 di due anni l\u2019Etiopia \u00e8 attraversata da profonde spaccature con una sanguinosa crisi nella regione Oromo e soprattutto in quella Amhara dove il premier Abiy si sarebbe macchiato di sterminio etnico e dove i miliziani Fano sono ormai organizzati in una vera e propria resistenza. Un contesto delicato dove il tema dell\u2019accesso al mare sembra dunque funzionale a restituire unit\u00e0 al Paese puntando su orgoglio nazionale e presunti nemici esterni. Strategia che per ora ha sicuramente rafforzato l\u2019asse tra Somalia, Eritrea, Egitto e Paesi della sponda arabica che si affacciano sullo strategico stretto di Bab el Mandeb dove transita il 12% del commercio mondiale.Linea verso cui sembra propendere anche Donald Trump. Dopo che nel 2020 aveva accusato la Gerd di minacciare la sicurezza dell\u2019Egitto, giusto un mese fa, se da un lato ha ribadito la volont\u00e0 di adoperarsi per una risoluzione pacifica, dall\u2019altro ha lanciato una stoccata all\u2019Etiopia sollevando il dubbio che la diga sia stata realizzata grazie all\u2019aiutino di qualche suo predecessore. Un assist quindi per l\u2019Egitto, Paese quanto mai fondamentale per il suo allineamento con Israele contro l\u2019Iran. Non resta dunque che vedere come gli Usa reagiranno alla cerimonia d\u2019inaugurazione della \u00abdiga della discordia\u00bb che, al di l\u00e0 degli intrighi geopolitici, andrebbe vista in primis come opportunit\u00e0 di sviluppo dell\u2019Africa. Ammesso che interessi.<\/p>\n<p> \u00abIl continente per noi \u00e8 una priorit\u00e0 Ora competiamo coi giganti asiatici\u00bb Interesse nazionale, da entrambe le parti, e sviluppo economico, sono la ricetta con cui il Piano Mattei si inserisce nella complessit\u00e0 africana. Ne \u00e8 convinto il viceministro degli Affari Esteri e alla Cooperazione Edmondo Cirielli, che raggiungiamo dopo il viaggio in Etiopia ed Eritrea.Oltre alla cooperazione, entrano in gioco le aziende, pubbliche o private come Webuild. Il Piano Mattei si inserisce nel progetto della Gerd?\u00abLe imprese sono attori indispensabili nella prospettiva del Piano Mattei. Con Webuild in Etiopia stiamo dimostrando di essere uno dei pochi Paesi occidentali a realizzare grandi infrastrutture all\u2019estero, riuscendo a competere anche con i giganti asiatici. La Gerd non rientra nel Piano Mattei, ma le imprese sicuramente beneficiano dell\u2019eccezionale dinamismo nelle nostre relazioni con Addis Abeba\u00bb.Lei ha detto che quando \u00e8 arrivato, sebbene la cooperazione allo sviluppo ammontasse a 1 miliardo di euro, nei cinque anni precedenti non erano mai stati impegnati pi\u00f9 di 500 milioni all\u2019anno. Come mai?\u00abMancava una visione strategica. Con il Piano Mattei l\u2019Africa \u00e8 tornata tra le priorit\u00e0 dell\u2019agenda politica italiana. L\u2019anno scorso abbiamo deliberato pi\u00f9 di 800 milioni di euro per iniziative di cooperazione nella sola Africa e per quest\u2019anno abbiamo programmato oltre 980 milioni\u00bb.In Etiopia, Paese chiave del Piano Mattei, ci sono diversi progetti in essere di cui ha parlato anche il premier con cui a luglio si \u00e8 recato ad Addis Abeba. Dalla bonifica del Lago Boyle alla riqualificazione di Jimma in Oromia, fino allo sviluppo della filiera del caff\u00e8. In Eritrea invece, si \u00e8 recato con il ministro dell\u2019Agricoltura Francesco Lollobrigida. Su quali settori dell\u2019economia si \u00e8 puntato?\u00abOltre a finanziamenti per cultura e salute, ad esempio 5 milioni andranno all\u2019Ospedale Orotta di Asmara per un progetto gestito da Aics, tra i settori pi\u00f9 promettenti ci sono quello ittico e l\u2019agricoltura. Per un progetto di irrigazione di territori aridi in partenariato con Undp verranno investiti 3,5 milioni di euro\u00bb.L\u2019interesse nazionale \u00e8 uno dei principi guida dell\u2019Eritrea che ha da sempre rifiutato ingerenze esterne. Non a caso \u00e8 uno dei tre Stati africani a non avere debiti con il Fondo monetario. Politica che per\u00f2 ha portato ad un certo isolazionismo. Lei come ha trovato il Paese?\u00abHo visto un Paese dalla storia particolarmente complessa, che ha grande voglia di crescita. Ho visto tanto potenziale, oltre che una grande apertura nei confronti dell\u2019Italia. Asmara ci considera un interlocutore privilegiato tra i Paesi occidentali e questo anche perch\u00e9 nessuno meglio di noi pu\u00f2 capire con quale attenzione l\u2019Eritrea guardi alla sua indipendenza e alla sua sovranit\u00e0 nazionale, politica ed economica\u00bb.Lo scorso 30 luglio, Donald Trump ha inviato una lettera al presidente eritreo Isaias Afwerki dove ha detto di voler ristabilire un rapporto rispettoso con l\u2019 Eritrea \u00abinvertendo le attivit\u00e0 negative e dannose causate dall\u2019amministrazione Biden in tutto il mondo\u00bb. Un cambio di passo che sembra sposare il cambio di paradigma verso l\u2019Africa di cui si \u00e8 fatto portavoce il governo Meloni con il Piano Mattei?\u00abIl Piano Mattei sta \u201cfacendo scuola\u201d su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico. Cos\u00ec come a livello europeo, grazie alle crescenti sinergie con il programma Global Gateway. Apprezziamo molto l\u2019apertura del presidente Trump verso Asmara, e saremmo pronti a collaborare con Washington su eventuali triangolazioni in settori di comune interesse\u00bb.Da qualche tempo il primo ministro etiope Abiy Ahmed esprime la necessit\u00e0 di un accesso al mare anche con la forza. Dichiarazioni che rischiano di destabilizzare l\u2019intero Corno d\u2019Africa. Come vede la situazione?\u00abL\u2019Etiopia \u00e8 il secondo Paese pi\u00f9 popoloso d\u2019Africa e per la stabilit\u00e0 della regione \u00e8 fondamentale che lo ottenga per fini commerciali e con mezzi pacifici. Abbiamo accolto con favore l\u2019accordo raggiunto a fine 2024 tra Etiopia e Somalia, con la mediazione della Turchia. Come Italia, siamo da tempo impegnati nel sensibilizzare gli attori coinvolti contando sul ruolo chiave dell\u2019Unione Africana\u00bb.In un\u2019ottica di stabilit\u00e0 nell\u2019area, un incontro tra i leader etiope ed eritreo sarebbe utile. Esistono iniziative diplomatiche in tal senso con la mediazione del ministero degli Esteri italiano?\u00abSviluppo socio economico e stabilit\u00e0 politica sono inseparabili. Rafforzare la collaborazione con Addis Abeba e rilanciare quella con Asmara nella cornice del Piano Mattei, \u00e8 la via pi\u00f9 efficace alla ricomposizione delle tensioni. Al momento non esistono iniziative per un incontro Abiy-Afewerki con la nostra mediazione, ma assicurando la presenza di entrambi all\u2019ultimo vertice Italia-Africa abbiamo dato prova di un convening power unico a livello europeo e occidentale\u00bb.\n<\/p>\n<p>\n        Little Tony con la figlia in una foto d&#8217;archivio (Getty Images). Nel riquadro, Cristiana Ciacci in una immagine recente\n    <\/p>\n<p>\n        \u00abLas Muertas\u00bb (Netflix)\n    <\/p>\n<p>Disponibile dal 10 settembre, Las Muertas ricostruisce in sei episodi la vicenda delle Las Poquianchis, quattro donne che tra il 1945 e il 1964 gestirono un bordello di coercizione e morte, trasformato dalla serie in una narrazione romanzata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Domani l\u2019Etiopia inaugura l\u2019opera costruita da Webuild, che inverte la narrazione catastrofista sulla regione. 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