{"id":99253,"date":"2025-09-10T07:48:10","date_gmt":"2025-09-10T07:48:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99253\/"},"modified":"2025-09-10T07:48:10","modified_gmt":"2025-09-10T07:48:10","slug":"dove-abita-il-mostro-e-comincia-la-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99253\/","title":{"rendered":"Dove abita il mostro e comincia la parola"},"content":{"rendered":"<p>In Palestina\/Israele, crescendo ti rendi conto che la lingua \u00e8 molto pi\u00f9 di uno strumento da utilizzare solo per raccontare o comunicare. Pu\u00f2 essere attaccata, pu\u00f2 essere distrutta, pu\u00f2 essere maltrattata. La questione \u00e8 quindi: come ci si pu\u00f2 fidare della lingua quando \u00e8 essa stessa causa di dolore, quando ti abbandona e devi affrontare la crudelt\u00e0 nella solitudine, senza parole?<br \/>Questo mi ha spinta a indagare le forme narrative praticabili in questa lingua, a sondare le infinite possibilit\u00e0 che si nascondono tra i suoi molteplici strati, e quelle che possono affiorare dall\u2019amore che provi per lei, dall\u2019amore che lei pu\u00f2 ancora provare per te.<\/p>\n<p><strong>VERO \u00c8 CHE LA LINGUA<\/strong> \u00e8 spesso costretta in un\u2019unica, principale forma narrativa, razionale, chiara e comprensibile. Ma cosa succede quando non siamo pi\u00f9 capaci di usare questa forma? Che lingua affiora in questo caso? Come si fa a scrivere con una lingua muta o ferita? Tutte queste domande mi perseguitavano prima di cominciare a scrivere il mio romanzo, con tutti i suoi elementi; da una parte perseguire una forma narrativa della lingua che fosse accettabile, dall\u2019altra una forma narrativa che sminuiamo perch\u00e9 non riusciamo quasi mai ad accedervi, e forse nemmeno vogliamo farlo.<\/p>\n<p>Se dovessi analizzare razionalmente Un dettaglio minore, direi che in una parte esplora una certa forma letteraria, inseguendo le orme di una lingua a noi accessibile, mentre nell\u2019altra prova a mettersi sulle tracce di una lingua con cui non riusciamo mai a entrare in contatto. Ora che ho finito di scriverlo, capisco meglio i problemi che mi hanno portata alla forma e al contenuto letterari di questo romanzo, inclusi la struttura e lo stile narrativo, entrambi modellati da particolari esperienze linguistiche.<br \/>In breve, creare collegamenti con eventi reali non \u00e8 la forza che muove la mia scrittura letteraria, n\u00e9 in generale, n\u00e9 nel caso specifico di Un dettaglio minore. Fin dove pu\u00f2 arrivare la lingua oggi? Continuo a chiedermelo, e ho paura. Paura. Detesto la paura, fin dall\u2019infanzia, perch\u00e9 vedevo la gente attorno a me agire in base a essa. Per questo ho cominciato presto ad allenarmi contro la paura.<\/p>\n<p><strong>DA PICCOLA<\/strong> mi ero anche chiesta quale fosse la mia paura pi\u00f9 grande. L\u2019avevo identificata in un punto della nostra casa, dove la mia immaginazione di bambina aveva stabilito che abitasse il mostro quando faceva buio. Per esercitarmi a sconfiggere i miei timori, implorai i miei genitori di lasciarmi sola in casa per una sera. Furono abbastanza pazzi da assecondarmi, o forse ero stata talmente insistente da convincerli. Proprio accanto al punto in questione c\u2019era un interruttore. Spensi tutte le luci della nostra grande casa e, al buio, cominciai a camminare, consapevole che pi\u00f9 mi avvicinavo a quel punto, pi\u00f9 mi avvicinavo al mostro, ma anche all\u2019interruttore della luce. Ricordo ancora l\u2019ultimo scatto che ho fatto con la mano, immaginando che il mostro me l\u2019avrebbe azzannata prima che riuscissi a raggiungere l\u2019interruttore.<\/p>\n<p>Ma il mostro non lo fece, fu cos\u00ec gentile da lasciarmi accendere le luci e sparire. Questo ricordo mi \u00e8 rimasto impresso, mi suggerisce come procedere tra le mie paure, inclusa la paura di scrivere. Con due cose per\u00f2 questo metodo non funziona. Due paure: una riguarda il mondo, l\u2019altra la lingua. Ho paura che non arriver\u00e0 mai il giorno in cui, guardandoci attorno, potremo dire che oggi \u00e8 meglio di ieri. La seconda paura invece \u00e8 perdere la lingua, svegliarmi un giorno e non averla pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>NEGLI ULTIMI MESI<\/strong> queste due paure sono tornate. Ed entrambe mi perseguitano anche attraverso la morte di alcuni scrittori che mi hanno fatto comprendere pi\u00f9 a fondo la vita: Mohanned Younis, Gilles Deleuze, Gherasim Luca, Primo Levi, Sylvia Plath. Tutti morti suicidi.<\/p>\n<p>Ho come la sensazione che il loro atto finale sia la conferma che queste due paure non sono il risultato della mia immaginazione, ma indicano i limiti della realt\u00e0; i limiti della lingua.<\/p>\n<p>* Adania Shibli, \u00abLa lingua rubata. Di letteratura, Palestina e silenzio. Una riflessione e un dialogo con Maria Nadotti\u00bb, traduzione di Nausikaa Angelotti e Daniela Marina Rossi, Collana \u00abAlfabeti Babel\u00bb. Una coedizione Babel Festival\/ Edizioni Casagrande, 56 pagine chf 8.\/ euro 8.00. <br \/>Il libro sar\u00e0 disponibile in Ticino il 12 settembre in occasione di Babel Festival 2025; in Italia a fine settembre.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>SCHEDA. \u00abBabel Festival\u00bb, a Bellinzona fino al 14\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Babel Festival di Letteratura e Traduzione di Bellinzona (11-14 settembre) arriva quest\u2019anno alla ventesima edizione dedicata alle lingue che lo hanno formato e ne hanno ispirato la ricerca nella traduzione e nel plurilinguismo, in primis l\u2019italiano poi le altre lingue svizzere: francese, tedesco romancio.<br \/>Tra gli e le ospiti: Alessandro Piperno, Fabio Bac\u00e0, Catherine Lovey, Claudia Quadri, Lukas B\u00e4rfuss, Ubah Cristina Ali Farah, Emanuela Anechoum. Per informazioni pi\u00f9 dettagliate: <a href=\"http:\/\/www.babelfestival.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">www.babelfestival.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Palestina\/Israele, crescendo ti rendi conto che la lingua \u00e8 molto pi\u00f9 di uno strumento da utilizzare solo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":99254,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-99253","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=99253"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99253\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/99254"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=99253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=99253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=99253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}