{"id":99678,"date":"2025-09-10T12:20:33","date_gmt":"2025-09-10T12:20:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99678\/"},"modified":"2025-09-10T12:20:33","modified_gmt":"2025-09-10T12:20:33","slug":"50-anni-di-wish-you-were-here","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99678\/","title":{"rendered":"50 anni di Wish you were here"},"content":{"rendered":"<p>Pubblicato il 12 settembre 1975, \u00e8 il settimo album in studio della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-performative\/cinema\/2025\/03\/pink-floyd-live-at-pompeii\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">band<\/a>, e seppur all\u2019inizio la critica lo abbia considerato inferiore agli album precedenti, negli anni \u00e8 stato giustamente rivalutato e considerato un capolavoro del rock progressivo,\u00a0Wish You Were Here\u00a0rappresent\u00f2 una svolta creativa per i\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/pink-floyd\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Pink Floyd<\/a>, nello stesso anno in cui\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/bob-dylan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Bob Dylan<\/a>\u00a0realizz\u00f2 l\u2019introspettivo, forse autobiografico\u00a0Blood on the Tracks, invitando il suo pubblico a pensarlo non come un artista, ma come un essere umano con le sue emozioni. Lo stesso accade per i Pink Floyd con\u00a0Wish You Were Here, un album intriso di elegie e spettri del passato.<\/p>\n<p>Il nuovo inizio dei Pink Floyd<\/p>\n<p>Composto da 5 tracce, l\u2019album \u00e8 aperto e chiuso dalla superba suite\u00a0Shine On You Crazy Diamond, divisa in 9 parti e dedicata a\u00a0<strong>Syd Barrett<\/strong>. Con il brano che d\u00e0 il titolo all\u2019album, rappresenta forse al meglio il sound etereo dei \u201cnuovi\u201d Pink Floyd: strutture espanse, effetti spaziali, psichedelia non pi\u00f9 distorta e oscura, ma pulita e luminosa. Anche se, singolarmente, i brani dell\u2019album potrebbero non essere tutti al livello del capolavoro, lo diventano appunto nella sequenza completa, il cui concetto e \u201cdosaggio\u201d musicale confermano il talento della band nel creare composizioni complesse, e mette in mostra il virtuosismo alla chitarra di\u00a0<strong>David Gilmour<\/strong>, che si profonde in progressioni di accordi pi\u00f9 audaci di quelle presentate su\u00a0The Dark Side Of The Moon.<br \/>I testi delle canzoni esprimono variamente nostalgia e alienazione, e\u00a0i Pink Floyd lo descrissero come un album sull\u2019assenza, ed era certamente quella di Barrett, ma anche, da un altro punto di vista, quella della riconoscenza e della lealt\u00e0 nel mondo, sempre pi\u00f9 cinico e affarista, dell\u2019industria musicale.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1920\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/pink-floyd-wish-you-were-here-1975-copertina-1.jpg\" alt=\"Pink Floyd, Wish You Were Here, 1975, copertina\" class=\"wp-image-1179594\"  \/>Pink Floyd, Wish You Were Here, 1975, copertinaLa critica all\u2019industria\u00a0discografica<\/p>\n<p>Non privo di causticit\u00e0, l\u2019album \u00e8 un deliberato e beffardo tentativo di \u201cmordere la mano che nutre\u201d, criticando con feroce sarcasmo il mondo dell\u2019industria discografica.\u00a0Welcome to the Machine, emblematica gi\u00e0 nel titolo, descrive il dialogo che avviene tra un discografico rude e arrogante e un giovane cantante, la cui carriera sar\u00e0 appunto impostata e diretta dal manager, seguendo esclusivamente il criterio commerciale. Non c\u2019\u00e8 quindi spazio per ideali, utopie, poesie. Scritta da\u00a0<strong>Roger Waters<\/strong>, la canzone \u00e8 caratterizzata da una saturazione di sintetizzatori, chitarre acustiche ed effetti su nastro. Suggestivo l\u2019inizio, con il suono naturale del sax che sfuma gradualmente in suoni industriali e sintetizzato, metafora della \u201cmacchina senza volto\u201d che ingoia cantanti e musicisti. Sulla medesima scia\u00a0Have a Cigar\u00a0mette in ridicolo i \u201cpezzi grossi\u201d dell\u2019industria discografica con testi che ripetono una serie di clich\u00e9. Interpretato dal cantautore folk-rock\u00a0<strong>Roy Harper<\/strong>, schiettamente orientato al rock, il brano si apre con un incalzante duetto di basso e chitarra, ed \u00e8 chiuso da uno splendido a solo di chitarra firmato David Gilmour. In virt\u00f9 del tono sarcastico, \u00e8 uno dei pochi momenti di relativa leggerezza in un album altrimenti dominato da un vagabondaggio lugubre e psichedelico.<\/p>\n<p>L\u2019ombra di Syd Barrett\u00a0<\/p>\n<p>Buona parte dell\u2019album \u00e8 dedicata a<strong>\u00a0Syd Barrett<\/strong>\u00a0\u2013 co-fondatore e primo\u00a0front-man\u00a0del gruppo, che lasci\u00f2 nel 1968 a causa del peggioramento della sua salute mentale \u2013 attraverso i brani\u00a0Wish you were here\u00a0e\u00a0Shine On You Crazy Diamond. La prima, caratterizzata da un sobrio, suggestivo riff di ispirazione country, \u00e8 appunto lo sfogo per la nostalgia di Syd Barrett, anche se, a detta di Waters, la canzone pu\u00f2 essere letta che come un\u2019amara sull\u2019essere spettatori indifferenti della propria vita, in preda alla disillusione e allo sconforto.\u00a0Shine On You Crazy Diamond, invece, \u00e8 un compiuto tributo in nove parti a Barrett, e nel contesto dell\u2019album \u00e8 anche la triste metafora di ci\u00f2 che pu\u00f2 accadere a un musicista a causa della natura spietata e indifferente dell\u2019industria musicale; la canzone presenta il caratteristico riff a quattro note di Gilmour (a volte noto come\u00a0Syd\u2019s Theme), e l\u2019introduzione \u00e8 forse il suo miglior a solo di chitarra. Alla registrazione dell\u2019album \u00e8 poi legato un toccante aneddoto: il 5 giugno 1975, presso gli stufi di Abbey Road, la band stava completando il mixaggio di\u00a0Shine On You Crazy Diamond, quando un uomo sovrappeso con la testa e le sopracciglia rasate entr\u00f2, e si mise appartato a osservare la scena. Nessuno, sulle prime, lo riconobbe, poi fu Wright che spieg\u00f2 agli increduli colleghi che quell\u2019uomo era Barrett. A quel punto, tutti cercarono di parlare con lui, ma come ricord\u00f2 il batterista\u00a0<strong>Nick Mason<\/strong>\u00a0nel libro\u00a0Inside Out, Barrett non riusciva a dare risposte completamente sensate. Quella visita lasci\u00f2 costernati i suoi vecchi colleghi, che avvertirono drammaticamente l\u2019impossibilit\u00e0 di aiutarlo. Altrettanto improvvisamente di quando era arrivato, Barrett si dilegu\u00f2 poco dopo.<\/p>\n<p>La copertina di Wish you were here<\/p>\n<p>Come tante altre copertine degli album dei Pink Floyd, anche quella di\u00a0Wish you were here\u00a0\u00e8 opera di\u00a0<strong>Storm Thorgerson<\/strong>.Ambientata negli studi della Warner, in California, rappresenta perfettamente il tema dell\u2019album: la persona sulla sinistra impersona l\u2019industria musicale, mentre quella a destra \u00e8 l\u2019ingenuo musicista, che si brucia vendendo metaforicamente la sua anima e i suoi desideri artistici nel momento stesso in cui entra a far parte di un\u2019etichetta. Mezzo secolo e 20 milioni di copie vendute dopo, si pu\u00f2 affermare con certezza che questo tema abbia risuonato ben oltre il mondo chiuso del rock. L\u2019album ha replicato l\u2019ubiquit\u00e0 culturale di\u00a0Dark Side\u00a0n\u00e9 la portata concettuale di\u00a0The Wall, ma ha un posto nel cuore dei tanti ammiratori dei Pink Floyd per la sua sobria eredit\u00e0 fatta di nostalgia e disillusione.<\/p>\n<p>Niccol\u00f2 Lucarelli<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong><strong\/><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pubblicato il 12 settembre 1975, \u00e8 il settimo album in studio della\u00a0band, e seppur all\u2019inizio la critica lo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":99679,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-99678","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99678","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=99678"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/99678\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/99679"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=99678"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=99678"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=99678"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}