{"id":99981,"date":"2025-09-10T15:26:18","date_gmt":"2025-09-10T15:26:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99981\/"},"modified":"2025-09-10T15:26:18","modified_gmt":"2025-09-10T15:26:18","slug":"dario-ghibaudo-dal-buen-ritiro-nelle-langhe-al-museo-di-storia-innaturale-le-mie-creature-sospese-tra-natura-incanto-e-ironia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/99981\/","title":{"rendered":"Dario Ghibaudo, dal buen ritiro nelle Langhe al Museo di Storia innaturale: \u201cLe mie creature? Sospese tra natura, incanto e ironia\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il 2025 ha segnato per Dario Ghibaudo un anno di <strong>straordinaria intensit\u00e0<\/strong>. Una <strong><a href=\"https:\/\/www.artuu.it\/dario-ghibaudo-a-bruxelles-le-mutazioni-in-eterno-divenire-del-museo-di-storia-innaturale\/\" title=\"\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">grande mostra a Bruxelles<\/a><\/strong>, che ripercorreva le tappe di pi\u00f9 di tre decenni di lavoro riportando in primo piano lo scheletro portante della sua ricerca, quel <strong>Museo di Storia Innaturale<\/strong> che, inaugurato all\u2019inizio degli anni Novanta, continua a <strong>crescere e mutare come un organismo vivo<\/strong>; la pubblicazione di <strong>un libro di racconti<\/strong> (Violenze minime, Arca edizioni, pagg. 175, euro 16), che ha messo in luce <strong>un talento narrativo<\/strong> parallelo alla sua pratica visiva; la partecipazione a <strong>collettive<\/strong> in Italia e all\u2019estero, che hanno dato nuova forza al suo immaginario, fatto di <strong>ibridazioni, mutazioni e tassonomie immaginarie<\/strong>. Ma accanto a questa vita pubblica, fitta di impegni e riconoscimenti, esiste <strong>un luogo di concentrazione e di respiro<\/strong>, dove l\u2019artista si ritira con la moglie Chiara da ormai venticinque anni: una piccola casa di pietra a <strong>Lunetta di Mombarcaro<\/strong>, borgata dell\u2019<strong>Alta Langa<\/strong> carica di memorie contadine e partigiane, dove il tempo sembra scorrere secondo ritmi arcaici. Non un rifugio idilliaco, ma piuttosto un luogo di otium nel senso latino del termine: un <strong>ozio operoso<\/strong>, fertile, in cui le idee germogliano e i progetti futuri trovano la loro matrice.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo equilibrio \u2013 tra la costruzione di un museo impossibile e il raccoglimento delle colline langarole \u2013 che si colloca oggi la ricerca di Ghibaudo. Il suo Museo, definito da <strong>Gianluca Marziani<\/strong> \u201cun <a href=\"https:\/\/www.artuu.it\/dario-ghibaudo-un-karma-fossile-si-aggira-per-leuropa\/\" title=\"\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">inaspettato <strong>karma fossile<\/strong><\/a> che cresce nel bianco dei prossimi secoli, vertigine elettrica di un nuovo animalismo domestico, visione che eleva l\u2019umano nella possibilit\u00e0 biologica di un futuro sorprendente\u201d, \u00e8 insieme <strong>un\u2019opera d\u2019arte totale<\/strong> e una raffinata <strong>parodia scientifica<\/strong>, una <strong>wunderkammer contemporanea<\/strong> che demistifica i dispositivi della conoscenza e ci restituisce<strong> l\u2019ambiguit\u00e0 profonda del presente<\/strong>.<\/p>\n<p><img title=\"2-IMG-20200509-WA0004 - Artuu Magazine \" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/2-IMG-20200509-WA0004-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173481\"  \/>La casa di Lunetta di Dario Ghibaudo<\/p>\n<p>Le creature che lo popolano appaiono ai nostri occhi come <strong>apparizioni visionarie e immaginifiche<\/strong>, ma nello stesso tempo misteriosamente verosimili, specchi deformanti della nostra condizione. Ci sono <strong>anfibi alati<\/strong> che sembrano sul punto di mutare in volatili, cervi con dita umane al posto degli zoccoli, galline barocche dal becco attorcigliato come <strong>un errore genetico<\/strong>, organi vitali che migrano fuori dal corpo per disporsi in nuove combinazioni, e <strong>figure ibride<\/strong> che trattengono in s\u00e9 pi\u00f9 stadi evolutivi: met\u00e0 pesci, met\u00e0 capre, talvolta con tratti umani. O ancora gli <strong>Homini Pronti<\/strong>, serie di esseri umani serializzati e confezionati come <strong>prodotti industriali<\/strong>, satira feroce della nostra riduzione a merce. Non sono mostri, ma, piuttosto, <strong>rivelazioni ironiche e perturbanti<\/strong> su ci\u00f2 che siamo e su ci\u00f2 che potremmo diventare. Se l\u2019arte \u00e8, come lui stesso afferma, \u201cdiventare ci\u00f2 che si disegna\u201d, allora la sua pratica \u00e8 <strong>un continuo attraversamento di confini<\/strong>, un\u2019oscillazione fra <strong>scienza e immaginazione<\/strong>, ironia e tragedia, presente e futuro.<\/p>\n<p>Siamo andati a incontrarlo nel suo <strong>buen retiro di Lunetta<\/strong>, per provare a capire come convivano in lui <strong>la dimensione privata e quella pubblica<\/strong>, il silenzio fertile delle colline e il clamore delle mostre, il tempo sospeso dell\u2019otium e l\u2019urgenza di un\u2019opera d\u2019arte totale che, da oltre trent\u2019anni, si presenta come <strong>una delle avventure pi\u00f9 originali, colte e radicali<\/strong> della scena artistica italiana di oggi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" title=\"DSCF2556taglio copia 2 - Artuu Magazine \" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/DSCF2556taglio-copia-2-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173640\"  \/>Dario Ghibaudo<\/p>\n<p><strong>Dario, il 2025 \u00e8 stato un anno ricco di impegni e riconoscimenti: la mostra a Bruxelles dove hai presentato alcune sale del tuo Museo di Storia Innaturale, un libro di racconti, la partecipazione a numerose collettive. Ma la tua casa di Lunetta, nelle Langhe, resta un punto fermo: cosa significa per te tornare qui, tra queste colline?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, in effetti Lunetta \u00e8 un \u201cbuen retiro\u201d, io e Chiara abbiamo comprato questa casa venticinque anni fa, allora era una borgata quasi del tutto disabitata. La casa \u00e8 piccola, di pietra e ci \u00e8 piaciuto conservarla il pi\u00f9 possibile. Io sono nato a Cuneo che \u00e8 a sessanta km da Lunetta ma il destino mi ha portato nella <strong>Langa albese<\/strong>. Cuneo l\u2019ho lasciata quasi mezzo secolo fa e ci sono tornato raramente. L\u2019ultima volta, nel 2022, per una mostra, nel Complesso Museale di San Francesco, uno spazio bellissimo. Avevo diciotto anni quando, obiettore di coscienza, per evitare il servizio militare sono entrato volontario nei vigili del fuoco. Fui destinato ad Alba. Da allora <strong>le Langhe son diventate una mia meta ricorrente<\/strong>, ho buoni amici da quelle parti, da tantissimi anni. Ma, soprattutto, Lunetta \u00e8 un posto che mi riporta a un ritmo diverso, pi\u00f9 lento, ma anche fertile. Non lo vivo come una fuga, ma come <strong>una condizione necessaria<\/strong>: qui, nel silenzio, le idee trovano spazio per emergere.<\/p>\n<p><strong>Lunetta \u00e8 un borgo che porta con s\u00e9 leggende di masche (le streghe delle Langhe, protagoniste di racconti popolari e riti notturni), riti comunitari, memorie partigiane e storie contadine. Forse anche da qui nasce quella tua sensibilit\u00e0 verso il magico e l\u2019ancestrale. Ti riconosci in questa lettura?<\/strong><\/p>\n<p>A dirti il vero non conosco storie di masche qua a Lunetta: a pochi chilometri, nel <strong>Roero<\/strong> s\u00ec, a <strong>Pocapaglia<\/strong>, vicino a <strong>Bra<\/strong>, \u00e8 stata bruciata <strong>l\u2019ultima strega<\/strong>, la povera masca <strong>Micillina<\/strong>, una storia triste e dolorosa che se vuoi un giorno ti racconter\u00f2. Lunetta \u00e8 stata per\u00f2 <strong>protagonista nella guerra di liberazione<\/strong>, con le formazioni partigiane \u201c<strong>Stella Rossa<\/strong>\u201d delle quali faceva parte <strong>Beppe Fenoglio<\/strong>, alcuni suoi racconti sono ambientati nelle borgate intorno a Lunetta che \u00e8 anche citata in un suo romanzo. Sono luoghi fenogliani, se ami i suoi racconti, in Alta Langa li respiri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" title=\"5 - DSC_1001 - bassa- foto angelo signorelli - Artuu Magazine \" decoding=\"async\" width=\"785\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/5-DSC_1001-bassa-foto-angelo-signorelli-785x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173485\" style=\"width:623px;height:auto\"  \/>Un fotogramma dal film La Lunetta Le tradizioni hanno sempre un inizio girato a maggio 2010 la processione<\/p>\n<p><strong>Nel 2010 le hai dedicato anche un cortometraggio,\u201d La Lunetta \u2013 Le tradizioni hanno sempre un inizio\u201d, dove il sacro e il profano, l\u2019opera d\u2019arte e la festa popolare si intrecciano in maniera ironica e disincantata. Che cosa volevi restituire di quel microcosmo e come si lega, secondo te, alla tua ricerca pi\u00f9 ampia?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, il film lo trovi su youtube col titolo \u201c<strong><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=PsR6pAb05Ww&amp;list=RDPsR6pAb05Ww&amp;start_radio=1\" title=\"\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La Lunetta<\/a><\/strong>\u201d, appunto. La regia \u00e8 di <strong>Alberto Valtellina<\/strong> per la Lab 80 film di Bergamo, io avevo scritto il soggetto e con Alberto la sceneggiatura, tutto\u2026 \u201cbuona la prima\u201d. Pi\u00f9 un documentario che un film, 17 minuti di una bella follia. Volevamo filmare la nascita di una tradizione e per farlo, l\u2019abbiamo inventata. Dopo la messa, la banda musicale di Dogliani precedeva una processione, brevissima, cinquanta metri dalla chiesa alla corte di casa nostra, una pala, dipinta da mio fratello, formidabile pittore figurativo, con l\u2019immagine della <strong>patrona santa Caterina d\u2019Alessandria<\/strong>, era portata a spalle fissata su una specie di portantina. Un amico fornaio aveva cotto piccole pagnotte e forma di quarto di luna e le signore dei dintorni preparato biscotti a forma di ruota chiodata, i dolci \u201ctradizionali\u201d per ricordare il martirio di santa Caterina. Hanno partecipato duecentocinquanta persone, alle quali abbiamo offerto cibo e vino. Chiara, mia moglie, Ross e amiche e amici hanno cucinato, servito cibo, lavorato e riso e bevuto. Sul palco si \u00e8 esibito un noto gruppo musicale capitanato da <strong>Filippo Bessone<\/strong>, un genio della canzone dialettale e caro amico. \u00c8 stata una grande festa, con piatti di ceramica, posate e bicchieri di vetro, niente plastica. Avevo anche costruito un ballo a palchetto, tutto in legno, tre metri di diametro, con le lucine colorate tutto intorno, potevano ballare tre o quattro coppie al massimo. La fondazione Garuzzo di Torino aveva partecipato alla produzione insieme con la regione e la provincia di Cuneo. Quella \u00e8 stata proprio una bella storia.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 la prima volta che ti sei misurato con il cinema: gi\u00e0 in passato avevi realizzato cortometraggi e documentari, da L\u2019uomo \u00e8 cacciatore a Il vizio della memoria. Che ruolo ha avuto per te il linguaggio filmico nel dare corpo al tuo immaginario?<\/strong><\/p>\n<p>Credo sia dovuto al mio piacere di scrivere, raccontare storie ma soprattutto alla mia grande amicizia con il regista <strong>Alberto Valtellina<\/strong> che mi ha sempre sostenuto. Alberto, per altro ha documentato tutte le Sale (leggi mostre) del mio progetto, il <strong>Museo di Storia Innaturale<\/strong>, sin dalla prima sala, Antropologia, del 1991.<\/p>\n<p><img title=\"4 DSC_1026_ _Bruno Daniele - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"787\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/4-DSC_1026_-_Bruno-Daniele-1024x787.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173486\"  \/>Un altro fotogramma dal film La Lunetta Le tradizioni hanno sempre un inizio girato a maggio 2010 il ballo a palchetto<\/p>\n<p><strong>Il Museo di Storia Innaturale nasce nel 1990, ma continua a espandersi, ad aggiungere \u201csale\u201d nuove. Come lo descriveresti oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Lo definirei un\u2019<strong>enciclopedia mobile della deviazione<\/strong>. \u00c8 un luogo che raccoglie il frutto di una continua osservazione \u2013 e deformazione \u2013 della realt\u00e0. Le sue \u201csale\u201d si articolano secondo una logica solo in apparenza museale: antropologia, botanica, entomologia, zoologia, ma anche economia, genetica, morale. Ogni pezzo \u00e8 frutto di una domanda \u2013 spesso disattesa \u2013 sulla condizione umana e sul nostro rapporto con la natura, o con l\u2019idea che di essa ci siamo costruiti. \u00c8 un museo \u201cinnaturale\u201d non perch\u00e9 mostri cose assurde, ma perch\u00e9 smaschera ci\u00f2 che oggi, sotto la parola \u201cnaturale\u201d, viene spesso normalizzato, anestetizzato.<\/p>\n<p><strong>L\u2019intero museo sembra oscillare tra la meraviglia e la paura. \u00c8 il tuo modo per raccontare il presente?<\/strong><\/p>\n<p>Esattamente. Lo stupore, in fondo, \u00e8 alla base di ogni riflessione profonda. \u00c8 la condizione del filosofo, come diceva Aristotele. Ma oggi questo stupore \u00e8 contaminato da una componente di spaesamento, di inquietudine. Viviamo in <strong>un mondo dove la mutazione \u00e8 la norma<\/strong>, non l\u2019eccezione. Ma non ne siamo consapevoli. Le mie creature vogliono far sentire <strong>quella vibrazione sottile che c\u2019\u00e8 tra l\u2019incanto e il terrore.<\/strong> Non c\u2019\u00e8 una morale da trarre, semmai un invito a <strong>guardare davvero<\/strong>, a non dare per scontato ci\u00f2 che si \u00e8 normalizzato. L\u2019innaturale, in fondo, \u00e8 la nostra nuova natura.<\/p>\n<p><img title=\"19 - CONTORTO COLLO - dario005bsph MArio Dajelli - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/19-CONTORTO-COLLO-dario005bsph-MArio-Dajelli-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173489\"  \/><\/p>\n<p><strong>Il tuo lavoro \u00e8 profondamente ironico. Ma \u00e8 anche, in fondo, tragico. Come convivono queste due anime?<\/strong><\/p>\n<p>Per me sono inseparabili. L\u2019ironia \u00e8 <strong>un modo per attraversare la tragedia senza farsi travolgere<\/strong>. \u00c8 una forma di resistenza. Quando rappresento un Homo Pronto \u2013 confezionato in plastica sottovuoto come una porzione di salame \u2013 sto facendo una satira feroce della mercificazione dell\u2019essere umano. Ma lo faccio con un sorriso amaro, con un cortocircuito visivo. Chi guarda sorride, ma poi si ferma. L\u2019arte non deve consolarti: deve <strong>mettere in crisi la tua zona di comfort<\/strong>, possibilmente con grazia.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo rapporto con l\u2019attualit\u00e0, con la cronaca, con la politica? Le tue opere sembrano portarne i segni, ma senza mai citarla direttamente.<\/strong><\/p>\n<p>Non mi interessa l\u2019attualit\u00e0 come notizia. Mi interessa come sintomo. L\u2019arte deve essere vigile, ma non reattiva. Non voglio illustrare l\u2019orrore del presente, ma <strong>mostrarne le matrici profonde<\/strong>. I miei Homo Pronti, per esempio, parlano della <strong>serializzazione degli individui<\/strong>, dell\u2019ideologia della produttivit\u00e0, della paura dell\u2019inutile. In tempi come questi \u2013 con guerre, repressioni, populismi, massacri, tecnologie che disumanizzano \u2013 l\u2019artista non pu\u00f2 restare neutrale. Ma deve parlare con il proprio linguaggio, non con quello del cronista. Io lo faccio con mutazioni, ibridazioni, deformazioni. E ogni deformazione \u00e8 una domanda.<\/p>\n<p><img title=\"15 - CascoBlu - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"969\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/15-CascoBlu-969x1024.webp.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-173492\"  \/>Dario Ghibaudo Museo di Storia Innaturale Sala VI Antropologia Homo Pronto Casco Blu Materiali vari cm 215x118x27 ciascuno 1994<\/p>\n<p><strong>Cosa pensi dell\u2019arte come forma di coscienza civile oggi? Pu\u00f2 ancora avere un ruolo?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, pu\u00f2. Ma deve <strong>smettere di essere pedagogica<\/strong>. Non dobbiamo spiegare nulla a nessuno. Dobbiamo aprire varchi, creare cortocircuiti, generare immagini che restano in testa. Un\u2019opera non cambia il mondo, ma cambia il modo in cui lo guardi. E questo \u00e8 gi\u00e0 moltissimo. Se un visitatore, uscendo dalla mostra, si chiede: \u201cE se fosse davvero cos\u00ec?\u201d, allora qualcosa \u00e8 successo. L\u2019arte sociale, oggi, \u00e8 quella che <strong>scardina l\u2019ovvio<\/strong>, che rimette in discussione ci\u00f2 che pare naturale, inevitabile, necessario.<\/p>\n<p><strong>Da poco hai pubblicato anche un libro di narrativa, Violenze minime (Arca Edizioni), un insieme di racconti che sembrano nascere dall\u2019osservazione minima del reale per poi scivolare verso l\u2019imprevedibile. In quelle pagine emerge un narratore che, dal suo Piemonte universale e senza tempo, ha imparato a mescolare continuamente leggerezza e gravit\u00e0, quotidiano e visionario. Ti riconosci in questa definizione? E quanto pensi che questa attitudine narrativa sia la stessa che muove anche il tuo lavoro di artista visivo?<\/strong><\/p>\n<p>Un amico, <strong>Giacomo Maria Prati<\/strong>, ha presentato i miei racconti a <strong>Maurizio Minchella<\/strong>, l\u2019editore e lui ha deciso di pubblicarne una raccolta. \u00c8 stato il caso, scrivo, potrei dire, da sempre, soprattutto storie, ho trovato racconti che risalgono al 1974. Non ho mai pensato di pubblicarli, diciamo che ho ceduto alla vanit\u00e0. \u201cAmo ascoltare le persone, magari sedute al tavolo accanto al mio, non per curiosit\u00e0 ma perch\u00e9 ne traggo spunti per storie\u201d questo pi\u00f9 o meno diceva Camilleri in La linea della palma. Senza voler fare paragoni, per me \u00e8 un po\u2019 lo stesso, <strong>ascolto<\/strong>, e poi riverso in quel che scrivo, negli inchiostri o nelle sculture. \u00c8 cos\u00ec, le cose si mischiano, ma in fondo l\u2019urgenza \u00e8 sempre la stessa: lavorare.<\/p>\n<p><img title=\"9788895561738_0_0_536_0_75 - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"740\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/9788895561738_0_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173482\"  \/><\/p>\n<p><strong>La natura che ti circonda a Lunetta \u00e8 concreta, fatta di boschi, animali, stagioni. Eppure nelle tue opere sembra trasformarsi subito in altro: creature ibride, mutanti, forme innaturali. Potremmo dire che il tuo lavoro nasce proprio da questa oscillazione tra osservazione diretta e invenzione immaginaria?<\/strong><\/p>\n<p>Mi piace pensare che l\u2019arte sia <strong>un ponte tra presente, passato e futuro<\/strong>, i miei animali esistevano gi\u00e0 nel <strong>medioevo<\/strong>, le sculture antropomorfe. Continuando il mio lavoro sulle mutazioni mi son trovato nel passato, ho <strong>scoperto la meraviglia medievale<\/strong> nell\u2019ingenuit\u00e0 delle rappresentazioni prive di prospettiva e cos\u00ec mi sono perso nel puro piacere della scultura, nella ricerca di strane commistioni. Spesso i miei animali mutanti mostrano, in un solo essere, un percorso evolutivo. Si nasce pesci e si diventa, per esempio, una capra, magari con le zampe \u201cumane\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il Museo di Storia Innaturale che porti avanti da oltre trent\u2019anni sembra incarnare questa tensione: parte da un lessico scientifico \u2013 tassonomie, etichette, teche \u2013 ma lo piega al fantastico, al paradosso, all\u2019innaturale. Come lo descriveresti oggi, e in che misura pensi che si nutra ancora dei paesaggi della tua terra?<\/strong><\/p>\n<p>Sono nato a Cuneo, dove finisce la pianura padana, sono un uomo di montagna ma sto bene in citt\u00e0, dove posso incontrare, pi\u00f9 spesso, persone straordinarie. Da qualche anno rielaboro <strong>una mia idea di paesaggio<\/strong>, spesso derivata da affreschi medievali. Le Langhe di alcuni miei inchiostri, appaiono come panettoncini ben ordinati, in bilico, appunto, tra fantastico e paradosso.<\/p>\n<p><img title=\"2 Canis Marinus Dario Ghibaudo 2008 inchiostro su carta preparata 535x395cm_xsito - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"643\" height=\"464\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/2-Canis-Marinus-Dario-Ghibaudo-2008-inchiostro-su-carta-preparata-535x395cm_xsito.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173491\"  \/>Canis Marinus Dario Ghibaudo 2008 inchiostro su carta preparata cm 535\u00d7395<\/p>\n<p><strong>Le tue creature \u2013 dal Piscis sapiens sapiens agli uccelli deformati, dai mammiferi con tratti umani agli organi \u201cfuori posto\u201d \u2013 sembrano provenire da una specie di enciclopedia parallela. Forse si potrebbero considerare delle apparizioni, o piuttosto delle deformazioni della realt\u00e0? Come nascono davvero?<\/strong><\/p>\n<p>Come nascono\u2026 dovrei dire \u2026 da sole, tutto va da s\u00e9. Io ubbidisco a una spinta, non penso molto a quel che faccio, le guardo piuttosto nascere, questo l\u2019ho gi\u00e0 detto in altre occasioni ed \u00e8 proprio cos\u00ec, osservo, ascolto, leggo e traduco alla mia maniera. Ma non \u00e8 che mi vengano: si presentano. Come apparizioni che derivano da <strong>un cortocircuito tra immaginario biologico e inquietudine morale<\/strong>. Sono esseri che sembrano venire da un mondo possibile \u2013 forse gi\u00e0 in atto \u2013 e che ci parlano in modo muto e silenzioso di ci\u00f2 che siamo diventati, o potremmo diventare. Non sono mostri: sono <strong>specchi deformanti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Hai parlato spesso del tuo lavoro come di una raccolta di \u201cracconti\u201d pi\u00f9 che di un\u2019opera unica. Il Museo di Storia Innaturale allora \u00e8 anche una forma di autobiografia indiretta?<\/strong><\/p>\n<p>Nel momento stesso in cui la tua vita, ogni attimo della tua vita \u00e8 rinchiuso in quel che fai, se sei un artista direi che diventa inevitabile pensare che non possa che essere <strong>un\u2019autobiografia<\/strong>. Le \u201cSale\u201d del Museo sono contenitori da riempire per <strong>raccontare una storia<\/strong>, seguire un pensiero, guardarlo concretizzarsi e poi collocarlo l\u00ec, in quella sala definitiva. Ma questo metterlo a dimora in una sala del virtualissimo Museo di Storia Innaturale, avviene solo dopo averlo \u201cprestato\u201d per una mostra.<\/p>\n<p><img title=\"18 - mappamondi - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"681\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/18-mappamondi-681x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173495\"  \/>Dario Ghibaudo Museo di Storia Innaturale Sala X Etnografia Descriptio Orbis Terrarum Omnes Terrae  Omnes Aquae Plastica luminescente poliuretano espanso carta e legno h 180 cm diametro 70 cm ciascuno 1997<\/p>\n<p><strong>Negli anni Novanta il tuo lavoro veniva spesso ricondotto al cosiddetto \u201cconcettualismo ironico\u201d. Pensi che oggi quella definizione possa ancora descriverlo, o senti che la componente visionaria e immaginifica abbia ormai preso il sopravvento, rendendo pi\u00f9 difficile incasellarti in un\u2019etichetta precisa?<\/strong><\/p>\n<p>Quella del \u201c<strong>Concettualismo ironico italiano<\/strong>\u201d \u00e8 stata una bellissima parentesi della mia vita. Eravamo giovani, in una terra straniera, la Germania, per cinque anni dal 1993 al 1998, con la <strong>Angelo Falzone Galerie<\/strong>, abbiamo fatto fiere, Colonia, Francoforte, mostre nei musei e nelle gallerie, ma purtroppo non \u00e8 rimasto nulla. In Italia allora, quasi nessuno dava peso a lavori ironici. Esiste per\u00f2 un bel catalogo, presentato da Roland Scotti nel 1995. Chiusa quella parentesi, ho continuato a srotolare la mia matassa.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il linguaggio che scegli \u00e8 quello della scienza \u2013 nomenclature, atlanti, museografie \u2013 ma declinato come finzione regolata. Si potrebbe dire che il tuo \u00e8 un modo per restituire alla scienza la sua parte immaginativa? Perch\u00e9 ti interessa proprio questo registro \u201coggettivo\u201d per parlare invece di mutazioni e possibilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Utilizzo la scienza come mi son servito dello stereotipo del Cristo luminescente, sono veicoli per affrontare temi difficili come, appunto, le <strong>mutazioni<\/strong> o la <strong>guerra<\/strong>. Di \u201ccristini\u201d ovvero piccoli Ges\u00f9 in plastica luminescente, nel 1999 ne ho commissionati, a una fabbrica, 10.000 e li ho incollati tutti per realizzare la Sala X, Etnografia. Una parte li ho rotti in tanti pezzi, incollati e accumulati a disegnare i confini e la morfologia dei paesi in guerra, per altro tutti sulla linea dell\u2019equatore. Una didascalia recitava Charitas Christi urget nos? Una frase di san Paolo alla quale ho aggiunto un punto interrogativo. \u201c\u00c8 la carit\u00e0 di Cristo che ci spinge?\u201d Con altri ho composto <strong>planisferi<\/strong> o <strong>globi<\/strong> <strong>terracquei<\/strong>, due di questi, molto grandi, erano, l\u2019uno le terre emerse, sempre formate da cumuli di corpi e l\u2019altro le acque. Quest\u2019ultimo era ricoperto di corpi senza braccia, pareva una palla di acciughe. Essendo luminescenti, al buio sono incredibili.<\/p>\n<p><img title=\"13 - dario cap-040- fogra2 copia - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"796\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/13-dario-cap-040-fogra2-copia-1024x796.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173493\"  \/>Dario Ghibaudo Museo di Storia Innaturale Sala XIX Inchiostri Inchiostro su carta preparata cm 160\u00d7100 2023<\/p>\n<p><strong>Hai affermato che per te \u201cl\u2019arte \u00e8 diventare ci\u00f2 che si disegna\u201d. Vale anche per i tuoi animali innaturali? In che misura senti che queste creature ti abitino e ti trasformino, mentre le realizzi?<\/strong><\/p>\n<p>A proposito di questo mio modo di dire, ti racconto una storia molto divertente. Tempo fa, per quattro o cinque anni, ho insegnato modellato in un liceo artistico. Uno degli allievi era veramente speciale, non aveva un grande talento ma si impegnava molto, ed era molto simpatico. Durante una lezione gli ho detto: Alessio, cerca di capirmi, non devi copiare, tu devi essere quello che fai mentre lo fai. Ha alzato gli occhi, mi ha guardato e ha detto: Ghiba, io spero che tu non sia quello che fai! A parte la battuta, il fatto \u00e8 che, quando disegno una creatura, non penso a come sar\u00e0: <strong>la lascio emergere<\/strong>. \u00c8 un processo simile a quello del sogno: non sei tu che decidi cosa sogni, sei il sogno che ti attraversa. Io devo solo non oppormi. Lavoro come un canale, un tramite, e se mi riesce bene, il disegno \u2013 o la scultura \u2013 arriva con una forma che mi sorprende. E se sorprende me, pu\u00f2 sorprendere anche chi guarda.<\/p>\n<p><img title=\"12 - FORMELLA 35 formelle-009 - Artuu Magazine \" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"698\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12-FORMELLA-35-formelle-009-1024x698.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173641\"  \/>Dario Ghibaudo Museo di Storia Innaturale Sala XXII Formelle Argilla bianca primo fuoco e cera Misure ciascuna 41x30x8 cm circa 2018 2022<\/p>\n<p><strong>Si potrebbe dire che tutta la tua opera viva in un equilibrio tra radicamento e metamorfosi. Pensi che sia proprio questo doppio movimento \u2013 l\u2019essere legato a un luogo e al tempo stesso la necessit\u00e0 di mutarlo, deformarlo, reinventarlo \u2013 il nucleo pi\u00f9 autentico della tua ricerca?<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 non ho mai fatto una riflessione in questo senso, anche se ora che mi ci fai pensare, molte delle mie creature sono bloccate nel \u201cframe\u201d di un movimento, camminare, nuotare, volare\u2026 ma se si guarda la loro morfologia molto spesso sono <strong>nell\u2019impossibilit\u00e0 di compierlo<\/strong>. Cos\u00ec \u00e8 la vita.<\/p>\n<p><strong>Hai gi\u00e0 in mente nuove \u201csale\u201d del Museo? O nuove creature?<\/strong><\/p>\n<p>Il museo non \u00e8 finito, e credo non lo sar\u00e0 mai. Oggi sto lavorando a una serie di alberi mutanti\u2026 andranno a confluire in una nuova sala del museo, che per ora \u00e8 ancora in fieri. D\u2019altra parte, il Museo di Storia Innaturale non \u00e8 mai un luogo chiuso. \u00c8 un <strong>processo in corso<\/strong>, un esperimento aperto che continua a crescere ed espandersi. E, come tutti gli esperimenti, vive di continue mutazioni e di nuovi innesti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il 2025 ha segnato per Dario Ghibaudo un anno di straordinaria intensit\u00e0. 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