Interrogazione:

L'onorevole Pastorella (Azione) ha sollevato forti dubbi sull'opportunità di ampliare il raggio d'azione della copia privata, soprattutto in una fase dominata dallo streaming che rende la copia personale una fattispecie occasionale. L'interrogazione ha puntato il dito contro la mancanza di dati economici chiari a supporto di tale estensione, paventando soprattutto il rischio di una doppia imposizione per gli utenti. Secondo la deputata (e anche secondo il buon senso), infatti, i cittadini si ritroverebbero a pagare l'onere due volte: sia sui dispositivi fisici attraverso i quali si accede alla rete, sia sullo spazio di memoria virtuale in cloud.

Risposta del sottosegretario alla cultura, Mazzi:

estendendo il compenso alla memoria in cloud, si limita a recepire un principio sancito nel 2022 dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, secondo cui il salvataggio di un'opera protetta in uno spazio virtuale equivale a una riproduzione su qualsiasi altro supporto. Il sottosegretario ha inoltre affermato che le tariffe italiane, ferme al di sotto della media europea (cosa che non risulta, in realtà, per lo meno sulle fattispecie che fruttano il grosso dell'introito), non avrebbero subito rincari ma solo un adeguamento Istat.

I costi del compenso non gravino sui consumatori finali ma sui produttori e importatori dei dispositivi, descrivendo il decreto come un necessario punto di equilibrio tra gli interessi delle grandi multinazionali tecnologiche (le cosiddette Big Tech) e la protezione della creatività degli artisti

Replica di Pastorella:

La deputata ha contestato l'idea che la misura non impatti sui cittadini, sottolineando come gli oneri imposti ai produttori si traducano inevitabilmente in un rincaro dei prezzi per i consumatori finali

è stato lanciato un forte allarme per il tessuto economico nazionale: colpire il settore tecnologico con questi costi non penalizza solo le Big Tech internazionali, ma rischia di dare il colpo di grazia alle aziende italiane più piccole che tentano di competere e sopravvivere nel mercato del cloud e dei dispositivi di archiviazione

Le associazioni:

si dichiarano decisamente insoddisfatte delle risposte date dal sottosegretario Mazzi e minacciano, in mancanza di ulteriori chiarimenti, un ricorso al TAR contro il provvedimento. Ricorso che a questo punto sembra inevitabile.




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2 comments
  1. Chissà se il TAR annulla tutto, sarebbe una bella sconfitta per una tassa oggettivamente superata al giorno d’oggi con i servizi di streaming che pervadono il mercato.

    E anche sbagliata idealmente, si presuppone che siccome possiedi un dispositivo tecnologico, allora piraterai qualcosa.

  2. La porcata sta in TUTTA la copia privata. Ha oggettivamente ragione il ministro che dice che per il cloud si è semplicemente applicato il principio della corte di giustizia EU del 2022.

    Il problema non è il cloud, il problema è che TUTTA la copia privata è una porcata.

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