Più di 50 casi di sospetta Salmonella sono stati segnalati nella zona di Reggio Emilia nell’ultimo mese. Di questi, tre hanno richiesto il ricovero in ospedale. Lo ha comunicato il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’AUSL locale, che sta indagando sui casi per capire se si tratta di un unico focolaio e ricostruirne le origini, con l’assistenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER).

Le indagini epidemiologiche hanno rivelato che nei giorni precedenti alla manifestazione dei sintomi molte delle persone colpite hanno mangiato in alcuni ristoranti di Reggio Emilia e della provincia. Di conseguenza, sono scattate le ispezioni nei locali e tra i fornitori, alla ricerca della fonte (o delle fonti) dell’infezione.

Intervista all’esperto dell’IZSLER

Dei 50 casi sospetti, l’AUSL, nel momento in cui scriviamo, ha confermato che una trentina sono effettivamente causati da Salmonella e ha inviato i ceppi batterici all’IZSLER per la tipizzazione. “Delle 33 Salmonelle di gruppo C inviate – spiega Stefano Pongolini, responsabile del Centro di riferimento regionale per i patogeni enterici dell’Emilia Romagna – fino a ora ne abbiamo analizzate solo 10, e non sono tutte dello stesso sierotipo: ne abbiamo individuati quattro diversi. È quindi probabile che i vari casi non siano collegati a un unico focolaio”.

Tra le tipologie di Salmonella individuate c’è anche S. Strathcona, il raro sierotipo responsabile del focolaio che in tre anni ha colpito più di 400 persone in 19 Paesi europei, 123 dei quali in l’Italia (ne abbiamo parlato in questo articolo). “Tra i 10 campioni che abbiamo analizzato finora – spiega Pongolini – quattro erano di Salmonella Strathcona. Si tratta di un sierotipo piuttosto raro ed è probabile che il focolaio europeo sia tuttora in corso. Dai primi risultati delle analisi, si può dire che sembra che anche a Reggio Emilia ci siano dei casi.”

allergia ristorante richio cattivo allergeniUna delle persone colpite ha mangiato in un locale in cui poi le analisi hanno isolato il batterio Salmonella, all’interno di una preparazione vegetale
C’è un collegamento con i pomodorini siciliani?

“Per il momento – continua l’esperto – non ci sono evidenze di un collegamento con i pomodorini ma non possiamo escluderlo. Secondo quanto rilevato dalla AUSL di Reggio Emilia, una delle persone colpite ha mangiato in un locale in cui poi è stato isolato questo sierotipo in una preparazione vegetale, che però, apparentemente, sembra non contenere pomodorini.” Il dato non è così strano se consideriamo che, secondo il report firmato da ECDC ed EFSA, i controlli delle autorità sanitarie italiane hanno accertato una contaminazione dell’acqua di irrigazione. È quindi possibile che siano coinvolti altri tipi di verdura oltre ai pomodorini. “Va ricordato che in Italia, per ragioni culturali, i prodotti ortofrutticoli tendono a essere consumati crudi e questo aumenta il rischio, in caso di lavaggio inadeguato di prodotti contaminati accidentalmente. Al contrario, gli alimenti di origine animale solitamente si mangiano cotti, quindi il rischio di infezione si riduce”.

Molti si chiedono l’origine della Salmonella Strathcona, un batterio patogeno quasi sconosciuto, che però ora sembra balzato in primo piano. “Verosimilmente, tipi di Salmonella come Strathcona hanno un habitat diverso rispetto a quelli comunemente riscontrati nei casi di infezione, – continua Stefano Pongolini – fino a quando non riescono a entrare nella catena alimentare, anche per pura casualità. Non bisogna dimenticare che c’è stato anche un grande miglioramento della nostra capacità di identificare i focolai grazie all’epidemiologia genomica e possiamo ipotizzare che questi casi ci fossero anche in passato, ma non eravamo in grado di collegarli tra loro”

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Giulia Crepaldi

Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.