Per l’autore del best seller “Outlive” non servono allenamenti estremi o integratori miracolosi per vivere più a lungo, ma…

Eugenio Spagnuolo

26 novembre – 12:37 – MILANO

Trenta minuti. Tre volte a settimana. Sembra poco e in effetti lo è. Eppure Peter Attia, ex chirurgo della Johns Hopkins e autore del best seller Outlive, vivi di più (Edizioni Sangiovanni), sostiene che sia proprio questo il punto di partenza per chi vuole vivere più a lungo e meglio. In un’intervista a Men’s Journal, il medico americano diventato uno dei riferimenti nella medicina della longevità, spiega che il segreto numero uno della longevità non ha nulla a che fare con integratori miracolosi o allenamenti estremi. Ma è la regolarità dell’attività fisica

La forza dell’abitudine —  

“Temo che molte persone non capiscano l’importanza dell’esercizio regolare e costante”, dice Attia. “Il messaggio non dovrebbe essere dovete allenarvi 12 ore a settimana, ma piuttosto potreste iniziare con 30 minuti, tre volte a settimana? Riuscireste ad arrivare a 30 minuti al giorno? Ciò avrà un impatto enorme sia sulla durata che sulla qualità della vostra vita”.

Niente di estremo, insomma. L’approccio di Attia prevede una combinazione di cardio a bassa intensità, in “zona 2” (dove si riesce ancora a parlare mentre ci si muove, ndr), allenamento di resistenza e lavoro sulla stabilità. Il corpo si adatta, ogni sessione costruisce sulla precedente e con il tempo il meccanismo si autoalimenta. “Passare da zero a tre ore e mezza di esercizio a settimana è impegnativo”, aggiunge. “Ma se riusciste a farlo, non solo per un mese ma per un anno, dopo non vi riconoscereste”. 

chi la dura… —  

La chiave sta nel non interrompere gli allenamenti. Attia su questo è categorico: meglio poco ma sempre che tanto e poi niente. In un’ altra intervista a 60 Minutes della CBS, ha anche spiegato perché l’esercizio fisico batte qualsiasi altro parametro quando si parla di longevità. “Quando si guarda alla forma cardiorespiratoria, alla massa muscolare, alla forza, questi parametri rivelano un’associazione molto più alta di cose come il colesterolo o la pressione sanguigna”. Non a caso, tra gli indicatori che da medico monitora nei suoi pazienti c’è il VO2 max, la capacità del corpo di utilizzare ossigeno durante l’esercizio intenso. “Il VO2 max è più correlato alla durata della vita di qualsiasi altra metrica che posso misurare”, sostiene Attia. “Predice il rischio di morte per qualsiasi causa, persino più della pressione, del colesterolo o dello stato di fumatore”. 

La forza di presa—  

Un altro marcatore su cui l’esperto suggerisce di soffermarsi è la forza di presa della mano, che dice molto della salute generale. “La relazione tra forza di presa e rischio di demenza o mortalità è impressionante”, dice. “La forza di presa è un indicatore della forza complessiva e quel tipo di forza si acquisisce, non si eredita: il lavoro che facciamo per costruirla è ciò che protegge il cervello”. Per allenare questa capacità, Attia suggerisce esercizi semplici: restare appesi a una sbarra (90 secondi per le donne, due minuti per gli uomini) oppure fare una camminata impugnando dei pesi. Nulla, insomma, che richieda attrezzature costose o abbonamenti in palestra. A patto però di non perdere l’abitudine. Il segreto della forma fisica è tutto lì.