di
Valentina Iorio

Il governo ha annunciato l’avvio di negoziati con l’Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue la quota di esportazione a dazio zero. I timori degli agricoltori italiani

Il ministro degli Esteri di Tunisi, Mohamed Ali Nafti, ha fatto sapere che la Tunisia si prepara ad avviare negoziati con l’Unione europea per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione dell’olio d’oliva tunisino. Nella stagione 2025/26 la Tunisia è destinata a diventare il secondo produttore mondiale di olio d’oliva, con un raccolto di oltre 400 tonnellate, secondo il «Food Outlook» della Fao. La Tunisia secondo queste previsioni supererà Italia, Grecia e Turchia, collocandosi subito dopo la Spagna, con una quota di circa il 13% dell’offerta globale.

Questo potrebbe avere delle implicazioni per il mercato europeo. La Tunisia, infatti, è tra i principali fornitori dell’Ue nell’ambito dell’Accordo di associazione, che prevede contingenti tariffari specifici per l’olio d’oliva destinato all’Europa. Una quota significativa delle esportazioni tunisine è assorbita da Italia e Spagna, dove l’olio importato viene utilizzato sia per l’industria dell’imbottigliamento che per miscele destinate alla grande distribuzione.



















































Cosa prevede l’accordo con la Tunisia

La quota di importazione di olio dalla Tunisia esente da dazi era stata fissata in un accordo firmato nel 2016 e ridefinito nel 2019. Secondo i termini dell’intesa i Paesi Ue possono importare fino a 56.700 tonnellate l’anno di olio extravergine dalla Tunisia a dazio zero. Ora l’ipotesi, secondo quanto annunciato da Tunisi, sarebbe quella di un raddoppio. Una prospettiva che ha scatenato le proteste degli agricoltori italiani. «Raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l’ennesima scelta suicida di un’Unione Europea che ha evidentemente deciso di cancellare le proprie produzioni distintive», affermano Coldiretti e Unaprol in una nota.

La denuncia di Coldiretti

Nei primi nove mesi del 2025, secondo Coldiretti e Unprol, gli arrivi in quantità di prodotto tunisino in Italia sono aumentati del 38%, facendo crollare i prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20%. «L’olio tunisino – denunciano Coldiretti e Unaprol – viene venduto oggi sotto i 4 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio prodotto al di sotto dei costi di produzione. Una dinamica che arricchisce esclusivamente i margini dell’industria, ma mette a rischio la sopravvivenza dei produttori agricoli». 

Le importazioni di olio in Italia

La Tunisia non è l’unico Paese da cui l’Italia importa olio. La produzione nazionale infatti non è sufficiente a soddisfare la domanda. Malgrado nell’ultima annata sia tornata a crescere, si attesta intorno alle 300 mila tonnellate. Ma il consumo supera le 400 mila tonnellate. In questo contesto il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori è calato del 30%. Secondo Coldiretti si tratta di «una speculazione».

La richiesta di maggiori controlli

L’associazione dei coltivatori diretti si dice pronta a dar battaglia e chiede al governo di moltiplicare i controlli presso le industrie olearie. «Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio. Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l’immissione di olio extravergine d’oliva a basso costo, spesso di dubbia qualità, che colpisce gravemente il nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza – dice David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol – Si tratta di un modello che incentiva l’industria a scegliere il prezzo più basso anziché la qualità incidendo sulla tenuta economica dei produttori agricoli. Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell’olio d’oliva e le nostre produzioni di alta qualità».

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2 gennaio 2026