di
Andrea Gori
Le interazioni farmacologiche possono riguardare i farmaci tra loro, ma anche alimenti e integratori, influenzando efficacia o tossicità delle terapie
È vero che la caffeina può ridurre l’efficacia di alcuni antibiotici?
Risponde Andrea Gori, direttore Unità Malattie infettive, Asst Fatebenefratelli Sacco, Ospedale Sacco, Università di Milano (VAI AL FORUM)
La domanda è estremamente corretta e introduce un argomento fondamentale, l’interazione tra farmaci e cibo, che riguarda non solo la terapia antibiotica, ma tutti i farmaci. Alcuni studi mostrano che antibiotici come i fluorochinoloni (tra cui ciprofloxacina e levofloxacina) possono di fatto rallentare l’eliminazione della caffeina, aumentandone la permanenza nel sangue e il rischio di effetti collaterali come ansia, insonnia o tachicardia. Recenti ricerche precliniche hanno anche ipotizzato che la caffeina possa ridurre l’efficacia di alcuni antibiotici, non per vera resistenza batterica, ma attraverso modifiche del metabolismo dei batteri. Si tratta di osservazioni interessanti, ma ancora ben lontane da una conferma clinica. In altre parole, non ci sono prove che bere caffè renda gli antibiotici meno efficaci.
Interazioni farmacologiche
Questo spunto offre però l’occasione per richiamare l’attenzione su un tema ben più ampio: le interazioni farmacologiche, che possono riguardare i farmaci tra loro, ma anche alimenti e integratori, influenzando efficacia o tossicità delle terapie. Le interazioni sono particolarmente frequenti nei pazienti che assumono più farmaci contemporaneamente, come gli anziani o i pazienti cronici, ma possono verificarsi anche in chi prende poche terapie. Alcuni esempi: gli antiacidi che possono ridurre l’assorbimento di antibiotici come la doxiciclina o la ciprofloxacina; il succo di pompelmo che può aumentare i livelli plasmatici di numerosi farmaci cardiovascolari, antidepressivi o antitumorali; alcuni integratori a base di erbe (come l’iperico) che possono ridurre l’efficacia della pillola anticoncezionale.
Ottimizzare le terapie
Come riferisce Cristina Gervasoni, responsabile, presso il Dipartimento di Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, dell’ambulatorio GAP (gestione ambulatoriale politerapie) i medici infettivologi sono chiamati quotidianamente a gestire le possibili interazioni tra farmaci antinfettivi e polifarmaci, svolgendo un indispensabile ruolo di coordinamento al fine di ottimizzare i diversi regimi terapeutici prescritti ai pazienti. Questo lavoro deve essere coordinato all’interno di un’equipe multidisciplinare e soprattutto deve essere supportato dalla presenza in ospedale di un laboratorio di farmacologia clinica, che sia in grado di eseguire in tempo reale il monitoraggio dei livelli plasmatici di molti farmaci utilizzati nella pratica clinica quotidiana. Un’ultima riflessione riguarda il corretto impiego degli antibiotici. Oltre alle possibili interazioni, è necessario ricordare che gli antibiotici vanno assunti quando realmente necessari e sempre seguendo le indicazioni del medico curante.
10 gennaio 2026
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