Stiamo usando Magic8 Pro da alcune settimane e abbiamo una certezza: è un telefono premium senza fuochi d’artificio, ma estremamente solido, affidabile, che fa bene il suo lavoro. Alla fine quello che la gente cerca, o che dovrebbe cercare. In un mercato dove tutti cercano di stupire a tutti i costi, questa onestà progettuale è quasi rinfrescante.
Come si presenta
Partiamo dalle basi: l’Honor Magic8 Pro pesa 219 grammi e misura 8,4 mm di spessore. Rispetto al Magic 7 Pro è più compatto, più maneggevole, con qualche grammo in meno. La scocca in alluminio spazzolato al tatto è molto piacevole. Le certificazioni IP68, IP69 e IP69K contro acqua, liquidi e polvere fanno capire che questo telefono è costruito per durare.
Meno apprezzabile l’enorme «oblò» del blocco fotocamere sul retro, decisamente ingombrante e difficile da evitare quando si impugna il telefono in orizzontale (il risultato è che il vetro delle fotocamere è spesso pieno di ditate). Le fotocamere sono tre, la quarta è un «tappo» puramente decorativa, inserito per simmetria estetica.
Prestazioni: tutto gira bene e veloce
Dentro c’è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, 12GB di RAM e 512GB di spazio dati nella configurazione italiana. Le prestazioni sono quelle che ti aspetti da un top di gamma: tutto gira fluido, i giochi pesanti non lo mettono in crisi, non si surriscalda in modo preoccupante. Insomma, fa quello che deve fare senza drammi.
Il display è di qualità: è un Oled Ltpo da 6,71 pollici, leggermente più piccolo del pannello da 6,8″ delle generazioni precedenti. Una misura «giusta», che contribuisce molto alle dimensioni tuttosommato ridotte del telefopno anche grazie a cornici ridotte al minimo. Il punto di forza è la luminosità elevatissima: 1800 nit nell’uso quotidiano, con picchi di 6000 nit in Hdr, che nella pratica si traducono in una leggibilità del display anche sotto pieno sole (lo abbiamo verificato a Las Vegas, durante il recente CES).
E poi c’è il tema del benessere visivo, dove Honor continua a fare scuola e non è seconda a nessuno: tecnologie come PWM Dimming a 4320Hz, AI Defocus Display, Circadian Night Display, permettono di stancare meno gli occhi anche durante serate di scrolling compulsivo.
Finalmente un’interfaccia rinfrescata
Rispetto al Magic7 Pro, la vera novità è la MagicOS 10, basata su Android 16. Honor ha finalmente dato una rinfrescata all’interfaccia, con chiari riferimenti al «liquid glass» di Apple ma senza proporre un clone sfacciato. Le «breathing interactions» fanno sì che i pulsanti reagiscano al tocco in modo più naturale. Non è niente di rivoluzionario, ma è un passo avanti rispetto al passato, con – finalmente – un allontanamento rispetto all’interfaccia grafica di Huawei, da cui proviene Honor (ormai indipendente da molti anni) e a cui la MagicOS era ancora vistosamente legata.
Non manca l’integrazione con Google Gemini per interazioni via testo, voce o immagini, tipica ormai di tutti gli Android.
Fotocamere: molto buone ma c’è margine per crescere
Il comparto fotografico è composto da un sensore principale OV50H da 50MP (f/1.6, 1/1.3″), un teleobiettivo Samsung HP9 da 200MP (1/1.4″, zoom ottico 3.7x), e un ultra-grandangolare OV50D da 50MP (122° FOV). Sulla carta è un set di fotocamere di tutto rispetto e anche nella pratica le foto vengono bene.
La vera stella è il teleobiettivo: è fantastico e finalmente può essere sfruttato anche per scattare in Raw. Siamo sullo stesso livello della principale e, di fatto, entrambe le fotocamere possono essere considerate principali. Honor punta molto sulla capacità di congelare l’attimo: foto a tram e mezzi in movimento li fanno sembrare fermi, immobili. La stabilizzazione ottica aiuta negli scatti a mano libera, anche con lo zoom spinto. Lo zoom digitale 100x è invece più un esercizio di stile che una funzione davvero utile: l’AI cerca di ricostruire i dettagli in modo credibile, ma meglio dirlo, sono foto che al massimo servono per identificare un’insegna lontana, non certo un uso che non sia puramente documentale o di condivisione alla buona con gli amici via WhatsApp.
Il problema più grosso resta la coerenza cromatica tra le tre fotocamere, ampiamente migliorabile. La sofferenza maggiore si nota in controluce con l’ultra-grandangolare: cattura parecchio rumore digitale, evidente quando si ingrandisce l’immagine.
Honor ha ascoltato i feedback e ora offre anche uno scatto meno aggressivo, meno processato rispetto al passato, dove dominava l’uso massiccio di AI e fotografia computazionale.
I video fanno un passo nella direzione giusta, aggiungendo per l’utenza «pro» il LOG, ma nel complesso continuano a non sorprendere troppo, soprattutto con poca luce, per colpa di una stabilizzazione discreta ma non eccelsa.
AI ovunque, ma migliorabile in termini di utilità
Sul bordo c’è un nuovo tasto AI fisico, che ricorda quello fotocamere dell’iPhone (la posizione è la stessa). E proprio come per quello di Apple, il rischio è quello di dimenticarsi che esista. Un doppio clic apre la fotocamera, un singolo clic attiva il Cerchia e Cerca di Google o i «Ricordi AI», una funzione che ricorda quelle attivate da altri produttori (l’Essential Space di Nothing o il Mind Space di Oppo) offrendo un magazzino di screenshot che potrebbe venir utile in qualche occasione ma che al momento è poco proattivo.
La funzione più utile del tasto probabilmente è il «Riassumi» sulle pagine web, anche se diversi siti ormai hanno inibito l’accesso all’AI (e quindi non va).
Poi ci sono l’AI Deepfake Detection e l’AI Voice Cloning Detection per proteggersi da videochiamate sospette. Utili sulla carta, nella pratica quante volte capita di dover verificare se stiamo parlando con un «deepfake»? E quanto possiamo contare su un’AI che individui correttamente un’altra AI?
La vera star: la batteria
Passiamo alla vera protagonista: la batteria da 6270 mAh, nella versione europea a doppia cella, diversa da quella cinese a singola cella da 7100 mAh. Una scelta per rispettare le regolamentazioni sul trasporto di batterie al litio, che impongono tariffe molto più alte per chi supera i 20 Wh di capacità energetica per singola cella.
Non facciamo giri di parole: questa batteria è eccellente e garantisce un’autonomia super. Puoi spremere il Magic8 Pro quanto vuoi e lui ti porterà, sempre e comunque a sera. Difficile concludere la giornata con meno del 50%. Con un uso moderato, da ufficio, si sfiora il 70%. È il tipo di telefono che ti dimentichi di dover caricare e per un modello premium non è banale.
In più c’è anche una ricarica a 100W via cavo (50% in 15 minuti, 100% in poco più di 40 minuti). E quella wireless arriva a 80W. Grazie alla struttura a doppia cella, lo smartphone scalda pochissimo durante la ricarica (i 100W complessivi diventano 50W + 50W, riducendo drasticamente lo stress termico).
Magic8 Pro, vale la pena acquistarlo?
Gli effetti speciali, Honor li riserva alla sua serie di pieghevoli, i Magic V. Questo Magic8 Pro è tutta solidità e batteria, il vero punto di forza, con il contorno di un bel display, prestazioni elevatissime, fotocamere fanno un buon lavoro nella maggior parte delle situazioni e un supporto esteso (anche troppo, in termini di reale utilità) all’AI. Non è una rivoluzione e non vuole, probabilmente, esserlo ma vuole offrire un’alternativa sensata nella fascia altissima.
A penalizzarlo un po’ forse è il prezzo, perché con un listino di 1.299 euro Honor è, da una parte, perfettamente allineata ai concorrenti (anzi si colloca persino un po’ più in basso), ma dall’altra chiede comunque un atto di fiducia a chi fosse interessato. In soccorso viene in fase di lancio un coupon di 200 euro, più un «pacchetto» di omaggio con il tablet Honor Pad 10, l’alimentatore Honor Super Charger 100W e la custodia, un pacchetto del valore di circa 300 euro che abbatte il prezzo abbondantemente sotto i mille euro.
Il dispositivo recensito è stato fornito come esemplare di test dal produttore, che non ha avuto accesso anticipato all’articolo e non ha esercitato alcun controllo editoriale. Tutte le considerazioni e valutazioni sono frutto esclusivo dell’esperienza diretta e del giudizio indipendente dell’autore.
Ogni recensione è curata dalla redazione in modo indipendente. Se fate un acquisto attraverso i nostri link, Corriere della Sera potrebbe ricevere una commissione. Leggi di più
15 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA