Pasti composti solamente da carne, uova e burro, ma anche da solo bistecche di carne rossa mangiate intere e crude: è il regime alimentare di chi segue la carnivore diet, un trend che sta spopolando sui social media, diventando un vero e proprio fenomeno. La dieta carnivora prevede di mangiare solamente alimenti di origine animale o – nei casi più estremi – solo ed esclusivamente carne, preferibilmente rossa e cruda. Chi decide di seguire questo regime alimentare smette di mangiare frutta e verdura, cereali, legumi, semi, frutta secca, zuccheri e alimenti processati.

Una scelta estrema, che sta prendendo sempre più piede anche grazie alla sua viralità sui social network dei cosiddetti meatfluencers: creator che condividono i propri pasti “carnivori” e mostrano i cambiamenti e presunti benefici ottenuti grazie a questa scelta alimentare. Si tratta di profili da centinaia di migliaia di follower, come quello di Marilena Sansone, che sul suo profilo Instagram (dall’eloquente usename @dieta_carnedryaged) si mostra mentre mangia bistecche crude ad ogni pasto, colazione compresa.

Sotto all’hashtag #carnivore si sprecano i “prima e dopo” che mostrano il cambiamento di chi ha scelto di aderire a questo regime alimentare e ne ha ottenuto – a proprio dire – ottimi benefici, salutari ed estetici.

Come funziona la carnivore diet? 1310910433

La carnivore diet spopola sui social

La carnivore diet è un regime alimentare che prevede il consumo esclusivo di alimenti di origine animale. Si potrebbe dire che è la versione opposta della dieta vegana. Nella sua versione più “flessibile” include carne, pesce, uova, grassi animali e talvolta latticini; in quelle più estreme si riduce a un’alimentazione composta unicamente da carne, spesso rossa e talvolta consumata cruda. Tutti gli alimenti di origine vegetale – frutta, verdura, cereali, legumi, semi e frutta secca – vengono completamente eliminati.

Dal punto di vista nutrizionale, si tratta di una dieta priva di carboidrati e di fibre, e molto ricca di proteine e grassi saturi. Per questo viene spesso presentata come una versione radicale della dieta chetogenica, dalla quale però si distingue per l’assenza totale di vegetali e per un grado di restrizione decisamente più elevato.

La viralità dei meatfluencer

Quasi 9 milioni di persone (2,9 su Instagram e 6 su TikTok) seguono quotidianamente le imprese di Liver King, meatfluencer americano, che – facendo onore al suo nome – consuma giornalmente fegato bovino crudo. Dal suo profilo da 556mila follower, Bella, “ex vegana”, racconta il suo percorso di carnivora intrapreso da ben 6 anni. Sotto il nome di @steakandbuttergal (“ragazza burro e bistecca”), l’influencer statunitense condivide “prima e dopo” e video in cui racconta come il regime alimentare che ha deciso di intraprendere l’abbia portata ad avere più energie, a dimagrire e a non avere più problemi di acne.

Ma il fenomeno non è solo americano: abbiamo già citato i centinaia di migliaia di follower di Marilena Sansone, invitata anche a trasmissioni radio e tv come La Zanzara e Mi Manda Rai3 per raccontare i “benefici” della sua dieta e diventata virale anche grazie all’ammissione, avvenuta proprio durante una delle puntate del programma di Giuseppe Cruciani, di “andare in bagno” una volta al mese. Ma c’è anche Claudia (@_thecarnivoreway), anche lei “ex vegana” come Bella, che ha organizzato la “Carnivore Challenge”: per soli 60 euro si può partecipare per 15 giorni ad un “percorso guidato giorno per giorno” che segue “un approccio scientifico allo stile di vita “carnivore e animal-based” senza sacrificare il buon cibo, senza rischi per la mia salute e senza provare disagio sociale”.

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Il copione di tutti questi profili è quasi sempre lo stesso: immagini forti – spesso provocatorie -, accompagnate da testimonianze personali che promettono più energia, maggiore lucidità mentale, perdita di peso rapida e miglioramenti estetici evidenti. Racconti che fanno leva sull’esperienza individuale – il “con me ha funzionato” – e che proprio per questo risultano particolarmente efficaci, anche in assenza di riscontri scientifici solidi.

Perché la carnivore diet sta diventato popolare, dentro e fuori i social network?

A spingere la diffusione della carnivore diet, insomma, non sembrano essere tanto le evidenze scientifiche, quanto la sua potenza comunicativa. I social network, in particolare TikTok, Instagram e YouTube, hanno avuto un ruolo centrale nel trasformare questo regime alimentare in un trend quasi globale. I ‘meatfluencer’ non si limitano a condividere i propri pasti iper-proteici corredati da consigli alimentari e ricette, ma raccontano la propria esperienza alimentare attraverso video quotidiani e narrazioni di rinascita fisica e mentale.

A rendere la dieta carnivora così attrattiva è anche la sua estrema semplicità. In un panorama nutrizionale che può essere visto da molti come confuso e contraddittorio, fatto di linee guida che cambiano, alimenti demonizzati e continui conteggi di calorie o macronutrienti, la carnivore diet si presenta come una soluzione radicale ma semplice: eliminare tutto ciò che è vegetale e mangiare solo carne. Non a caso, per molti aderenti questa dieta rappresenta anche una presa di distanza dalle raccomandazioni nutrizionali tradizionali, considerate inefficaci o addirittura dannose. La carne diventa un simbolo di rifiuto del “mainstream” e, in alcuni casi, di opposizione a modelli alimentari percepiti come ideologici o imposti dall’alto.

La nuova piramide alimentare negli Stati Uniti

Il successo della dieta carnivora si inserisce anche in un contesto più ampio di ripensamento delle linee guida nutrizionali, soprattutto negli Stati Uniti. A gennaio 2026 le autorità sanitarie americane hanno presentato una nuova piramide alimentare che, rispetto al passato, assegna maggiore spazio alle proteine di origine animale – come carne, latticini e grassi – riducendo il ruolo dei cereali. Un cambiamento che ha suscitato ampio dibattito e che è stato rapidamente interpretato, soprattutto sui social media, come una legittimazione delle diete iper-carnivore.

In realtà, l’obiettivo dichiarato di questa revisione non è quello di promuovere un’alimentazione basata esclusivamente sulla carne, ma piuttosto di contrastare il consumo eccessivo di alimenti ultra-processati, incentivando il ritorno a cibi considerati più “semplici” o “integrali”. Un messaggio che, nel passaggio dal documento ufficiale alla comunicazione online, rischia però di essere semplificato e distorto.

Diversi nutrizionisti hanno infatti espresso preoccupazione per il potenziale effetto di confusione generato da questo cambiamento, soprattutto in un contesto già segnato dalla proliferazione di informazioni contraddittorie. Il timore è che una maggiore enfasi sulle proteine animali possa essere letta come un via libera a regimi alimentari estremi, come la carnivore diet, senza che vengano chiariti i limiti, le quantità e le differenze sostanziali tra una dieta equilibrata e una scelta radicale.

Cosa dice la scienza?

La comunità scientifica guarda a questo modello alimentare con forte cautela. Al momento, infatti, non esistono studi clinici di lungo periodo che ne dimostrino la sicurezza o i benefici duraturi. Le principali società scientifiche concordano sul fatto che l’eliminazione completa degli alimenti vegetali comporti rischi significativi, a partire dalla mancanza di fibre, fondamentali per la salute dell’intestino e del microbiota, e di micronutrienti essenziali come vitamine, antiossidanti e fitocomposti.

Alcuni dei benefici riportati da chi segue la carnivore diet – come la perdita di peso o la riduzione di disturbi gastrointestinali – possono essere spiegati con la drastica riduzione dei cibi ultra-processati e degli zuccheri, più che con il consumo esclusivo di carne in sé. Effetti che, secondo molti esperti, potrebbero essere ottenuti anche con regimi alimentari meno estremi e più equilibrati.

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Sul fronte opposto, diversi studi associano un consumo elevato di carne rossa e di grassi saturi a un aumento del rischio cardiovascolare, soprattutto nel lungo periodo. A questo si aggiungono possibili alterazioni dei livelli di colesterolo, carenze nutrizionali e un sovraccarico per fegato e reni, in particolare nei soggetti predisposti.

Ma la mancanza di basi scientifiche non sembra essere un problema per i meatfluencer, nè per i food/fit influencer in generale: diversi studi mostrano come la maggior parte dei contenuti prodotti dai creator non sia supportata da alcuna evidenza scientifica. Un’analisi dei post su Instagram, pubblicata sulla rivista scientifica Advances in Novel Foods, Gut Microbiota, and Human Health, ha rilevato che l’86% dei contenuti legati alla nutrizione non cita alcuna fonte scientifica, mentre un’altra ricerca ha individuato inesattezze nel 45% dei post sull’alimentazione pubblicati sulla stessa piattaforma.

Risultati simili arrivano anche da TikTok: secondo uno studio condotto da ricercatori di Harvard nel 2024, il 97% dei video più popolari su perdita di peso, aumento della massa muscolare e integratori “detox” non offriva alcuna prova scientifica a sostegno delle affermazioni diffuse. Il problema, però, non riguarda solo una singola piattaforma. Una revisione, pubblicata dalla Cambridge University, di 64 studi che hanno analizzato contenuti nutrizionali su diversi social media e siti web ha evidenziato che circa la metà delle informazioni fornite era di “scarsa accuratezza”.

Impatto ambientale e sostenibilità

Oltre ai rischi per la salute, la diffusione della carnivore diet solleva interrogativi rilevanti anche sul piano ambientale e della sostenibilità. Un’alimentazione basata quasi esclusivamente sul consumo di carne – in particolare carne rossa – comporta infatti un impatto sulle risorse naturali nettamente superiore rispetto a diete ricche di alimenti vegetali. La produzione intensiva di carne è tra le principali responsabili delle emissioni di gas serra legate al sistema alimentare globale, oltre a richiedere grandi quantità di acqua e vaste superfici di suolo per l’allevamento degli animali e la produzione di mangimi.

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Secondo le principali analisi internazionali, la filiera della carne bovina è una delle più energivore e climalteranti e contribuisce in modo significativo alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e all’inquinamento delle acque. In questo contesto, l’adozione su larga scala di un modello alimentare come quello promosso dalla carnivore diet risulterebbe difficilmente compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di tutela degli ecosistemi.

Libertà individuale e salute pubblica

La diffusione della carnivore diet racconta molto del nostro rapporto contemporaneo con il cibo, la salute e l’informazione. In un contesto segnato da sfiducia nelle istituzioni, sovraccarico informativo e ricerca di soluzioni rapide, regimi alimentari estremi trovano spazio grazie a narrazioni semplici, immagini forti e promesse di benessere immediato. I social media amplificano queste storie, spesso senza filtri né verifiche, trasformando scelte individuali in modelli da imitare.

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Il problema non è tanto la libertà di scegliere cosa mangiare, quanto la normalizzazione di regimi alimentari radicali presentati come soluzioni universali (anche se alcuni meatinfluencer avvisano i propri follower di non imitarli), senza che vengano chiariti i rischi per la salute, le conseguenze ambientali e l’assenza di dati a lungo termine. Una narrazione che, amplificata dagli algoritmi, rischia di alimentare disinformazione e di spostare il dibattito pubblico sempre più lontano da un approccio consapevole e basato sulle prove. Inoltre, le conseguenze di un trend che promuove un consumo massiccio di carne riguardano anche la salute pubblica e l’ambiente, due dimensioni sempre più intrecciate. In assenza di evidenze scientifiche solide e alla luce dell’impatto ecologico del sistema alimentare, la carnivore diet appare più come un esperimento rischioso che come una risposta sostenibile ai problemi del nostro tempo.