di
Sara Bettoni

Il farmaco prestato da Humanitas e San Martino di Genova all’ospedale milanese. «È attivo contro un batterio che spesso “attacca” i grandi ustionati»

La chiamata tra specialisti, poi il «prestito». Così, nel giro di poche ore, è arrivato all’ospedale Niguarda di Milano un antibiotico utile a curare i feriti nell’incendio di San Silvestro di Crans-Montana. Michele Bartoletti, responsabile dell’unità di Malattie Infettive dell’Humanitas e docente in Humanitas University, spiega come è stata attivata la collaborazione.
Professore, di che antibiotico si tratta?
«È un farmaco di nuova generazione, che associa sulbactam e durlobactam. È stato commercializzato solo pochi mesi fa negli Stati Uniti, al momento non è disponibile in Europa. I tempi di approvazione dei farmaci possono essere diversi tra l’agenzia europea, quella italiana e quella americana. Per questo specifico antibiotico, inoltre, non c’è ancora un distributore in Italia».

Il Niguarda ha quindi chiesto aiuto ad altri ospedali e ha ricevuto alcune dosi dall’Humanitas e dal San Martino di Genova.
«In Humanitas avevamo a disposizione l’antibiotico perché negli scorsi mesi lo abbiamo fatto arrivare dagli Usa per alcuni pazienti che potenzialmente potevano averne bisogno. Visto che per la consegna dall’estero possono servire alcuni giorni e le pratiche commerciali sono complesse, capita spesso di fare rete tra ospedali per chiedere in prestito farmaci: nessuno si tira indietro».



















































A cosa serve?
«È attivo contro un batterio particolare, abbastanza frequente nei pazienti grandi ustionati. È in grado di inibire i meccanismi di difesa del batterio. Diventerà il farmaco di elezione, ovvero più indicato, quando arriverà in Italia».

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Quanto tempo serve per individuare il batterio responsabile di una infezione?
«Con i nuovi test riusciamo ad avere informazioni importanti già nell’arco di 12/24 ore. Fino a qualche anno fa, invece, servivano anche due o tre giorni. I grandi ospedali ormai hanno sistemi sofisticati per riconoscere i batteri».
E come si capisce qual è il farmaco «giusto»?
«La valutazione tocca agli esperti. Gli infettivologi collaborano con i colleghi dei vari reparti per individuare la terapia migliore».

Quando si capisce se la scelta è stata corretta?

«Servono almeno due o tre giorni per valutare l’efficacia della cura».

Alcuni dei feriti di Crans-Montana sono in terapia intensiva. Corrono maggiori rischi di contrarre infezioni?
«In genere subiscono manovre invasive, per esempio l’intubazione, che li espongono a maggiori rischi. Gli ustionati hanno anche la cute danneggiata, che di conseguenza perde la sua funzione di barriera. Circa il 50/60% degli ustionati infatti sviluppa infezioni».

I batteri diventano sempre più resistenti agli antibiotici.
Avere più farmaci a disposizione ci permette di non dover utilizzare sempre gli stessi e quindi di avere meno rischi di antibiotico-resistenza. L’obiettivo del futuro è avere l’antibiotico giusto per ogni singolo paziente». 


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17 gennaio 2026 ( modifica il 17 gennaio 2026 | 15:54)