di
Rinaldo Frignani
Il papà di Manfredi Marcucci, il 16enne romano rimasto coinvolto nel tragico incendio: «Non gli abbiamo chiesto nulla»
«Mamma, ti voglio bene. E voglio bene anche a te, papà». Le gravi conseguenze alla gola causate dal calore e dal fumo respirati nella discoteca Le Constellation che andava a fuoco la notte di Capodanno non sono riuscite a impedirgli di parlare, anche se con un filo voce. Una prima, forte reazione. Manfredi Marcucci è cosciente. Vigile e orientato, come dicono i medici. Una gioia immensa per chi vuole bene al 16enne romano, ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano, ma anche per chi non lo conosce neppure. «Siamo contenti perché dopo 15 giorni di sedazione si è svegliato e ci ha riconosciuto subito», spiega il padre Umberto, che oggi da Roma tornerà dal suo ragazzo.
Che emozione è stata?
«Enorme. L’altro ieri i medici ci hanno avvertito che lo avrebbero svegliato, dopo aver valutato che sarebbe potuto andare avanti senza tutti gli ausili di questi giorni. Ci hanno fatto uscire per 10 minuti e quando siamo rientrati nella stanza era sveglio, anche se all’inizio un po’ spaventato perché nei primi momenti non sapeva dove si trovasse».
Avete condiviso la notizia con i parenti degli altri feriti?
«Certo. È stato importante condividere l’evento con loro, con i genitori degli altri ragazzi nella sala d’attesa che ormai occupiamo in pratica solo noi ogni pomeriggio. Siamo una ventina. È un messaggio di speranza per tutti, soprattutto per chi ha un figlio un po’ più indietro. Anche il passo più piccolo di uno può dare coraggio agli altri. Fra noi c’è un grande senso di vicinanza».
Manfredi ricorda quello che è successo quella notte?
«Non glielo abbiamo chiesto e abbiamo accuratamente evitato di sollecitarlo in questo momento. Solo piccoli accenni. Non vogliamo provocargli emozioni troppo forti adesso».
Vi ha chiesto qualcosa?
«Sì, di tornare a scuola il prima possibile. Vuole ricominciare subito. E secondo me può essere un segno il fatto che proprio l’altro ieri a Milano era in gita la sua classe (del liceo francese Chateaubriand di Villa Borghese, ndr) per visitare i luoghi manzoniani. Avrebbe voluto stare con i suoi compagni, incontrarli, ma ovviamente ora non è possibile. Ma tramite me e la madre ha potuto scambiare qualche parola per telefono con un suo caro amico».
Oltre a Riccardo, Manfredi conosceva altri ragazzi coinvolti nell’incendio?
«In pratica facevano parte tutti dello stesso gruppo. Lui era arrivato a Crans gli ultimi giorni di dicembre. Era nata una bella amicizia con alcuni, anche con giovani francesi che aveva conosciuto. Vorrei che questo rapporto proseguisse anche dopo, che rimangano in contatto. Ma vorrei sottolineare che ci sentiremo veramente sereni solo quando l’ultimo ferito sarà fuori pericolo. Penso a tutti i ragazzi in ospedale, anche a Elsa Rubino tuttora ricoverata a Zurigo».
I medici del Niguarda hanno fatto miracoli.
«È vero, vorrei ringraziare ancora il primario Franz Baruffaldi Preis, con i dottori Antonella Citterio e Giampaolo Casella».
Avete avuto numerose manifestazioni di vicinanza.
«Un po’ da tutti, da persone conosciute e anche sconosciute. La comunità scolastica, gli amici, i docenti, perfino i giornalisti che ci chiamano tutti i giorni, anche solo per sapere come sta Manfredi. Una rete di affetto che ci dà una forza grandissima».
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17 gennaio 2026
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