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Gaia Piccardi, inviata a Melbourne

Jannik dopo la vittoria sofferta contro Spizzirri: «Nella prima settimana di uno Slam non puoi vincere il torneo, ma puoi perderlo»

Un minuto per andare, uno per tornare, un totale di dieci: il tempo che serve per chiudere il tetto. Jannik Sinner è sotto 3-1 nel terzo set con Eliot Spizzirri, il carneade texano che lo sta cuocendo a fuoco lento sul centrale. Ha otto minuti per tornare sé stesso e rimanere aggrappato a un’esistenza sportiva che si chiama Australian Open. Cosa hai fatto per sopravvivere, giovane volpe? «Ero in una stanzetta accanto al centrale, solo. Né ghiaccio né fisioterapista: in quella situazione non puoi farti trattare. Mi sono sdraiato sul lettino, ho cercato di rilassare i muscoli e far scendere la temperatura del corpo. Nella prima settimana di uno Slam non puoi vincere il torneo, ma puoi perderlo. La regola del caldo mi ha aiutato: sono stato fortunato».

Com’è crudele, Melbourne, soltanto un anno dopo. Il ricordo del match di sofferenza con Rune riaffiora al cospetto di un americano uscito dal college di Austin senza timori reverenziali. Privo di sudditanza, affronta la diagonale del dritto sinneriano ed è bravo nel cambiare la direzione dei colpi, con polsi flessibili, costringendo l’azzurro a correre. A correre tanto. Caldo e umidità, la kriptonite del campione, alla base dei due ritiri del 2025: a Cincinnati con Alcaraz (virus) e a Shanghai con Griekspoor (crampi). Ormai è quasi una formula matematica, Jannik cambia lo staff ma non ne viene a capo: «Con l’esperienza mi sto conoscendo meglio, mi sono allenato a Dubai anche per imparare a gestire queste circostanze. Però a volte le cose succedono, senza un motivo». E qui s’innesta un altro fattore ricorrente negli svarioni del campione: «La notte non ho dormito bene, non ho avuto la qualità del sonno che volevo». Da lì è un effetto domino: si sveglia strano, va al circolo con quel pensiero nella testa; l’ondata di calore su Melbourne ha spalancato i dubbi. Già nel primo set, Sinner non era Sinner. Il servizio spuntato, il dritto falloso. Tre break subiti, 16 degli ultimi 18 punti nelle tasche del rivale. Dall’abisso, poi, attraversando le sue fragilità, è riemerso il vero Sinner. Ma a lungo è sembrato un muschio di montagna ingiallito dal solleone.



















































L’indice di calore su cui l’Australian Open regola la politica contro l’extreme heath, mentre Jannik vede i fantasmi, intanto, cresce. All’inizio del terzo set, sull’1-1, quando la lancetta segna 4.9, i crampi invadono il corpo di Sinner. La mano, il braccio, poi la gamba, che il fisioterapista interviene per massaggiare. L’indomito Spizzirri sale 3-1, sembra avere in pugno il ragazzo dei quattro titoli Slam, che deambula smarrito, con la faccia di cera e la bocca aperta. «Non so cosa fare…» mormora. Sembra nell’angolo, come a Wimbledon con Dimitrov. «Lascia andare questo set, cerca di rilassarti, a costo di camminare» suggerisce Cahill. Ma il destino accorre in aiuto al predestinato. In quel momento la scala del caldo tocca il livello 5, il massimo. Significa gioco interrotto e tetto chiuso. È la salvezza. Spizzirri non riesce a trattenere un sorriso beffardo: «Che buffo tempismo…» commenterà. Jannik rientra negli spogliatoi, può finalmente respirare. Quando si riprende è ancora un burattino pallido, però vivo. Fa il contro break, 2-3, soffre ma lotta: indoor è un altro sport, il suo sport. Il break al nono game, con Spizzirri che non combatte più con l’intensità dell’inizio, decide il set. 6-4 Italia. E altri dieci minuti di cooling break vitali per l’azzurro.

Non è finita. Spizzirri con l’ultimo guizzo vola 3-1, ma un nastro aiuta l’italiano (2-3). Il settimo game è quello della verità: lo conquista Sinner, che ormai sta in piedi quasi per inerzia e gioca un tennis solo di braccio, corroborato dal risultato e dalle crepe che si aprono sulla superficie dell’avversario. Dopo 3h45’, annettendosi il quarto set 6-4, diventa con Musetti e Darderi (con lui il derby) il terzo azzurro negli ottavi. Se l’è vista brutta, non ha avuto paura, è ancora in corsa all’Australian Open. «I big hanno sempre privilegi» chiosa il grillo parlante McEnroe. Ma non basta. Gli dei del tennis tifano Jannik Sinner, e non da oggi.

24 gennaio 2026