di
Anna Fregonara
In Italia ci illudiamo di essere protetti dalla dieta mediterranea, ma quella autentica non la si segue più. Ecco perché bisogna tornare alle tradizioni
Il pediatra è lo specialista della longevità. Alimentazione e stili di vita nei primi 10-12 anni contribuiscono a «programmare» il metabolismo, il sistema immunitario e l’equilibrio del microbiota, gettando le basi per vivere più a lungo e in salute.
È uno dei messaggi emersi dal XXXII Congresso nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (Sigenp).
«Numerosi studi hanno dimostrato che la dieta mediterranea, oltre a favorire migliori performance cognitive nei bambini, riduce il rischio di sviluppare malattie metaboliche e croniche come quelle cardiovascolari, l’ictus, il diabete di tipo 2 e alcune forme di tumore», spiega Claudio Romano, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Messina.
«Un dato rilevante, se si considera che molte di queste patologie condividono uno stato infiammatorio cronico e che i disturbi infiammatori sono in costante aumento già nell’infanzia e nell’adolescenza».
Spesso a causa di un’alimentazione scorretta, sin da piccoli.
«Si tratta di una dieta ricca di alimenti ultraprocessati che alterano il microbiota intestinale trasformandolo in un ecosistema proinfiammatorio», prosegue Antonio Gasbarrini, direttore scientifico dell’ospedale Gemelli di Roma. «Una delle prime conseguenze è l’insulino-resistenza, la condizione in cui le cellule non rispondono più in modo adeguato all’insulina e non riescono a utilizzare correttamente il glucosio. Ne deriva un aumento della glicemia che, nel tempo, può aprire la strada al diabete, oltre ad altri problemi come quelli cardiovascolari. L’insulino-resistenza in Italia riguarda già circa il 15% dei bambini, negli Stari Uniti il 30%, numeri che prefigurano una generazione di adolescenti ad alto rischio di diabete conclamato già entro i 18 anni».
Se l’alterazione del microbiota è il principale motore di questo problema globale, altri fattori vi concorrono già in età pediatrica.
«Tra questi ci sono la sedentarietà, l’uso inappropriato di antibiotici, la perdita dei ritmi circadiani e persino l’eccessiva igiene», dice Gasbarrini.
«In Italia ci si illude di essere protetti dalla dieta mediterranea, ma quella autentica non la pratichiamo più. Infatti, l’Italia, con la Grecia, guida la classifica europea dell’obesità infantile: 1 bambino su 10 è obeso e 2 su 10 in sovrappeso. Il consumo di cibi ultraprocessati continua a crescere, anche se non siamo ancora ai livelli del Regno Unito dove rappresenta il 47% dell’alimentazione infantile».
«Infine, il disequilibrio del microbiota non riguarda solo l’intestino: si riflette anche sul cervello, attraverso un legame sempre più studiato e mediato da ormoni e neurotrasmettitori. È il cosiddetto asse enterolimbico che mette in comunicazione l’intestino con il sistema limbico cerebrale, la regione che governa emozioni, memoria e comportamento alimentare. A fare da messaggeri in questo dialogo ci sono le incretine, ormoni peptidici come il Glp-1, oggi utilizzato come farmaco per il trattamento del diabete e dell’obesità. Prodotti dall’intestino durante la digestione, inviano al cervello il segnale di sazietà e, allo stesso tempo, aiutano a mantenere stabile la glicemia stimolando la secrezione di insulina».
«Quando il microbiota si altera, questo meccanismo si incrina: il segnale che regola l’appetito non funziona più, la glicemia si alza e si innesca un circolo vizioso che porta a obesità e diabete. Malattie metaboliche che un tempo colpivano a 50 anni oggi minacciano di comparire già a 30».
Cosa si intende per vera dieta mediterranea?
«Molto spazio a frutta e verdura, presenti ogni giorno, variando i colori per offrire una gamma completa di vitamine e minerali. I cereali come pane, pasta, riso, meglio integrali e rappresentano la principale fonte di energia, sempre accompagnati da verdure e legumi i quali sono consigliati due o tre volte a settimana», dice Romano. «Il pesce dovrebbe comparire almeno due o tre volte a settimana, mentre la carne andrebbe consumata con moderazione, privilegiando quella bianca e limitando la rossa a una volta a settimana. Le uova sono da proporre una o due volte a settimana, i latticini (latte o yogurt) ogni giorno mentre i formaggi una o due volte la settimana. Il grasso principale è l’olio extravergine d’oliva. La frutta secca può essere uno spuntino salutare, in piccole quantità e con attenzione all’età del bambino per evitare rischi di soffocamento».
L’App di Figli & Genitori, il tuo supporto quotidiano per crescere un figlio
SCOPRI E SCARICA L’ APP
24 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
