Per anni, in Italia, la parola domotica ha evocato immagini sbagliate. Centraline misteriose, cantieri infiniti, muri aperti, preventivi che crescono più velocemente dei metri quadri. Una tecnologia pensata per le case nuove, o per chi aveva tempo, budget e una certa propensione al sacrificio domestico. Nel frattempo, la maggior parte degli appartamenti continuava a vivere con impianti elettrici perfettamente funzionanti, ma concettualmente fermi a un’altra epoca: quella in cui l’energia costava poco, la casa si abitava a orari regolari e nessuno sentiva il bisogno di sapere cosa stesse realmente consumando.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Non tanto per una rivoluzione tecnologica clamorosa, quanto per un ribaltamento di prospettiva: non è più la casa che deve diventare smart, ma l’impianto elettrico che può diventare intelligente senza cambiare pelle. Il punto di accesso non sono più i muri, ma i frutti. Interruttori, prese, comandi: ciò che tocchiamo ogni giorno.

L’idea chiave: intervenire dove già mettiamo le mani

Il concetto è tanto semplice quanto radicale. Se l’impianto è a norma e funziona, perché demolirlo? Perché non innestare l’intelligenza esattamente lì dove l’energia viene usata, accesa, interrotta? È su questa logica che si fondano i sistemi di nuova generazione pensati per l’edilizia esistente. Tra questi, Living Now Smart di BTcino rappresenta un caso interessante non per ciò che promette, ma per come lo fa.
Non propone una casa futuristica, ma una casa normale che impara a conoscersi. La tecnologia non invade, si mimetizza. Resta invisibile finché non serve, poi diventa strumento. È una differenza sottile, ma decisiva, soprattutto per un Paese come il nostro, dove il patrimonio abitativo è vasto, stratificato e spesso intoccabile.

Alla base del sistema c’è un hub. Non è un oggetto da esibire, ma un nodo silenzioso che tiene insieme tutto. Da un lato si collega alla rete domestica tramite Wi-Fi a 2,4 GHz, dall’altro crea una rete dedicata basata su protocollo ZigBee. È questo doppio linguaggio che consente al sistema di funzionare in modo stabile, senza sovraccaricare il Wi-Fi e senza dipendere dalla qualità del segnale in ogni stanza.
L’hub è anche il punto di contatto con l’esterno. È ciò che permette il controllo remoto e l’integrazione con gli ecosistemi più diffusi, da Apple HomeKit ad Alexa, fino a Google Home. Non è un dettaglio per appassionati: significa che la casa può essere gestita con strumenti già presenti nella vita quotidiana, senza imparare nuovi linguaggi o installare applicazioni ridondanti.
La configurazione iniziare può avvenire in autonomia o attraverso l’assistenza ufficiale di BTcino, ma è comunque molto semplice: una volta installate tutte le prese (operazione 

Quando una presa smette di essere passiva

Il vero salto concettuale avviene però sulle prese. Affiancando un modulo smart al frutto tradizionale, quella presa diventa un punto di osservazione. Non solo può essere accesa o spenta a distanza, ma misura. Registra il carico, restituisce dati, racconta cosa sta succedendo davvero dietro l’apparente normalità dei consumi domestici.
È qui che la smart home smette di essere una questione di comodità e diventa una questione di consapevolezza. Si scopre che il forno pesa più del previsto, che la postazione di lavoro è una voce energetica rilevante, che certi dispositivi consumano anche quando sembrano spenti. Non sono informazioni astratte: sono numeri che cambiano comportamenti.

Interruttori, deviatori e comandi per tapparelle seguono la stessa logica. Non cambiano il gesto, cambiano il significato. Premere un pulsante non è più solo un’azione meccanica, ma può diventare l’attivazione di uno scenario, l’avvio di una sequenza, la risposta a una condizione.
Una tenda può essere associata a un comando fisico, ma anche a un orario, a una condizione meteo, a una routine quotidiana. Il punto non è controllare tutto dall’app, ma fare in modo che l’app serva sempre meno. La casa intelligente, quando funziona davvero, è quella che non chiede attenzione.

Un’estetica coerente, non tecnologica

Uno dei rischi storici della domotica è l’effetto patchwork: dispositivi diversi, stili incompatibili, sensori aggiunti come cerotti. Qui la scelta di integrare tutto nella stessa serie estetica fa la differenza. Prese USB, prese tradizionali, prese di rete, attacchi antenna TV convivono con elementi smart senza segnare confini visivi.
È possibile, nella stessa placca, avere frutti connessi e frutti tradizionali. Una libertà che conta più di quanto sembri, perché consente di domotizzare solo ciò che serve, dove serve, senza trasformare la casa in un manifesto tecnologico.

La configurazione segue la stessa filosofia. Nessun software da installare su computer, nessuna procedura criptica. Un comando prolungato mette i dispositivi in modalità di riconoscimento, l’hub li individua, un LED conferma l’associazione. Da lì in poi l’applicazione consente di organizzare tutto per stanze, assegnare funzioni, creare scenari.
La gestione per ambienti non è un vezzo grafico, ma un modo per mantenere leggibile un sistema che può crescere nel tempo. E la possibilità di condividere il controllo con altri account rende l’impianto davvero domestico, non legato a una sola persona.

Gli scenari disponibili sono quattro. Possono sembrare pochi, e in effetti lo sono per chi ama sperimentare. Ma sono personalizzabili in modo sufficientemente fine da coprire molte esigenze quotidiane. Dove il sistema mostra i suoi limiti, entra in gioco l’ecosistema.
La compatibilità con IFTTT apre a una logica di automazione estesa. Eventi esterni, condizioni meteo, dati provenienti da altri dispositivi possono diventare trigger. È un modo per superare i confini del sistema senza forzarlo, lasciando che la casa diventi parte di una rete più ampia.

La voce come interfaccia (con qualche compromesso)

Il controllo vocale è integrato e funzionale, anche se non ancora totale. Alcune funzioni, come il controllo parziale delle tapparelle, restano per ora legate all’app. È un limite dichiarato, figlio delle interazioni complesse tra piattaforme diverse. Non un difetto strutturale, ma una fotografia del presente.
Nel quotidiano, però, la voce semplifica. Riduce i passaggi, rende immediato ciò che prima richiedeva attenzione. È una comodità che diventa evidente solo dopo averla provata. Tutto ovviamente passa dagli assistenti vocali Alexa, Google Home e Apple HomeKit.

Se luci e prese sono il primo passo, il controllo del riscaldamento è spesso la svolta. Qui entrano in gioco due elementi chiave. Il termostato BTicino Wi-Fi, pensato per integrarsi nello stesso ecosistema, consente di gestire il riscaldamento in modo programmabile e remoto, adattandolo alle abitudini reali e non a orari rigidi.
Accanto al termostato, le valvole termostatiche Netatmo portano l’intelligenza direttamente sui radiatori. È un cambio di scala importante. Non si riscalda più la casa come un blocco unico, ma si regolano le stanze singolarmente. Il risultato è un comfort più preciso e una riduzione degli sprechi che si traduce in numeri concreti.

Il fatto che la componente smart sia sviluppata da Netatmo non è secondario. Significa che il sistema può estendersi a videocamere, stazioni meteo, sensori ambientali, mantenendo un’unica interfaccia. Non è una promessa futuristica, ma una possibilità già tracciata.
La modularità resta il vero punto di forza. Si può iniziare da una presa, da una stanza, da un’esigenza specifica. E crescere nel tempo, senza scelte irreversibili.

Il controllo dei carichi: quando l’impianto impara a scegliere

C’è un aspetto della casa intelligente che raramente viene raccontato, ma che in Italia è decisivo più di qualunque comando vocale: il controllo dei carichi. Viviamo in abitazioni progettate per un contatore da 3 kW, una soglia che per decenni è stata sufficiente e che oggi viene messa sotto pressione da forni elettrici, piani a induzione, asciugatrici, pompe di calore e postazioni di lavoro sempre accese. All’interno dell’ecosistema Living Now Smart entra in gioco un modulo specifico di BTicino, installabile nel quadro elettrico, che trasforma l’impianto da passivo a decisionale.

Non si limita a misurare, ma introduce una logica di priorità: ogni elettrodomestico o linea può essere classificato in base alla sua importanza, consentendo al sistema di intervenire automaticamente quando il carico complessivo si avvicina alla soglia critica. Se la potenza richiesta rischia di superare i 3 kW, non scatta più il contatore come una ghigliottina cieca; è l’impianto stesso a scegliere cosa spegnere temporaneamente, preservando i dispositivi essenziali e rinviando quelli secondari. È una forma di intelligenza silenziosa che non si traduce in gesti spettacolari, ma in continuità: la casa resta accesa, il lavoro non si interrompe, e l’energia smette di essere una variabile imprevedibile per diventare una risorsa gestita.
Peraltro è possibile nell’app di BTcino inserire il costo per kilowattora del proprio contratto, così da avere immediatamente una proiezione dell’ammontare della bolletta elettrica. Un vantaggio non da poco.

Alla fine, ciò che convince di questo approccio non è l’effetto wow, ma la normalità. Living Now Smart non chiede di cambiare casa, ma di capirla meglio. Non promette miracoli, ma strumenti. Non impone una visione, ma si adatta a quella di chi abita gli spazi.
In un momento storico in cui energia, comfort e sostenibilità sono diventati temi quotidiani, questa è forse la direzione più sensata: una tecnologia che lavora in silenzio, che si innesta sull’esistente e che restituisce controllo senza chiedere attenzione costante. Una domotica adulta, finalmente.

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27 gennaio 2026 ( modifica il 27 gennaio 2026 | 16:45)