di Marianna Peluso
L’ex allenatore di Jasmine Paolini Renzo Furlan ha consigliato a Jannik Sinner una dieta alla Novak Djokovic per affrontare gli Australian Open. Il campione serbo, infatti, ha reso da anni la sua alimentazione un vero punto di forza
Gli Australian Open sono il torneo in cui negli anni si è costruita una parte decisiva della leggenda di Novak Djokovic, capace di dominare a Melbourne come nessun altro. Si tratta delle gare in cui più di ogni altro il tennis misura la tenuta del corpo. Non solo tecnica, non solo testa: resistenza, continuità e capacità di recupero diventano determinanti in uno Slam che mette alla prova gli atleti per giorni, spesso in condizioni ambientali impegnative. Alla vigilia della nuova edizione del torneo, il Corriere della Sera è tornato sul nodo della gestione fisica negli Australian Open con l’intervista a Renzo Furlan, che richiama le condizioni estreme di Melbourne e il peso delle abitudini quotidiane, dall’idratazione all’alimentazione, nella tenuta dei giocatori. Come nel caso di Jannik Sinner, a cui dopo l’episodio recente dei crampi, l’ex allenatore di Jasmine Paolini ha suggerito una dieta simile a quella del campione serbo. Djokovic, infatti, molto prima che questi temi diventassero centrali nel dibattito, aveva già individuato nell’alimentazione uno snodo decisivo della propria carriera. La scelta di una dieta senza glutine, maturata all’inizio degli anni Dieci, ha cambiato il suo rapporto con il corpo e con l’energia necessaria per reggere, giorno dopo giorno, uno degli Slam più duri del calendario.
Quando il glutine esce dal piatto e il corpo cambia
La svolta arriva nel 2010. Djokovic ha già vinto gli Australian Open nel 2008, ma i cali fisici a metà partita iniziano a pesare sul suo percorso. Durante una trasferta di Coppa Davis in Croazia incontra il nutrizionista Igor Cetojevic, che individua una sensibilità al glutine e ai latticini. Non una moda, non un’intuizione astratta, ma una risposta concreta a segnali che il corpo mandava da tempo.
Djokovic decide di fare una prova semplice e rigorosa: elimina glutine e latticini per due settimane. I risultati sono immediati. Dorme meglio, si sente più leggero, avverte un’energia più costante durante la giornata. L’episodio che lo convince definitivamente è quasi banale: dopo quei quindici giorni senza glutine, mangia un bagel e si sente subito affaticato, fuori forma. Da quel momento la scelta di un periodo diventa un’abitudine (che poi consoliderà). Nel 2011 vince tre Slam su quattro. Nel libro «Il punto vincente» (pubblicato nel 2013) racconta apertamente di un cambiamento che ha permesso al suo corpo di funzionare come avrebbe dovuto. Da lì in avanti, la dieta senza glutine non è più un esperimento, ma una base stabile della sua preparazione.
Cosa mangia Djokovic: una cucina essenziale e ripetuta
La dieta di Djokovic è costruita tutta sulla ripetizione e sulla digeribilità. Niente estremismi, ma una selezione precisa di alimenti che privilegiano energia costante e recupero. Verdure, legumi, carne bianca, pesce, frutta, noci, semi e oli salutari sono il cuore della sua alimentazione quotidiana.
La giornata inizia con acqua calda e limone, un gesto che il tennista considera utile per “attivare” l’organismo. La colazione è quasi sempre identica: una “ciotola energetica” con semi e noci miste, muesli senza glutine, frutti di bosco, fragole, banane e yogurt. Seguono un bicchiere di succo di sedano e un frullato verde, ricco di ingredienti antiossidanti, tra cui piselli, sedano, succo di mela, menta, spinaci e cavolo nero. Lo spuntino di metà mattina, se necessario, è composto da cracker con avocado e tonno, mentre a metà pomeriggio una mela con burro di anacardi.
Anche il resto della giornata segue la stessa logica. A pranzo, sulla sua tavola compaiono insalate verdi, soba o pasta senza glutine con formaggio vegano. La sera, proteine leggere e verdure: pollo arrosto al limone con insalata e zuppa di carote e zenzero, oppure Caesar salad di cavolo riccio con condimenti, incluse acciughe o sardine, e minestrone. Poi, filetto di salmone (con pelle) con pomodori arrostiti.
È una cucina sobria che punta a togliere ciò che affatica il corpo e a mantenere ciò che lo sostiene. In uno Slam come l’Australian Open, dove caldo e umidità amplificano ogni errore di gestione, anche questo fa la differenza. E comincia, sempre, dal piatto.
31 gennaio 2026
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