di
Mara Gergolet
Quattro anni fa la bambina fu internata a causa di un disegno pacifista: aveva 12 anni. Il padre venne arrestato. Sono riusciti a lasciare la Russia nel 2024 e oggi vivono in un ex Paese sovietico. Il governo Scholz gli aveva promesso il visto, ma la pratica sembra essere sospesa
Dalla nostra corrispondente
BERLINO – Il disegno che ha cambiato la vita di Marija (Masha) a 12 anni e quella della sua famiglia è stato commissionato durante l’ora di disegno, nella scuola di Yefremov, a circa 300 chilometri a sud di Mosca, con il tema: fate una cartolina per i soldati che combattono nella «operazione militare speciale» in Ucraina. Era l’aprile 2022. Masha ha disegnato una mamma e una figlia che si tenevano per mano, accanto a loro la bandiera «Slava Ukraini», mentre piovono razzi da una collina russa e su tutto splende il sole. È un disegno che ha fatto il giro del mondo, come la storia della famiglia Moscalev, perché dopo quell’ora di lezione gli insegnanti chiamarono la polizia; arrivò l’FSB, i servizi segreti, Masha fu portata in un istituto correttivo, il padre arrestato.
Quel che è successo nel frattempo, in questi quattro anni, lo ha raccontato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ha intervistato Masha e il padre via Zoom, mentre vivono senza potersi davvero muovere in un Paese ex sovietico, e quasi non possono uscire di casa.
Dal 2024, scontata la pena, padre e figlia — Masha vive con papà Aleksej, separato dalla madre — sono in attesa di poter entrare in Germania.
Appena diffusa la storia, hanno ricevuto molta solidarietà dai tedeschi: entrambi avevano studiato tedesco a scuola. Nel 2022 Berlino aveva promesso accoglienza rapida ai russi perseguitati per l’opposizione alla guerra. Fino al maggio 2025, circa 2500 dissidenti russi e 400 bielorussi erano stati ammessi sulla base dell’articolo 22 della legge sul soggiorno, per «ragioni umanitarie urgenti» e nell’interesse politico della Repubblica federale. Anche i Moscalev — secondo quanto riferiscono alla FAZ — avrebbero ottenuto parere favorevole.
Ma nel 2025 è cambiato il governo: e con l’arrivo di un nuovo ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, i programmi umanitari sono stati sospesi. La famiglia non ha più ricevuto notizie, né esiste l’obbligo di informarla sullo stato della loro pratica. Masha e papà sono, in sostanza, vittime della stretta voluta dal ministro dell’Interno Dobrindt e del governo Merz. Nel frattempo vivono in questa ex Repubblica sovietica, di cui per prudenza non rivelano il nome.
Dopo l’episodio a scuola — e mentre Masha viveva nell’istituto per minori — Aleksej Moscalev fu perseguito per i post antiguerra sui social. Finì una prima volta in carcere: all’uscita lasciò il Paese per la Bielorussia. Condannato in contumacia da un tribunale a due anni di colonia penale, fu presto catturato in Bielorussia e consegnato alle autorità russe. Perse e riacquistò la potestà genitoriale e, scontata la pena, nel 2024 alla vigilia dell’uscita dal carcere ricevette la visita di due funzionari dell’FSB, che gli annunciarono che non lo avrebbero mai lasciato in pace. «Pensavo volessero solo intimidirmi», ricorda adesso.
Ricevette la prima visita dell’FSB appena due giorni dopo l’uscita dal carcere, mentre tornava a casa dal supermercato. Temette, racconta alla FAZ, che gli potessero essere piazzate droghe addosso e che venisse aperto un nuovo procedimento penale, come spesso accade in Russia. «Per questo Masha e io abbiamo deciso di lasciare il Paese». Senza passaporti, ma solo con le carte d’identità, cittadini come lui possono essere accolti solo in pochi Paesi ex sovietici: l’espatrio comunque riuscì, all’aeroporto non li fermò nessuno.
Il resto è una vita sospesa. Aleksej nella nuova patria non può lavorare, sua figlia non può andare a scuola. Quando Masha viveva per alcuni mesi con la madre, seguiva l’insegnamento a distanza di una scuola di Mosca. Ma non ha potuto sostenere gli esami finali dall’estero. Passa il tempo seguendo lezioni online, legge o disegna. Entrambi si dichiarano pacifisti. Di casa, padre e figlia escono poco.
5 febbraio 2026
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