di
Cesare Peccarisi

Secondo uno studio appena pubblicato su Nature è la ripetizione dello sforzo a stimolare l’interazione fra due neurotrasmettitori decisivi per la soddisfazione piuttosto che la grandezza dello sforzo compiuto

Perché per Novak Djokovic sarebbe stato più appagante vincere l’incontro con Carlito Alcaraz di quanto sia stato battere il suo consueto rivale Jannik Sinner? 

Non solo perché avrebbe vinto l’Australian Open 2026, ma, come dice un proverbio Navajo, perché più lungo è il cammino più grande la gioia e nella bellezza e nell’armonia tutto si compie se bellezza e armonia sono sul mio cammino. Ma da dove arrivano la bellezza e l’armonia dei lunghi cammini come quello di Melbourne dove dal 18 gennaio Djokovic e gli altri hanno dovuto affrontare uno dopo l’altro i 4 turni che li hanno poi portato ai quarti, alla semifinale e alla finale del 1° febbraio?



















































MEGLIO SE PIU’ DIFFICILE 
Secondo uno studio appena pubblicato su Nature dai ricercatori della Stanford University diretti da Gavin Tourponse tutti gli esseri viventi, dalle formiche all’uomo prediligono le ricompense più difficili da ottenere.
I meccanismi della ricompensa sono sottesi dal neurotrasmettitore dopamina, mentre lo sforzo fisico innesca le vie nervose sottese dall’acetilcolina.

ACCUMBENS 
I ricercatori hanno confermato e affinato ciò che si sospettava da tempo: l’interazione fra questi due neurotrasmettitori avviene a livello del nucleo dell’accumbens, un agglomerato nervoso al centro del cervello all’interno del cosiddetto sistema limbico, crocevia di stimoli cognitivi ed emotivi.
In latino accumbens significato giacente, sdraiato ed è chiamato così perché ricorda una persona accovacciata su una sorta di puff posto al centro del cervello il cosiddetto putamen, dal latino guscio di noce di cui infatti ha la forma. Nell’accumbens i neuroni dell’acetilcolina modulano quelli della dopamina favorendone l’attività, cosicchè lo sforzo per raggiungere uno scopo aumenta il piacere di esserci riusciti. 

La felicità di tagliare il traguardo dopo una corsa passa quindi dall’accumbens, ma come hanno dimostrato i ricercatori americani la stimolazione acetilcolina/dopamina è legata alla ripetizione dello sforzo e non alla sua entità, perché più a lungo l’acetilcolina stimola i neuroni dell’accumbens a produrre dopamina, maggiore sarà la soddisfazione.

EUFORIA DELLO SFORZO 
È quella che Michael Inzlicht dell’Università di Toronto chiama il paradosso dell’euforia da sforzo che provano soprattutto i maratoneti, un fenomeno che secondo le sue teorie si ritrova anche al di fuori dell’attività fisica come, ad esempio, nell’evitamento/attrazione che molti provano in maniera ambivalente per le tecnologie digitali che stanno rimodellando il comportamento e il benessere.
Così chattare per ore col telefonino, nonostante lo sforzo psichico e attentivo che comporta, per alcuni diventa un piacere dopaminergico indotto dall’acetilcolina liberata dall’aumentata concentrazione.
I ricercatori della Stanford hanno confermato le sue teorie indicando che è soprattutto la ripetizione dello sforzo a stimolare l’interazione fra questi due neurotrasmettitori piuttosto che la grandezza dello sforzo compiuto.

Vale più partecipare a una maratona del grande Slam che sollevare 490 Kg come il campione del mondo di sollevatori di pesi Lasha T’alakhadze.

LA VIA NATURALE RESTA LA MIGLIORE 
E i ricercatori americani hanno anche dimostrato che ciò vale solo in caso di naturale stimolazione acetilcolina/dopamina: nel topo infatti hanno voluto sostituirsi all’acetilcolina attraverso la cosiddetta stimolazione otpogenetica.
Tramite microcannule hanno introdotto nell’accumbens di ratto particolari proteine sensibili alla luce (opsine) attivabili con un fascio luminoso e hanno visto che se stimolavano i neuroni dopaminerci in questo modo l’effetto non era lo stesso che ottiene l’aceticolina.
In un’epoca in cui le neurostimolazioni artificiali stanno diventando sempre più sofisticate si scopre che nessuno dei metodi finora inventati dall’uomo, dalla TMS alla tDCS o alla DBS (stimolazione transmagnetica, transcranica e cerebrale profonda) può dare la gioia di una delle vittorie del grande Slam come quella che si è persa Djokovic.

3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 15:43)