di
Elena Meli

Le regole e i consigli per ridurre al minimo l’esposizione ai diversi tipi inquinanti dei piccoli, delle donne in attesa e di quelle alla ricerca di una gravidanza

Siamo, e saremo, il risultato di quello che abbiamo vissuto da bambini: è soprattutto nelle prime fasi della vita che conta l’esposoma, cioè l’insieme dei fattori ambientali a cui si è esposti e che hanno un peso nel determinare lo stato di salute, presente e soprattutto futuro.
Lo hanno sottolineato gli esperti riuniti per la Seconda Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale promossa dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), confermando che i primi mille giorni, dal concepimento in poi, sono una finestra unica e irripetibile per costruire basi solide e durature di buona salute.

All’estero «Unità di Salute ambientale pediatrica»

 Incidere sulle abitudini e le condizioni di salute della mamma in gravidanza e durante l’allattamento, ma anche sulla qualità dell’ambiente in cui vivono lei e il bimbo, fa la differenza al punto che in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e la Spagna, stanno nascendo le Unità di Salute ambientale pediatrica, reparti specializzati in cui per ogni piccolo i medici valutano fattori di rischio come l’uso di fumo o alcol della mamma in gravidanza o allattamento, la presenza o meno di verde dove abita la famiglia, se in casa ci sono muffe o specifici inquinanti e così via. 



















































Prevenzione «su misura»

«L’obiettivo delle analisi è prendere iniziative pratiche di prevenzione, attraverso una medicina anticipatoria che chiamiamo ambiomica», ha spiegato Juan Antonio Ortega-Garcia dell’Università di Murcia durante il convegno. «Il genoma è lo spartito che dice chi siamo, ma tutto il resto è l’orchestra che compone la musica di ciò che possiamo diventare».
Se la mamma è stata esposta a inquinanti specifici come l’arsenico, la cui concentrazione aumenta nelle piante per colpa del riscaldamento globale, o come il piombo, sappiamo per esempio che il bambino sarà più a rischio di disturbi del neurosviluppo e risponderà peggio alle prime vaccinazioni; se il bimbo nasce da una madre in sovrappeso o con diabete avrà una maggiore probabilità di andare incontro a problemi metabolici nell’arco della vita.
Tutto questo consente di immaginare una prevenzione su misura per ciascuno, anche se come sottolinea Alessandro Miani, presidente Sima, «il reale obiettivo dovrebbe essere ridurre al minimo, per tutti, l’esposizione a determinanti ambientali pericolosi, in gravidanza e allattamento e poi nell’infanzia».  

Se si sta cercando di avere un figlio

Si può fare tanto per indirizzare al meglio la crescita dei bambini, con tante scelte quotidiane. Mantenere il peso forma, non bere e non fumare sono le regole principali se si sta cercando di avere un figlio; con poche, semplici accortezze poi si può ridurre anche l’esposizione agli inquinanti ambientali che oggi fanno più paura perché si trovano ovunque, gli interferenti endocrini. Queste sostanze, fra cui ci sono per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, il bisfenolo A, il Pvc e gli ftalati, possono alterare le funzioni degli ormoni con effetti negativi sul rischio di disturbi metabolici, fertilità, alcuni tumori. Si trovano in molti prodotti di uso comune (plastiche e imballaggi, tessuti tecnici, cosmetici, pentole antiaderenti e così via) e i dati riferiti al convegno e raccolti per il progetto europeo LifeMilch, con il quale si sta cercando di capire quale sia l’esposizione dei bimbi agli interferenti endocrini e come ridurla, indicano che si trovano nella maggioranza dei campioni di latte materno e pure nei neonati di sei mesi. 

Consigli pratici per «proteggersi»

La buona notizia è che difendersi è possibile: per esempio, in cucina l’esposizione si riduce acquistando prodotti sfusi confezionati in vetro o carta, scegliendo il vetro per conservare alimenti e bevande, non scaldando nel microonde i cibi in contenitori di plastica e cuocendo in padelle di acciaio o ceramica, evitando quelle antiaderenti se sono usurate.
Quando si acquistano prodotti per l’igiene personale che vengono a contatto con la pelle, dai bagnoschiuma alle creme, è bene verificare che in etichetta ci siano le diciture «senza Bpa» e «senza ftalati»; meglio assicurarsi che anche detersivi per lavatrice e ammorbidenti non contengano ftalati, così come i rivestimenti di passeggino e carrozzina, da evitare se non sono realizzati in materiali ecologici privi di Bpa, Pvc e ftalati.
Per gli stessi motivi, occhio alle etichette degli abiti e della biancheria per la casa: le fibre tessili naturali come cotone e lino sono sempre da preferire ai prodotti che contengono filati sintetici.
Infine, poiché veniamo in contatto con gli interferenti endocrini anche per inalazione, è bene arieggiare la casa ogni giorno non solo per disperdere le molecole volatili dannose ma anche «per ripulire gli ambienti interni dallo smog, che è altrettanto negativo per la salute di bimbi e non solo. Aprire le finestre al mattino presto, quando l’aria esterna è più pulita anche nelle strade più trafficate, è un ottimo modo per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico di tutti i tipi», conclude Miani.

Allattamento, l’importanza di un’alimentazione equilibrata

«L’alimentazione è uno dei fattori più rilevanti, anche e soprattutto nei primi mille giorni dal concepimento», ha spiegato Alessio Fasano, direttore del Reparto di Gastroenterologia pediatrica e nutrizione al Massachusetts General Hospital di Boston. «La dieta è un farmaco perché modifica e dà forma al microbiota intestinale, l’eterogenea popolazione di batteri che vivono nell’intestino. Il microbiota influenza moltissimo la salute perché può essere il “trasduttore” dei fattori ambientali con cui veniamo in contatto, cioè il tramite che porta a spegnere o accendere certi geni in risposta alle sollecitazioni dall’esterno». Poiché ciò che mangiamo cambia in maniera significativa le specie e il numero dei batteri intestinali e il microbiota del neonato deriva soprattutto dalla mamma, una dieta equilibrata in gravidanza e allattamento è già una buona ipoteca per un futuro in salute».

Il cervello ha bisogno di novità culturali

Incide sulla traiettoria di salute anche il cosiddetto esposoma culturale, sottolinea Pierluigi Sacco, docente di Economia biocomportamentale dell’Università di Chieti-Pescara. «Siamo biologicamente regolati per reagire alle sollecitazioni culturali: il nostro cervello deve creare modelli per reagire alle circostanze in cui ci si viene a trovare e perché questa capacità predittiva sia efficiente e ci consenta di adattarci a ogni situazione è necessario essere esposti ad ambienti, persone e contesti culturali diversi. Per fiorire ed essere sano il cervello insomma ha bisogno di novità culturali: anche dedicarsi ad attività creative in maniera sistematica rallenta di oltre sei anni l’invecchiamento cerebrale».
Ciò a cui è esposto il cervello cambia nel bene ma pure nel male il nostro destino: i traumi nell’infanzia per esempio lasciano tracce epigenetiche, ovvero modificano l’espressione del Dna e sono associati a stress ossidativo e ad alterazioni nel metabolismo cerebrale e dell’insulina.

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7 febbraio 2026