di
Stefano Pancini
L’alpinista Kesrtin Gurtner è morta sulla vetta più alta dell’Austria. A processo il fidanzato Thomas Plamberger che per l’accusa avrebbe rassicurato gli operatori di soccorso sulla possibilità di proseguire. La difesa: «Tragico incidente»
Al tribunale di Innsbruck si è aperto oggi 19 febbraio il processo per la morte dell’alpinista salisburghese Kerstin Gurtner che ha perso la vita per assideramento il 18 gennaio 2025 sul Grossglockner, la
vetta più alta dell’Austria (3.798 metri). Sul banco degli imputati c’è il compagno della donna, il 37enne Thomas Plamberger, accusato di omicidio colposo per colpa grave. L’uomo si è dichiarato fin da subito innocente e in tribunale si è detto profondamente rammaricato per quanto successo. Tuttavia, secondo l’accusa, Plamberger avrebbe abbandonato la sua fidanzata, che era esausta e disorientata, a poche decine di metri dalla cima, per tornare da solo verso il rifugio Erzherzog-Johann-Hütte e chiedere aiuto. L’avrebbe così lasciata esposta a condizioni meteo estreme che non le avrebbero lasciato scampo. Quel giorno, infatti, le temperature erano scese fino a -8 gradi, con una percezione di circa -20 a causa delle raffiche di vento.
L’accusa: «Grave negligenza»
Per gli inquirenti, il 36enne avrebbe agito con «grave negligenza», di fatto assumendo il ruolo di guida alpina nei confronti della compagna, ritenuta meno esperta. L’atto d’accusa elenca una serie di presunti errori: la partenza con circa due ore di ritardo e il conseguente sopraggiungere del buio; la mancata rinuncia alla salita nonostante il peggioramento delle condizioni; l’assenza di equipaggiamento adeguato per un bivacco d’emergenza; l’abbigliamento e le calzature non idonee della donna; il mancato utilizzo di sacco da bivacco o coperte termiche; l’assenza di tempestive chiamate di soccorso prima del tramonto.
Secondo la ricostruzione, quel giorno intorno alle 20 i due sarebbero stati colti da una tormenta di neve quando si trovavano a soli cinquanta metri dalla vetta. Le immagini delle webcam che inquadrano il massiccio mostrano le luci delle torce dei due alpinisti muoversi nell’oscurità. Gli inquirenti sostengono che Plamberger abbia scelto di proseguire da solo per cercare aiuto, lasciando la compagna in quota e tornando da lei solo diverse ore più tardi, un lasso di tempo ritenuto potenzialmente fatale.
La procura evidenzia inoltre che non vi sarebbero state chiamate di emergenza prima: i soccorsi sarebbero stati allertati soltanto dopo la mezzanotte. Poi, il cellulare dell’uomo sarebbe risultato spento (o non raggiungibile). Intorno alle 2 di notte, sempre secondo l’accusa, Plamberger avrebbe lasciato la compagna senza adeguate protezioni termiche. In precedenza, alle 22:50 circa, la coppia sarebbe stata avvistata da un elicottero di soccorso che ha sorvolato l’area, ma l’imputato avrebbe rassicurato gli operatori sulle capacità di poter proseguire l’escursione. Plamberger, secondo quanto ricostruito, si sarebbe diretto verso il rifugio attorno alle 2 per chiedere aiuto. Il corpo senza vita di Kerstin Gurtner è stato trovato alle 10 del mattino dopo.
La difesa: «Tragico incidente»
La difesa respinge l’impianto accusatorio e parla di «tragico e fatale incidente». L’imputato, dal canto suo, sostiene che la compagna fosse una scalatrice esperta e che ogni decisione fosse stata assunta di comune accordo. Pertanto, anche la scelta di separarsi, secondo gli avvocati, sarebbe stata condivisa, nella speranza di aumentare le possibilità di salvezza. Il processo è presieduto da un giudice specializzato in incidenti di montagna. Sono attesi due periti e oltre una dozzina di testimoni, tra cui membri del Soccorso Alpino. Il dibattimento potrebbe protrarsi per diversi giorni. In caso di condanna, Plamberger rischia fino a tre anni di reclusione.
Messner: «Questa storia non quadra»
Sulla vicenda era intervenuto anche Reinhold Messner, leggenda dell’alpinismo di fama mondiale, che aveva espresso dubbi sulla dinamica dei fatti: «A me tutta questa storia non quadra». La via scelta da questi due escursionisti, aveva sottolineato, «è da arrampicata, non da cammino. In una notte d’inverno è fattibile solo da alpinisti professionisti e molto esperti». Inoltre, Messner aveva voluto ricordare come «l’arte dell’alpinismo risieda nel saper leggere la montagna», valutando con lucidità capacità, rischi e condizioni. «Se il tuo partner è meno forte o meno esperto – ha aggiunto – prima di partire devi dargli la possibilità di imparare. Altrimenti la cordata è sempre in pericolo». Sarà ora il tribunale di Innsbruck a stabilire se quella del 18 gennaio sia stata una tragica fatalità o il risultato di una catena di errori evitabili in alta quota.
19 febbraio 2026 ( modifica il 19 febbraio 2026 | 17:42)
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