di Valentina Tessera

La cantante ha affermato più volte di amare il cibo e soprattutto i primi piatti. La sua formula della salute? Moderazione unita a lunghe camminate

Alla serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio, riflettori puntati su Cristina D’Avena: icona pop generazionale chiamata a rimettere in circolo la memoria televisiva in versione «elettrica». Sul palco del Teatro Ariston, la cantante — 61 anni compiuti lo scorso luglio — duetterà con Le Bambole di Pezza, per una rilettura rock di «Occhi di gatto», sigla cult dell’omonimo anime giapponese trasmesso in Italia negli anni Ottanta.

Da decenni sotto le luci della ribalta — l’esordio allo «Zecchino d’Oro» nel 1968, a soli tre anni, con «Il valzer del moscerino» — la cantante sembra aver stretto un patto personale con il tempo: presenza radiosa, energia intatta, forma smagliante. Un’eterna «ragazza della TV» che — confessa — non ha nessuna «formula di bellezza segreta».



















































Il «mistero», a ben vedere, è la più collaudata delle combinazioni: alimentazione salutare senza estremismi e attività motoria. «Qualche anno fa, quando mangiavo in modo disordinato, il mio fisico non era come quello di oggi. Quello che faccio è: dieta, unita a esercizio fisico costante. Ho sperimentato in prima persona che la dieta da sola non basta», ha raccontato a La Gazzetta dello Sport.

A tavola, niente regimi restrittivi: piuttosto, un approccio flessibile e concreto. No alle privazioni ma moderazione, soprattutto in vista dei periodi di maggiore esposizione mediatica (compresa l’apparizione al Festival), durante i quali cerca di «controllare le porzioni senza rinunciare al piacere del buon cibo». Le diete troppo rigide, ammette, «la rattristano». E infatti, da emiliana-romagnola doc, rivela apertamente la sua passione per i primi piatti, in tutte le declinazioni: lasagne al forno, tortellini asciutti o in brodo, tagliatelle al ragù, alla panna, «in qualsiasi modo». In Puglia, ospite dai parenti, si concede orecchiette e polpette al sugo; in Sicilia, cannoli e mozzarella in carrozza. «Con me a pranzo nessuno fa brutta figura», scherza. Un peccato di gola a cui difficilmente resiste? Il cioccolato, meglio se fondente.

A compensare, poi, ogni indulgenza gastronomica, è il movimento quotidiano: lunghe camminate a ritmo sostenuto, senza ossessione per il contapassi, soprattutto tra i parchi della sua Bologna, che le ricordano l’infanzia. Una formula semplice che, a ben vedere, ha dato ottimi risultati. 

27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 19:29)