di
Vera Martinella
Moltissimi casi di cancro sono dovuti a comportamenti modificabili, tra cui: elevato consumo di carne rossa, tabacco, elevato indice di massa corporea
Nonostante i recenti progressi nella prevenzione e nella cura del cancro al seno, si prevede che i nuovi casi nelle donne aumenteranno di un terzo a livello globale, passando da 2,3 milioni nel 2023 a oltre 3,5 milioni nel 2050. Analogamente, si prevede che i decessi annuali per questa malattia aumenteranno del 44%, passando da circa 764mila a 1,4 milioni, con la conseguente perdita di circa 24 milioni di anni di vita sana a causa di malattia e mortalità precoce. Così questa neoplasia continua a essere il tumore più frequente in assoluto e (nonostante lo screening) la prima causa di morte prematura tra le donne in tutto il mondo.
E’ quanto emerge da una a nuova importante analisi dei collaboratori del Global Burden of Disease Study Breast Cancer, pubblicata oggi sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Oncology.
«E c’è di più: i risultati suggeriscono che mantenere uno stile di vita sano, che includa non fumare e ridurre al minimo o evitare il consumo di alcol, svolgere sufficiente attività fisica, ridurre il consumo di carne rossa e mantenere un peso corporeo ottimale, può prevenire oltre un quarto degli anni di salute persi a causa di malattie e morte prematura correlate al cancro al seno in tutto il mondo» commenta Giampaolo Bianchini, responsabile del Gruppo mammella dell’IRCSS Ospedale San Raffaele, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Nei Paesi a basso e medio reddito si muore di più
«Il cancro al seno continua a incidere profondamente sulla vita delle donne e sulle loro comunità – sottolinea l’autrice principale della ricerca, Kayleigh Bhangdia dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington (Usa) –. Mentre le pazienti nei Paesi ad alto reddito traggono generalmente beneficio dallo screening, da diagnosi più tempestive e dalle migliori strategie di cura disponibili, il peso crescente di questa neoplasia si sta spostando verso i Paesi a basso e medio reddito, dove le donne spesso si trovano ad affrontare diagnosi in fase avanzata, un accesso più limitato a terapie di qualità e tassi di mortalità più elevati».
Utilizzando dati provenienti da registri dei tumori basati sulla popolazione e da interviste con familiari o caregivers di pazienti decedute per carcinoma mammario, la nuova analisi fornisce un’analisi aggiornata a livello globale, regionale e nazionale del carico di questa malattia e delle stime dei fattori di rischio dal 1990 al 2023 in 204 paesi e territori, con previsioni fino al 2050.
Emerge così che tra il 1990 e il 2023, i tassi di mortalità per cancro al seno nei Paesi ad alto reddito sono diminuiti in media del 30%, attestandosi a 16 decessi ogni 100mila donne, ma sono quasi raddoppiati nei Paesi a basso reddito, attestandosi a 24 decessi ogni 100mila donne, facendo emergere disparità nella diagnosi tempestiva e nell’accesso a cure di qualità.
Ci si ammala di più (ma si muore meno) nei Paesi ricchi
«Le nuove statistiche confermano che il carcinoma della mammella rimane il tumore più comune tra le donne in tutto il mondo, con una stima di 2,3 milioni di nuovi casi di cancro al seno diagnosticati in tutto il mondo nel 2023, il 73% dei quali (ovvero 1,67 milioni di casi) nei Paesi a reddito alto e medio-alto e 764mila decessi, il 39% dei quali (ovvero 300mila) nei Paesi a reddito basso e medio-basso – evidenzia Alessandra Fabi, responsabile Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Universitario A.Gemelli IRCCS di Roma –. Tuttavia, i tassi di nuovi casi standardizzati per età dal 1990 sono rimasti stabili nei Paesi ad alto reddito, mentre sono aumentati drasticamente (in media del 147%) nei Paesi a basso reddito, cioè proprio in quei contesti con meno risorse per la diagnosi precoce, la prevenzione e la cura».
24 milioni di anni in buona salute persi
Lo studio stima anche il numero di anni di vita in buona salute che le pazienti hanno perso a causa di malattia, disabilità e morte prematura:
un numero che ,a livello globale, è più che raddoppiato, passando da 11,7 milioni di anni nel 1990 a 24 milioni di anni nel 2023.
E ancora una volta emergono le differenze fra Paesi ricchi e poveri: sebbene le donne nei Paesi a basso e medio reddito rappresentino «soltanto» il 27% (circa 628mila) dei nuovi casi, contribuiscono a oltre il 45% di tutti i problemi di salute e di tutti i decessi precoci dovuti al cancro al seno (quasi 11 milioni di anni di vita in buona salute persi).
Gli autori dell’indagine spiegano che i Paesi a basso e medio reddito sono i più colpiti dall’aumento dell’incidenza del cancro al seno anche perché stanno facendo i conti con cambiamenti nello stile di vita (che è peggiorato ed assomiglia sempre più a quello Occidentale per quanto riguarda alimentazione scorretta e obesità, con un numero di fumatori sempre crescente e poche o nulle strategie di contenimento). Un problema enorme che si aggiunge a sistemi sanitari meno attrezzati, con carenze di apparecchiature per la radioterapia, farmaci chemioterapici e laboratori di analisi, in contesti dove i trattamenti standard possono essere costosi e quelli più innovativi hanno prezzi proibitivi.
Aumento dei casi in pre-menopausa
A livello globale, nel 2023 sono triplicati i nuovi casi di cancro al seno fra le donne di a 55 anni o più (161 nuovi casi ogni 100mila donne) rispetto a quelle d’età compresa tra i 20 e i 54 anni (50 nuovi casi ogni 100mila).
«Emerge però che, rispetto al 1990, le nuove diagnosi sono aumentate fra le più giovani, le 20-54enni (+29%), mentre i tassi d’incidenza fra le più anziane non sono cambiati sostanzialmente – rileva Bianchini -. Queste differenze potrebbero riflettere cambiamenti nell’andamento dell’età e nei fattori di rischio, che variano tra le donne in pre- e post-menopausa».
Sei fattori di rischio responsabili
Nel 2023, il 28% del carico globale di cancro al seno (6,8 milioni di anni di vita sana persi a causa di disabilità, malattia e morte precoce) era attribuibile a sei fattori di rischio potenzialmente modificabili: l’elevato consumo di carne rossa ha avuto l’impatto maggiore (collegato a quasi l’11% di tutta la vita sana persa), seguito dal consumo di tabacco (incluso il fumo passivo; 8%), glicemia alta o iperglicemia (6%), alto indice di massa corporea (4%), consumo elevato di alcol e scarsa attività fisica (entrambi 2%).
Dai dati appaiono evidenti i progressi compiuti, fra il 1990 e il 2023, nella riduzione dell’incidenza globale di neoplasie mammarie collegate all’elevato consumo di alcol e tabacco, che è diminuita rispettivamente del 47% e del 28%, mentre sugli altri fattori di rischio si sono ottenuti molti meno successi.
«È fondamentale intervenire sugli stili di vita e sulla prevenzione attraverso politiche di sanità pubblica e rendere più accessibili scelte più sane – conclude Alessandra Fabi, membro del direttivo dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Bisogna che sia le Istituzioni, sia i singoli individui si impegnino ad adottare anche misure volte a ridurre l’obesità, la sedentarietà e l’iperglicemia. Moltissime ricerche hanno dimostrato, senza alcun dubbio, che un tumore su tre è causato da nostri comportamenti, dalle scelte che facciamo a tavola e nella vita di tutti i giorni».
Purtroppo dalle statistiche più recenti, anche italiane, appare altrettanto evidente che questo messaggio fatica a passare, visto che il 33% degli adulti nel nostro Paese è in sovrappeso e il 10% obeso, il 24% fuma e gli italiani sedentari sono in aumento costante da anni (inclusi bambini e ragazzi), così come il girovita dei connazionali.
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3 marzo 2026
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