Torino non è una città di mare. È incastonata tra le Alpi e la pianura padana, a oltre trecento chilometri dalla costa più vicina. Eppure chi la conosce bene sa che il pesce qui ha una storia lunga e radicata, che viene da lontano. Le radici sono commerciali e ferroviarie: fin dall’Ottocento le rotte liguri portavano in città pescato fresco dal Mediterraneo, e la cucina piemontese ne ha assorbito la presenza in modo strutturale — dalla bagna cauda con le acciughe al vitello tonnato, il pesce è sempre stato parte del paesaggio gastronomico locale, non un’eccezione esotica. Nel tempo quella tradizione si è ramificata. Sono nati i ristoranti di pesce di quartiere, poi le pescherie con cucina, quindi una generazione più recente di bistrot e tavole creative. Oggi la scena è più articolata e interessante di quanto molti si aspettino. A confermarlo sono anche scelte recenti della ristorazione cittadina: il ristorante Carignano dell’Hotel Sitea, per esempio, ha trasformato per il 2026 il proprio menu in Sangon Beach, un percorso interamente dedicato al mare che cambia con la stagionalità del pescato. Un segnale chiaro di quanto il gusto per il pesce, sotto la Mole, sia oggi più vivo che mai.