di
Laura Cuppini
Per quanto i casi gravi siano rari e riguardino perlopiù persone già debilitate, il decorso dell’epatite A può durare diversi mesi ed essere estremamente debilitante. Il caso di Napoli e i pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno
Divieto assoluto di consumare frutti di mare crudi. Con questa ordinanza il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, spera di fermare l’aumento di casi di epatite A, superiori di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di 41 volte rispetto all’ultimo triennio. Da inizio anno sono 150 i casi censiti e circa 50 i ricoveri. Nella sola giornata del 19 marzo sono stati 14 i ricoveri all’ospedale Cotugno con un 46enne trasferito al Cardarelli in condizioni critiche.
I sintomi
L’epatite A è una malattia acuta del fegato causata da un virus a Rna (Hav). I sintomi non compaiono subito, dopo il contagio trascorrono tra le due e le sei settimane: sono nausea, vomito, diarrea, ittero (occhi e pelle assumono un colore giallastro), urine scure, feci chiare, febbre e dolore addominale, aumento delle transaminasi e della bilirubina.
Immunità
Per quanto i casi gravi siano rari e riguardino perlopiù persone già debilitate per altre malattie, il decorso dell’epatite A può durare diversi mesi ed essere estremamente debilitante. C’è il rischio, seppur raro, di insufficienza epatica acuta, soprattutto negli anziani. Esistono anche forme fulminanti fatali. La malattia è letale in una percentuale di casi fra lo 0,1% e lo 0,3%, ma può arrivare all’1,8% negli adulti sopra ai 50 anni. C’è di buono che dopo l’infezione si acquisisce immunità per il resto della vita. Inoltre la guarigione è definitiva, non esiste il rischio di cronicizzazione (a differenza dell’epatite B e C).
Il contagio
La trasmissione avviene per via oro-fecale, quando per esempio una persona ingerisce cibo o acqua contaminati dalle feci di un soggetto infetto. Pensiamo a un malato che prepara il cibo per i familiari, senza aver lavato adeguatamente le mani. Il virus può essere trasmesso anche attraverso contatto fisico (come il sesso orale-anale) con una persona infetta. Hav è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, nel sangue solo per pochi giorni. In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. Rari i casi di contagio per trasfusioni di sangue o derivati.
Le terapie
Non esiste una cura antivirale specifica per l’epatite A, i pazienti ricevono una terapia per alleviare i sintomi ed è fondamentale garantire un’adeguata idratazione e nutrizione (a causa della perdita di liquidi dovuta a vomito e diarrea). È importante evitare farmaci che possono avere effetti negativi sul fegato, come il paracetamolo. Il ricovero in ospedale è necessario solo in caso di malattia grave o insufficienza epatica acuta.
Il vaccino
Esiste un vaccino che fornisce protezione dall’infezione dopo 14-21 giorni dall’iniezione. La vaccinazione è raccomandata a: chi viaggia in Paesi dove l’epatite A è endemica, uomini che hanno rapporti sessuali non protetti con altri uomini, tossicodipendenti, pazienti che effettuano terapie a lungo termine con emoderivati, familiari di soggetti con epatite A, chi ha malattie epatiche croniche, soggetti che lavorano in laboratori di ricerca dove è possibile il contagio, soggetti esposti al rischio di infezione con virus dell’epatite A (entro 14 giorni dall’esposizione). Il vaccino viene somministrato, a partire dai 12 mesi di età, in due dosi a 6 mesi di distanza l’una dall’altra.
Forma asintomatica
L’epatite A è diffusa in tutto il mondo. Nei Paesi in via di sviluppo, in presenza di scarse condizioni igienico-sanitarie l’infezione si trasmette rapidamente tra i bambini con una forma quasi sempre asintomatica; molti adulti, avendo contratto la malattia nell’infanzia, sono immuni ed è raro che si sviluppino focolai. Nei Paesi sviluppati, con il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il contatto con il virus in età infantile è meno frequente, quindi aumenta l’età media dei malati, la percentuale di casi sintomatici e la probabilità di focolai, come quello in corso a Napoli.
Frutti di mare crudi
In Italia la malattia è endemica soprattutto nelle Regioni del Sud, dove è diffuso il consumo di frutti di mare crudi, ma possono verificarsi epidemie o casi sporadici anche in altre zone del Paese, per il consumo di alimenti contaminati (non solo frutti di mare, anche vegetali e frutta) o acqua (per esempio di pozzo), viaggi in aree endemiche, scarse condizioni igieniche, comportamenti a rischio.
La prevenzione
Gli strumenti più efficaci per prevenire il rischio di epatite A sono: buone condizioni igienico-sanitarie, pratiche di igiene personale come lavarsi regolarmente le mani prima dei pasti e dopo essere andati in bagno, sicurezza alimentare, abitudini sessuali corrette (in particolare per il sesso orale-anale) e vaccinazione.
20 marzo 2026 ( modifica il 20 marzo 2026 | 10:04)
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