Fine corsa per la miriade di alimentatori con porte proprietarie: dal 28 aprile tutti i laptop venduti in Europa dovranno montare una porta USB-C e le aziende saranno obbligate a offrire la versione senza alimentatore

Il 28 aprile 2026 non è una data qualunque nel calendario dell’elettronica di consumo. Da quel giorno, ogni laptop messo in vendita nell’Unione Europea dovrà obbligatoriamente montare una porta USB-C come interfaccia di ricarica via cavo. Nessuna eccezione, neanche per i marchi che negli anni hanno costruito fortune e corsie preferenziali nei negozi su connettori proprietari progettati per fidelizzare il cliente. Le scadenze erano state fissate con chiarezza: il 28 dicembre 2024 per smartphone e dispositivi portatili, il 28 aprile 2026 per i computer portatili.
Non si tratta di una novità caduta dal cielo. La Direttiva UE 2022/2380 è entrata in vigore il 27 dicembre 2022, con applicazione differita di due anni per i dispositivi mobili e di oltre tre per i laptop, considerata la maggiore complessità tecnica della ricarica ad alta potenza. Bruxelles, insomma, aveva dato tutto il tempo all’industria per adeguarsi.

Un percorso lungo dieci anni

Per capire dove siamo arrivati bisogna ricordare da dove si è partiti. Erano gli anni Dieci del Duemila quando la Commissione Europea cominciò a guardare alla giungla di connettori che affollava il mercato: mini-USB, micro-USB, Lightning, MagSafe, barrel jack di mille diametri diversi, connettori Surface proprietari di Microsoft. Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza dal 2014 al 2024, lo disse senza giri di parole: «I consumatori europei sono rimasti frustrati abbastanza a lungo per i caricatori incompatibili che si accumulavano nei cassetti. Abbiamo dato all’industria tutto il tempo per trovare le proprie soluzioni, ora i tempi sono maturi per un’azione legislativa». 
L’industria, ovviamente, aveva fatto orecchie da mercante e quindi è arrivata la legge. La direttiva ha già cambiato il mercato degli smartphone, dei tablet, delle fotocamere, delle cuffie, degli speaker portatili, delle console, degli e-reader, di tastiere, mouse e navigatori GPS. La norma si applica ovviamente ai nuovi dispositivi venduti, non a quelli già in commercio. Chi ha un vecchio MacBook con MagSafe può dormire sonni tranquilli, nessuno gli confischerà niente. Ma il prossimo laptop che comprerà, almeno se acquistato nell’Unione Europea dopo il 28 aprile, avrà la USB-C per la ricarica. E quasi certamente non avrà più il caricatore nella scatola.



















































Perché il caricatore sparirà dagli scaffali

Qui sta il punto che molti consumatori non hanno ancora metabolizzato, e che vale la pena spiegare. La direttiva non vieta di vendere laptop con il caricatore incluso, ma obbliga i produttori a rendere disponibile anche la versione senza. In teoria, quindi, ogni azienda potrebbe continuare a proporre entrambe le configurazioni, con e senza alimentatore, lasciando al cliente la scelta. In pratica, non funzionerà così e ci sono già esempi concreti. Apple, ad esempio, ha già eliminato i caricabatterie dai MacBook, con la possibilità di acquistarli separatamente. Del resto mantenere due versioni dello stesso prodotto significa doppio packaging, doppia logistica, doppia gestione del magazzino, doppia etichettatura, doppia complessità nella catena di distribuzione. È un costo reale, visibile nei bilanci, che nessun responsabile acquisti di una grande catena elettronica è disposto ad accollarsi volentieri quando esiste una soluzione più semplice. La soluzione più semplice, come già accaduto con gli smartphone, è togliere il caricatore dalla scatola per tutti, vendere un’unica versione del prodotto, e proporre l’alimentatore come accessorio separato a pagamento.
In ambito smartphone si tratta di una pratica ampiamente consolidata. Apple lo ha fatto con iPhone. Samsung lo ha fatto. Xiaomi lo ha fatto. Tutti lo hanno fatto, sbandierando motivazioni ambientali (meno plastica, meno rifiuti elettronici) che non sono false ma che coincidono felicemente con un risparmio nei costi di produzione e di confezionamento. I laptop seguiranno la stessa traiettoria per una semplice logica industriale.

C’è però un problema concreto e non trascurabile e riguarda chi un caricatore USB-C compatibile non ce l’ha. Per uno smartphone, il problema è limitato, perché un buon caricatore USB-C da 20-30 Watt costa poco, si trova ovunque, spesso ne avanza uno in un cassetto da un acquisto precedente. Per un laptop la musica cambia radicalmente.
Un computer portatile moderno, che non sia la versione ultraleggera da navigazione e videochiamate, richiede un caricatore USB Power Delivery da almeno 65 Watt, spesso 90 o 100 Watt per i modelli più potenti. Gli alimentatori di quella fascia di qualità difficilmente costano meno di 40-50 euro, e per le marche più note si sale facilmente oltre. Chi acquista un nuovo laptop e non possiede già un caricatore adeguato si troverà a spendere una somma aggiuntiva non banale, separata dal prezzo del dispositivo e non sempre evidenziata chiaramente nelle pagine di vendita online.
Va detto che la direttiva obbliga i produttori a indicare chiaramente sull’imballaggio le prestazioni di ricarica richieste e se l’alimentatore è incluso o meno: le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulle caratteristiche di ricarica dei dispositivi e sul contenuto della confezione. Ma sapere che il caricatore non c’è non equivale ad averlo in mano. Chi è già immerso nell’ecosistema USB-C, con un caricatore potente sul desk e uno zaino, risparmierà. Chi parte da zero potrebbe trovarsi a pagare di più rispetto al passato, quando il laptop arrivava completo di tutto.

I requisiti tecnici

La direttiva non si limita a imporre la porta USB-C come dato estetico. I requisiti tecnici sono precisi e vincolanti. Primo: tutta la ricarica via cavo deve avvenire attraverso la porta USB-C, senza eccezioni per le modalità di uso ordinario. Secondo: qualsiasi dispositivo che si ricarica a più di 15 Watt deve supportare lo standard USB Power Delivery, in modo da funzionare con qualsiasi caricatore conforme, indipendentemente dalla marca. Terzo: la confezione deve riportare marcature standardizzate che indicano le prestazioni di ricarica e la presenza o assenza dell’alimentatore.
Il secondo punto è quello più rilevante per il consumatore. Lo standard USB Power Delivery garantisce l’interoperabilità: un caricatore certificato di una marca qualsiasi funzionerà correttamente con un laptop di qualsiasi altra marca che rispetti la norma. La fine, almeno formalmente, dei caricatori che funzionano solo con certi dispositivi e uccidono gli altri. Vale la pena aggiungere che la Commissione, con il Regolamento Delegato UE 2023/1717, ha aggiornato il riferimento tecnico sostituendo lo standard IEC 62680-1-2:2021 con la sesta edizione IEC 62680-1-2:2022, che aggiunge il supporto all’Extended Power Range fino a 240 Watt. È questo aggiornamento che ha reso tecnicamente praticabile l’estensione dell’obbligo ai laptop più potenti, alzando il soffitto della USB Power Delivery a un livello prima impensabile per la connettività USB. 
Questo limite fissato a 240 Watt esclude quasi in automatico il segmento dei notebook da gaming. I modelli con con schede video dedicate NVIDIA RTX di ultima generazione necessitano spesso infatti di alimentatori proprietari da 250 Watt e oltre. La maggior parte di questi dispositivi, però, adotta già oggi un approccio ibrido che anticipa di fatto la logica della direttiva: c’è la porta USB-C per la ricarica in uso leggero (navigazione, videoconferenze, elaborazione testi) e c’è la porta proprietaria per le sessioni di gioco ad alta intensità grafica. Un compromesso pragmatico che sopravviverà anche al 28 aprile.

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3 aprile 2026